Domenica, 18 Agosto 2019

Sarebbero circa 11 mila le uscite di dipendenti pubblici che hanno fatto ricorso a Quota 100 con decorrenza da agosto, primo mese utile per andare via dalla P.a attraverso il nuovo meccanismo di pensione anticipata, che somma età e contributi. Gli assegni già liquidati grazie a Quota 100 sono invece circa 9 mila a cui si aggiungerebbero quindi altri 2000 circa. Queste le stime che, a quanto si apprende da fonti, emergono dai dati in possesso dell'Inps. Per il 2019 sono stimate 250 mila uscite e si parla di mezzo milione per i prossimi anni.

Un tempo esistevano le profumerie in cui le essenze erano centellinate. In cui il senso dell’olfatto veniva condotto magicamente a bearsi tra il gelsomino, il sandalo, il bergamotto, il vetiver, in un ambiente che discretamente si richiamava al lusso e all’eleganza. Profumerie di questo tipo non ne esistono quasi più: il mercato ha compattato il settore. Enormi spazi luminosi e ariosi, profumi e cosmetici allineati, musica di sottofondo, commesse esteticamente perfette. Entrare, curiosare, comprare, scappare. Niente più rapporto con chi ti sa consigliare e coinvolgere. Qualche profumeria tradizionale, però, ancora resiste. In questi luoghi il tempo è rallentato. Chiudete gli occhi, annusate: è il posto più bello del mondo. E “coccola” è la parola d’ordine. Ha un’età la bellezza? No. Oggi la donna, anche âgée, ricerca la bellezza. Consapevole dei suoi anni non combatte le rughe, ma desidera stare bene con il proprio corpo. Passata l’abitudine di una volta che a 60anni considerava la donna ormai non più degna di truccarsi, oggi c’è tempo e voglia di prendersi cura di sé. Difficile, però, farlo, se l’interlocutore è una splendida ventenne che nemmeno conosce l’esistenza delle smagliature o se nessuno aiuta a scegliere tra mille prodotti rassodanti che si somigliano.

Ecco perché le profumerie tradizionali piacciono e resistono, diverse, tra negozi omologati: creano un legame. Coccolano. Praticano la vendita assistita. Seguono la richiesta di una donna che non sa come spiegare che è ancora affezionata al profumo che usava trent’anni fa, e lo ricerca disperatamente.

Nelle profumerie tradizionali la bellezza, per fortuna, non è canonica. E ciascuno può sbizzarrirsi alla ricerca di prodotti che una catena moderna non saprebbe collocare: le acque di Colonia da un litro; le saponette, inglesi e francesi, le creme per il viso  e per il corpo più esclusive  consigliate da personale  preparato e non necessariamente giovanissimo e così via…

La profumeria “la Parisienne” di Voghera è rimasta l’unica profumeria storica  nella provincia di Pavia. Abbiamo incontrato Piergiorgio Baggini che con la figlia Cecilia accoglie i clienti in un percorso di fragranze e bellezza.

Baggini, quando ha intrapreso l’attività di profumiere?

Lavoravo nel settore ,per la Colgate&Palmolive e decisi di mettermi in proprio aprendo un negozio che non era solo profumeria ma vendevamo un po’ tutti i prodotti per l’igiene e la cura del corpo: lacche, deodoranti, sali da bagno...».

Quante profumerie c’erano all’epoca a Voghera?

«Ce n’erano diverse, almeno sei o sette, c’era molta concorrenza ma tutti vendevano, il periodo era molto diverso da adesso. Prima degli anni ’80 i profumi erano quasi tutti francesi, le fragranze duravano più di 10 anni, guardi ad esempio Chanel n.5 che è ancora in voga adesso, non c’era un ricambio così frequente. Il boom vero e proprio è arrivato negli anni ’80 quando esplose la profumeria e nel giro di pochi anni il mercato venne investito da una quantità strabiliante di nuovi prodotti, tutti made in Italy o che avevano come riferimento stilisti italiani. I clienti compravano molto e questa tendenza è continuata fino agli inizi degli anni 2000. Io sono arrivato ad avere quattro profumerie a Voghera e una a Casteggio».

Poi cosa è successo?

«C’è stata l’apertura dei centri commerciali e l’avvento dei negozi in franchising e questo ha spostato una certa clientela, soprattutto quella giovane e meno qualificata verso questo tipo di negozi, creando così un calo di clienti verso le profumerie tradizionali».

