Martedì, 12 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - LA COMUNITÀ MONTANA POTREBBE ESSERE IL 4° COMUNE DELLA PROVINCIA… POTREBBE, MA NON È!

Con oltre 16mila 500 abitanti se la Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese fosse, magari un pochino utopisticamente, un solo Comune, sarebbe il quarto Comune della provincia di Pavia, alle spalle del capoluogo che conta circa 75mila abitanti, di Vigevano con circa 63mila abitanti, di Voghera con i suoi 39mila abitanti e davanti a Mortara con circa 15mila abitanti e di gran lunga davanti a Stradella che di abitanti ne conta circa 11mila. Oltre 16.500 abitanti vivono nei Comuni di  Bagnaria, Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Cecima, Colli Verdi (ex Canevino, Ruino e Valverde), Fortunago, Godiasco Salice Terme, Menconico, Montalto Pavese, Montesegale, Ponte Nizza, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita Staffora, Val di Nizza, Varzi e Zavattarello. La Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese alla luce dei numeri potrebbe essere dopo Voghera il secondo “grande” Comune dell’Oltrepò e potrebbe anche essere, per estensione, il più grande Comune della provincia di Pavia.

Potrebbe… ma non è! Non è perché una fusione di tutti i 18 Comuni che ne fanno parte, anche se potrebbe essere logica, sia di difficile realizzazione, almeno in tempi ragionevolmente e logicamente brevi. Non è perché dopo l’era Berogno, storico e inamovibile Presidente della Comunità Montana per tantissimi anni, si sono succeduti diversi Presidenti che, complice anche il fatto che in Oltrepò di politici “di peso” in Regione e a Roma ce ne sono sempre meno, hanno fatto perdere, anche (ma non solo) per mancanza di referenti, “peso politico” alla Comunità Montana.

Per avere peso politico non basta vincere le elezioni o avere voti. Il peso politico è quella capacità di essere presenti, in modo diretto o indiretto, nella “stanza dei bottoni” affinché la politica che conta e che decide possa indirizzare, a seconda delle richieste che arrivano dal territorio, il maggior numero di fondi possibili per esaudire e realizzare progetti.

La colpa di questa mancanza di peso politico degli ultimi anni della Comunità Montana è di molti, di tutti e di nessuno. Tutti dicono di aver fatto del loro meglio, anche se in molti casi sarebbe meglio non lo dicessero, visti i risultati: perché se il loro meglio è questo… figuriamoci il peggio. Terminata l’era Berogno che, piaccia o non piaccia, è stato il motore della Comunità Montana, ma soprattutto è stato colui che “metteva tutti d’accordo” (e chi non lo era… alla fine lo era lo stesso), uscito di scena il “conductor”, (forse il termine potrà sembrare irriverente ma è solo per sottolineare la capacità di leadership che aveva Berogno), le varie anime o “cagnolini sciolti” - a voi la scelta - della Comunità Montana hanno iniziato a frazionarsi.

Qualcuno dirà che è il giusto processo democratico…Tutto vero, ma se questo processo o dialettica democratica non permette di accordarsi e conferire pieni poteri a un Presidente che sappia rappresentare gli ex 19 ora 18 (con la fusione dei Comuni di Ruino e Valverde e l’ incorporamento di Canevino sotto un unico Comune denominato Colli Verdi) Comuni della Comunità Montana, si rischia di andare davanti alla “stanza dei bottoni” e di rimanere sull’uscio!

Rischio che è stato realtà negli ultimi anni.

Non solamente per colpa dei vari Presidenti che si sono succeduti, ma anche perché la Comunità Montana è divisa in diverse fazioni: addirittura alcuni Comuni invece di guardare verso Varzi hanno guardato verso Rivanazzano Terme e Voghera, che della Comunità non fanno parte,  dimostrando poco senso di appartenenza e soprattutto poca lungimiranza politica, dato che, come si dice dalle nostre parti, non hanno capito qual era “l’erba che faceva il grano”.

Conclusa l’era Berogno, il politico di riferimento dell’Alta Valle Staffora è stato in questi anni Giovanni Alpeggiani, che essendo politico navigato ed esperto ha sempre cercato di far muovere la barca in un’unica direzione. Ma una barca “cammina” se ha marinai validi e purtroppo il Comandante della nave, se non ha un adeguato equipaggio, fa fatica a farla arrivare in porto.

