Venerdì, 03 Aprile 2020

SAN DAMIANO AL COLLE - LA LUNGA STORIA DI TORRE SAN MICHELE

Possiamo tranquillamente pensare che chiunque sia transitato in località Braccio, provenendo dalla Strada Provinciale 186 in direzione San Damiano al Colle o Rovescala, non abbia potuto non notare quella piccola torretta merlata che dal poggiolo domina le vallate sottostanti. Qualcuno si sarà limitato ad ammirarne la particolarità, altri certamente si saranno domandati che ruolo abbia potuto avere in passato. Si tratta di Cascina San Michele, conosciuta dagli abitanti del luogo come Torre San Michele, situata a San Damiano al Colle in prossimità della località Casalunga. È uno di quei posti magari apparentemente sottovalutati, ma che da anni custodiscono numerose storie e leggende, alcune tramandate, altre dimenticate e forse anche romanzate.

Una lunga storia, in parte raccolta in una pubblicazione scritta dal Dott. Flavio Fagnani e edita nel 2006 dalla famiglia Bisi per celebrare gli ottant’anni dell’omonima azienda agricola, che ne è l’attuale proprietaria. Si tratta di una piccola pubblicazione privata, ma contenente studi e testimonianze di importante rilevanza storica. Il nome San Michele deriva quasi certamente da una chiesa campestre dedicata all’arcangelo Michele che sorgeva proprio nei pressi dell’attuale cascina: di tale luogo sacro sono state rinvenute alcune tracce durante i lavori di restauro. Le prime testimonianze storiche compaiono invece in una deposizione del 15 novembre 1184, in cui Giovanni de Luzano, durante una controversia tra i comuni di Pavia e Piacenza, dichiarò che, per alcune annualità, delle collette del grano furono pagate anche da “cuidam rustico domini Guitelmi de Montedonnico qui manet prope sanctum Michaelem”, confermando l’appartenenza di Cascina San Michele al territorio pavese. In un atto del 1264 riguardante il censimento dei terreni appartenenti al territorio di Negrino (antico nome di San Damiano al Colle), venne citato un prato situato in luogo “Brayda desuper sanctum Michaelem”, che molto probabilmente indica la località Casalunga, situata a qualche centinaio di metri dalla cascina.

A confermarne la precisa posizione esiste una cartina del XIV secolo, in cui furono mappate le principali chiese della zona: in una perfetta triangolazione tra le chiese di Rovescala, Mondonico e San Damiano compare quella di San Michele. In alcuni documenti di metà ‘400 si deduce che la chiesa di San Michele si trovava in pessime condizioni, tali da non poter nemmeno celebrarvi le sacre funzioni. Sui ruderi della chiesa venne eretta una torre colombaria, probabilmente nei primi del ‘500, completata successivamente con l’aggiunta di una merlatura che le conferì un aspetto medievale. Nel 2002 durante alcuni lavori di restauro venne anche rinvenuto uno scheletro probabilmente risalente ad una sepoltura avvenuta nel periodo in cui la chiesa di San Michele era ancora in funzione. A metà dell’ottocento il governo monarchico decise di accorpare il comune di Mondonico (e quindi il territorio di San Michele) con quello di San Damiano al Colle, insieme a vari territori e frazioni dei vicini comuni di Rovescala.

Per diversi anni il complesso è stato abitato da Mario, che si potrebbe definire un vero e proprio “eremita”, il quale per diversi anni è stato di fatto il custode della storia di questo luogo. Personaggio introverso ma dall’animo gentile, ha presidiato la torre per alcuni decenni, vivendo nell’attigua casa e raccontando numerose leggende, alcune ancora conosciute dagli abitanti di San Damiano al Colle. Disegnava, scolpiva il legno, raccontava storie di guerra e amava parlare spesso di Garibaldi: leggenda vuole che l’”eroe dei due mondi” abbia soggiornato qualche notte presso la cascina, ma di questo avvenimento non esiste alcuna traccia, se non un vecchio busto conservato per anni all’interno della torre. Dal 1980 gli storici immobili e i terreni circostanti sono di proprietà dell’Azienda Agricola Bisi, fondata nel 1926 a Villa Marone, che dal 1996 ha fatto di Cascina San Michele la sua sede aziendale, con l’inaugurazione di una moderna cantina. Abbiamo intervistato Claudio Bisi, socio contitolare insieme al cugino Emilio, dell’Azienda Agricola Bisi.

Quando la famiglia Bisi è diventata proprietaria di Cascina San Michele?

«I nostri genitori l’hanno acquistata nel 1980 e vi abbiamo trasferito la sede aziendale nel 1996, anno in cui abbiamo inaugurato la nuova cantina».

Quando avete acquistato Cascina San Michele in che stato si trovava la torre e il complesso annesso?

«Le vecchie strutture erano in situazione fatiscente. Purtroppo, l’abitazione, che era anche la parte più bella dell’edificio, è stata demolita per motivi di sicurezza, in quanto irrecuperabile».

Che tipi di opere avete svolto?

«Abbiamo ristrutturato tutte le parti rimanenti, ovvero la torre, la cascina e la stalla, delle quali sono stati rifatti i tetti e i muri esterni, utilizzando intonaci e materiali adatti».

Svolgete attività di ricezione?

«Al momento non facciamo ricezione intesa come agriturismo o bed and breakfast, anche perché la torre e vecchia la struttura annessa, al momento, non sono visitabili al pubblico».

Presso Cascina San Michele organizzate eventi o giornate aperte al pubblico?

«Organizziamo visite in cantina ed eventi per i nostri clienti ed appassionati del settore, specialmente durante i mesi di marzo e aprile, quando è possibile assaggiare e conoscere i nostri vini nuovi».

Fate parte di qualche associazione?

«Siamo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e alla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, ente nato con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni. Facciamo inoltre parte degli Enocuriosi, associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di contribuire dignità alimentare ai prodotti alimentari italiani».

Che tipologie di vini producete?

«La nostra azienda è divisa su quattro vallate, situate tre comuni: San Damiano al Colle, Rovescala e Montù Beccaria. Essendo l’azienda ubicata nella prima fascia collinare ha microclimi e terreni adatti per la produzione di vini rossi, principalmente Croatina e Barbera, ai quali abbiamo dedicato i vigneti più vocati. I vini bianchi li produciamo solo da alcuni terreni con esposizione a nord».

Siete coinvolti in qualche progetto territoriale?

«Essendo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese abbiamo aderito al progetto “La Mossa Perfetta”, nata per valorizzare la Bonarda frizzante prodotta solo da aziende a filiera completa. Partecipiamo anche al progetto Vino, realizzato dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente e dalla cooperativa sociale Eliante nell’ambito del programma Oltrepò(Bio)diverso. Questo progetto si pone l’obiettivo di far convivere l’attività vitivinicola e la tutela della biodiversità nell’area dei vigneti dell’Oltrepò Pavese. A tal fine una rete di aziende dell’Oltrepò Pavese ha sottoscritto un protocollo volontario di gestione dei vigneti per sperimentare pratiche agricole orientate alla salvaguardia di alcune specie animali protette a livello comunitario e che ben rappresentano la grande biodiversità di questo territorio».

Concludendo, pensate che un ipotetico Circuito dei Castelli e delle Dimore dell’Oltrepò possa essere interessante per sviluppare l’enoturismo o, in senso più ampio, il turismo vero e proprio?

«Certamente sarebbe un’iniziativa interessante per incrementare il turismo nel nostro territorio».

di Manuele Riccardi

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