Martedì, 18 Febbraio 2020

Il numero uno dell’associazione di ambulanti Apva, Rocco Del Conte, traccia un bilancio delle festività natalizie in salsa agrodolce. Da una parte è soddisfatto dell’andamento degli affari per i suoi associati, dall’altra non lesina la polemica, con Comune da una parte e alcuni commercianti “fissi” dall’altra. Al punto da annunciare che «il mercatino europeo e la Notte bianca di aprile li organizzeremo a Rivanazzano Terme».

Del Conte, che cosa è successo?

«è successo che qualche commerciante si è lamentato del fatto che per tre giorni una porzione della piazza Duomo è stata occupata dagli ambulanti in occasione dei mercatini di Natale, sostenendo che la presenza delle bancarelle toglieva posti auto e, di conseguenza, riduceva i potenziali clienti».

Che cosa si sente di rispondere?

«Che di macchine la piazza è piena tutto l’anno ma di gente nei negozi ne va poca comunque. In secondo luogo mi sembra assurdo che ci si lamenti se in centro ogni tanto si organizza qualche cosa. In ogni modo, chi preferisce le auto alle manifestazioni sarà accontentato, dato che è nostra intenzione levare il disturbo».

Cioè?

«Dato che l’area dell’ex Caserma per ragioni igieniche non è adatta a ospitare eventi basati sul cibi e che se si fa in piazza Duomo si “rubano” posti auto, vorrà dire che il mercatino europeo e la Notte Bianca ad aprile li organizzeremo a Rivanazzano Terme, che già ha dato disponibilità. Loro si tengano le auto. La situazione però a Voghera, me lo lasci dire, è ormai impossibile e non solo per via di questa situazione».

Che cosa non va?

«è impossibile organizzare qualsiasi cosa. Chiedere aiuto al Comune è inutile perché tanto la risposta è sempre la medesima, ovvero che non ci sono soldi. Inoltre quando ci vengono proposte iniziative da organizzare, lo si fa con tempi ristretti che non consentono certo una adeguata programmazione. Per il Carnevale abbiamo proposto di realizzare dei carri, come d’altra parte si fa in moltissimi altri centri, giusto per fare qualcosa di diverso dal solito. La risposta del comandante dei vigili è stata che i carri qui non possono circolare. Che ci stiamo a fare noi?».

Al di là di tutto come sono andati i mercatini di Natale?

«Per noi bene, si è lavorato abbastanza. D’altra parte se non si sfrutta almeno l’occasione del Natale…».

di Christian Draghi

Quando si tratta di accedere ai bandi per finanziamenti pubblici, molto spesso la burocrazia è uno degli ostacoli principali a frapporsi tra chi cerca fondi e chi può erogarli. Non è la prima volta che l’Oltrepò lascia cadere nel vuoto delle opportunità di finanziamento per la semplice mancanza di “attitudine” a muoversi nel modo giusto.

Per semplificare il rapporto tra le parti in causa, la Provincia di Pavia ha istituito la figura del “facilitatore”, una sorta di intermediario tra il soggetto fruitore e l’ente di riferimento. La prima occasione di vederlo all’opera sarà nell’ambito del progetto “Natura che vale”, che prevede la valorizzazione della biodiversità dell’Alto Oltrepò Pavese. L’accordo è stato realizzato nel quadro del progetto Life Gestire 2020 ed è stato firmato dalla Provincia di Pavia, dalla Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese, dalla Fondazione Sviluppo dell’Oltrepò Pavese, da Ersaf e dai sindaci dei comuni di Brallo di Pregola, Menconico e Romagnese. Per la provincia di Pavia è stato assunto nel ruolo di “facilitatore” l’agronomo Filippo Pozzi di Borgo Priolo.

Pozzi, in che cosa consiste esattamente questa figura?

«Un facilitatore è un tecnico incaricato, nella fattispecie in questo ambito, a trovare i fondi necessari per far sì che si possano sviluppare dei progetti di carattere ambientale e fare in modo che i soggetti possibili fruitori di questi progetti con fondi erogati da enti pubblici, possano essere messi in contatto con la fonte finanziatrice, in buona sostanza una sorta di tramite tra Regione o Fondazioni, Banche o addirittura Comunità Europea e Comuni o cittadini privati».

Quali sono le difficoltà più comuni cui si va incontro?

«Spesso e volentieri i soggetti interessati a questi bandi non sono a conoscenza della loro pubblicazione o addirittura, pur essendone a conoscenza, non riescono a mobilitarsi per poterli ottenere. Quindi il mio ruolo, oltre a trovare questi finanziamenti, è quello di capire dove possono essere utilizzati al meglio. L’Ersaf (Ente Regionale per i Servizi Agricoli e Forestali) della regione Lombardia mi ha chiamato a far parte di un team di professionisti per le mie esperienze pregresse di tirocinio e tesi su un progetto di rete ecologica  della Fondazione Cariplo».

In che cosa consiste esattamente il progetto “Natura che vale”?

«Il progetto “Natura che vale” intende  far acquisire agli interessati bandi che riguardano la biodiversità. Attraverso il lavoro di tecnici qualificati in campo faunistico, ambientale, agronomico e tecnici territoriali come sono io, si possono identificare quali sono i potenziali  soggetti che possono partecipare ai progetti di miglioramento ambientale come ad esempio la radicazione di specie vegetali esotiche».

Con quale riscontro pratico per il territorio?

«Ad esempio in Oltrepò abbiamo un bosco che è stato invaso da specie alloctone invasive che abbassano il livello di biodiversità. Questa situazione può essere migliorata con la radicazione di certe specie vegetali. Oppure ci sono bandi che permettono di migliorare il reticolo idrografico minore con opere di ingegneria naturalistica. Se pensiamo agli ultimi mesi  in cui abbiamo avuto molte piogge e allagamenti per la mancanza di manutenzione dei fossi o piccoli bacini, questi bandi potrebbero essere una soluzione».

Quali sono i vantaggi che dovrebbero spingere i soggetti a partecipare a questi bandi?

