Mercoledì, 19 Febbraio 2020

MONTALTO PAVESE - «NOI GIOVANI DOBBIAMO ESSERE PIÙ INNOVATIVI E APERTI ALLE COLLABORAZIONI»

L’Italia con 53.475 imprese agricole condotte da under 35 è al vertice in Europa nel numero di giovani in agricoltura, con un aumento del 9% nel terzo trimestre 2017 secondo un’analisi dell’associazione Coldiretti in occasione dell’apertura della Fiera Agricola di Verona. La presenza degli under 35 ha di fatto rivoluzionato il lavoro in campagna dove il 70% delle imprese giovani opera in attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche, ma anche alle attività ricreative, l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, la sistemazione di parchi, giardini, strade, l’agri-benessere e la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili. Abbiamo intervistato Pietro Tarantani, classe  1993, dell’Azienda Agricola “Tarantani  Benito”, un giovane perito agrario che con i suoi due fratelli Jacopo, classe 1995, perito agrario ed Elia, classe 1996, perito agrario e laureando in Scienze Agrarie all’Università “Cattolica” di Piacenza, ha deciso di continuare l’attività paterna  di allevamento e viticultura a Donega, una piccola frazione di Montalto Pavese.

Tutti e tre avete seguito lo stesso percorso di studi all’Istituto Agrario “Gallini “ di Voghera e uno di voi si sta laureando in Scienze Agrarie, e insieme avete deciso di rimanere a lavorare nell’azienda di famiglia, come mai?

«Da tre generazioni la nostra famiglia vive e lavora in questo territorio e noi, fin da bambini , siamo stati coinvolti nelle attività dell’azienda agricola, ci siamo appassionati e abbiamo deciso di fermarci a lavorare qui provando a dividerci un po’ i compiti per migliorare le nostre produzioni».

Cosa produce  principalmente  la vostra azienda?

«Data la posizione molto favorevole, la nostra azienda si occupa principalmente della produzione di uva che in parte vinifichiamo per il nostro agriturismo e per uso personale e in parte conferiamo alla Cantina di Broni. Abbiamo poi l’azienda cerealicola – foraggera e l’azienda zootecnica con l’allevamento della linea vacca-vitello di razza piemontese».

Lei Pietro di che cosa si occupa?

«Io ho sempre avuto la passione per gli animali e quindi sono quello che si occupa principalmente della stalla. Alleviamo in parte vitelli fino all’età di 6  mesi che poi vendiamo e in parte li ingrassiamo per l’utilizzo in agriturismo e per la vendita diretta di carne ai privati. è un lavoro molto impegnativo perché abbiamo circa una cinquantina di capi in stalla. La mia giornata inizia circa alle cinque e mezzo del mattino e va avanti fino a sera inoltrata.

Il tipo di alimentazione del bestiame è fondamentale per ottenere carni di qualità, come vi organizzate?

«L’alimentazione del nostro bestiame è costituita da foraggi  e cereali come orzo e mais e crusca che produciamo noi e che sono certificati biologici. I nostri vitelli nascono in stalla e vengono svezzati da noi. Non compriamo animali provenienti dall’estero. Vivono in una stalla chiusa ma hanno un recinto  esterno che, con il tempo buono, permette loro di stare all’aria aperta».

Mi diceva che vendete la carne a km 0. Il cliente che viene da voi che pezzature trova?

«Abbiamo il pacco famiglia composto da tutti i tagli di carne per il consumo domestico che può essere di 30-35 kg o 45-50 kg. I vari tagli di carne sono già divisi in pacchetti da noi ed il cliente deve solo surgelarli. Comprare direttamente da noi è conveniente e poi la carne è di ottima qualità , molto tenera e gustosa grazie al modo in cui alleviamo gli animali».

Allevate anche maiali e producete salumi?

«Compriamo  maiali italiani pronti e li macelliamo in inverno per produrre salami che utilizziamo per i clienti dell’Agriturismo e per consumo personale».

Il vostro Agriturismo si chiama “La Caxa Malcoti”, è stato inaugurato 8 anni fa. Da dove proviene questo nome?

«Il luogo dove si trova l’Agriturismo si chiama il Malcontento e, nel rustico che abbiamo ristrutturato per creare la struttura, abbiamo trovato una pietra scolpita con questa scritta che dovrebbe essere in spagnolo antico che significa “il posto mal comodo” un luogo bellissimo ma situato su di un pendio molto scosceso. Abbiamo solo una quarantina di posti, mia mamma si occupa della cucina e utilizza le carni, i salumi, le verdure e i vini che produciamo noi  e devo dire che siamo molto contenti perché i clienti non ci mancano».

Invece i suoi due fratelli  come si collocano nell’azienda?

«Jacopo si dedica con molta passione alla meccanica, è il trattorista di famiglia e ha circa un centinaio di ettari di terreno da gestire ed Elia, oltre a studiare con profitto all’Università, è più appassionato di viticultura e della produzione di vino. Abbiamo comprato da due anni 20 ettari di vigneto certificato biologico in zona F1 in località Pietra de Giorgi  dove si produce Sangue di Giuda e Buttafuoco».

Lei mi ha detto che vendete le uve alla cantina di Broni che negli ultimi tempi ha avuto un periodo molto disastrato per le note vicende giudiziarie, quali sono state per voi le conseguenze?

«Le conseguenze sono state, secondo me soprattutto la perdita d’immagine del territorio perché alla fine ci hanno  rimesso  non solo i soci ma anche tutte le altre cantine di produzione vinicola in quanto facenti parte dell’Oltrepò. Un altro problema è poi la disgregazione del Consorzio con l’abbandono di diversi produttori, il risultato è che questo nostro Oltrepò Pavese non riesce a decollare in campo vinicolo».

Secondo lei che cosa si potrebbe fare per risollevare le sorti di questo territorio?

«Abbiamo appunto comprato da poco questo nuovo vigneto proprio per cercare di arrivare a una produzione di qualità e puntare alla realizzazione di un prodotto che si distingua sul mercato ed essere trainante del territorio. Purtroppo però gli agricoltori di queste zone sono un po’ troppo individualisti e spesso e volentieri  non si confrontano fra di loro. Quindi penso che noi giovani dobbiamo essere più innovativi e aperti alle collaborazioni».

Qual è il problema principale che dovete affrontare in una azienda come la vostra?

«Il problema più grosso è la burocrazia ed il confronto sempre più difficile con le istituzioni. Purtroppo lo Stato non ci viene in contro e quando riusciamo ad accedere ad alcuni contributi, dobbiamo aspettare alcuni anni per vederli versati e, se succede un’annata come quella dell’anno scorso con notevoli danni alle viti, dobbiamo cercare di arrangiarci con i nostri mezzi. Mio fratello Elia è diventato anche perito estimatore per un’assicurazione  per i danni provocati dalla grandine e da calamità naturali e in questo modo riesce ad avere un’opportunità di lavoro in più in estate».

Siete molto impegnati, a volte non riuscite neanche ad andare in vacanza ma avete anche molte soddisfazioni dal vostro lavoro. Ha mai avuto il desiderio di lasciare questo posto e trasferirsi altrove?

«Sono molto legato a questo territorio e alla mia famiglia e lo lascerei solo per realizzare il sogno di andare in Argentina o in Brasile  ad avviare un’attività di allevamento del bestiame. Son già stato in Brasile nel 2015, in un’azienda con l’allevamento del bestiame allo stato brado e devo dire mi piacerebbe molto fare un’esperienza di questo tipo».

di Gabriella Draghi

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