Cecilia, lei quando ha cominciato a lavorare in negozio?

«Io mi sono laureata in giurisprudenza nel 1995 e, siccome erano tempi diversi e c’era molto da fare nei  negozi, ho deciso di rimanere qui, anche perché la profumeria mi è sempre piaciuta, ho sempre seguito mia mamma Carla fin da quando ero bambina. Pensi che sotto Natale mi divertivo a confezionare i pacchetti regalo nel retro del negozio. Ho seguito diversi corsi proposti dalle aziende e sono contenta di aver seguito la mia passione».

Qual è la vostra cliente tipo?

«Abbiamo una clientela affezionata e di un certo livello. Sono per lo più  donne di età media che non chiedono solo un prodotto ma anche un consiglio per riuscire a vivere meglio .Sono flessibili, pronte a scoprire le novità. Spesso si presentano con la figlia e le over 50 con la nipote e richiedono con loro un trattamento di bellezza. O sono  alla ricerca di un profumo unico, e allora si propone di unire l’estratto, quintessenza del profumo, all’eau de toilette, per una fragranza unica .Un tempo la donna over 50 desiderava solo avere la pelle idratata ora desidera essere condotta verso una bellezza a tutto tondo. E poi abbiamo anche molti uomini che amano essere guidati nella scelta del prodotto. In genere il cliente che viene da noi ama farsi consigliare, vuole scoprire le novità e trascorre un po’ di tempo in negozio per scegliere, vuole quasi essere coccolato. Nell’altro negozio che abbiamo in Via San Lorenzo ,”Elixir de parfum”, la clientela è molto più di tendenza perché è specializzato in profumi di nicchia che sono la passione dei  giovani  che viaggiano molto, lavorano a Milano e seguono la moda».

Avete delle esclusive per alcuni marchi?

«Abbiamo esclusive per la provincia di Pavia per alcuni profumi di nicchia come Byredo, Penhaligon, Bond e poi Acqua di Parma che abbiamo solo noi a Voghera. Per quanto riguarda i marchi di bellezza abbiamo tutti i migliori ed alcuni come Sensai, Dior e Diego Dalla Palma mandano periodicamente gli esperti visagisti per far provare il nuovo make up ai clienti».

Negli ultimi anni a causa dell’apertura dei vari centri commerciali Voghera come tante altre città italiane ha visto svuotarsi il centro storico di clienti e negozi, pensate ci possa essere un’inversione di tendenza?

«Si cerca di resistere basandosi soprattutto sulla qualità del prodotto e del servizio al cliente, la clientela frettolosa e di massa va al centro commerciale, le persone con più disponibilità economica e attenzione alla scelta del prodotto di classe scelgono noi. I nostri clienti vogliono provare e vedere il prodotto, non si fidano delle vendite online che non ci hanno creato problemi. Ci dovrebbe essere un miglioramento dell’economia in generale e meno pressione fiscale per far cambiare qualcosa nel settore del commercio. Per quanto riguarda le varie manifestazioni che si fanno in città, ben vengano se sono di puro divertimento mentre non ci sembra giusto portare in città mercati di vario genere che fanno concorrenza alle attività commerciali locali».

di Gabriella Draghi

Agli italiani l'agriturismo piace sempre di più: sono 8,2 milioni i vacanzieri che l'hanno scelto per l'estate 2019, con un aumento del 3% rispetto allo scorso anno. Secondo la stima di Coldiretti il risultato è legato all'interesse crescente dei vacanzieri per il relax a contatto con la natura e per l'enogastronomia locale. Ma è anche garantito dalle oltre 23 mila aziende agrituristiche che ci sono in Italia, in grado di offrire più di 253 mila posti letto e 442 mila coperti per il ristoro, oltre a 11.700 mila piazzole per l'agricampeggio e 1.500 attività di fattoria didattica per i più piccoli.
    Coldiretti spiega anche che, se la capacità di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche nel tempo è la caratteristica più apprezzata, gli agriturismi hanno arricchito la propria offerta con servizi come l'equitazione, il tiro con l'arco, il trekking o attività culturali e corsi di cucina e wellness.
    Il consiglio - dice la Coldiretti - è di rivolgersi a siti come www.campagnamica.it che permettono di scegliere le strutture dove poter soggiornare nei più bei paesaggi della campagna italiana, i mercati di Campagna Amica, le fattorie e le botteghe dove poter comprare il vero made in Italy agroalimentare, a partire dai Sigilli, i prodotti della biodiversità salvati dall'estinzione.

