Mercoledì, 19 Giugno 2019

Vino e pesce solo di provenienza lombarda, un massimo di 160 pasti al giorno e di 100 posti letto, una particolare attenzione verso la cucina tradizionale e i prodotti del territorio. Sono alcune delle novità introdotte dalla modifica del testo unico regionale in materia di Agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale che interviene sulla disciplina degli agriturismi e del florovivaismo in Lombardia. La norma è stata approvata dal Consiglio regionale: "Gli agriturismi lombardi saranno le vetrine di eccellenza del nostro territorio e del nostro agroalimentare. C'era la necessità di riformare il sistema per valorizzare i veri agriturismi" ha detto l'assessore lombardo all'Agricoltura Fabio Rolfi. Rolfi ha spiegato che "aumenta dal 30 al 35% la soglia minima di prodotti aziendali utilizzati nei pasti, per arrivare all'80% di prodotti lombardi e solo il 20% di prodotti acquistati dalla grande distribuzione". Inoltre "la norma prevede l'utilizzo del 100% di vini lombardi e pesce lombardo".

Sono 1.252.148 le domande per il reddito di cittadinanza presentate all'Inps al 30 maggio. Ad essere già state lavorate oltre 960mila, su un totale di poco più di un milione e 60mila presentate a marzo ed aprile, di cui 674mila sono state accolte, 277mila respinte e 9mila in evidenza per ulteriore attività istruttoria. Il tasso di rifiuto dunque è attualmente al 26%. E' quanto comunica l'Inps, annotando come l’importo medio del Reddito sia di 540 euro mentre ammonta mediamente a 210 euro mese l’importo medio delle pensioni di cittadinanza finora liquidate.

L'Inps ricorda, inoltre, che le domande sono lavorate entro il giorno 15 del mese successivo a quello della presentazione e che, a partire da tale data, Inps invia le disposizioni di pagamento a Poste, che provvede a ricaricare le carte. E precisa che sono indicate con 03-2019 tutte le domande presentate a marzo anche se poi trasmesse all'Inps nei mesi successivi, qualora la trasmissione dagli intermediari ad Inps entro i dieci giorni lavorativi dalla presentazione della domanda sia stata impedita da problemi tecnici documentati.

In massima parte, conclude la nota Inps, risultano ancora da elaborare le domande in attesa della trasmissione dei modelli Rdc Com previsti sulla base delle dichiarazioni presentate in domanda.

Migliaia di forni a rischio chiusura in tutta Italia, con pesanti danni da concorrenza sleale tra imprese e violazioni della legge. Il nodo deriva dall'applicazione distorta della normativa sul consumo sul posto, che sta causando ingenti danni alle attività commerciali e di laboratorio di vicinato alimentare. Lo denunciano le Federazioni di categoria dei panificatori, Assipan Confcommercio e Assopanificatori Confesercenti, con una nota congiunta inviata ai ministri Di Maio, Salvini e Centinaio, pronte a difendere i loro diritti nelle sedi giudiziarie e a scendere in piazza.

Drammatica la situazione a Roma, fanno sapere le due sigle, dove i vigili urbani "stanno perseguitando" i panificatori del centro con blitz, sequestri di tavoli e sedie e multe per migliaia di euro. "Una vera e propria attività persecutoria, che spinge i panificatori alla chiusura di 1.500 attività di vicinato alimentare con laboratori, nel solo centro di Roma, bruciando 10 mila posti di lavoro e investimenti per oltre 200 milioni di euro".

L'Antitrust, ricordano le due sigle, "ha segnalato invano al ministero di Di Maio le distorsioni alla concorrenza derivanti da risoluzioni ministeriali ingiustificatamente restrittive rispetto agli esercizi di vicinato, con particolare riferimento proprio al consumo sul posto". I giudici, infatti, hanno riconosciuto che negli esercizi di vicinato, già legittimati alla vendita dei prodotti alimentari, è ammesso il consumo sul posto, con il solo divieto di non servire ai tavoli.

"È quello che facciamo nei nostri forni con prodotti di qualità, sfornati tutti i giorni, freschi e genuini per i nostri clienti", concludono le Federazioni, chiedendosi "perché vogliono impedirci di fare il nostro lavoro"

In arrivo la nuova flat tax per privati e famiglie: come reso noto recentemente dal ministro Salvini, a breve tutti potranno beneficiare della tassazione agevolata del 15%, non solo imprese e professionisti.

