Lunedì, 06 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE - STANNO ARRIVANDO MILIONI DI FINANZIAMENTI: “SIGNORI SE MAGNA”

Il piano Marshall fu un piano politico-economico statunitense per la ricostruzione dell’Europa dopo la devastazione della seconda guerra mondiale. L’Italia, uscita sconfitta e distrutta dal conflitto, fu una delle nazioni europee, dopo la Germania, che più beneficiò di questo piano di aiuti. Gli USA stanziarono fondi che permisero in soli cinque anni l’apertura di numerosi cantieri che consentirono la realizzazione di opere importanti per la ripresa economica, come la ricostruzione di: linee ferroviarie, strade, ponti, acquedotti, fognature, case, industrie… Insomma grazie al piano Marshall l’Italia ripartì e assistette, negli anni ’60 e ’70, al boom economico.

Io non so quanti soldi arrivarono a quei tempi per il nostro territorio, non penso molti. L’Oltrepò grazie a Dio fu sì colpito dalla guerra ma meno rispetto ad altre zone d’Italia che ne uscirono invece completamente devastate. Comunque l’Oltrepò del primo dopoguerra, rispetto ad altre aree italiane, era sicuramente caratterizzato dal benessere economico, benessere superiore, pur essendo tempi duri per tutti, ad altre parti anche del nord Italia.

Dalla fine della seconda guerra mondiale sono passati 73 anni e l’Italia, dal lontano 1945, non ha più visto conflitti dilaniare il territorio, eppure l’Oltrepò sembra una zona uscita dalla guerra.

Le strade sono distrutte, non dai bombardamenti, ma dall’incuria, le voragini del manto stradale non sono dovute alle bombe sganciate da “Pippo”, il bombardiere inglese che ogni notte passava sull’Oltrepò, Pippo non passa più, eppure crateri, smottamenti e frane sono in ogni dove.

Qualcuno dice: “Fossero solo questi i problemi dell’Oltrepò”. Vero, i problemi sono anche altri. C’è lo spopolamento dell’alto Oltrepò, anche se qualcuno, coraggiosamente, rimane con l’intento di rilanciare le attività agricole e turistiche. C’è il problema delle innumerevoli sigle che denominano le varie associazioni, (praticamente ne nasce una al mese), che si dovrebbero occupare del rilancio turistico ed economico e della promozione dei prodotti tipici del territorio; una pletora di associazioni ed enti che forse più che occuparsi del rilancio dell’Oltrepò si preoccupano di arraffare finanziamenti a destra e a sinistra per automantenersi. 

Il problema è che anche senza i bombardieri americani, che hanno distrutto i ponti a sud del Po per impedire la ritirata ai tedeschi, i ponti sono ancora quelli costruiti forse da prima di quando “C’era lui ed i treni arrivavano in orario”, tanto per prenderla sul ridere. Una risatina, non troppo fragorosa perché i ponti di collegamento dell’Oltrepò con il resto della Lombardia come quello della Becca e di Casei Gerola,  e gli altri non sono messi meglio, sono in corso di manutenzione o parzialmente chiusi o parzialmente agibili… in sostanza sono parzialmente usufruibili.

Il problema è che di grandi industrie, a parte un paio, forse, non ce ne sono più; la media industria ha subito un notevole arresto, molti hanno chiuso,  restano molte, tante, piccolissime realtà imprenditoriali che facendo i salti mortali cercano di sopravvivere.

Del mondo del vino abbiamo già parlato diffusamente in altre occasioni: siamo una delle zone d’Italia con la più alta produzione e contemporaneamente siamo una delle zone italiane meno conosciute e con i vini meno valorizzati, a parte quelli venduti in cisterna, ma su questo è meglio stendere un velo pietoso.

Avremmo potuto avere un prodotto alimentare, oltre al vino naturalmente, che poteva far da traino: il salame di Varzi.