“L’abito non fa il monaco”, si diceva una volta. Con l’avvento dell’era digitale, però, la messa in piazza delle singole identità attraverso i social network ha reso l’immagine più “reale” ed importante che mai. Ed è così che la foto del nostro profilo facebook o instagram può diventare un biglietto da visita, spesso involontario, del nostro curriculum vitae. Ne consegue che, se state cercando lavoro, un selfie con il cocktail in mano e la bocca a sedere di gallina per le donne o una foto macia con la “siga” in bocca e l’aria stravolta per i maschietti  potrebbero risultare fatali.

Chi deve decidere del vostro futuro lavorativo nella maggior parte dei casi prima ancora del CV valuterà il vostro profilo facebook. “Sad but true (triste ma vero)” come cantavano i metallica? Forse, ma si parla di dati di fatto. è noto che chi deve assumere qualcuno prenderà una decisione probabilmente entro i primi 90 secondi di colloquio, mentre secondo i dati riportati dal sito cerca-lavoro Monster, l’85%  dei recruiter decide se a quel colloquio ci si arriverà dopo avere dato un’occhiatina ai risultati Google e ai profili dei social network.

Lo sa bene Umberto Callegari, casteggiano doc trapiantato a Londra, dove è diventato un manager di successo prestando le sue consulenze alle migliori ditte che si occupano di marketing. Pochi anni fa ha creato un’app che consente di misurare l’abilità alla guida. Oggi si è inventato Hireable, una società che ha sviluppato una nuova app, chiamata appunto “hireable analytics”, in grado di calcolare il livello di “assumibilità” (“hireability”, appunto, in inglese) di ciascuno. Lo scopo? «Migliorare vita, carriera e comprensione di sé».

Callegari, come è possibile misurare il tasso di “assumibilità” attraverso le immagini dei profili social?

«Lo strumento si basa sulla teoria della “saggezza della folla”, vincitrice del premio Nobel per l’economia nel 2013, secondo cui una massa di persone è in grado di fornire risposte più adeguate e più vicine alla realtà dei fatti, nel predire eventi complessi, rispetto a qualsiasi esperto. Con Hireable Analytics l’utente valuta ed è valutato dalla community in maniera anonima: si arriva così all’individuazione delle immagini profilo con maggiore possibilità di successo rispetto a un ruolo specifico in un determinato settore lavorativo».

In sostanza, gli altri ti dicono cosa pensano della tua immagine e viceversa. è corretto?

«Più o meno. Noi abbiamo tutti un’immagine che pensiamo essere la migliore o la più professionale di noi stessi, ma non esiste modo di misurare, fino ad oggi, se questa sia anche la realtà percepita dagli altri e quali siano le variazioni, ad esempio, nelle diverse industry e nei diversi contesti. Un altro elemento molto apprezzato dell’app è la possibilità di contribuire, con i propri giudizi, a dare alle altre persone una visione reale di se stesse nell’ambito professionale».

Non è un po’ limitante determinare se qualcuno è più o meno assumibile in base a delle foto?

«Qui si tratta di fare i conti su dati concreti. Piaccia o meno, le aziende decidono se assumere o anche solo prendere in considerazione qualcuno innanzitutto facendosi una idea di lui dai profili social. Viviamo in un momento storico in cui i dati rappresentano (o dovrebbero rappresentare) la via verso un costante miglioramento, personale e collettivo, ma, in modo incredibile anche oggi questi non sembrano considerati quando si sceglie la propria carriera o ci si trova a gestirla. Tutto è lasciato a processi molto poco scientifici ed in cui la prima impressione è fondamentale. Questo è vero sia quando siamo noi a dover decidere il nostro percorso professionale, sia in relazione al modo in cui le aziende gestiscono la loro variabile più importante: il people e talent management».

In sostanza, sta dicendo che un ottimo curriculum vitae non basta per fare impressione…

«Non più. Siamo vittima di preconcetti e idee disfunzionali (spesso inconsci) che tradizionalmente portano le aziende a valutare i candidati rifuggendo la diversità e ricercando conformismo ed il cultural fit come variabile per garantire stabilità. Siamo in un momento di transizione e la misurazione ed il possesso dei dati relativi a noi stessi in quanto professionisti è l’unica via per riuscire a tracciare e gestire un percorso professionale che ci porti successo e soprattutto soddisfazione personale».

