Venerdì, 03 Aprile 2020

OLTREPÒ PAVESE - È DI VOGHERA IL CALZOLAIO DEI VIP MILANESI

Alcuni mesi or sono, frequentando la movida notturna oltrepadana, mi sono spesso imbattuto nel nome di questo giovane imprenditore, da altrettanti giovani citato ed ammirato, divenuto negli ultimi anni famoso a Milano, anche annoverando molte celebrities televisive e modaiole nel suo parco-clienti. Nome legato ad un’attività tanto particolare quanto assolutamente moderna e contemporanea che trova la sua massima espressione nel trattamento di un accessorio di moda oserei dire, per immagine e qualità, oggi assolutamente imprescindibile per le nuove generazioni: le Sneakers! Idolatrate, cacciate, in senso proprio di inseguite tramite ore di shopping per boutiques e/o sul web, ammirate, sognate e, talvolta, ossessivamente desiderate come un bene prezioso! Abbiamo incontrato Jacopo De Carli.

Iniziamo a presentare l’uomo ed il suo percorso, anche studentesco, per arrivare al professionista odierno?

«Con piacere... Dunque, sono nato a Voghera, Classe 1993, e da 3 anni sono residente, e lavoro, a Milano. Il mio percorso scolastico è stato un po’ burrascoso: ho frequentato per due anni, a Voghera, l’Istituto Tecnico Baratta, per geometri,  “spinto” dai miei genitori che sognavano di vedermi architetto. Per problemi di salute, sono stato bocciato al secondo anno: ho quindi cambiato istituto, iscrivendomi all’istituto privato “Verga “ a Pavia, cercando di recuperare 2 anni in 1. Dopo 4 mesi di grandi risultati (sorride...), di mia spontanea volontà ho lasciato l’Istituto Verga, iscrivendomi alla Scuola Professionale “IPSIA-Calvi” di Sannazzaro De Burgondi. Sono stati ancora anni di grandi risultati (sottolineando l’ironia...), tra sospensioni e voti sotto la media: così, dopo la bellezza di 3 anni, fu lo stesso preside a consigliare mia madre di ritirarmi, visto che ero... abbastanza un “problema“. Non perché fossi violento, non si trattava di bullismo: diciamo che... mi piaceva dire il mio punto di vista e... fare un po’ come mi andava. A 18 anni suonati, in terza superiore, il mio percorso scolastico quindi terminò così, senza un pezzo di carta che mi potesse rappresentare».

Veniamo alla nascita della passione professionale, gli inizi e lo “sbarco” in Milano...

«La passione per le scarpe nacque da piccolo, forse per differenziarmi un pochino dai coetanei ed imitare “i grandi del paese“. Ho iniziato a farmi comprare scarpe griffate in giovane età e, man mano che crescevo, la scarpa rimaneva il pallino fisso nella composizione di ogni outfit. Dopo il “successo” scolastico, iniziai a lavorare in un’officina meccanica. La voglia era davvero scarsa. Forse per la poca predisposizione ad imparare quella professione. Un giorno lessi una notizia online che riportava che a Bergamo si tenevano dei corsi per diventare calzolaio: tornai a casa e chiesi a mia madre di poter partecipare. Nel giro di pochi mesi iniziai questo corso, che si teneva una volta la settimana: alle 17.00 finivo di lavorare a Pavia e mi dirigevo a Bergamo. Nel giro di 1 anno presi il primo attestato e fin da subito si notava una certa predisposizione a questa professione. Dopo 3 anni e mezzo di lavoro in officina, i miei ex-titolari decisero di lasciarmi a casa... giustamente. Da quel momento, anch’io decisi che avrei dovuto cambiare vita. Pochi mesi dopo trovai lavoro a Milano, da stagista, in uno dei migliori negozi d’Italia per la riparazione di scarpe ed accessori di lusso. Ed ancora poco dopo, mi ritrovai a vivere da solo a Milano e fare quello che mi piaceva: il calzolaio! Nei primi due, tre mesi cercai di apprendere il più possibile dai miei colleghi e, nei mesi immediatamente successivi, “aprii” un settore nuovo all’interno del laboratorio, quello dei restauri e dei lavori di dettaglio su scarpe e borse. Per gioco, alcuni amici mi lasciarono le loro scarpe da ginnastica da collezione, altresì dette sneakers, per provare a sistemarle. Una volta riconsegnate, i commenti mi stupirono! Tutti mi dissero di focalizzarmi su quel settore, dove nessuno si era mai addentrato: le sneakers da collezione! Allora, entrai nelle community italiane di collezionisti di sneakers e, per qualche mese, cercai di capire cosa... “mancasse”. Magicamente, il mio ruolo da restauratore poteva diventare una professione vera e propria. Di lì a breve diventai “quello che sistema i problemi“, “il calzolaio 2.0”, “lo sneakeraio“... e lasciai il mio posto di lavoro, come dipendente, per intraprendere il mio percorso personale, fondando il marchio “DCJ”, acronimo del mio nome».