«Innanzitutto questi bandi sono gratuiti e molto utili ai fruitori. Siamo poi noi a individuare il soggetto possibile fruitore e, se dimostra interesse, prepariamo il progetto gratuitamente e lo presentiamo per lui. Nel momento in cui il progetto viene accolto, la fase di realizzazione può essere poi affidata a noi oppure il soggetto interessato, comune o privato, può affidarlo a tecnici di sua fiducia».

Per quanto riguarda l’Oltrepò, verso quali tematiche ambientali bisogna sensibilizzare le amministrazioni comunali?

«Le amministrazioni comunali non devono pensare che questi progetti siano fini a se stessi. Mi spiego. Se si vuole migliorare dal punto di vista ambientale un’area, ci sono comunque dei benefici economici collaterali che non vanno trascurati. Se si migliora un’area dal punto di vista boschivo, si migliora tutto l’ecosistema con vantaggi anche per la popolazione. Si possono riprogettare aree picnic per i turisti, si possono creare dei percorsi didattici ambientali. Con la conclusione dei lavori sul tracciato della Greenway Voghera Varzi, queste tematiche diventeranno interessanti».

C’è qualche bando interessante che sta proponendo in questi giorni?

«Mi sto ora mobilitando con vari comuni  per un bando in scadenza il 14 febbraio per il miglioramento dei bacini idrografici minori, per le problematiche di allagamento che ci sono state recentemente».

Non è la prima volta che si propongono finanziamenti per interventi a carattere ambientale. Com’era andata in precedenza?

«Nell’edizione precedente, in provincia di Pavia non si è fatto nulla. Nessun bando è stato richiesto ed è un peccato. Spero fortemente che si riesca ad effettuare qualcosa di positivo almeno nei prossimi tre anni perché il nostro territorio è vicinissimo a Milano e dovrebbe essere di richiamo turistico e anche avere a disposizione servizi di supporto alla grande città. Avremmo bisogno di diversi interventi migliorativi e ci si lamenta spesso di non avere i fondi, non approfittare di questi progetti è un peccato».

Chi fosse interessato a qualcuno di questi bandi come può contattarvi?

«Il sito è www.naturachevale.it  e qui si trovane le mail dei facilitatori trasversali e territoriali attraverso le quali possiamo essere contattati».

di Gabriella Draghi

Il 2019 per il commercio vogherese non passerà alla storia come un anno da ricordare. Al netto delle feste e dell’inizio dei saldi, il bilancio per gli operatori non è di quelli che fanno stappare la bottiglia, dato che i numeri si confermano grosso modo quelli dell’anno precedente. Tuttavia, considerando che la crisi non accenna a mollare la presa, c’è chi preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno. Se a Pavia gli acquisti natalizi hanno fatto registrare incoraggianti numeri di ripresa, il trend positivo non sembra aver riguardato Voghera: la capitale dell’Oltrepò mantiene uno standard piuttosto basso.

A tenere è il settore delle calzature e dell’abbigliamento, con l’eccezione di un picco nelle vendite di libri, quest’anno tra i regali più gettonati.

Ascom non ha ancora elaborato dati concreti, ma la presidente Cristina Palonta, titolare di un negozio di calzature in piazza Duomo, può effettuare una prima stima: «Gli incassi, miei e dei colleghi con cui ho avuto modo di confrontarmi, sono grosso modo simili a quelli dell’anno passato. Ci siamo salvati negli ultimi giorni con gli acquisti last minute. Per quanto riguarda i saldi, c’è stato un buon afflusso il primo sabato e la domenica, grazie al fatto che l’Epifania quest’anno cadeva il lunedì prolungando il weekend».

Sui social c’è chi ha criticato il Comune per non aver organizzato iniziative che contribuissero a ravvivare il centro, ma ci hanno pensato i commercianti stessi autotassandosi. «Per la nostra amministrazione non è un momento felice, ma non vedo ragioni per sentirci abbandonati» spiega Palonta.

Un po’ più pessimista è la visione del presidente di Acol Marco Pagani. La sua associazione, che conta circa 60 iscritti, ha al suo interno numerosi ambulanti. «L’anno non è stato brillante ma quello che preoccupa è che, nel complesso, il lavoro cala seppur di poco ogni anno. Goccia dopo goccia, per quanto lentamente accada, il bilancio è sempre in discesa, per cui ragionando a lungo termine c’è poco da sorridere». Riguardo la partecipazione del Comune il numero uno di Acol è serafico: «Ogni volta che si parla di manifestazioni ci viene sempre ripetuto che non ci sono soldi, quindi che cosa si può programmare?». Tra le problematiche che invece sarebbero risolvibili, Pagani individua quella dei parcheggi: «Da quando abbiamo perso piazza Castello per noi è stato un problema. Non ci sono posteggi gratuiti in centro e questo finisce per favorire i centri commerciali che offrono tutti i comfort in questo senso. Credo che con un piccolo sforzo il Comune potrebbe mettere il parcheggio gratuito, magari con disco orario di un’ora, nelle aree di sosta vicine alla piazza nei giorni di mercato».

Passando dalle associazioni che li rappresentano ai commercianti stessi, pessimista è anche Fabio Aquilini della Cartaria Vogherese. «Il Natale è storicamente sempre stato un periodo di lavoro intenso per il mio settore. Da anni però le forniture che richiedono i miei clienti sono in calo costante. Solo per fare un esempio, se negli anni novanta una panetteria di paese mi chiedeva 2 quintali di sacchetti di carta al mese, oggi me ne prende 50 chili. I primi ordini per il Natale mi arrivavano con largo anticipo, alcuni già a giugno. Quest’anno sono iniziati l’8 dicembre.

Per quello che ho potuto appurare, nel complesso il lavoro è calato mediamente del 15 se non del 20% quest’anno».

Al Comune secondo Aquilini non andrebbero attribuite responsabilità: «Il problema serio è la concorrenza della grande distribuzione, la tassazione elevatissima che costringe i piccoli commercianti ad applicare prezzi più alti, che non possono competere né con quelli dei supermercati, né con quelli delle vendite online».

