Lunedì, 13 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE - CONSORZIO VINI, LE “PATATE BOLLENTI” DELLA NEO PRESIDENTESSA

Consorzio Vini, le “patate bollenti” della neo presidentessa bocconiana: sul tavolo le richieste di FIVI per la prossima vendemmia, la promozione, il riequilibrio, i nuovi disciplinari e la tensione dopo il blitz che ha portato al defenestramento con mozione di sfiducia di Luigi Gatti

A Gilda Fugazza, da giovedì sera neo presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, la prima donna della storia alla guida dell’istituzione dopo la sfiducia secca a Luigi Gatti, il super manager scaduto nei consensi, spetta un compito non facile. Eredita una situazione intricata di decisioni non prese, rapporti ingarbugliati, piani mediatici inesistenti sui canali importanti ma anche su quelli locali poco considerati; tavoli di confronto sulla revisione dei disciplinari inconcludenti e quasi nessuna iniziativa di valorizzazione nazionale intrapresa, come sarebbe stato in linea con le necessità e la dimensione produttiva territoriale.

Gilda Fugazza, 52 anni, una laurea in Economia e Commercio alla Bocconi, appartiene a una famiglia del vino da tre generazioni. Dottore commercialista fino al 2018, prima allo Studio Pirola di Milano, poi nel proprio studio professionale in Milano, con un’esperienza maturata soprattutto nei servizi societari e fiscali per le imprese multinazionali, fa parte del Cda del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese da luglio 2019 e partecipa alle attività del Distretto del Vino fin dal 2012. Lavora quotidianamente in Oltrepò Pavese curando le attività della filiera di produzione vitivinicola e si definisce un’attenta sostenitrice del vino di qualità.

La strategia delle parole deve lasciare spazio ai fatti, secondo i consiglieri d’amministrazione in carica e gli azionisti di maggioranza del Consorzio, in primis il dominus del vino dell’Oltrepò, Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, fortemente sostenuto fin dal suo insediamento da Coldiretti.

A pesare sul defenestramento di Gatti secondo i “rumors” sarebbe stato anche il parere di Renato Guarini, il più potente imbottigliatore in termini di numero di voti in assemblea e di volumi di vini a denominazione commercializzati in grande distribuzione. Ai due si sarebbero poi accodati gli altri, a partire da Pier Paolo Vanzini, vice presidente anziano del Consorzio (anche lui con l’azienda a San Damiano al Colle come la neo presidentessa), già al tavolo consortile dai tempi di Livio Cagnoni, ex direttore generale di Terre d’Oltrepò.

Cagnoni fu licenziato in seguito alla valanga mediatica e giudiziaria derivata dallo scandalo del falso Pinot grigio IGT del novembre 2014, pochi anni prima dello scandalo 2020 del vino con acqua e zucchero oltre a produzioni gonfiate con diverse modalità irregolari alla Cantina di Canneto Pavese, fatti sui quali la magistratura sta ancora lavorando per fare piena luce. In quest’ultimo scandalo erano stati coinvolti anche Aldo Venco, storico referente locale di Assoenologi, e il mediatore Claudio Rampini, suocero di Fabiano Giorgi, presidente del Distretto del Vino. Oltre a queste maxi inchieste, negli ultimi anni altri privati erano finiti al centro di verifiche poi sfociate in sanzioni, seppure in tono minore.

Alla presidente Fugazza spetterà il compito di far dimenticare questo Oltrepò ma anche di fronteggiare gli effetti della pandemia Covid-19, in considerazione del fatto che il lockdown della ristorazione e dei wine bar da essa generato ha fiaccato ulteriormente il mercato a valore di vini e spumanti dell’Oltrepò Pavese. Intanto si chiariscono i contorni della sfiducia a Gatti, quello che doveva essere il super manager del dialogo, dal piglio deciso, dalla condotta trasparente, inclusiva e coinvolgente. Attorno a sé ha fatto il vuoto, come prova il blitz con il quale è stato cacciato a larga maggioranza: una mozione di sfiducia stile parlamentare, che non ha precedenti nella storia del Consorzio, con contestuale elezione in seno al consiglio di amministrazione della neo presidentessa.

Secondo gli addetti ai lavori la presidenza di Gatti, che da tempo nonostante il suo ruolo centrale si era trovato un lavoro in Francia pensando di governare la situazione a distanza, è stata più improntata al dialogo con la politica e le istituzioni che con il mondo produttivo locale, in particolare i vitivinicoltori, che si sono sentiti soli e non rappresentati. L’aveva confermato mediaticamente Andrea Giorgi, prima invocando un cambio di passo e poi un cambio al vertice. Gatti in questi nei due anni di mandato ha avuto nel direttore di Ersaf Regione Lombardia, Massimo Ornaghi, e nell’assessore all’Agricoltura, Fabio Rolfi, benedetto dall’ex ministro Gian Marco Centinaio, i suoi più saldi punti di riferimento. Alla fine, però, anche le istituzioni hanno preso atto del blitz di giovedì sera al Centro Riccagioia, con un ribaltone voluto dal consiglio d’amministrazione, con solo un voto contrario e un astenuto, destinato a far rumore e che cela dei profondi «perché». Resta da capire se la politica sapesse o meno di quanto stesse per accadere, ma di fatto nessuno ha battuto ciglio, il che è parso strano per via della capillare presenza di Ersaf da 2 anni sul territorio. Rolfi al momento non commenta. Ornaghi entrerà a far parte integrante del nuovo Cda, fatto insolito rispetto agli altri consorzi.

Ora la presidente Fugazza dovrà anche dire la sua sull’istanza di FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, in vista della prossima vendemmia. I piccoli produttori hanno chiesto segnali concreti: abbassamento delle rese e di non consentire l’arricchimento dei vini con mosto concentrato rettificato, pratica che sarebbe per di più incoerente con le misure previste dalla vendemmia verde: da una parte si chiede ai piccoli produttori di produrre meno, incentivandoli a buttar via l’uva, dall’altro si consentirebbe di allungare i vini con MCR, scelta che di solito è necessaria quando arrivano ai grandi poli cooperativi masse d’uva disomogenee per qualità. Secondo gli esperti, però, si preannuncia un’ottima annata e per effetto del diradamento per produrre meno, questa la soluzione individuata dalle istituzioni nazionali e regionali «per non inondare il mercato post-lockdown con una quantità di vino non collocabile viste le giacenze», le uve che arriveranno da metà agosto a fine settembre ai centri di vinificazione porteranno con sé il miglior corredo, senza necessitare di arricchimento. Dal canto suo il direttore del Consorzio, Carlo Veronese, ex guida del Consorzio Lugana Doc, sui social aveva già espresso forti riserve rispetto alle istanze di FIVI, mutuate forse da un sondaggio preliminare interno da lui svolto.

L’ultima parola spetterà ora alla presidentessa e al suo team composto dai vice presidenti Luca Bellani, Andrea Barbieri e Pier Paolo Vanzini oltre che dai consiglieri Claudio Battaini, Simone Bevilacqua, Francesco Cervetti, Cirillo Contardi, Camillo Dal Verme, Quirico Decordi, Andrea Giorgi, Renato Guarini, Marco Maggi (Presidente del Club del Buttafuoco Storico), Davide Musselli e Valeria Vercesi.

 
 
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