Lunedì, 13 Luglio 2020
 

VOGHERA - I BAR AL PALO, «SERVE PIÙ TEMPO PER RIPARTIRE IN SICUREZZA»

Mauro Calvi e Alessandra Groppo de La Locanda delle Fate a Voghera, tireranno su la saracinesca a giugno. «Non abbiamo riaperto subito per il fatto che le normative che ci avrebbero consentito di riaprire in sicurezza, per noi e per i clienti, sono arrivate all’ultimo momento e in maniera confusa e nebulosa» spiegano. «Il Governo dava una linea, la Regione un’altra e per questo, senza chiarezza sulle normative da sviluppare sarebbe stata una follia: non possiamo prenderci il rischio di non rispettare in maniera rigorosa regole e, oltre a mettere a repentaglio la sicurezza di tutti, incappare in qualche sanzione che in questo momento ci taglierebbe definitivamente le gambe». Anche i due esercenti di via Balladore lamentano il mancato supporto dello Stato: «A Roma non hanno capito che siamo l’ultimo anello della catena del commercio: rappresentiamo il settore del tempo libero e del divertimento e siamo i primi che vengono “sacrificati” quando ci sono queste grandi crisi, dato che logicamente le persone pensano in primis ai bisogni primari. Proprio perché ultimi in questa catena avremmo dovuto essere i primi ad essere tutelati. Anziché dare 600 euro a categorie professionali sicuramente meno esposte come ad esempio notai e commercialisti, si poteva dare un fondo più cospicuo a chi lavora nei settori che per forza di cose non hanno potuto in alcun modo lavorare. Invece restiamo i più tartassati: subiamo da sempre i controlli incrociati da parte di ogni tipo di ente, ogni capello fuori posto può diventare scusa per una multa. Ora che siamo in ginocchio, la mia paura è che anziché darci una mano a rialzarci aspettino di darci il colpo di grazia». Calvi e Groppo spiegano poi come questa ripartenza comporti costi di diverso tipo: «Ci sono quelli nascosti e quelli espliciti. Gli ultimi sono l’acquisto dei dispositivi di protezione per titolari, dipendenti e clienti per lavorare in sicurezza. Esistono tante possibilità per dedurre queste spese, ma ad oggi ancora non esiste chiarezza su come e quando. Quindi per chi deve riaprire oggi questo rappresenta semplicemente un costo come un altro. Il costo “nascosto” invece è quello non evidente, ovvero non legato a delle uscite quanto a delle mancate entrate. Oggi ci troviamo a dover far funzionare un’attività con almeno il 50% dei ricavi rispetto all’epoca pre-Covid con gli stessi costi fissi di prima. Ci sono poi le forniture acquistate in epoca pre-crisi che vanno saldate, e i dipendenti che dovranno tornare a essere pagati da noi». In sostanza, per questa categoria ancor più che per altre, la “fase2” non sarà una festa.

di Christian Draghi

 
 
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