La flat tax (letteralmente: “tassa piatta”) fa parte del pacchetto di misure proposte dalla Lega, e dovrebbe assicurare una ripresa dell’economia, grazie alla tassazione applicata, fortemente ridotta rispetto all’Irpef; la misura richiede lo stanziamento di circa 30milioni di euro, come annunciato dallo stesso Salvini.

Ma come funziona la tassazione agevolata del 15%? Quali sono i pro e i contro? Cos’è la flat tax che vuole Salvini? Conviene veramente?

Per capirlo, dobbiamo innanzitutto comprendere come funziona l’Irpef, l’imposta sul reddito per le persone fisiche, per poi passare ad analizzare la nuova tassazione agevolata, considerando, comunque, che ad oggi non è stato emanato alcun provvedimento in merito. L’attuale proposta potrebbe dunque essere modificata.

Quanto si paga oggi?

Ad oggi, la generalità dei contribuenti paga l’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche: si tratta di un’imposta diretta, cioè che si applica sul reddito prodotto, e personale, in quanto è tassato il singolo contribuente, non il nucleo familiare.

L’Irpef non è calcolata applicando un’aliquota unica (cioè un solo importo in percentuale) a tutto il reddito, ma è determinata applicando aliquote diverse a seconda delle fasce di reddito nelle quali ricade il contribuente:

sino a 15.000 euro di reddito, l’imposta è pari al 23%;

da 15.0001 a 28.000 euro, la tassazione ammonta al 27%;

da 28.001 a 55.000 euro, l’imposta è pari al 38%;

da 55.001 a 75.000 euro, si applica il 41%;

da 75.001 euro in poi, l’aliquota da applicare è il 43%.

In pratica, se il contribuente incassa 20mila euro l’anno, deve corrispondere allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3,450 euro, ed il 27% sui restanti 5mila euro, pari a 1.350 euro, per un totale Irpef di 4.800 euro.

Come funzionano deduzioni e detrazioni?

L’importo calcolato applicando le aliquote al reddito corrisponde, però, alla tassazione lorda: il contribuente può aver diritto alle deduzioni, cioè a beneficiare di importi che abbassano il reddito (ad esempio per il pagamento dei contributi previdenziali) e alle detrazioni, degli importi che abbassano direttamente l’imposta dovuta. Spettano delle detrazioni, ad esempio, per aver prodotto redditi di lavoro dipendente, o autonomo, o redditi di pensione, per i familiari a carico e per determinate spese (ad esempio mediche, per la ristrutturazione della casa, per l’affitto…).

In sostanza, quasi mai il contribuente sconta sul reddito l’imposta piena, grazie all’applicazione delle deduzioni e delle detrazioni.

Con la flat tax di Salvini, il calcolo di quanto dovuto dal contribuente è molto più semplice: al reddito prodotto, difatti, si deve applicare un’aliquota unica del 15%. In pratica, se il contribuente incassa 20mila euro l’anno, deve corrispondere allo Stato il 15%, pari a 3mila euro, anziché i 4.800 euro previsti con l’attuale Irpef: nel caso di specie, parliamo di 1.850 euro di tasse in meno all’anno.

Il risparmio diventa molto più elevato al crescere del reddito: chi incassa 30mila euro, ad oggi paga 7.720 euro lordi di Irpef, 8.449 euro considerando anche le addizionali. Con la flat tax pagherebbe solo 4.500 euro. Non è stato però chiarito che fine faranno e come saranno trasformate l’addizionale regionale e comunale all’Irpef.

Bisogna però considerare che, in base alle ultime proposte, la flat tax sarà applicata sul reddito di tutta la famiglia (che non potrà superare i 50mila euro, altrimenti la tassa piatta non si applicherà), e si potrà beneficiare di una deduzione di 3mila euro per ogni componente del nucleo (ad esempio, 2 genitori più 2 figli darebbero luogo a una deduzione di 12mila euro, 4 membri per 3mila euro ciascuno).

In particolare:

i nuclei familiari con reddito compreso tra zero e 35mila euro avrebbero diritto a una deduzione fissa di 3mila euro per ciascun membro del nucleo familiare;

per redditi da 35mila euro a 50mila euro la deduzione sarebbe ammessa soltanto per i carichi familiari;

i redditi superiori ai 50mila euro non avrebbero diritto ad alcuna deduzione.