Che tipologie d’intervento opera sulle calzature? Quanto costa e che tempi di attesa/lavorazione ha il suo intervento?

«Le operazioni che eseguo sulle calzature sono svariate, ma le più richieste sono quelle di restauro completo (pulizia, igienizzazione, lucidatura, ritocchi di vernice), di pulizie complete o di cambi-suola, il “sole swap“. dove viene cambiata la suola rovinata con la stessa suola rimuovendola da una scarpa nuova... I prezzi partono dai 30/40 euro ed in base ad ogni lavorazione variano, anche in virtù del valore della scarpa».

Che ruolo gioca la tecnologia nel suo lavoro? Cosa si riesce a creare, a fare?

«Sicuramente la tecnologia gioca un ruolo molto importante, sia nel creare sia nel “vendersi”. Il mio progetto è partito interamente tramite i Socials e così continua attualmente... quindi, la tecnologia ha giocato un ruolo molto importante: poi, a livello tecnico, ti aiuta a creare pezzi unici e sviluppare prodotti ed accessori con materiali innovativi addirittura in anticipo sui grandi brand».

La sua tecnica di lavoro si può applicare solo alle calzature? Se possibile su altri capi, quali e per quali scopi?

«Le tecniche che ho imparato nel tempo mi permettono di poter operare, oltre che sulle sneakers, anche su borse e scarpe classiche. Imparando a conoscere i vari materiali, con l’esperienza, oggi riesco a riparare al meglio ogni scarpa ed accessorio».

La sua popolarità è velocemente cresciuta nell’ambito modaiolo milanese, facendo diventare clienti ed amici anche celebrities di altri mondi, non solo della moda. Ce ne vuole citare qualcuno?

Ha ricevuto richieste professionali “bizzarre” da alcuni di questi?

«La mia “popolarità” è nata un po’ per caso, girando i vari eventi milanesi e conoscendo tante persone. Le amicizie sono aumentate di livello ma, nonostante tutto, sono rimasto lo Jacopo di sempre. Le richieste più strane che ho ricevuto da persone famose? … Sicuramente delle rotelle da roller-blade sotto scarpe di alta moda, o diamanti veri su sneakers».

Lei è nato a Voghera e la sua famiglia risiede a Casteggio: quante volte torna e/o frequenta l’Oltrepò? Ha un qualche attaccamento sentimentale nei confronti del suo territorio d’origine?

«Fino all’età di 6 anni ho vissuto con i miei genitori a Casteggio. Dopo il loro divorzio, sono andato con mia madre a Sannazzaro de Burgondi, fino ai 23anni. In seguito mi sono appunto trasferito a Milano. Sicuramente queste zone le ho un po’ nel cuore: ho vissuto l’infanzia tra i campetti di calcio ed i giri in motorino, cosa oggi un po’... “rara“ a vedersi... Ultimamente sono molto presente a Casteggio, in attesa di novità lavorative ed apertura di un nuovo negozio a Milano. Sento la differenza con i ritmi milanesi, ma ammetto: un po’ di sano relax non guasta mai!».

Anche in Oltrepò tantissimi giovani acquistano sneakers prestigiose e costosissime. C’è molta partecipazione anche sui Social Networks a riguardo. Ho anche sentito di creazioni da collezione, di battiture d’asta... Le sneakers anche come investimento, come gli orologi “importanti”, quindi?

«Negli ultimi 3 anni le sneakers sono diventate dei pezzi d’arte per molti ragazzi e collezionisti. Ormai I ragazzini non sognano più il motorino a 14 anni, ma la scarpa da 3.000 euro da poter indossare a scuola per mostrare agli amici che sono “ricchi”. Io tocco davvero molte scarpe dai valori folli... anche 20/25mila euro per un singolo paio, e noto che è paragonabile al mercato degli orologi e delle auto di lusso. Chi ha la possibilità di comprare scarpe molto rare ha certo oggi la possibilità di poterle rivendere, dopo mesi o anni, a prezzi davvero fuori dal comune!».

Per la sua tipologia di professione, quale sarebbero i luoghi ove ritiene le sue abilità sarebbero maggiormente apprezzate e/o, forse, in quali realtà vorrebbe prossimamente trasferirsi?

«Il Made in Italy è un marchio che all’estero funziona sempre. Al momento vorrei fare molto bene in Italia, cercando di diventare sempre più conosciuto e formare un team di artigiani al mio fianco in modo da poter esaudire ogni richiesta. Sicuramente una meta che mi piacerebbe assaporare nel futuro è l’America, però rimaniamo con i piedi per terra, per il momento».

Cosa si augura per il nuovo anno appena iniziato?

«Per il 2020 spero di avere sempre la solita “fame” e la stessa costanza che mi hanno portato fino a qui. Ed in un momento per me come questo, di rinnovamento per il futuro della mia attività, di poter continuare, come in passato, a superare altrettanti ostacoli a testa alta!».

di Lele Baiardi

 

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