Non tutti i settori hanno denunciato sofferenza. Per chi vende libri il Natale 2019 si è rivelato più positivo del solito. «Per tutte le attività commerciali il periodo natalizio è ovviamente molto importante, ma per il mondo del libro è davvero fondamentale» spiega Francesco Orsi della libreria Ubik.

«Nel nostro caso specifico quest’anno gli incassi sono andati molto bene, addirittura meglio degli ultimi anni, quindi siamo estremamente soddisfatti». Che cosa hanno richiesto maggiormente i vogheresi? «Alla Ubik di Voghera il libro più venduto è stato l’ultima fatica di Isabella Allende, “Lungo petalo di mare”, seguito a ruota dal vero caso editoriale dell’anno che ha dominato le vendite fin da quest’estate: “I leoni di Sicilia” di Stefania Auci. A chi ci chiedeva consiglio abbiamo proposto “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valerie Perrin e la meravigliosa ristampa de “La promessa” di Durrenmatt, che sono andati bene anche loro». Riguardo al “mancato apporto” del Comune sul fronte manifestazioni, Orsi è lapidario: «Direi niente di nuovo sotto il sole. Francamente in tutti questi anni non ho ricordi di particolari iniziative comunali durante il periodo natalizio, né per quel che riguarda l’organizzazione di eventi né per eventuali interventi di “miglioramento estetico” della città in vista delle feste. Ormai siamo abituati così». C’è anche chi pur non avendo registrato picchi negli affari preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno.

è il caso di Fabio Tordi, con il suo negozio di abbigliamento in via Cavour. «Non c’è stato alcun boom, gli affari restano in linea con quelli dell’anno precedente. Nonostante la crisi continua e le difficoltà varie posso però dire che è andata bene. Noi piccoli commercianti cerchiamo di mettercela sempre tutta per inventarci cose nuove e offrire sempre maggiore qualità e servizi. Lavorare per costruire un rapporto di fiducia con il cliente è l’unico sistema per contrastare le grandi catene non specializzate e la vendita online».

Chi ha avuto una parte attiva nell’organizzazione di eventi in occasione delle feste natalizie è la neonata associazione “Voghera da Scoprire”, cui aderiscono oltre 70 commercianti vogheresi.

«L’associazione ha organizzato tre eventi che hanno animato le strade di Voghera nelle due domeniche prenatalizie» spiega il presidente Maria Teresa Figini.

«La slitta di Babbo Natale che riceveva le lettere dei bambini, i clown truccabimbi  grazie anche alla all’’Associazione Naso a Naso in collaborazione con “Il Sogno Antico” e, come ultimo evento, il sabato prima di Natale un’esibizione di artisti sui trampoli che hanno percorso le strade del centro con i costumi natalizi. In collaborazione con Spazio53, in Piazza Duomo è stata inoltre allestita a cura delle attività aderenti una postazione per le foto con sfondo natalizio.

Un altro appuntamento già previsto, con momenti musicali in vari angoli della città, è poi saltato causa pioggia ma sarà recuperato».

Considerando che si trattava del primo esperimento e pertanto non ci fossero aspettative precise, l’associazione è soddisfatta della partecipazione ottenuta: «Abbiamo avuto ottimi riscontri e questo ci ha fatto un enorme piacere. La gente era nelle strade del centro per assistere agli eventi e soprattutto i bambini, veri protagonisti delle iniziative prenatalizie, erano davvero felici».

Dire se queste iniziative abbiano avuto una reale ricaduta sugli affari è difficile per una associazione che non è strutturata per raccogliere numeri, anche se l’impressione è positiva. «La sensazione è che le iniziative messe in cantiere abbiano influito positivamente, anche se il nostro intento non è stato solo questo» spiega Figini: «Abbiamo innanzitutto voluto creare un’inversione di tendenza che vedeva inesorabilmente svuotarsi le strade di Voghera destinate allo shopping e al passeggio».

 di Christian Draghi

È stata pubblicata venerdì 7 febbraio 2020, sul Burl di Regione Lombardia la graduatoria dei progetti ammessi ai contributi regionali nell’ambito dei bandi “Turismo e attrattività” per il sostegno alla competitività delle imprese turistiche e “Sostegno allo start up d’impresa” nei Comuni della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese appartenenti all’area interna Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese.

La prima tranche di bandi appena conclusa, e che vedrà una seconda edizione entro pochi mesi, vede l’assegnazione di contributi complessivi per circa 1 Milione di Euro ed un investimento nella creazione di nuove imprese e valorizzazione delle imprese turistiche esistenti complessivo di oltre 2,5 Milioni di Euro per più di 20 imprese beneficiarie (10 rilanci di imprese già esistenti e creazione di 10 nuove).

Per il bando “Turismo ed attrattività” sono 9 i soggetti che hanno proposto la realizzazione di progetti di riqualificazione delle strutture ricettive alberghiere, non alberghiere e dei pubblici esercizi. I progetti di riqualificazione riguardano i seguenti settori: enogastronomia & food experience; natura & green; sport & turismo attivo; terme & benessere; fashion & design; business congressi & incentive. Molteplici infatti le proposte tra cui strutture turistiche per giovani sportivi, nuove offerte per il turismo esperienziale nel comporto luxury e ambiente; valorizzazione dei prodotti tipici locali e delle insegne di tradizione ed infine grande presenza di offerte alberghiere orientate ad un turismo bike&food. 

Per il bando “Sostegno allo start up d’impresa” sono 12 le start up o gli aspiranti imprenditori che hanno proposto la realizzazione di nuovi progetti imprenditoriali per la creazione di imprese da zero oppure il rilancio di imprese nate da non più di 2 anni. Le nuove imprese che nasceranno nel 2020 in Alto Oltrepò Pavese riguardano i seguenti settori: enogastronomia & food experience; natura & green; sport & turismo attivo; agroalimentare ed eco-innovazione.