In seguito all'articolo da noi pubblicato due giorni fa relativamente alla situazione di Banca Centropadana, è giunta in redazione una nota firmata da Sebastiano Cavalli, esponente della lista guidata dal sindaco di Meleti, Mario Rocca, candidata a prendere la guida dell'istituto creditizio con le elezioni di domenica 26 maggio. Una risposta che aspettavamo e pubblichiamo, giacché può aiutare i soci a vederci più chiaro sulle vicende interne alla loro banca, in vista dell'assemblea ormai incipiente. Riportiamo dunque in coda il comunicato stampa, a beneficio dei diretti interessati.

Ma prima, un commento.

È ormai chiaro che venti di guerra spirano su Lodi: e non è una novità. Già durante le ultime assemblee dei soci la voce di Rocca si era fatta sentire, una delle poche, per denunciare presunte carenze amministrative e la situazione a livello generale preoccupante della banca.

Secondo la ricostruzione che abbiamo pubblicato ieri, ai consiglieri uscenti è stata vietata la ricandidatura. Fino a qualche giorno fa pareva esserci in lizza la sola lista Rocca (membri, oltre al capolista: Pietro Losi, Sebastiano Cavalli, Andrea Itraloni, Rinaldo Onesti, Luigi Maggi, Gianfranco Lavelli, Alessandra Stragliati, Arduino Quintini, Giovanni Pagani, Antonio Sidoli).

Ma lunedì 20 maggio il C.d.A. aveva di fatto consentito ad altre due liste di partecipare al confronto elettorale. Una capeggiata da Antonio Baietta, attuale presidente della Cooperativa Santangiolina, e composta anche da Ambrogio Abbà, Elia Bergamaschi, Ennio Andrea Bonvissuto, Luca Cambié, Andrea Fedele, Paolo Fontana, Luciano Fugazza, Alberto Noro, Dario Raimondo Cominesi e Mauro Vignola. Sodalizio, quest'ultimo, più vicino all'amministrazione uscente. Una con il solo candidato indipendente Paolo Giovanni Ramaioli, il cui nome circolava già da diverse settimane.

La decisione di implementare il numero di candidati era già stata ventilata nel precedente C.d.A del 13 maggio, non prima che fosse finita a ramengo l'ipotesi di una lista unica che comprendesse tutte le varie anime della compagine societaria. E i legali della gruppo guidato da Rocca, il 19 maggio, avevano inviato una diffida all’Organo amministrativo di Banca Centropadana (con opportuna conoscenza a Banca Italia, ICCREA e Collegio sindacale), annunciando che, in caso di vittoria della lista n.1, essi “impugneranno senza indugi gli esiti elettorali innanzi alla competente Autorità Giudiziaria e adotteranno ogni più opportuna iniziativa nei confronti di coloro che, col loro voto, abbiano violato le norme statutarie e regolamentari.”

A norma di regolamento, infatti, le candidature debbono essere presentate almeno 60 giorni prima della scadenza elettorale. La lista Rocca è stata effettivamente formalizzata il 27 febbraio, all'interno dei termini previsti.

Gli sfidanti asseriscono che questo termine non avrebbe potuto essere rispettato da loro, giacché il niet alla ricandidatura dei consiglieri uscenti è giunto in tutta la sua insindacabilità soltanto il 18 aprile. Dunque ogni possibile via alternativa sarebbe stata potuta esser presa in considerazione con  oltre 20 giorni di ritardo.

Non spetta certo a noi stabilire un giudizio inequivocabile circa l'operato delle parti in causa: competerà ai controllori preposti ed eventualmente all'autorità giudiziaria invocata da Rocca e dai suoi sodali pronunciarsi circa il reale svolgimento dei fatti e dunque la legittimità di tutte le fazioni in campo.

Sarà nostra cura dare notizia di ogni eventuale evoluzione.

Ma al momento la situazione rimane, da ogni punto di vista, intricata, incerta.

E dobbiamo rilevare che, nel bene e nel male, un'ampia fetta di elettorato si riconosce ancora nell'amministrazione uscente, e vorrebbe avere la possibilità di dare fiducia al gruppo che si è venuto a creare nel segno della continuità.

Perché allora, ci chiediamo, non annullare la consultazione elettorale e riaprire i termini per le candidature, così da consentire una competizione cristallina, con il medesimo punto di partenza, e soprattutto l'occasione, finalmente, di coinvolgere tutti i soci in un sano dibattito democratico?

Forse perché la macchina elettorale, e i “Signori delle deleghe”, si sono ormai messi in moto.

Forse perché, dopo tutto, a qualcuno il caos non dispiace.