Come funziona però, a livello pratico questa app?

«Si basa su un algoritmo in grado di determinare la qualità delle immagini profilo al fine di essere assunti da un’azienda. Riesce a farlo combinando il livello di warmth (dimensione personale) e quello di skill (competenza). Basta creare il profilo (ex novo oppure utilizzando Linkedin), si sceglie il nome, il job title, il settore e l’azienda per cui si lavora (nel caso stiate già lavorando e siate alla ricerca di un nuovo posto), data di nascita e gender (con la possibilità di selezionare non-binary). Si possono caricare fino a quattro foto da fare valutare, guardando i tutorial per sapere come muoversi e poi via, si inizia. Il primo step è fare rating degli altri profili. Ogni foto riceve un “Hireability score”, un punteggio dell’assumibilità fondato sulla triangolazione di foto, job title e settore».

Crede che questa app possa avere impatto anche sull’Oltrepò oppure siamo troppo “indietro”?

«Il tasso di “assumibilità”, che è solo il primo passo per noi in questo percorso, ti dice essenzialmente come sei percepito da chi ti vede ma non ti conosce, e questa è una variabile fondamentale qualsiasi cosa tu faccia: idraulico, salumiere, professionista, lavoratore dipendente o indipendente. Come vieni percepito determina il buon o il cattivo esito del tuo percorso, soprattutto a mio avviso in una zona che dovrebbe essere focalizzata ad accoglienza, turismo e servizi».

Come vede la situazione in Oltrepò da “lassù”?

«L’Oltrepò vive un momento di flessione da lungo periodo, ma esiste anche una prospettiva positiva e cioè che il rilancio della zona dipende da noi. Ed il modo più corretto di farlo è proprio attraverso la ricerca ed il possesso dei dati. Ci sono essenzialmente due strade: continuare a vagare in una stanza buia prendendo testate alla ricerca di un interruttore, o accendere la luce e trovare la porta».

   di Christian Draghi

Il Pinot Nero dell’Oltrepò pavese sta conquistando il mercato cinese, dove in questi ultimi anni alcune aziende dell’Oltrepò stanno sviluppando importanti e significative opportunità commerciali contando su un interesse e un apprezzamento sempre maggiore del consumatore cinese per questo tipo di vino.

La Cina è oggi il quinto paese al mondo per volume di importazione di vini e il quarto in termini di valore assoluto, dimostrazione di una attenzione particolare alla ricerca di vini e prodotti di buona qualità. L’Italia nel 2018 è stato il quinto Paese al mondo come esportatore di vino in Cina, dietro a Francia, Australia, Cile e Spagna, con particolare gradimento proprio del Pinot Nero, fiore all’occhiello dell’Oltrepò pavese e peraltro uno dei più antichi e nobili vitigni tramandati nella storia.

Prime notizie ufficiali del Pinot Nero vengono riportate dall’imperatore Costantino tra il terzo e il quarto secolo dopo Cristo, mentre nel “De re rustica” del celebre scrittore romano Lucio Columella già se ne trovava menzione nel primo secolo dopo Cristo. In Italia le prime coltivazioni di Pinot Nero risalgono al 1865 e la prima esportazione di metodo classico a base di Pinot Nero è avvenuta a New York nel 1912.

Il 75% del Pinot Nero italiano oggi è prodotto nell’Oltrepò pavese, che con i suoi 13.629 ettari vitati rappresenta il 55% della superficie vitata lombarda. Nell’Oltrepò oltre 3mila ettari sono destinati a Pinot Nero, e qui si trova la terza area al mondo di coltivazione di Pinot Nero dopo Champagne (13mila ettari) e Borgogna (9mila ettari).

Da registrare infine che l’Oltrepò pavese è geograficamente attraversato dal 45° parallelo, che tutti gli studi di settore concordano nel definire la miglior longitudine in assoluto per la produzione di grandi vini.

Capofila delle aziende dell’Oltrepò pavese nell’esportazione sul mercato cinese è Vigne Olcru, cantina di Santa Maria La Versa, che nasce come anello di congiunzione tra passione e mondo universitario, dove alla tradizione si sono uniti processi di innovazione, ricerca e sviluppo condotti con l’Università degli Studi di Milano, lo IULM e l’Università Cattolica, attraverso lo sviluppo di sette forme diverse di allevamento, la sperimentazione di 40 cloni differenti di Pinot Nero, l’utilizzo di tecnologie satellitari e il ricorso a tecniche di neuro marketing.