Molteplici infatti le nuove imprese che saranno realizzate tra cui nuove strutture turistiche (Foresterie e Resort) dedite a bike e benessere; nuove realtà imprenditoriali per la produzione e valorizzazione del Salame di Varzi D.O.P. ed altri prodotti tipici (cibo/vino/birra) dell’Appennino Lombardo nonchè dedite alla promozione e commercializzazione; imprese sportive per la creazione e valorizzazione di pacchetti di offerta cicloescursionistica lungo tutto l’Alto Oltrepò Pavese con noleggio, risalita, accompagnamento sportivo e per famiglie; Imprese dedite alla commercializzazione e-commerce dei prodotti dell’Alto Oltrepò.

 “L’imprenditorialità privata e la previsione di così tante nuove imprese sul nostro territorio nel 2020 rappresenta una grande opportunità per l’Appennino Lombardo – dichiara Giovanni Palli, Presidente della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese e sindaco del Comune di Varzi, capofila dell’Area Interna Alto Oltrepò Pavese – resa possibile dal percorso di attuazione della Strategia nazionale per le aree interne e dalla forte collaborazione che stiamo sviluppando in questi mesi con tutti i soggetti privati e pubblici che insieme a noi credono nel rilancio del territorio.

Un primo segno tangibile della voglia di riscatto e rilancio è stato misurato negli incontri con oltre 300 persone questa estate in 15 appuntamenti nel nostro Oltrepò. Siamo contenti, e sentiamo tutta la responsabilità, della positiva risposta degli imprenditori con la partecipazione nella prima tranche di bandi portata avanti da Regione Lombardia e dalla Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese. Grande è l’attenzione per il rilancio dell’offerta turistica che deve essere di qualità ed orientata ad un turismo slow, green e consapevole delle ricchezze enogastronomiche, storico e culturali oltre alla propensione sportiva e ciclo-escursionistica del nostro territorio. I segnali sono incoraggianti e stiamo lavorando, giorno dopo giorno, per rilanciare il territorio e garantire un supporto a questi nuovi investimenti, in ambiti strategici come turismo ed enogastronomia, con un piano di marketing ed un forte rilancio attrattivo del patrimonio culturale e naturale dell’Alto Oltrepò”.

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 "Una fusione necessaria e fondamentale per ridurre i costi e per creare un'entità unica di gestione che dovrà rispondere ad un preciso piano industriale". Con queste parole il presidente Andrea Giorgi di Terre d'Oltrepò saluta la fusione tra la grande cantina cooperativistica, la più imponente della Lombardia per quantità di prodotto immesso sul mercato, è la storica cantina La Versa.
Un processo metabolizzato negli anni, da quando nel 2017 il nuovo management della realtà di Broni ha deciso, insieme al colosso trentino Cavit, di salvare il brand da una morte annunciata. Ora è arrivato il momento decisivo. Lunedì 10 febbraio, alle 14,30, presso il teatro Carbonetti di Broni, è convocata l'assemblea straordinaria dei soci che dovrà approvare il progetto di fusione per l'incorporazione della società controllata al 100% "Valle delle Versa srl" nella società controllante Terre d'Oltrepò. "Questa assemblea segnerà una svolta – spiega il presidente Giorgi – perché ci permetterà di avere sotto un unico cappello entrambe le cantine e ci permetterà non solo di ridurre notevolmente i costi di gestione, ma anche di mettere in pratica un piano industriale condiviso che possa riposizionare il marchio La Versa ed intensificare le vendite per le linee di Terre d'Oltrepò".
Un percorso, la fusione, iniziato ben prima. Come afferma il numero uno della cantina: "Appena ci siamo insediati nel 2017 eravamo alla ricerca di un marchio importante che potesse rilanciare la Cooperativa Terre d'Oltrepò. Lo abbiamo individuato sul nostro territorio, un brand conosciuto ed amato che aveva assolutamente bisogno di essere riposizionato. Insieme a Cavit si decise di rilevare la parte attiva di La Versa, ovvero il marchio,  le bottiglie di Metodo Classico ed ovviamente gli impianti. E' stata una scelta ponderata sul piano economico, pensata sotto il profilo industriale e voluta perché la cantina rappresenta un orgoglio oltrepadano che doveva assolutamente rinascere".
Alla fine di novembre 2019, di comune accordo, Cavit ha ceduto a Terre D'Oltrepo il 30% della quota. "Tutto fa seguito a delle esigenze aziendali ben precise. Prima di tutto la cooperativa trentina è impegnata nel rilevare e risanare una nota cantina trentina, nel contempo Terre d'Oltrepò necessita assolutamente di accelerare sul proprio piano industriale finalizzato alla riorganizzazione della politica commerciale e industriale. Da questi presupposti, consensualmente, le parti si sono accordate per la cessione della quota al prezzo nominale, dilazionando il pagamento in 6 anni".
Ma quali saranno i benefici dell'operazione? Il presidente Andrea Giorgi ha le idee chiare: "Ora Terre d'Oltrepo possiede il 100% di La Versa quindi, gioco forza, è naturale procedere ad una fusione per incorporazione in modo da realizzare delle economie sia dal punto di vista dei costi, che dal punto di vista organizzativo". Secondo una precisa analisi ci sarà un'evidente riduzione delle imposte locali, una riduzione dell'apparato amministrativo dovuto alla gestione di due entità; una semplificazione dei rapporti fra le cantine, una uniformazione dei contratti di lavoro. "A conti fatti – spiega Giorgi – andremo a risparmiare, con la fusione, circa 100mila euro annui. Una cifra importante che ci permetterà di dirottare risorse in altri settori utili alla crescita della cantina. In seguito all'assemblea straordinaria la nuova Terre d'Oltrepò sarà lo "scrigno", per usare un termine più sentimentale e meno economico, nel quale sono custoditi i marchi La Versa che guarda il mondo HO.RE.Ca – Negozi; il brand storico Casteggio per il canale della grande distribuzione e Sansaluto per il canale negozi". Il futuro dell'azienda è ancorato su dei binari ben saldi. Così il presidente Giorgi: "La riorganizzazione aziendale, frutto dell'approvazione dell'assemblea straordinaria della fusione per incorporazione,  assieme al percorso virtuoso dell'aumento della qualità dei nostri vini attraverso un'attenta lavorazione delle uve, dal conferimento alla trasformazione  definitiva, completeranno il percorso di stabilizzazione e accrescimento progressivo della liquidazione delle uve. Anche sul piano commerciale abbiamo le idee chiarissime, alcune di esse sono già state attuate con risultati immediati come l'accordo con il gruppo Francoli. Il marchio La Versa da un lato e, dall'altro, le linee premium dei nostri vini, firmate dall'enologo di fama internazionale Riccardo Cotarella, saranno l'ariete che consentirà l'entrata nei mercati dei nostri prodotti con tutte le linee".