Forse perché il tentativo di proporre una sola lista c'è stato. E ha fallito.

Forse perché rimandare ogni decisione a settembre significherebbe perdere ogni possibilità di recuperare, almeno in parte, il recuperabile dell'anno 2019, in vista della chiusura del prossimo bilancio.

Forse perché entrambi gli schieramenti sono convinti delle proprie ragioni, e non intendono indietreggiare proprio ora.

Ci sono vicende in cui gli avvenimenti che si susseguono non sono mai quelli giusti, non finiscono a modino in nessun caso.

Questa è una di quelle.

Perché la frattura societaria, comunque vadano le cose, non si comporrà certo domenica.

In riferimento al nostro articolo, ci viene poi segnalato che nella lista Rocca sono presenti due candidati espressione della provincia di Pavia. È una buona notizia. Tuttavia, ci è d'obbligo precisare che, nel nostro cumulo di osservazioni, abbiamo fatto riferimento ad un unico candidato dell'Oltrepò - Andrea Fedele, candidato nella lista Baietta - e non abbiamo parlato dell'intera provincia. Questo perché “Il Periodico” è il giornale dell'Oltrepò Pavese. Da ormai 13 anni ci occupiamo di questo lembo del territorio dimenticato dai poteri forti ma non da Domineddio, e non ci risulta che siano presenti altri candidati da qui provenienti.

Non ce ne vogliano quindi gli amici di Lodi, Piacenza e dintorni: facciamo il tifo per la più positiva delle risoluzioni, a maggior vantaggio della forse più eminente fra le nostre banche territoriali. Ma abbiamo il dovere di raccontare i fatti con riferimento particolare al nostro territorio di riferimento. Territorio presso il quale hanno sede 8 filiali (Broni, Casteggio, Codevilla, Lungavilla, Retorbido, Rivanazzano Terme, Stradella, Voghera), e i cui soci, a causa forse della lontananza territoriale dalla sede centrale, non sono certo ben informati delle vicende societarie.

Non sono informati circa la provenienza dei vari candidati, circa i loro curricula, circa i loro programmi per l'amministrazione futura.

Non sono informati della situazione dei crediti deteriorati, che abbiamo raccontato ieri.

Non sono informati, o non lo sono sufficientemente, degli investimenti immobiliari avvenuti nell'ultimo triennio (cui anche abbiamo parzialmente fatto cenno ieri).

Non sono informati circa l'elevato “cost/income ratio”, ovvero il rapporto fra i costi operativi e i margini di intermediazione, ovvero l'indicatore che espone quanto una banca sia efficiente e redditiva. Più basso è il valore, più efficiente è la banca. Nel caso di Centropadana si attesta intorno al 96%. La situazione apparet id quidem... etiam caeco

Riportiamo di seguito il comunicato emesso dai candidati della lista numero 3 , nella lista c’è anche commercialista piacentino Sebastiano Cavalli (nella foto)

“Nonostante tre anni di perdite che hanno quasi dimezzato il patrimonio della banca, una situazione di redditività quasi inesistente e il recente provvedimento di Bankitalia che ha richiesto un generalizzato ricambio dei vertici aziendali, il 13.05 u.s. l’Avv.  Bassanetti ed i suoi consiglieri (con voto contrario di Madonini, ndr.), in violazione degli artt. 28 - 28 bis – 30 e 35 dello Statuto e degli artt. 19 e 21 del vigente Regolamento elettorale, hanno arbitrariamente e quindi illegittimamente candidato una nuova lista di nominativi, con capofila il Sig. BAIETTA e composta dagli ulteriori seguenti nominativi: AMBROGIO ABBA’, ELIA BERGAMASCHI, ENNIO ANDREA BONVISSUTO, LUCA CAMBIE’, ANDREA FEDELE, PAOLO FONTANA, LUCIANO FUGAZZA, ALBERTO NORO, DARIO RAIMONDO COMINESI E MAURO VIGNOLA.

In considerazione della irritualità delle candidature delle persone su esposte, il 19.05 i legali della lista con capofila Rocca, in relazione al prossimo rinnovo delle cariche sociali, hanno inviato una diffida all’Organo amministrativo di Banca Centropadana (con opportuna conoscenza a Banca Italia, ICCREA e Collegio sindacale) al rispetto delle norme di Legge, di Statuto e regolamentari, invitando inoltre il Collegio Sindacale e la Capogruppo ICCREA a vigilare sul corretto svolgimento della competizione elettorale del prossimo 26 maggio 2019.