Ora, dopo questa tornata elettorale che ha visto i Comuni della Comunità Montana al voto, il direttivo della stessa sarà rinnovato e si dovrà eleggere il nuovo Presidente che dopotutto è la figura che conta. Nobilissimo il ruolo degli assessori, per carità, ma sfido chiunque a ricordare i nomi di quelli che si sono avvicendati negli anni.

Non so chi sarà il nuovo Presidente e non è neanche importante il nome: io mi auguro solamente che una volta eletto, chiunque esso sia, sia una figura forte…ops… parola poco democratica… diciamo una figura “catalizzante”, nel senso che possa attrarre intorno a sè, nell’ambito della dialettica e del confronto democratico (e bla bla bla) i vari Sindaci, i quali non inizino, dopo averlo eletto, battaglie intestine di medioevale memoria tra una valle e l’altra (oppure, visto che l’Oltrepò è anche terra di Castelli, tra un fortino e l’altro) perché se così fosse sarebbero guai: il nuovo Presidente si troverebbe a parlare in una “stanza dei bottoni” per portare avanti un progetto o un’idea mentre nell’altra stanza, a fianco, a sua insaputa magari, ci sarebbe un sindaco di un Comune qualsiasi della Comunità Montana che chiede cose diverse e magari denigrando pure il “suo” Presidente.

C’è un ente che forse più di tutti gli altri ha catalizzato soldi in questi anni: il Gal Oltrepò Pavese. Eppure il peso specifico della Comunità Montana all’interno di questa importantissima realtà non è quello che dovrebbe essere. Ecco allora che il nuovo Presidente della Comunità Montana, anche in questo caso, dovrà dare una sterzata e far valere il peso dei 18 Comuni che la compongono, Comuni che di problemi da risolvere ne hanno abbastanza. Tre su tutti: spopolamento, elevata età media della popolazione e strade. Le soluzioni? Per combattere lo spopolamento e abbassare l’età media, l’unica soluzione è creare lavoro e per creare lavoro e affinché lo stesso sia fruibile, sono necessarie le strade. Pertanto la prima cosa da fare è attivarsi in maniere concreta, non solo con enunciazioni e selfie, nei confronti dei vari enti proprietari delle strade affinché le mettano a posto in maniera duratura. Non bastano dei semplici tappetini di asfalto che durano dalla sera alla mattina: bisogna sistemare i fossi laterali, raschiare il manto attuale e, dove necessario, rifare il fondo.

Attivarsi verso tutti gli enti possibili affinché questo avvenga è a mio giudizio uno dei compiti prioritari del nuovo Presidente della Comunità Montana.

Per combattere lo spopolamento ed alzare l’età media bisogna poi creare lavoro. Si parla tanto  di turismo e di  turismo enogastronomico in Oltrepò e, a mio modo di vedere, è una delle carte che il territorio può giocare; l’importante è però che il nuovo Presidente capisca che non è finanziando ulteriori musei dell’attrezzo agricolo, piuttosto che dando soldi per progetti sulla transumanza di insetti vari che si otterranno risultati sensibili. Cosa ancora meno buona la si farà permettendo scempi architettonici in edifici pubblici iniziati anni e anni orsono, dove ogni anno continuano i lavori finché un giorno, quando i soldi finiranno, forse finiranno anche i lavori. Stesso discorso vale per lo sperpero di denaro pubblico in km e km di sentieri anche là dove il sentiero porta da un fosso all’altro di una strada.

Il nuovo Presidente dovrebbe certamente raccogliere le richieste dei vari 18 sindaci dei 18 Comuni e cercare, nell’ambito del possibile, di accontentarli anche se non in modo omogeneo - sarebbe abbastanza bolscevico - ma per validità delle richieste. Soprattutto perché (e certamente questo accadrà) quando un Sindaco lo prenderà per la giacchetta chiedendogli: “Ma al sindaco del Comune mio vicino avete dato x euro e a me?” Il nuovo presidente dovrà rispondere, anche se a scapito della “convenienza” politica: “Gli abbiamo dato quei soldi perché ha portato un progetto utile e sinergico per tutta la Comunità Montana:  portamene uno anche tu e vedrò di attivarmi per farti avere i fondi”. Tutto questo perché, fuori dai denti e questo lo dico io: “A spo pù andà avanti insì, l’è ura ad finila” (Non si può più andare avanti così, è ora di finirla).

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