Sabato, 21 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «IL SOLE DI TUTTI I GIORNI È TRAMONTATO»

Da poche settimane è mancato il Dottor  Giovanni Alpeggiani, medico, nativo del Brallo, per anni uno degli attori principali della politica oltrepadana, provinciale e regionale. “Il Puparo”, come lui stesso si era scherzosamente definito in un’intervista proprio da queste pagine.

Giovanni Alpeggiani, come tutti i primi attori della politica, è stato un personaggio controverso, con amici, pochi, con amici per interesse, molti, e con nemici… tanti. Non lo conoscevo molto bene, non l’ho frequentato. Penso di averlo incontrato e di avergli parlato, sì e no, un paio di volte. Ma le ricordo. La prima, quando mi chiese un’opinione personale su di un personaggio che poi sarebbe diventato sindaco. La seconda, quando fui io a chiedergli una cortesia. Lui mi diede la sua parola. E così avvenne.

Il mio giudizio sul medico del Brallo e sulle sue scelte politiche è molto limitato, ma in tutti questi anni alcuni amici che avevamo in comune, pochi, a dire il vero, e conoscenti, molti a dire il vero, e non tutti della stessa idea politica di Alpeggiani, qualunque essa sia stata, mi hanno esternato il loro pensiero sul modo di agire di Alpeggiani e sul suo pensiero politico; altrettanti, tralasciando l’Alpeggiani politico “che tirava le fila della politica oltrepadana”, mi hanno trasmesso la loro idea su chi era secondo loro Giovanni Alpeggiani uomo. Molti hanno espresso commenti durissimi, per usare un eufemismo, proprio su Alpeggiani come persona.

Ripeto: non so se tali commenti fossero giustificati, ma il leggere sui giornali e sui social, i giorni successivi la sua morte, affermazioni di profondo cordoglio e lutto mi ha lasciato dal punto di vista etico ed umano di sasso.

Non bisogna ripararsi dietro la frase “Di fronte alla morte… etc.etc.etc.”

Se di una persona hai espresso, e quindi hai, un giudizio personale (non politico) pessimo, quando questi muore il buongusto dice di non fare commenti, e la dignità dice anche che è fuori luogo fare commenti, seppur positivi, di incensatoria circostanza.

Chi ha osservato e ha letto, molti, non tutti ma molti, i commenti dei vari esponenti politici locali sulla morte di Alpeggiani, si dovrebbe rendere conto che questi politici hanno una lingua biforcuta: e potrebbe starci, nell’ambito degli attacchi politici; ma avere ed usare una lingua biforcuta a livello umano ed etico in una circostanza quale la morte... mi sembra troppo!

Ho apprezzato i pochi fedelissimi amici politici di Alpeggiani che hanno espresso parole  di lutto e cordoglio. I fedelissimi di Alpeggiani non erano tanti, ma egli aveva certamente tanti fedeli che, ancora con il funerale da celebrare, si stavano guardando in giro per cercare un nuovo capo.

C’è un’etichetta, c’è un galateo nel cosa dire e nel cosa fare nel lutto, basta leggere e documentarsi. Così come c’è  per la cerimonia funebre, a prescindere dal modo in cui essa venga celebrata. Ecco, appunto… l’etichetta… Durante il funerale, non è obbligatorio, a meno che non si rientri nella cerchia dei parenti stretti o comunque delle persone più intime del defunto o della famiglia, accompagnare il feretro al cimitero per assistere alla sepoltura. è invece corretto, quando si assiste al funerale di una persona, farlo in silenzio e soprattutto ricordare che l’attore principale, passatemi il termine, è il feretro, e non il politico di turno. Se arriva il politico di turno, magari importante, i politici locali, se sono anche primi cittadini, ed al Brallo è successo, non dovrebbero precipitarsi con ossequioso inchino da lui, ma dovrebbero, e nel caso specifico,visto che è successo, avrebbero dovuto concentrarsi sul feretro, e solo in seguito, finita la cerimonia,  ci si poteva incontrare, senza andare fino a Bruxelles, magari a Varzi, per un caffè, e si poteva iniziare a parlare di politica e di tattica... strategia no, nel caso specifico mi sembra un parolone fuori luogo…

La morte di Alpeggiani, al di là di ogni giudizio politico nel quale non voglio entrare, ha mostrato a tutti una cosa: la mancanza di educazione di molti e la mancanza di riconoscenza di tanti, e, ai politici rimasti, soprattutto quelli sulla cresta dell’onda, dovrebbe aver insegnato che, così come è successo ad Alpeggiani, anche loro quando “saranno ancora caldi” avranno i pochi fedelissimi che rimarranno con loro, ma tutti gli altri, numerosi fedeli, volteranno loro le spalle in cerca di un nuovo capo.

  di Antonio La Trippa

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