Con tale diffida i legali hanno fin d’ora reso edotto il CDA uscente che, qualora la lista da questo proposta venisse nominata: “impugneranno senza indugi gli esiti elettorali innanzi alla competente Autorità Giudiziaria e adotteranno ogni più opportuna iniziativa nei confronti di coloro che, col loro voto, abbiano violato le norme statutarie e regolamentari.”

Il 20.05, a soli sei giorni dall’assemblea dei soci, sempre il medesimo CDA uscente e dichiarato da Bankitalia incandidabile (e sempre con voto contrario di Madonini, ndr.), nonostante i solleciti di ICCREA e la nostra diffida, ha proseguito imperterrito nella illegittima proposta di candidatura di nominativi incredibilmente dallo stesso organo indicati.

Tutto ciò posto, ci preme avvertire tutta la base sociale che, l’eventuale nomina della lista proposta dal Consiglio d’amministrazione uscente con capofila Baietta è illegittima e verrà resa nulla dalla successiva azione giudiziaria che, senza indugio, noi intraprenderemo il giorno successivo alle elezioni, per tutelare tutta la base sociale (e di fatto la nostra Banca) da un pregiudizio imminente e irreparabile quale sarebbe quello della elezione di un siffatto nuovo organo amministrativo, essendo il medesimo rappresentativo di una palese violazione della Legge, dello Statuto, del Regolamento elettorale, dei provvedimenti di Banca d’Italia e di quanto indicato dalla Capogruppo, esponendo ulteriormente l’istituto ad ulteriori danni reputazionali.

Non esiste nel comune diritto civile né che un consiglio d’amministrazione possa proporre una lista di candidati di propria emanazione né che tale lista possa essere candidata senza il minimo rispetto dello statuto e del Regolamento elettorale al quale la nostra lista si è attenuta sin dal 27 febbraio 2019.

La banca è dei soci e non dell’attuale CDA. Queste situazioni devono finire.

Non temiamo smentite perché è tutto contenuto in documenti ufficiali (oltreché sulla stampa) che saranno sottoposte alle autorità competenti nel caso l’Assemblea non si svolga correttamente ovvero nel rispetto della Legge, dello statuto e del Regolamento elettorale.

Ci attendiamo che i soci della nostra Banca, resi consapevoli delle predette azioni compiute dal CDA uscente del Presidente Bassanetti, assumano responsabilmente la propria scelta di voto per il bene dell’Istituto.”

Conto alla rovescia per il doppio intervento sulle pensioni, il conguaglio sul taglio della rivalutazione annuale degli assegni per il 2019 e la sforbiciata sugli assegni d'oro superiori ai 100mila euro annui. I provvedimenti saranno infatti operativi dal 1 giugno prossimo, giornata in cui scenderanno in piazza anche i pensionati di Cgil Cisl e Uil. "Dateci retta" sarà il leit motiv che animerà la mobilitazione a Piazza San Giovanni a Roma contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo a cui parteciperanno anche i leader delle confederazioni, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

"L’unica misura messa in campo è quella del taglio della rivalutazione partita il 1° aprile a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi mentre la tanto sbandierata pensione di cittadinanza finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà", è la critica che unitariamente Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil girano al governo.

Al via dunque il conguaglio sul taglio della rivalutazione delle pensioni per i trattamenti superiori ai 1.522 euro al mese (oltre tre volte il minimo) con cui recuperare la differenza relativa al periodo gennaio-marzo. Ai blocchi come previsto dalla legge di bilancio, anche il taglio sulle pensioni d'oro eccedenti i 100 mila euro lordi annui (compresi i supplementi di pensione e le pensioni supplementari, a prescindere dal sistema di calcolo adottato per la liquidazione degli stessi), che varrà per i prossimi 5 anni. Una sforbiciata, come chiarito da una circolare Inps, che prevede una riduzione percentuale del: 15% per la quota di importo da 100.000,01 a 130.000,00 euro; 25% per la quota di importo da 130.000,01 a 200.000,00 euro; 30% per la quota di importo da 200.000,01 a 350.000,00 euro; 35% per la quota di importo da 350.000,01 a 500.000,00 euro; 40% per la quota di importo eccedente i 500.000,01 euro.