“Siamo partiti con un distributore ad Hong Kong per le aree di Hong Kong, Macau e la provincia del Guangdong, per consolidarci con un altro a Shanghai e un altro a Changchun nella provincia dello Jilin –raccontano Massimiliano e Matteo Brambilla, titolari di Vigne Olcru-.  Su richiesta del distributore di Hong Kong, che si è innamorato del nostro progetto, gli abbiamo ceduto il 2% delle nostre azioni e nel prossimo futuro abbiamo in programma di cederne altre ad altri partner cinesi, mantenendo sempre il controllo della maggioranza e fidelizzando la collaborazione con loro che attualmente già vendono milioni di bottiglie in Cina, principalmente spagnole ed australiane. Nel 2018 abbiamo incrementato del 300% il numero bottiglie vendute in Cina e le previsioni per il 2019 sono di aumentare il numero di bottiglie vendute in Cina di un ulteriore 100%, ponendo le basi per un balzo molto significativo nel 2020”.

Un lavoro che parte da lontano e da studi di mercato specifici. “Per inserirci sul mercato cinese abbiamo impiegato 3 anni di assiduo lavoro invitando da noi gli importatori e ricambiando più volte le visite da loro, creando innanzitutto un rapporto personale –spiega Brambilla-. Inoltre per affrontare il mercato cinese, ospitiamo periodicamente diverse comitive di differenti associazioni, per delle master class sui vini dell’Oltrepò e in particolare proprio sul Pinot Nero”.

Ma per conquistare mercati come quello cinese serve anche un forte gioco di squadra che vede in primo piano istituzioni e realtà di categoria. I rappresentanti di Vigne Olcru infatti hanno stretto una collaborazione e una sinergia forte con ASPI, l’associazione professionale italiana dei sommelier, che li ha ufficialmente accompagnati più volte in Cina in differenti aree: Guangdong, Shenzhen e Guangzhou; Hong Kong; Macau; Shanghai; Chengdu e Sichuan; Changchun e Jilin. In queste aree hanno incontrato ogni volta più di 500 persone, a cui hanno spiegato e  trasferito la storia e la cultura del Pinot Nero dell’Oltrepò, abbinandolo felicemente con la loro ricca cucina, sia mandarina che cantonese.

“Regione Lombardia e la Commissione Agricoltura stanno approfondendo nuove azioni legislative da mettere in campo a sostegno delle realtà del settore presenti e operative sul territorio regionale, con l’obiettivo di premiare soprattutto le produzioni di qualità e di valorizzare gli strumenti di promozione e internazionalizzazione dei consorzi e dei brand territoriali –evidenzia infine il Presidente della Commissione regionale Agricoltura Ruggero Invernizzi, che in occasione dell’ultima edizione del Vinitaly aveva fatto visita allo stand di Vigne Olcru-. I risultati ottenuti sono sicuramente frutto del grande lavoro nella ricerca della qualità e nell’innovazione dei processi produttivi che in questi ultimi anni hanno caratterizzato la produzione dell’Oltrepò pavese”.

Con la raccolta del primo grappolo di uva in Italia è partita oggi la vendemmia 2019.

Il primo distacco avvenuto nell'azienda agricola Massimo Cassarà in Sicilia, in Contrada San Giorgio a Salemi, provincia di Trapani, inaugura l'inizio della raccolta lungo tutta la Penisola con la vendemmia delle uve Pinot grigio, le prime ad essere trasformate in vino. Ne dà notizia la Coldiretti che sottolinea con l'occasione la leadership internazionale dell'Italia, con una produzione che si stima fra i 47 e i 49 milioni di ettolitri, davanti alla Francia (dove la produzione dovrebbe oscillare fra 43 e 46 milioni di ettolitri), e alla Spagna (con una stima fra 40 e 44 milioni di ettolitri) e le permette di conquistare il primato mondiale nonostante un calo medio di circa il 10% a livello nazionale rispetto allo scorso anno.