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I rappresentanti della lista “Rinnovamento Oltrepò” che nel 2018 si erano presentati alle votazioni  per l’elezione del consiglio di Terre d'Oltrepò e che erano stati sconfitti dalla lista guidata da Andrea Giorgi, coalizione uscente, che aveva vinto aggiudicandosi tutti gli 11 posti disponibili in consiglio, attraverso un comunicato stampa manifestano la loro preoccupazione per la situazione della cantina Valle della Versa proprietaria della storica cantina e del marchio “La Versa”

“Alcuni soci, tra i quali ex consiglieri di amministrazione   di TERRE D’OLTREPò – scrivono i rappresentanti di “Rinnovamento Oltrepò” -   manifestano la loro viva preoccupazione per la situazione venutasi  a creare nella cantina VALLE DELLA VERSA srl, al  cui capitale partecipa attualmente  al 100% TERRE  D’OLTREPò.

La cantina VALLE DELLA VERSA  srl   acquisita nel 2017 (70% TERRE D’OLTREPò e 30% CAVIT) e con un capitale sociale di 1 milione di Euro aveva,  al 30 giugno 2019 (ultimo bilancio) un capitale sociale residuo , causa  perdite, di circa 50000 Euro, per cui necessita di ricapitalizzazione. Inoltre aveva di fronte ad un  ricavo  per vendite e prestazioni di circa 2,2 milioni di Euro,  debiti per circa 6,4 milioni di Euro

Ritirandosi CAVIT dalla partecipazione al capitale sociale della cantina VALLE DELLA LAVERSA srl , TERRE D’OLTREPò ha deciso di subentrare  al 30% della quota CAVIT e per una razionalizzazione della nuova situazione di fonderla con TERRE D’OLTREPO e di proporre quanto sopra  nella prossima Assemblea dei Soci.

La preoccupazione nasce dalla attuale situazione economica di VALLE DELLA VERSA srl che, a seguito della fusione,  avrebbe un impatto negativo sul bilancio di TERRE D’OLTREPO’, con conseguente ulteriore riduzione del prezzo delle uve riconosciute ai soci.

Secondo opinione di questi soci, sarebbe opportuno, prima di decidere della fusione preparare un forte e credibile piano industriale per VALLE DELLA VERSA srl  ed    individuare  un partner che possa subentrare a CAVIT . 

Un   partner già operante con successo in campo vinicolo  che possa operare in sinergia con  TERRE  D’OLTREPO’, iniziativa  che avrebbe dovuto avviare CAVIT, favorendo l’apertura della  Cantina al mercato  estero essenziale per la sopravvivenza dei TERRE D’OLTREPO’ nel lungo termine , Nel caso che non si potesse trovare una tipologia di partner come sopra, individuare, in alternativa, un fondo di investimento che,  credendo nel piano industriale previsto, possa contribuire a dare un polmone finanziario alla società.

Si ritiene che -concludono i rappresentati di “Rinnovamento Oltrepò”-  solo nel caso che   entro un anno non si riesca ad individuare un partner e solo dopo  il  risanamento economico di VALLE DELLA VERSA srl, sarà opportuno procedere alla fusione per incorporazione”

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Che l’attività di allevamento e produzione di salame di Varzi stia diventando una tentazione sempre più forte lo testimonia la crescente nascita di nuove aziende. “Dalla Terra Il Salame”, con sede a Bagnaria in Località Casa Massone, è nata da poco più di quattro mesi. Ha in progetto di allevare tra gli 80 e 100 maiali l’anno allo stato semibrado con a disposizione una struttura chiusa per il ricovero notturno e l’alimentazione ed un appezzamento di terreno annesso per il pascolo libero.

Una produzione “piccola” in termini assoluti, ma che punta all’eccellenza. Il norcino, Alessandro Volpe, nonostante la giovane età ha alle spalle anni di esperienza nei salumifici della zona ed ha collaborato con alcuni dei nomi storici del territorio.  «Ho avuto la fortuna di lavorare in alcuni dei laboratori storici della zona ed imparare il mestiere dai “senatori” del salame e tutti mi hanno sempre detto che la materia prima è fondamentale» afferma.

«Partire da un maiale di qualità, allevato bene è la base per produrre un grande prodotto. Per questo motivo abbiamo deciso di partire dall’allevamento curato direttamente da noi e successivamente trasformare le carni ottenute. «Macelliamo maiali maturi – spiega uno dei soci, Filippo Prè - del peso di circa 230/240 kg, che hanno vissuto alcuni mesi senza stress, in un ambiente aperto, con la possibilità di pascolare liberamente, ma comunque sempre sotto il nostro controllo».

Quali vantaggi ha un allevamento come il vostro rispetto ad uno intensivo?

«Allevando noi i singoli capi conosciamo perfettamente l’origine della carne e le caratteristiche di ogni animale: nella fase di mondatura i capi vengono gestiti separatamente in modo da rispettare l’originalità di ogni esemplare. Il continuo pascolo poi rende la carne molto asciutta ed il grasso molto compatto. L’insieme di queste cose ci permette di avere un certo tipo di prodotto e di poter tenere un salame in cantina per un lungo periodo di stagionatura, senza avere problemi di alcun tipo e senza ricorrere ad ulteriori ingredienti a noi sgraditi».

Produrrete anche dei Cuciti?