Il 26 maggio prossimo venturo i soci della Banca Centropadana di Credito Cooperativo si riuniranno a San Donato Milanese per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. L'articolo fino a ieri sarebbe potuto finire qui, perché questa era l'unica notizia certa a soli pochi giorni dalla scadenza. Tutto ciò che fa da corollario a questo importante evento, infatti, è rimasto per lungo tempo avvolto da un alone di mistero, contorniato da bisbigli, da notizie ufficiose, da incertezza.

Andiamo con ordine. Lo scorso autunno la Banca d'Italia avvia un'ispezione presso la banca: non è la prima volta, e non sarà l'ultima. Anche se, in seguito alla nascita del Gruppo Bancario Cooperativo ICCREA, da ora in avanti i controlli saranno effettuati dalla Banca Centrale Europea. Al termine delle verifiche, tuttavia, accade qualcosa che a Lodi e dintorni non si era mai visto prima: i funzionari di via Nazionale, infatti, impongono ai consiglieri in carica negli ultimi due mandati di non ricandidarsi. È un terremoto, e basti un dato per spiegarne le ragioni: il presidente, Serafino Bassanetti, è in carica da ben 38 anni (sic!); caso tutt'altro che isolato, occorre dirlo, nel mondo del cooperativismo bancario e dei piccoli istituti di credito. Quali sono le ragioni di questo diktat? Difficile dirlo con certezza. Dai corridoi di Centropadana non sono circolate informazioni granché precise; si sa solo che il CDA è stato posto a conoscenza della decisione lo scorso 18 aprile, e che l'ispezione ha rivalutato in negativo i crediti ammalorati iscritti a bilancio. Cosa sono i crediti ammalorati? In parole povere: i crediti che la banca fatica ad incassare. I prestiti non ripagati, per esempio. Sofferenze, partite incagliate, crediti scaduti o sconfinanti deteriorati, crediti ristrutturati. Tutte le banche hanno in carico una certa quantità di questi crediti. Che in parte verranno recuperati, in parte no. A inizio 2018 aveva destato un certo scalpore la pubblicazione, da parte dell'autorevolissimo Sole 24 Ore, di un elenco di 114 banche “malate”; ossia di banche che avevano in pancia una tale mole di crediti deteriorati da rendere dubbia la loro stessa stabilità. Quella classifica dei “cattivi” era stilata tenendo in considerazione un parametro, il “Texas ratio”, che mette in rapporto i crediti deteriotati (Non Performing Loans) con il patrimonio netto tangibile di una banca. Ne consegue che una banca dotata di un grande patrimonio potrà sostenere il peso di parecchi N.P.L.; una che invece scricchiola sotto il profilo patrimoniale non lo potrà fare affatto. Il nodo sta nel fatto che il numeratore di questo rapporto è rappresentato da un valore oggetto di stima; che pertanto, in quanto tale, potrà essere corretta o errata. Questo potrebbe essere accaduto in Centropadana: la stima dei crediti effettivamente incassabili, con molta probabilità, è stata rivista al ribasso da Banca d'Italia.

Come ben spiegato in questo articolo (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/22/banche-malate-ce-un-indice-per-riconoscerle-ma-e-ingannevole/4639379/ ), le banche - tutte, o quasi - usano stimare, mediamente, di poter recuperare il 42% dei crediti deteriorati. E questo è il valore che iscrivono a bilancio. Secondo le più recenti informazioni fornite dalla BCE, tuttavia, nel concreto il dato non supera il 20%.

Secondo la lettura del Fatto Quotidiano accade, poi, che molte banche cedano questi crediti a terzi per un controvalore prossimo al 12%, e che questi terzi poi propongano ai debitori un accordo transattivo di importo compreso fra il 25% e il 40% del debito iniziale. Conseguenza è che il “Texas ratio” delle banche coinvolte scricchioli notevolmente, a fronte di queste eventualità.

Anche Banca Centropadana ha ricorso al sistema testé descritto. Lo ha fatto nel gennaio 2018, nell'estate successiva e ancora nel febbraio 2019 (quando ha ceduto 31,5 milioni di crediti a Banca Akros).

Qual è la situazione effettiva di Banca Centropadana, oggi? La maggior parte dei soci ne prenderà atto proprio il 26 maggio, quando saranno chiamati, fra l'altro, ad approvare un bilancio 2018 che ha registrato una perdita di 32,8 milioni di euro.

Difficile in questa fase anche individuare i responsabili dello status quo venuto a crearsi - troppo scontato sarebbe individuare il capro espiatorio nei consiglieri uscenti. Certo è che occorre si apra una fase di programmazione importante, per una banca che comunque, a dispetto delle apparenze, non pare affatto trovarsi sull'orlo di un incontrovertibile precipizio.

