Domenica, 17 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - TERRE D’OLTREPÒ, PREZZO DELLE UVE: «CERTAMENTE QUESTA SITUAZIONE NON DIPENDE DIRETTAMENTE DA QUESTO CONSIGLIO D'AMMINISTRAZIONE»

Il 2019 è stato un anno di grandi cambiamenti per la cooperativa “Terre d’Oltrepò”: dal rilancio del marchio Testarossa, con la presentazione del millesimato 2015, alle nuove modifiche statutarie. Senza dimenticare il cambio della direzione commerciale, avvenuta proprio nel corso dell’estate, con l’ormai ex direttore Marco Stenico che lascia l’incarico, assunto più di due anni fa, al nuovo responsabile Massimo Sala. Il presidente di “Terre d’Oltrepò”, Andrea Giorgi, ci ha illustrato gli ultimi sviluppi di questa rivoluzione, chiarendo inoltre alcuni punti critici sollevati da alcuni soci al termine della scorsa assemblea.

Presidente Giorgi, la scorsa assemblea è stata un passo importante per la Cantina. Sono stati modificati alcuni articoli dello statuto. è soddisfatto di come si è espressa l’assemblea?

«Era da tempo che lavoravamo a questa modifica dello statuto. Quindi nulla è stato tralasciato. Abbiamo valutato attentamente i tempi e soprattutto i contenuti che abbiamo verificato con dei professionisti ed abbiamo avuto anche l’apporto dei soci. Poi ci siamo limitati semplicemente a fare quello che prevede il nostro modo di operare, ovvero il CdA ha sottoposto il progetto all’assemblea che si è espressa democraticamente. Ritengo questo passaggio il massimo dello sforzo democratico».

Avete deciso di eliminare dallo statuto il riferimento agli stabilimenti di Broni e Casteggio per quanto riguarda la lavorazione delle uve dei soci, eliminando di fatto la territorialità. Come mai questa modifica? 

«Questa domanda non rispecchia assolutamente la realtà. E’ solo una mera questione formale, nulla di più. Il nostro attaccamento al territorio rimane e rimarrà per sempre. I fatti, in effetti, sono altri. Non a caso la nostra marcata territorialità è ben espressa nella nostra denominazione Terre d’Oltrepò. Quindi non è assolutamente vero che abbiamo eliminato il radicamento con la realtà che ci circonda che, invece, rimane condizione fondamentale per il nostro sviluppo ed il nostro operato».

Durante l’assemblea non si è discusso solo delle modifiche allo statuto, ma c’è stata l’occasione di presentare la collaborazione con lo stimato enologo Riccardo Cotarella, che già aveva collaborato in passato con la Cantina di Casteggio. I soci come hanno appreso il ritorno di questo importante tecnico?

«L’arrivo dell’enologo Cotarella è stata una scelta ponderata e ben pensata. Nulla è stato lasciato al caso nella fase di trattativa e questo suo inserimento in azienda rappresenta una svolta per la nostra realtà. E, lo speriamo con il cuore, anche per l’intero territorio. Cotarella non ha bisogno di presentazioni, è uno dei massimi enologi mondiali e siamo orgogliosi di questa preziosa collaborazione che porterà sicuramente a risultati positivi. Firmerà il cosiddetto “progetto qualità”, un percorso che porterà la nostra cantina a fare un salto in avanti con vini che potranno trovare spazio in un segmento di mercato medio-alto. Siamo orgogliosi che Cotarella abbia apprezzato il nostro progetto, questo significa che siamo sulla strada giusta. In questo percorso confidiamo apertamente nella collaborazione dei soci che sono l’ossatura portante della nostra società. Sin dalle prime battute c’è stato molto entusiasmo perché hanno capito che il futuro di questa azienda è anche legato a queste nuove strategie che partono proprio dalla vigna. Siamo contenti di questa percezione che ci sprona a muoverci in questa direzione».

La collaborazione con Cotarella si limiterà al solo “Progetto Premium” oppure si tratterà anche d una supervisione su tutta l’intera produzione?

«L’attenzione di Cotarella è rivolta in prima battuta al progetto qualità, ma ovviamente la sua professionalità ci permetterà di ampliare  l’orizzonte con una serie di azioni, ancora in fase di studio, che riguarderanno l’intera gamma della produzione di TDO». 

Si è parlato anche di prezzi delle uve: si è rilevato un crollo dei prezzo medio dai 59 euro del 2018 ai 53 euro previsti per la vendemmia 2019. Lei però si era sempre speso per voler aumentare i prezzi di remunerazione delle uve dei soci. Saprebbe giustificare questo calo?

«Certamente questa situazione non dipende direttamente da questo Cda. La causa va ricercata più a fondo. Tutti conoscono la storia della cantina e del territorio, è inutile nascondersi dietro ad un dito. Negli ultimi trent’anni la politica commerciale è stata rivolta ad un prodotto che non è riuscito a distinguere i nostri marchi e le nostre bottiglie. Quello che stiamo facendo e che abbiamo già iniziato negli anni scorsi è un progetto di conversione verso un maggior valore che per spiegare i suoi effetti ha bisogno di un po’ di tempo».

All’uscita dell’assemblea alcuni soci hanno espresso parecchie perplessità, segnalando  nell’ultimo quinquennio un forte calo di fatturato. A loro cosa risponde?

«La risposta è molto semplice. Il fatturato è stato altalenante per l’incostanza delle produzioni e per l’andamento del mercato. Tutto l’Oltrepò Pavese è costretto a subire da tempo questa tendenza, chi lavora in questo settore lo sa benissimo, le polemiche sono altra cosa. Con le nostre iniziative stiamo cercando di cambiare rotta perché il territorio, insieme a noi, questa è la dimostrazione del nostro radicamento ancora forte con la realtà locale,  possa invertire questa situazione. Deve essere un Oltrepò intraprendente che possa permettere alle proprie uve di riguadagnare valore».

Alcune settimane fa è stata presentata la nuova direzione commerciale. L’ex direttore Stenico ha lasciato per motivi familiari, anche se erano alcuni mesi che si notava l’assenza del direttore ad eventi ufficiali e conferenze stampa.  In quale direzione intendete orientare la vostra nuova politica commerciale? 

«Smentisco quanto la domanda cerca di insinuare. Stenico, che ringraziamo per quanto fatto, ha lasciato l’azienda per questioni familiari e non certo per divergenze con i vertici della Cantina. L’ex direttore ha partecipato a tutte le manifestazioni che la cantina ha organizzato, coordinandone anche l’operatività. A partire dal grande lancio del Testarossa 2015 nella primavera scorsa a Milano. La nostra politica commerciale, che vede oggi come protagonista un altro qualificato operatore del settore come Massimo Sala, ha due direttive ben precise. La prima è volta ad un posizionamento più alto dei nostri prodotti. La seconda ha come obiettivo un aumento della reputazione aziendale».

Quali altre riforme intende portare avanti da qui alla fine del mandato?

«Di riforme ce ne saranno molte, alcune sono già sui tavoli della discussione. Sia dal punto di vista dell’affermazione di TDO in Oltrepò Pavese come cantina di riferimento per alcune scelte di sviluppo. Sia attraverso il costante aiuto che rivolgiamo alle aziende socie».

Per concludere, da pochi giorni pochi giorni è iniziata la vendemmia 2019: cosa vi aspettate da questa annata?

«Uso poche parole. Quella del 2019 sarà la vendemmia della svolta. Ma soprattutto sarà di grande qualità».

di Manuele Riccardi

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