La vendemmia del 2019, per effetto del clima pazzo e del maltempo alternato a ondate di caldo africano che hanno caratterizzato l'estate, registra alcuni ritardi soprattutto al Nord. In Italia le condizioni attuali, sottolinea Coldiretti, fanno ben sperare per una annata di buona buona/ottima qualità anche se l'andamento della raccolta dipenderà molto dal resto del mese di agosto e da quello di settembre per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo. Da nord a sud della Penisola si parte tradizionalmente con le uve pinot e chardonnay in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello. 

"Oggi si apre la stagione della vendemmia, la più importante per il comparto del vino, e le nostre previsioni positive per la prossima annata vengono confermate". Così il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, sen. Gian Marco Centinaio, commenta l'inizio della vendemmia 2019. "I primi dati che giungono - sottolinea Centinaio - affidano ancora all'Italia il primato in termini di produzione e registrano il record storico nell'export. Risultati importanti che sono frutto di un grande lavoro da parte degli agricoltori e dei produttori a cui vanno i nostri complimenti e un grazie.
Nonostante i ritardi e le difficoltà dovuti al maltempo, gli sforzi messi in campo stanno garantendo che la raccolta proceda nel migliore dei modi". "Il vino - conclude - è uno dei settori trainanti della nostra agricoltura, simbolo da sempre dell'eccellenza made in Italy in Europa e nel mondo. Da parte nostra continuerà ad esservi tutto il supporto indispensabile per stare al fianco delle aziende vitivinicole affinché possano operare in condizioni favorevoli e portare sul mercato un prodotto di qualità a tutela della sicurezza dei consumatori". 

La Sicilia inizia in questi giorni a staccare i primi grappoli, ma la vendemmia vera e propria entrerà nel vivo intorno al 20 agosto in tutta Italia. E' la previsione del Centro Studi di Confagricoltura, secondo cui "rispetto all'anno scorso, la quantità è in diminuzione, tuttavia occorre evidenziare che il raccolto 2018 è stato particolarmente abbondante, pertanto l'attuale diminuzione della produzione non è da leggere in termini negativi".
Si prevedono, secondo Confagricoltura, quantitativi ridotti in quasi tutte le regioni d'Italia, soprattutto in Friuli Venezia Giulia (-20%), in Umbria (-13%), in Veneto e in Campania (-12%) e in Trentino Alto Adige (-11%). Vanno in controtendenza il Lazio (+16%), il Molise (+10%) e la Calabria (+9%). I risultati sono il frutto della rilevazione annuale condotta dal Centro Studi di Confagricoltura su campioni di aziende vitivinicole di tutte le regioni d'Italia. Il 2019, si legge in una nota, "vedrà una diminuzione media della produzione del 6%, ma, grazie ad una primavera fredda e piovosa e un inizio estate caldo e secco, la qualità dell'uva è ottima e foriera di una produzione di vini potenzialmente eccellenti".
Il settore vitivinicolo, conclude la nota, è di rilevante importanza per l'economia agricola e dell'industria alimentare in Italia: le aziende con vigneti sono 300mila con una superficie coltivata ad uva da vino di 652mila ettari, di cui 50mila con cantine di vinificazione, un fatturato di circa 10 miliardi di euro e un valore dell'export di 6.2 miliardi.

Sullo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure "è stato raggiunto un accordo storico: produzione continua a Novi Ligure e nessun esubero". Lo si apprende da fonti Mise. L'intesa "è frutto di mesi di lavoro sinergico del ministro Di Maio", aggiungono.

L'accordo per la reindustrializzazione dello stabilimento Pernigotti di Novi Ligure, "garantirà la continuità operativa del sito e la salvaguardia di tutti i lavoratori". Lo comunica il Mise in una nota diffusa al termine del tavolo odierno presieduto dal ministro Luigi Di Maio, a cui hanno partecipato i rappresentanti delle aziende coinvolte, l'advisor Sernet, i sindacati e gli enti locali. Nel corso della riunione sono stati presentati gli accordi siglati tra le parti "che costruiscono i presupposti del piano industriale per il mantenimento delle produzioni a Novi Ligure e la salvaguardia dei dipendenti. 

