Sabato, 04 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE - SAN DAMIANO AL COLLE - VINO E EMERGENZA CORONAVIRUS «NOI SIAMO FAVOREVOLI ALLA RIDUZIONE DELLE RESE ATTRAVERSO IL DIRADAMENTO”

Alessio Brandolini, titolare dell’omonima azienda agricola in San Damiano al Colle : Nonostante il lockdown l’agricoltura non si ferma: come vi state organizzando per il lavoro in vigna?

«Il lavoro in vigna va avanti nonostante il lockdown, essendo infatti possibile organizzarsi mantenendo la distanza di sicurezza oppure lavorando autonomamente per quelle mansioni che lo consentono. Ovviamente, bisogna rimodulare i tempi, ma non ci sono particolari disagi in vigna».

Come state affrontando la problematica dei lavoratori dipendenti e stagionali?

«La chiusura delle frontiere ha fatto sì che molti lavoratori stagionali provenienti dall’Europa dell’Est fossero impossibilitati a raggiungere l’Italia. Ovviamente questo sta creando disagi e ritardi per alcune aziende e ha imposto un reclutamento sul territorio e una totale rimodulazione del lavoro, che coinvolge tutti i livelli aziendali».

Nonostante la chiusura di diverse attività commerciali, la vendita del vino, in quanto bene alimentare, è rimasta consentita. Come è cambiato il vostro modo di affrontare il mercato?

«È cambiato radicalmente: prima della chiusura delle attività, il nostro mercato era rappresentato all’80% dal canale Horeca e solo 10-20% dal mercato privato. Ora la situazione è completamente cambiata: stiamo cercando di incentivare al massimo la vendita online, per la quale ci appoggiamo ad uno shop nostro partner, e la vendita diretta con spedizione a domicilio. Una volta entrati nella fase 2, è nostra intenzione potenziare le consegne a domicilio per i nostri clienti».

Le vendite e gli ordini dai Paesi esteri hanno subito un forte calo?

«Vendiamo all’estero solo una piccola percentuale dei nostri prodotti e quindi non possiamo dare una risposta significativa».

Quale, tra le proposte messe sui tavoli di lavoro, pensa possa essere la migliore soluzione?

«Noi siamo favorevoli alla riduzione delle rese attraverso il diradamento, su esempio della proposta dei vignaioli del trentino».

Lo scorso mese abbiamo ascoltato alcuni titolari di attività di Santa Maria della Versa per sapere come avevano affrontato l’inizio dell’epidemia e come si erano adattati alle misure imposte dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Nell’ultimo mese quasi nessuna delle attività sottoposte a chiusura temporanea ha potuto rialzare la saracinesca, ma ce ne sono altre che non si sono praticamente fermate, come nel caso delle aziende vitivinicole.

Sebbene con alcune limitazioni per quanto riguarda la vendita diretta e le attività agrituristiche, queste aziende hanno avuto la fortuna di essere autorizzate a poter proseguire il proprio lavoro, mantenendo la possibilità di poter consegnare i propri prodotti a domicilio. Ma non è tutto oro ciò che luccica… La chiusura di bar, ristoranti, circoli e mense, il divieto del turismo e dell’enoturismo, ma soprattutto il blocco dell’esportazione all’estero causerà un’enorme perdita per i produttori di vini, i quali temono di ritrovarsi con maggiori quantità di vino invenduto rispetto la media degli anni precedenti. Ai tavoli di lavoro si sta cercando di trovare una soluzione per poter consentire alle cantine una migliore gestione dello stoccaggio dei vini, in quanto le previsioni di mercato sono tutt’altro che rosee.

Assoenologi, per voce del Presidente Cotarella, suggerisce una distillazione volontaria di vini generici e IGT, mentre altre proposte riguarderebbero l’aumento del taglio dei vini di quest’annata fino al 30% con quella precedente o la diminuzione delle rese dei vigneti attraverso il diradamento sostenuto da contributi statali o regionali.

Abbiamo intervistato alcuni titolari di aziende vitivinicole dell’Oltrepò orientale per sapere come hanno affrontato l’emergenza, quali sono i principali problemi constatati e, a loro parere, quali sono le migliori misure da adottare per affrontare la crisi che si verificherà a breve.

di Manuele Riccardi

 
 
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