«Sì, con quelli abbiamo iniziato con la macellazione di gennaio, in modo da averli pronti per il Natale prossimo».

Quanti pensate di poterne produrre?

«Diciamo tra i 300 e i 400 all’anno».

La Comunità montana ha promosso un bando per finanziare gli allevamenti autoctoni. Cosa ne pensate?

«Ne siamo al corrente, ci sembra un’ottima cosa e penso che faremo domanda per accedere a quei finanziamenti».

Uno degli scopi del bando è quello di rafforzare il marchio Dop. Voi pensate di entrare nella filiera certificata?

«Siamo nati da poco, ma sicuramente è un aspetto che ci interessa e verso cui ci muoveremo».

Del Consorzio invece che ne pensate?

«Per una piccola realtà come la nostra non credo che esserne socio o meno faccia alcuna differenza. Producessimo 1000 maiali potrebbe essere una cosa da valutare, ma così non ci cambia molto. Al momento, non è  comunque una nostra priorità, siamo solo all’inizio del percorso». 

  di Paola Invernizzi

Anche la seconda asta è andata deserta. Ieri alle ore 12,30 era prevista l’apertura delle buste per valutare le offerte per acquisire le Terme di Salice. Ma nessuno ha presentato proposte. La base d’asta era di euro 3.731.250,  con offerta minima per la partecipazione alla vendita di poco meno di 3miloni di euro, per la per la precisione  2,798.437,50, ma non sono state avanzate offerte. La prima volta che le Terme di Salice erano andate all’asta era il  9 ottobre 2019, con prezzo base pari ad Euro 4.975.000,00 e con offerta minima a partire da Euro 3.731.250,00.  

Così dopo le aste del Nuovo Hotel Terme andate deserte alcuni mesi orsono, anche la seconda asta delle Terme di Salice, ha avuto lo stesso triste epilogo. Mentre il Nuovo Hotel Terme è tristemente chiuso da circa 5 anni, le Terme di Salice sono state dichiarate fallite con sentenza del 22 Marzo 2018, dopo che i giudici si erano riservati di esaminare l'istanza di concordato presentata dai soci. Le Terme di Salice Srl, con stabilimenti termali a Godiasco – Salice Terme, ma con sede legale a Roma in via Sistina 48, dopo vari cambi di proprietà, dal gruppo Camuzzi di Piacenza, alla Famiglia Fabbiani, al vogherese Elio Rosada, nel dicembre 2015 erano state cedute ad una società romana che dopo aver cambiato alcuni dirigenti, aveva nominato il ragionier Ruggeri, 44 anni, romano, come nuovo Amministratore Unico delle Terme di Salice srl.  C’è poco da aggiungere ad un fallimento nato 10 anni orsono da scelte politiche ed imprenditoriali sbagliate, terme gestite negli ultimi 10 anni da nuovi proprietari, dopo la svendita del 2006, in modo oggettivamente cervellottico, nella “creduloneria” di molti, anche e purtroppo dei sindaci di Godiasco – Salice Terme, che dal 2005 ad oggi hanno gestito prima la svendita della società Salice, poi hanno accolto, tutti e sempre, i nuovi, sempre diversi, proprietari con parole piene d’enfasi ed stima. Purtroppo il fallimento si riassume nel triste comunicato del sito d’aste del Tribunale di Pavia e che recita:

Gli immobili all’asta comprendevano tutte le proprietà delle Terme di Salice, lo stabilimento termale, il Caffè Bagni, l'edificio della discoteca Club House (sola nuda proprietà)  , il Grand Hotel, il maneggio, la casa del custode, la centrale termica, l’officina, la lavanderia, due campi da tennis, le serre, il dancing La Buca (sola nuda proprietà) , la piscina Lido (sola nuda proprietà), la discoteca Naki Beach (sola nuda proprietà), il bar Boccio (sola nuda proprietà), il secolare Parco di Salice, la Chiesa di S. Maria Nascente, le concessioni minerarie necessarie per l’estrazione delle acque, nonché tutti i beni mobili, autorizzazioni, licenze ed i  marchi.

La grande macchina organizzativa della 6 Giorni di Enduro 2020 si è già messa in moto. In vista della manifestazione, in programma dal 31 agosto al 5 settembre, i team hanno già incominciato a muoversi prenotando posti letto presso le strutture ricettive d’Oltrepò. Il direttore dell’associazione albergatori Simone Scarani vede tuttavia nella manifestazione un’occasione importante per il territorio al di là di quelli che sono gli introiti derivanti da eventuali soggiorni sold out. «Se si pensa che il ritorno economico siano le 5 o 6 notti vendute in occasione della gara, o i pasti al ristorante ed i panini venduti dai negozietti locali probabilmente non varrebbe la pena ospitare la kermesse».

Scarani, la vostra associazione era di fatto inattiva negli scorsi anni. Con la 6 Giorni alle porte avete ricominciato a fare rete?

«Per quanto riguarda l’associazione, è rimasto un piccolo gruppetto di tre o quattro albergatori e ci sentiamo periodicamente per confrontarci sull’andamento degli affari, sulle novità, su temi tecnici o normativi. Sul “Fare rete” penso che sia il motivetto del momento, qui in Oltrepò Pavese, come se fosse la parolina magica che risolve tutti i problemi, a partire dal turismo fino alla produzione di vino».

Non è importante secondo lei?

«Secondo me in Oltrepò non si è mai smesso di fare rete: c’è un vasto e fitto sistema di relazioni e rapporti tra i soggetti, molto più ampio di quanto si possa immaginare, ma nessuno ha la bacchetta magica, e la rete finisce per ingarbugliarsi sempre di più. Anche in questo caso, in occasione della 6 giorni, sono certo che si sia scatenato fin da subito un tourbillon di telefonate, email, incontri, tutti con lo scopo di fare bene e di contribuire alla buona riuscita della manifestazione, a parte qualche guastafeste che cerca sempre di mettere i bastoni fra le ruote, che siano di moto, auto, o biciclette».

A chi si riferisce?

«A chi fa ostruzionismo, come chi è già intervenuto per esprimere il proprio disaccordo con la manifestazione».

