Domenica, 08 Dicembre 2019

BRONI – STRADELLA - RAGAZZI DISABILI PIZZAIOLI PER UN GIORNO

Nella nostra quotidianità, spesso ci scordiamo come il lavoro ma in particolare l’indipendenza siano purtroppo preclusi ad alcuni meno fortunati. Tuttavia, grazie al lavoro della Cooperativa Sociale Gianni Pietra e dell’ANFFAS, operative nella zona di Broni e Stradella, e alla disponibilità di alcuni imprenditori locali, i ragazzi disabili assistiti dal Servizio di Formazione all’Autonomia (SFA), lo scorso 30 luglio, hanno potuto vivere un’esperienza lavorativa presso un vero ristorante. Si tratta del “O’ Scugnizzo Gourmet”, il cui proprietario, Vincenzo Nese, ci spiega come con la pizza possa essere utile non solo a giovani disabili, ma anche agli studenti. Inoltre, Miriam Maggi, organizzatrice dell’iniziativa, ci illustra come anche persone con disabilità possano integrarsi nella società e conseguire un’autonomia, con un approfondimento da parte del presidente dell’ ANFFAS Paolo Pietra sul progetto “Vita Indipendente”.

Vincenzo, quando e come è iniziato il suo amore per la pizza?

«Le mie origini sicuramente hanno contribuito a farmi diventare un pizzaiolo: la mia famiglia è in questo mondo da 40 anni. Ho iniziato a dedicarmi alla pizza quando ero poco più che maggiorenne, portando questa mia passione in giro per l’Oltrepò su di un Apecar: mi sembrava un’idea accattivante e originale, che potesse rendere lo street food ancor più facilmente reperibile ai consumatori; è stato un successo. In quello stesso periodo ho anche iniziato a portare questa arte nelle scuole. Poco dopo ho aperto una piccola pizzeria d’asporto con dentro il muso di un Apecar, per richiamare il modo in cui tutto è cominciato. In breve tempo i clienti aumentavano, addirittura prenotavano – cosa abbastanza assurda per una pizzeria d’asporto. Le richieste continuavano a crescere e per soddisfare le esigenze della clientela ho aperto quello che oggi è “O’ Scugnizzo Gourmet”, ovvero un ristorante fondato sulla pizza col cornicione – a differenza delle sottilette a cui siamo abituati, che rispecchia le mie origini amalfitane e in continuo aggiornamento».

Ha detto di aver portato l’arte della pizza nelle scuole: è un’iniziativa prosegue ancora?

«Certo. Tutt’ora porto attività inerenti alla pizza nelle scuole, diverse a seconda che siano le superiori o la materna, sempre a titolo benefico. Più volte mi sono recato al Colgi o al Faravelli, chiamato dagli stessi studenti, per tenere delle lezioni su come entrare nel mondo del lavoro, dal momento che qui a Stradella sono la realtà più giovane – ho 23 anni. Cerco di trasmettere loro in primis il mio entusiasmo e la sensibilità nei confronti dei ragazzi disabili, li esorto a recuperare alcuni dei valori dei nostri genitori senza cedere al mondo di cani che è il commercio, a mettersi in gioco e a cercare sempre soluzioni innovative, poiché la società odierna – e di conseguenza il mercato – è alla continua ricerca di stimoli. In sostanza vorrei insegnare loro a vedere la tradizione in un’ottica moderna. Invece ai più piccoli, ovviamente non ancora sensibili alle questioni lavorative e di marketing, propongo dei veri e propri laboratori in cui possano mettere le mani in pasta – saper fare qualcosa in più non fa mai male secondo me, e loro si divertono un mondo».

Questa sua propensione all’insegnamento si è rivelata anche nell’iniziativa “Ristorante le Farfalle” organizzata dal SFA, diretto dalla Cooperativa Sociale Gianni Pietra. Come ha iniziato a collaborare  con loro?