Di Maio, raggiunto accordo in tempi record 
Su Pernigotti "la crisi è nata sotto questo governo ed è stata risolta in tempi record". Così il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio. Lo stabilimento resterà aperto "non ci saranno esuberi e, come ho sempre detto, chi lavora per un marchio e lo rende grande nel mondo non può essere licenziato". I lavoratori di Novi Ligure "continueranno a lavorare tutti, sia per la Pernigotti che per altri marchi, così possono aumentare anche i posti di lavoro". Ogni giorno, "in questi ministeri ci svegliamo e cerchiamo di risolvere un problema alla volta", ha aggiunto

Frutto del lavoro portato avanti in questi mesi in modo sinergico dall'advisor e dal Ministero, che ha permesso l'individuazione di due nuovi investitori", prosegue la nota. Si tratta della cooperativa torinese Spes "che rileverà il ramo d'azienda che produce il cioccolato e il torrone, e dell'imprenditore Giordano Emendatori che rileverà, invece, il ramo relativo ai preparati per i gelati". L'accordo è stato raggiunto "a meno di un anno di distanza dall'annuncio da parte della proprietà turca Toksoz di voler fermare le attività del sito piemontese, mettendo a rischio il futuro dei lavoratori", fa notare il Mise aggiungendo che il ministro Di Maio "è subito intervenuto per far fronte all'emergenza, incontrando sia la proprietà che i lavoratori per lavorare all'individuazione di una soluzione della crisi".

Azienda, closing accordi sarà a fine settembre 
Sullo stabilimento Pernigotti di Novi Ligure sono stati siglati due accordi il cui closing "è previsto entro la fine del mese di settembre 2019". Lo comunica la stessa Pernigotti in una nota spiegando che il primo dei due accordi "raggiunto con Emendatori, azienda che fa capo all'imprenditore Giordano Emendatori, per la cessione da parte di Pernigotti della divisione "Ice & Pastry" ("I&P"), che comprende la produzione e commercializzazione di basi e ingredienti per gelati e pasticceria". 
Il secondo accordo, quello con il Gruppo Spes, "riguarda la produzione di cioccolato, praline e torroni nello stabilimento novese, tramite l'impiego del personale, dei macchinari e dello storico know-how di Pernigotti". Pernigotti S.p.A. "resterà titolare del marchio 'Pernigotti 1860', continuando la distribuzione e commercializzazione di cioccolato, praline, torrone e creme spalmabili", prosegue la nota dell'azienda ricordando che dal 23 luglio scorso ha già ripreso la produzione per la campagna commerciale del Natale 2019, richiamando al lavoro 110 lavoratori, tra dipendenti in Cassa Integrazione e somministrati.

Fai Cisl, ancora non salva ma fatto primo passo 
L'incontro svolto oggi al Mise sulla vertenza Pernigotti "ha finalmente permesso di avviare il giusto percorso per il salvataggio industriale dello stabilimento di Novi Ligure, per i quali le lavoratrici e i lavoratori hanno lottato per quasi un anno: abbiamo toccato con mano ipotesi concrete e soluzioni utili per dare prospettive all'occupazione". Così in una nota il segretario nazionale della Fai Cisl Roberto Benaglia e il segretario della Fai Cisl Alessandria-Asti Enzo Medicina. "La produzione resterà a Novi Ligure. Oggi non si può ancora dire che la Pernigotti sia salva, ma certamente è stato compiuto il primo passo per andare nella direzione dell'occupazione di tutti gli addetti sul territorio, e a breve ci saranno incontri di sito e al Mise per gestire questi passaggi delicati", continua la nota aggiungendo che la richiesta del sindacato di non delocalizzare all'estero ma di reindustrializzare il sito "ha trovato risposte concrete, che dovremo approfondire nei prossimi incontri locali". Questa vertenza - concludono Benaglia e Medicina - dimostra come le produzioni e i marchi italiani mantengano appetibilità e capacità di rilancio grazie anche alle competenze di lavoratrici e lavoratori, e come non dobbiamo mai arrenderci davanti a crisi che spesso appaiono senza soluzione"

Garantire una vendemmia all'insegna della qualità e della sicurezza per i consumatori. Con questo obiettivo è on line sul sito del ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il consueto vademecum della campagna vitivinicola 2019-2020 dove le imprese possono reperire i principali adempimenti previsti dalla normativa del settore. Novità di quest'anno sono le funzioni telematiche del Sian, il sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo messo a disposizione dal Mipaaft, che consentiranno agli operatori di semplificare le comunicazioni indirizzate all'Ispettorato centrale repressione frodi (Icqrf) del ministero, come previsto dal testo unico del vino.