Come gestirete l’afflusso di persone sul territorio? Non teme possa crearsi caos o che si possa finire per perdere l’ennesima occasione agendo secondo la logica dell’ognun per sè?

«A mio avviso è impensabile che debbano essere gli albergatori a gestire l’afflusso di persone in ambito di una manifestazione così importante. Il mestiere dell’albergatore è accogliere le persone nel migliore dei modi, non siamo né tour operator né agenzie di viaggio. Mi sono informato ed ho scoperto che gli organizzatori della 6 Giorni hanno giustamente incaricato un tour operator specializzato nella gestione delle trasferte di gare motoristiche. I partecipanti hanno un unico interlocutore, che conosce le loro esigenze e che si è già messo in contatto con alcune strutture locali. Si può prenotare da tutto il mondo in qualsiasi momento e alcuni si sono già organizzati in modo autonomo, fermando le prime camere nelle strutture di Salice Terme».

C’è da aspettarsi il tutto esaurito?

«L’auspicio è quello. Ed il tour operator si sta mettendo in contatto con le varie strutture e molto probabilmente fermerà un gran numero di camere in allottment».

Al momento hanno prenotato solo gli addetti ai lavori o anche potenziali turisti o spettatori?

«Al momento le prenotazioni sono solo da parte dei team».

La 6 Giorni è un evento che fa discutere e divide tra chi la ritiene un’opportunità imprescindibile per il territorio e chi invece prevede effetti negativi sull’ambiente a fronte di un effettivo ritorno economico incerto. Lei come la vede, al di là dei vostri interessi di albergatori?

«Non ritengo che sia un’opportunità imprescindibile per il territorio, ma che sia un’opportunità molto preziosa a livello di immagine. Dipende poi da cosa si intende per ritorno economico: forse c’è ancora qualcuno che pensa che il ritorno economico siano le 5 o 6 notti vendute in occasione della gara, o i pasti al ristorante ed i panini venduti dai negozietti locali. Si provi a cambiare prospettiva e si pensi, invece, di vedere delle belle immagini del nostro territorio sui giornali, in TV, sui social, dove i bolidi sfrecciano nei paesaggi dell’Oltrepò Pavese, dove si vedono i nostri borghi e i castelli, i nostri prodotti locali. Immagini che fanno il giro del mondo sul web e che rimangono sulla carta stampata».

C’è chi sostiene che la vocazione del territorio dovrebbe essere esclusivamente legata al turismo “verde” ed enogastronomico e che una manifestazione simile contrasti con queste linee di sviluppo…

«Allora le gare di sci, i rally, i Gran Premi di auto e moto, i concerti, le maratone, il Giro d’Italia? Sono queste le manifestazioni che hanno permesso a tante località, anche sconosciute, di uscire alla ribalta. Personalmente sono un sostenitore del turismo verde, ho realizzato anche una bike room all’interno del mio hotel, ma sappiamo bene che non saranno gli effetti negativi di quei 6 giorni in particolare a rovinare l’ecosistema dell’Oltrepò. Sono certo anche che gli organizzatori ed i partecipanti sono persone che amano stare in mezzo alla natura e che hanno ben chiaro il concetto di rispetto per l’ambiente e per i percorsi, a differenza di tanti escursionisti, ciclisti e motociclisti “improvvisati” che frequentano i nostri sentieri nei rimanenti 359 giorni dell’anno».

Cosa si sente di dire a chi non vorrebbe questa manifestazione?

«Di sfruttare invece questa opportunità per far conoscere l’ecosistema dell’Oltrepò Pavese. Mettete un bello stand nella zona di partenza della gara, con immagini del nostro ecosistema ed uno staff che possa spiegare ai visitatori cosa lo rende unico. Organizzate escursioni e attività durante la 6 Giorni: ad esempio per andare a vedere la gara in bicicletta o raggiungere i punti più spettacolari o panoramici a piedi con escursioni guidate. Non ci si chiuda a riccio e si lasci che siano i fatti a parlare».

Crede che non esista una alternativa alle grandi manifestazioni per incrementare il numero di turisti?

«Senza eventi non si va da nessuna parte. Le grandi località turistiche che non hanno problemi di visibilità, usano gli eventi per destagionalizzare, noi li dobbiamo sfruttare per farci conoscere».

Chi arriva qui da dove viene e come ha scoperto l’Oltrepò?

«Chi viene in Oltrepò non viene per piacere, ma viene per motivi lavorativi (come nel caso di molti stranieri) o perché “ci si trova” di passaggio».

Pare che non ci siano alberghi o strutture ricettive sufficienti per ospitare tutte le persone che verranno qui per la Sei Giorni. Molte poi sono ancora impiegate per l’accoglienza migranti…

«Le persone che prenoteranno “per tempo” dormiranno in Oltrepò, gli altri troveranno posto un po’ più lontano, nelle zone circostanti: di sicuro non rimarranno senza un posto dove dormire. Ci sono team che vengono dall’altra parte del mondo, e non si faranno problemi a dormire a 30 o 40 km dal centro della gara. Molti si spostano con i motorhome ed i caravan: è stata predisposta una zona attrezzata. Rimane il rischio grosso, purtroppo ormai inevitabile, dei cosiddetti “improvvisati”: B&B, agriturismo, affittacamere, o peggio ancora privati che si cimentano nell’ospitalità senza ben conoscerne le regole fondamentali e che potrebbero causare un ritorno d’immagine negativo. Ma non ne farei una tragedia... la gente che viaggia spesso sa bene come muoversi. Sul tema dell’accoglienza migranti, è un’attività che non condivido, ma rispetto le decisioni dei miei colleghi e non mi permetto di giudicare».

Cosa manca all’Oltrepò per diventare attrattivo come altre Regioni italiane più “quotate”?