«Sono una persona altruista per natura: quando posso faccio di tutto per dare una mano; se poi riesco a mettermi in gioco per il sociale anche con la pizza, tanto meglio. è così che sono entrato in contatto con la cooperativa: quando sono venuto a sapere del laboratorio di cucina mi sono immediatamente reso disponibile per la serata che stavano organizzando. Ho fatto stampare ai ragazzi delle magliette dello Scugnizzo personalizzate e ho tenuto con loro degli incontri per prepararli alla serata dello scorso 30 luglio; è andata benissimo: abbiamo messo a disposizione un centinaio di posti e nel giro di due giorni era già tutto prenotato. Il ricavato è stato donato quasi interamente – mi sono ripagato solo gli ingredienti usati – al progetto “Vita Indipendente” dell’ ANFFAS. Io come umano e proprietario mi sento in dovere di offrire un’esperienza, in questo caso lavorativa, che permetta a chi sta peggio di me di integrarsi nella società e di avere un futuro migliore; spero che progetti come questo diano una mano al mondo a risollevarsi dal profondo egoismo in cui siamo caduti. Mi spiace che anche a livello mediatico i ragazzi siano stati poco valorizzati: il comune avrebbe potuto almeno dare loro un attestato, un riconoscimento che premiasse l’immenso sforzo che hanno compiuto».

Come si è trovato con i ragazzi?

«Benissimo. Nonostante l’agitazione dell’esporsi a un pubblico per loro molto vasto, si sono comportati egregiamente. Trasmettono un’energia pazzesca e inesauribile, sono sempre pronti, simpatici e anche molto schietti – se qualcosa non gli quadra te lo dicono senza troppi giri di parole (ride). Tra di loro c’è anche una coppia di fidanzati, che durante la serata si incoraggiavano a vicenda vedendo il continuo flusso di clienti che arrivava. Si sono adattati perfettamente al loro ruolo: si sono occupati della preparazione di tre pizze diverse, studiate in tutto e per tutto da loro stessi, hanno preso le ordinazioni e servito ai tavoli. Ovviamente ho chiamato qualche membro del mio staff perché li supportasse e li coordinasse, ma alla fine dei conti hanno fatto tutto loro. E’ stata un’esperienza indescrivibile. I genitori si sono emozionati perché hanno visto i propri figli sconfiggere e scavalcare le loro limitazioni. L’organizzazione dell’intera serata non è stata facile, ma grazie all’entusiasmo dei ragazzi la fatica è passata in secondo piano; c’è da dire anche che sono seguiti da un personale fantastico: oltre a tanta pazienza bisogna avere anche una sensibilità non da tutti, perché si tratta comunque di individui emotivamente più delicati».

Miriam, di cosa si occupa la Cooperativa Sociale Gianni Pietra?

«Ci occupiamo di servizi alla persona, quindi gestiamo l’RSA, l’RSD di Ruino, il centro diurno del comune di Stradella, il Servizio di Formazione all’Autonomia e due comunità-alloggio di ANFFAS, una a Broni e una Stradella. Concretamente assistiamo anziani e individui con disabilità cognitiva e motoria».

In cosa consiste il SFA?

«Il SFA è un servizio fornito dal comune e dedicato a ragazzi con disabilità principalmente cognitiva i quali, dopo un percorso intenso e piuttosto lungo, possono aspirare al raggiungimento di un’indipendenza – o comunque di una condizione il più possibile vicina – sia in ambito quotidiano che lavorativo. Una ramificazione del SFA è, come già accennato da Vincenzo, il laboratorio di cucina, che si è arricchito di un’attività che facesse acquisire ai ragazzi anche competenze lavorative».

Come si è svolta?

«Il laboratorio di cucina si svolge all’interno del SFA con lo scopo di insegnare ai ragazzi a prepararsi pasti basici: nell’ottica del conseguimento dell’indipendenza, è necessario che sappiano farsi da mangiare. Quest’anno abbiamo voluto valorizzare ancor più l’esperienza coinvolgendo quattro ristoratori locali – Vincenzo Nese (O’ Scugnizzo Gourmet), Nicolò Borelli (Borelli Lab), Deborah Leonello (Simo Restaurant) e Simona Novarini (blogger chef de “La Cucina di Lice”) – perché ciascuno di loro insegnasse la preparazione di un piatto specifico ai nostri assistiti. Il progetto si è attivato da aprile a cadenza settimanale, per poi coronarsi con l’attività di Role Play “Ristorante le Farfalle”: appunto, la sera dello scorso 30 luglio i ragazzi, ricoprendo i ruoli di cuoco, addetto alla sala, cameriere o gelataio (grazie alla macchina fornita da Nicolò Borelli), hanno messo in pratica le competenze acquisite nella creazione, nella realizzazione e nel servizio di un menù in un vero ristorante, cioè, per questa prima sera, O’ Scugnizzo Gourmet. Ribadisco che gran parte del ricavato è stata devoluta al progetto “Vita Indipendente” fondato da ANFFAS».