"Si apre la stagione più importante dell'anno per il comparto del vino", dichiara il ministro Gian Marco Centinaio, "stiamo mettendo in campo tutti i nostri mezzi per garantire che la vendemmia proceda nel migliore dei modi all'insegna della qualità e della sicurezza per i consumatori. Il nostro vino è un prodotto di estrema eccellenza, settore trainante dell'agricoltura, sinonimo di qualità in Europa e nel mondo. Ci aspettiamo grandi risultati da questa vendemmia - conclude - continuiamo a lavorare e metterci a disposizione affinché tutte le nostre aziende siano sempre più all'altezza di questo importante primato che ci viene riconosciuto". Il ministero fa sapere che l'Icqrf, in vista della vendemmia, ha già attivato gli ispettori sul tutto il territorio per garantire una regolare raccolta e movimentazione dell'uva e vigilare nelle operazioni di trasformazione e nella circolazione dei prodotti e dei sottoprodotti vitivinicoli ottenuti.

Continua a calare il prezzo all'ingrosso del vino che in un anno perde quasi il 10%. E' l'effetto della vendemmia del 2018 particolarmente abbondante che si riflette sui listini, fa sapere Unioncamere e Bmti che ha pubblicato l'indice mensile dei prodotti agroalimentari, esteso da luglio anche al comparto del vino che a giungo perde lo 0,4% rispetto a maggio. Ad essere più penalizzati sono i vini generici senza denominazione con perdite del 19,5% per i bianchi e del 24,7% per i rosati. Anche tra Dop e Igp il calo è evidente, in particolare per i prezzi dei vini di fascia bassa che accusano rispetto a dodici mesi fa -9,9% per i rossi e -12,4% per i bianchi. Unica eccezione sono i rosati a denominazione che mantengono una crescita dell'1,4%.

Tra gli spumanti, invece, segno più dell'1,7% per quelli con metodo classico. Quanto agli altri prodotti, segnala l'indice di Unioncamere e Bmti, il burro perde a giugno un ulteriore 5,9%, dimezzandosi rispetto allo scorso anno (-46,2%). Nuovo ribasso mensile del 3,8% anche per gli oli di oliva, pur mantenendosi più elevati del 19,1% rispetto all'anno precedente. Nella filiera lattiero-casearia spicca, spicca il rialzo mensile del +7,8% per il latte spot, venduto al di fuori dei contratti di fornitura, dovuto al calo della produzione a causa dell'aumento delle temperature estive. I prezzi attuali sono più alti del +9,3% rispetto allo scorso anno.

Trend positivo anche per i formaggi a media e lunga stagionatura con rispettivamente +9,5% e +19% rispetto al 2018. Nel comparto delle carni, infine, calano dell'11,6% i prezzi del coniglio rispetto a maggio, ma che restano più alti del 14,7% su base annua. Variazioni limitate, infine, nei listini delle carni bovine (-0,8%) e suine (-0,4%) mentre, nonostante il calo del 2,7% le carni di agnello, segnano quasi +60% rispetto allo scorso anno.

Bormioli Pharma ha avviato un importante progetto di ampliamento dello stabilimento di Rivanazzano Terme, con l’obiettivo di trasformarlo in un polo di eccellenza produttiva a livello nazionale per la produzione di packaging farmaceutico in plastica.  Gli investimenti riguarderanno l’espansione della capacità produttiva tramite l’incremento della superficie dello stabilimento al fine di ospitare nuovi macchinari all’avanguardia che porteranno ad un aumento del 35% della produzione e comporteranno l’ottimizzazione dei flussi produttivi, delle materie prime, dei semilavorati e del prodotto finito.  

In particolare, gli investimenti si focalizzano sull’automazione dei processi, con un nuovo sistema di logistica e distribuzione per il reparto di stampaggio, e sull’introduzione di ulteriori macchine per stampaggio a iniezione di ultima generazione. Bormioli Pharma, con questi investimenti, conferma la strategicità del polo di Rivanazzano per il proprio business, con importanti prospettive di crescita professionale per gli oltre 140 dipendenti del sito. A ulteriore riprova di ciò, Bormioli Pharma ha pianificato investimenti sul territorio destinati alla comunità locale, con contributi a supporto delle attività dei centri estivi per ragazzi nel Comune di Rivanazzano e in località Salice Terme e alla realizzazione di strutture di divertimento accessibili, permettendo a tutti i bambini di poter usufruire di uno spazio ludico in un clima di totale sicurezza.

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