Prodotto incagliatosi a livello commerciale, non voglio entrare nel merito di quanto il salame di Varzi oggi sia più o meno buono di quello di una volta, il salame di Varzi è conosciuto, a parte qualche rara eccezione che conferma la regola, nel raggio di 50 o 60 km e non al grande pubblico come è ad esempio il salame di Felino che pur essendo partito nel dopoguerra, insieme al salame di Varzi, è più conosciuto e non solo in tutta Italia, ma in tutto il mondo, questo nonostante, a mio personalissimo  giudizio, il salame di Varzi sia ben più buono del rinomato salame di Felino.

L’unica cosa che sembra funzionare e le uniche famiglie che sembrano avere un reddito certo sono quelle che al loro interno vantano un membro impiegato nelle varie pubbliche o para-pubbliche amministrazioni.

Sì perché in Oltrepò, negli anni in cui si poteva fare il salto di qualità a livello imprenditoriale e commerciale, alcuni hanno preferito trovare un posto sicuro presso un ente statale o parastatale, regionale, provinciale, comunale, socio-sanitario... grazie in tantissimi casi, al 99% dei casi, alla benevola spintarella del politico locale. Da quel momento si è innescato un problema: molti di questi fortunati del posto fisso… avevano ed hanno molto tempo libero e quindi molti si sono dati alla politica e in base alle loro esperienze professionali, si fa per dire… hanno gestito, a vari livelli, politicamente l’Oltrepò e i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.

L’unica cosa del quale bisogna dare atto a questi politici, che hanno e che stanno governando, è che di riffa o raffa hanno portato tanti finanziamenti per l’Oltrepò, e sono stati veramente tanti, ma basta guardarsi intorno per rendersi conto che molti di questi finanziamenti sono anche stati buttati.

Non temete, un nuovo piano Marshall sembra essere all’orizzonte: a più riprese molti politici, molto spesso sempre i soliti,  in questi mesi hanno affermato e fatto scrivere,  che stanno arrivando altri soldi ed effettivamente sembra che debbano arrivare 18 milioni di euro per l’area alto Oltrepò Pavese –  Appennino Lombardo e altri pare debbano arrivare da varie fondazioni, enti e compagnia cantando.

Purtroppo io ho una certezza, data dall’esperienza e l’esperienza insegna, che coloro che si occuperanno della gestione di questi finanziamenti saranno gli stessi uomini, dirigenti, tecnici che hanno gestito i soldi arrivati negli ultimi anni, allora i soldi che arriveranno saranno anche in questo caso buttati! Buttati in progetti dai nomi altisonanti senza capo nè coda.

A titolo esemplificativo, ma non esaustivo, tutte le volte che penso ai soldi ultimamente buttati mi vengono in mente i sentieri dell’alto Oltrepò, un progetto concepito male e realizzato peggio: sentieri per la stragrande maggioranza dei casi segnati solo sulla carta, in altri casi tracciati così tanto per dire… con pezzi di sentieri o parti di essi mancanti, così come sembrano essere sparite nel nulla rispetto al progetto originale alcune, molte, tante... aree di sosta mancanti, o i molti sentieri che a distanza di pochi mesi già non esistono più.

Ecco se i soldi che arriveranno saranno gestiti ed appaltati dagli stessi uomini e con gli stessi “sistemi” non ci sarà nessun piano Marshall che possa aiutare l’Oltrepò. Forse più che un nuovo piano Marshall, per chi è credente, per salvare l’Oltrepo dai molti politici e burocrati che lo gestiscono, sarebbe necessario un bel pellegrinaggio a Lourdes! Non si sa mai che tra i tanti miracoli possa venire anche un qualcosa di buono per l’Oltrepò.

Una cosa buona è già successa a dire il vero, alcuni politici, burocrati e tecnici vari ed eventuali, alla confermata notizia che stanno arrivando i soldi dei finanziamenti, tanti milioni, mica noccioline…  con le loro facce rubizze, tutti seduti intorno al tavolo degli appalti hanno detto: “Signori se magna!”

Sembra che trattative per la gestione degli appalti a tal proposito siano già ben avviate, non per i progetti o per la loro realizzazione a prezzi corretti e affidati ad aziende di chiara competenza ma ad aziende di amici e parenti. Ecco il tutto è ben avviato per il “se magna!” però…..

 
 
  1. Primo piano
  2. Popolari