Come detto all'inizio, c'è inoltre la partita del nuovo CDA. Fino a qualche giorno fa sembrava esserci in lizza una sola lista di candidati, capeggiata dal sindaco di Mileto, un comune di 447 anime del lodigiano: Mario Raffaele Rocca. Il quale si era già candidato, con scarsi esiti, alla scorsa tornata elettorale; alla guida di una lista che comprendeva, fra gli altri, il noto imprenditore e musicista Franco Bagutti, e il sindaco di Copiano (e già candidato presidente della Provincia di Pavia) Andrea Itraloni. Quest'ultimo ricandidato anche in questa occasione. All'ultimo momento, tuttavia, sono uscite allo scoperto altre due liste: una più vicina all'amministrazione uscente, con in capo Antonio Baietta, presidente della Cooperativa Santangiolina di Sant'Angelo Lodigiano; e una con un solo candidato indipendente, l'avvocato santangiolino Paolo Ramaioli. Le altre due liste contano undici candidati ciascuna: è infatti questo il numero di membri che andranno a formare il nuovo Consiglio d'Amministrazione. Undici è anche il numero di preferenze che ognuno degli aventi diritto al voto potrà esprimere. I soci oltrepadani hanno temuto fino all'ultimo di non vedersi rappresentati in nessuna delle due liste (fino ad oggi espressione del territorio era il vicepresidente vicario Guerrino Saviotti, già direttore della Cantina Torrevilla). Questa eventualità sarebbe stata assolutamente allarmante, per una banca che fa - o dovrebbe fare - del rapporto con i territori il suo marchio di fabbrica. Gli addetti ai lavori sussurravano da tempo di una candidatura, poi tramontata, che sarebbe stata proposta ad un ex uomo-chiave di ASM Voghera. Alla fine a spuntarla è stato invece un giovane candidato espressione della società civile, Andrea Fedele, 33 anni, il quale può contare su una formazione economica a livello universitario (così come richiesto da Bankitalia) ed un'esperienza lavorativa nell'ambito della ristrutturazione crediti. Fedele è nel gruppo che fa riferimento a Baietta. Il rischio di un Oltrepò non rappresentato in CDA parrebbe dunque scongiurato. Le liste ufficiali verranno comunque pubblicate ai soci nelle prossime ore. 

Giova proporre, in conclusione, una breve digressione storica. La Banca Centropadana non è una banca come tutte le altre: è una banca di “credito cooperativo”. Da quest'anno, in seguito alle riforme volute dal Governo Renzi, è parte di un gruppo più ampio, ICCREA Banca, che fa da capofila alle numerose realtà analoghe presenti sul suolo nazionale.

Centropadana conta attualmente 52 filiali (di cui 16 in provincia di Pavia), 18,500 soci (4800 in provincia di Pavia) e un numero ben più alto di clienti (53.000). È nata il 1° ottobre del 2000, quando la allora Banca di Credito Cooperativo del Basso Lodigiano e dei Colli Banini ha incorporato le consorelle dell'Oltrepò. La sede venne posta inizialmente a Guardamiglio; quattro anni fa è stata spostata a Lodi, in seguito all'acquisizione del prestigioso Palazzo Ghisi-Sommariva. Un'operazione da 12 milioni di euro, cui seguono quest'anno investimenti per altri 3,5 milioni in vista di un ampliamento.

La Banca di Credito Cooperativo dell'Oltrepò Pavese, con filiali in 15 comuni, era nata il 4 ottobre 1991 in seguito alla fusione fra la Cassa Rurale ed Artigiana di Lungavilla e la Cassa Depositi e Prestiti San Pio di Codevilla. Quest'ultima, semplice ma onoratissima Davide in un mondo di Golia, aveva visto la luce il 14 luglio 1901. Sei anni prima della cassa di San Colombano, sette prima di quella di Guardamiglio. La banca codevillese fu fondata dall'arciprete del paese, secondo una moda allora diffusa (e secondo l'esempio delle casse Raiffeisen - che prendono il nome dal prelato che le creò - e che chiunque sia stato in Alto Adige avrà constatato essere tuttora largamente presenti). Se la Centropadana si dichiara oggi centenaria è perché considera lì le proprie origini. I soci oltrepadani sperano che chi detiene le leve dei comandi se ne ricordi, in previsione del prossimo 26 maggio.

di Pier Luigi Feltri 

Il 2018 segna la ripresa del settore agricolo (+0,6% produzione e +0,9% valore aggiunto) che raggiunge il valore di 59,3 miliardi di euro, pesca compresa. E' quanto emerge dal Rapporto Istat sull'andamento dell'economia agricola dove brilla il vino con una crescita marcata del 16,2%.