«E se le dicessi che mancano proprio le manifestazioni che possano concedergli la giusta visibilità?».

di Christian Draghi

Si è tenuta a Santa Maria della Versa,  presso la storica cantina “La Versa”, la conferenza stampa di presentazione dell’accordo commerciale tra la cooperativa Terre d’Oltrepò e il Gruppo Francoli.L’obiettivo è 1milone di bottiglie di Metodo Classico e 400mila bottiglie della linea “Cottarella” nel 2020.
Un accordo ricco di entusiasmo, che sembra finalmente auspicare al rilancio ed a quel salto di qualità che tutti si aspettano da quel gennaio 2017, quando Terre d’Oltrepò si aggiudicò all’asta il marchio, stabilimento, magazzino ed asset aziendali della storica Cantina Sociale di Santa Maria della Versa, fondata nel 1905 da Cesare Gustavo Faravelli e fallita nel luglio del 2016.

Una conferenza stampa segnata da una grande voglia di rilancio, alla quale erano presenti il presidente e il direttore commerciale di Terre d’Oltrepò e “La Versa, Andrea Giorgi e Massimo Sala, e il presidente del Gruppo Francoli, Alessandro Francoli.

«La politica aziendale di Terre d’Oltrepò è fortemente cambiata in questi ultimi anni» dichiara il presidente della cooperativa Andrea Giorgi «e il nostro progetto andrà avanti. A fine gennaio ci sarà l’assemblea straordinaria che riguarderà la fusione tra “La Versa” e Terre d’Oltrepò: oggi festeggiamo questa “alleanza” con l’importantissimo gruppo Francoli, che per noi rappresenta un proseguimento della nostra politica aziendale, improntata sullo stravolgere del modo di pensare oltrepadano. C’è grande entusiasmo da parte nostra, ma anche da parte degli agenti. Questo fa parecchio piacere e fa ben sperare per il futuro» conclude il presidente Giorgi.

«Conosco molto bene “La Versa”, fin da quando era il marchio italiano d’eccellenza: quando ero un giovane studente a Pavia vedevo le bottiglie di “La Versa” esposte ovunque e io mi sentivo un po’ come un bambino che sta dietro una vetrina di dolci e non può toccarli, in quanto la nostra era un’azienda molto più piccola. Questi spumanti si trovavano in ogni manifestazione: gare di ciclismo, voli Alitalia, gran premi di formula uno… era veramente un sogno inarrivabile» dichiara il presidente del Gruppo Francoli, Alessandro Francoli.
«Quando mio padre ha iniziato l’attività veniva qui in Oltrepò a prendere le grappe che lui commercializzava, quindi per noi c’è un certo legame con questo territorio. Oggi avere in esclusiva sul territorio italiano il marchio “La Versa”, tra i prodotti da noi distribuiti, è un sogno che si avvera. Tutti gli agenti qui presenti sono monomandatari per i nostri prodotti, e questa per noi è una certezza. Ma sentiamo anche una forte responsabilità, perché siamo nelle condizioni di far rivivere i fasti di questo marchio e di fare da traino anche per tutto l’Oltrepò Pavese, riportandolo dove merita. E’ un grande progetto a lungo termine in cui noi crediamo veramente» conclude Francoli.


«Io ho lavorato in diversi territori italiani, ma l’emozione e l’entusiasmo che ho trovato qui non l’ho trovato da nessun’altra parte» dichiara il direttore commerciale di Terre d’Oltrepò, Massimo Sala. «In questi sei mesi, in cui ho avuto l’onore di dirigere questa azienda, ho capito che noi avevamo bisogno di un’eccellenza che ci permettesse di far parlare di noi sul territorio nazionale. Ritengo che la rete vendita del Gruppo Francoli si la migliore in Italia ed è per questo che abbiamo deciso insieme di investire in questo progetto. Non sarà una semplice collaborazione, ma un lavoro sinergico tra le due realtà per portare avanti il progetto di Terre d’Oltrepò e “La Versa”».

Nell’ultimo trimestre 2019 Terre d’Oltrepò ha prodotto un milione e duecentomila bottiglie e nell’ultimo anno l’azienda ha messo in catasta più di duecentomila bottiglie di spumante metodo classico DOCG.
Ma le novità non riguardano solo l’accordo con il gruppo Francoli: «Il progetto commerciale di Terre d’Oltrepò è ampio e riguarda anche la grande distribuzione: abbiamo fatto un accordo con un grande gruppo di distribuzione che da quattro mesi ci sta portando risultati importanti di visibilità, con un marchio importante come Cantina di Casteggio. Inoltre, abbiamo un progetto ambizioso per il mercato USA, sperando che si risolva la problematica dei dazi proposta da Trump» prosegue il direttore Sala.

La conferenza stampa è stata anche l’occasione per annunciare qualche particolare in più riguardo il “progetto qualità” diretto dall’enologo Cotarella: «Con il mese di dicembre si è concluso il progetto 2019 e si è avviato quello 2020: a partire dal mese di marzo usciranno i primi vini, a seconda delle necessità. A fine anno vedranno la luce il Riesling Renano e il Pinot Nero firmati da Cotarella, ma già per il Vinitaly avremo pronta l’intera gamma del “Progetto 2019”» aggiunge il presidente Giorgi. «A fine gennaio incontreremo i soci per iniziare a lavorare sul progetto 2020, che sarà un evoluzione di quello dell’annata passata».
Tutti i vini del “progetto qualità” saranno marchiati “La Versa” e saranno prodotti nella storica cantina di Santa Maria della Versa.

A seguire, durante il brunch offerto dall’azienda ai rappresentati e alla stampa, il barman Benito Langella ha presentato un nuovo cocktail con il quale ha vinto il 70^ Concorso Nazionale AIBES nella categoria Sparkling. «Ho chiamato questo cocktail Amelirose, come la figlia di una mia grande amica amante delle fragole, le quali sono l’ingrediente principale» dice Langella. «Il cocktail è composto, oltre che dalle fragole, da cranberry per dare dolcezza, lime per l’acidità, una spolverata di vodka e per concludere il metodo classico “Collezione 2007 La Versa”, guarnito in superficie con una decorazione composta da pasta di zucchero, isomalto, frutto della passione, menta e fragola aromatizzata a limone e zucchero».

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