Chiedo allora l’intervento di Paolo Pietra: ci può spiegare cos’è il progetto “Vita Indipendente”?

«è un’iniziativa ambiziosa che mira alla ristrutturazione di un immobile ubicato in centro a Stradella, precisamente in viale Gramsci 32, che diventerà una comunità-alloggio polifunzionale con servizi rivolti a persone disabili e soluzioni facilitanti la loro autonomia. Il progetto finale prevede al piano terra la realizzazione di 10 alloggi che ricreino un ambiente familiare e socializzante, mentre il piano superiore ospiterà 3 appartamenti destinati a ragazzi già pronti per una vita autonoma più un quarto chiamato “Palestra di Vita Indipendente”; vale a dire un’abitazione a tutti gli effetti ma temporanea – ad esempio con pernottamento nel solo weekend, in cui sarà possibile allenarsi nelle mansioni quotidiane (la cucina, il bucato, le pulizie…) in vista di una futura indipendenza.  La libertà e la sicurezza dei ragazzi sanno garantite grazie ad una supervisione non invasiva; verranno assistiti soltanto per quanto riguarda la parte amministrativa e burocratica e avranno a disposizione una figura di supporto in qualunque momento, nel caso avessero bisogni urgenti o dubbi. L’obiettivo primario è di raccogliere 350000 euro entro il 2020 da soci, privati cittadini, enti di qualunque tipo, e anche iniziative come il “Ristorante le Farfalle”. Vogliamo che la piccola comunità che verrà a crearsi una volta ultimati i lavori non sia una cerchia chiusa in sé stessa, ma una realtà perfettamente integrata con la cittadinanza a livello sociale e umano».

Torno da Miriam per ulteriori approfondimenti sull’esperienza: com’è stata vissuta dai ragazzi?

«Erano entusiasti. è stata la gratificazione di tutto l’impegno che hanno messo, e sentirsi dire da qualcuno che non fosse un educatore o un parente “bravo, questo lo sai fare da solo” è stata per loro la conferma che hanno acquisito delle competenze. All’inizio erano molto tesi, ma grazie a personale di riferimento sempre presente e a qualche aggiustamento ad hoc sono riusciti a sentirsi a loro agio, ed il servizio è stato un successo. Uno di loro non se la sentiva di stare a contatto con i clienti, perciò si è occupato delle decorazioni da mettere sulle pizze: ha fatto un lavoro eccellente ed è rimasto al passo con tutti. Ho fatto questo esempio per dire che ognuno ha avuto un compito a seconda delle proprie esigenze e quindi tutti sono stati fondamentali per la buona riuscita della serata».

Qual è stato il feedback dei clienti?

«Considerando che in due giorni circa i posti sono stati tutti prenotati e che ancora oggi ci viene chiesto di riproporre iniziative simili, è stato assai positivo. Oltre ai genitori e ai parenti dei ragazzi hanno partecipato anche persone estranee, vera e propria clientela che quindi è sicuramente più imparziale; ma sono rimasti tutti soddisfatti. è per questo motivo che vogliamo organizzare due nuovi servizi, uno di nuovo allo Scugnizzo in data da definirsi – anche in base ai numerosi altri impegni dei ragazzi – e uno da Simo Restaurant tra poco, a ottobre o novembre».

Queste attività “extraordinarie” hanno anche una funzione terapeutica?

«Sì, se per terapeutico si intende lo sblocco emotivo di determinati freni. Per i ragazzi uscire dalla “comfort zone” comporta sì un certo carico di stress, tuttavia l’inclusione nel gruppo e la gestione efficace e ben organizzata delle mansioni, insieme ad un’adeguata preparazione, fanno sì che per loro affacciarsi al mondo del lavoro non sia un’esperienza traumatica ma di crescita personale. Al termine di ogni attività, compresa questa, ricostruiamo l’esperienza e facciamo capire loro di essere riusciti a superare un ostacolo che sembrava insormontabile, cosa che aiuta ad accrescere l’autostima e la consapevolezza di sé».

 di Cecilia Bardoni

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