Con 10,2 miliardi di euro di valore della produzione di vino, l'Italia nel 2018 si è collocata in Europa seconda solo rispetto alla Francia, che ne ha prodotto per 12,6 miliardi. L'88% è stato prodotto nelle aziende agricole (42%) o nelle cooperative agricole (46%), solo il 12% dall'industria. L'export del vino ha superato i 6 miliardi di euro. Tuttavia, segnala l'Istituto di statistica, i margini calano, e crolla la produzione di di olio d'oliva (-34,7%), mentre la produzione di agrumi scende del (-4,0%). 

Il peso dell'agricoltura sull'intera economia, precisa ancora l'Istat, è al 2,1%; se si include l'industria alimentare si arriva al 3,9%. L'occupazione cresce dello 0,7%. Nella Ue a 28 l'Italia si conferma il primo Paese per valore aggiunto nel settore e il secondo per valore della produzione

Un nuovo assunto su cinque in Italia è nel food. A rilevarlo è la Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi sui dati nazionali relativi ad aprile 2019 del sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con Anpal (Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro). Dall'analisi di mercato emerge, che tra cuochi, camerieri, altri servizi turistici, operai specializzati e conduttori di macchinari nell'industria alimentare, sono oltre 82 mila le entrate previste dalle imprese in Italia ad aprile 2019, una su cinque sul totale di tutti i settori (415 mila). La Camera di commercio spiega nel dettaglio che si tratta di 73 mila tra cuochi e camerieri con oltre uno su tre che ha meno di 29 anni (36,7% del totale delle entrate). Giovane anche il 27% dei quasi 9 mila operai specializzati nell'industria alimentare.

Al 2017 sono circa 615 mila le entrate di dipendenti del food assunti all'anno dalle imprese. Le figure più richieste sono i camerieri (300 mila) e i cuochi (132 mila). Seguono i baristi (89 mila), gli addetti alla preparazione, alla cottura e alla distribuzione dei cibi (41 mila) e i pasticceri e gelatai (14 mila). "Il settore del food - ha commentato il membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi Guido Bardelli - offre importanti opportunità di lavoro nella ristorazione e negli alberghi, con un indotto in molti settori collegati. Puntiamo a far conoscere questi mestieri nei giorni dedicati a Milano Food City, il fuorisalone dedicato al cibo".

“Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri apprezzano l'allargamento del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Tutela Vini da 15 a 21 membri. Tutte le sigle sindacali della provincia di Pavia, infatti, sottolineano come l'entrata nel CdA del Consorzio di realtà importanti (come il Club del Buttafuoco Storico e diverse aziende del Distretto, tra cui i suoi massimi rappresentanti) sia  un passo in avanti sulla strada del rilancio di tutto l'Oltrepò Pavese.

Importante anche il fatto che il Consorzio mantenga l'erga omnes per il Pinot Grigio, per il Pinot Nero e per il Sangue di Giuda, insieme anche al coinvolgimento delle categorie istituzionali e dei Comuni di appartenenza delle cantine e delle aziende agricole. Questo potrà essere un utile partenariato per realizzare costanti iniziative di promozione dei prodotti e del territorio, con una visione di coinvolgimento di attività correlate.

Un ringraziamento particolare da parte di tutte le Organizzazioni professionali agricole va all'Assessore all'agricoltura, alimentazione e sistemi verdi di Regione Lombardia Fabio Rolfi, per il concreto progetto di rilancio messo in campo e per il lavoro portato avanti in questi mesi, condividiamo quanto sottolineato dall' assessore Rolfi, il quale invita la stretta collaborazione di tutte le componenti di settore e di rappresentanza, per avviare il  cammino di rinnovamento che inizia dal Consorzio e passa attraverso la redditività delle aziende, sostenute dalla gestione condivisa delle scelte territoriali.  L'Assessore Rolfi, sottolineano ancora le Organizzazioni sindacali, si è impegnato per la ripresa dell'Oltrepò Pavese, territorio vitivinicolo e agronomico di grande storia che deve dare di sé un'immagine nuova, per una comunicazione efficace che ne rappresenti il suo grande valore anche dal punto di vista economico.”

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