Lunedì, 21 Ottobre 2019

PERCHÉ È AUMENTATO IL NUMERO DEGLI SBARCHI IN ITALIA

In queste ore a tenere banco maggiormente, sul fronte migratorio, è la situazione a Lampedusa. Quanto accade sull’isola è storicamente termometro dell’emergenza immigrazione in Italia e non solo. A Lampedusa da alcuni giorni non arrivano solo barchini con al massimo dieci migranti a bordo partiti dalla Tunisia, al contrario tornano a vedersi quei pescherecci con assiepate all’interno anche cento persone. Si tratta di mezzi partiti dalla Libia, messi in mare dalle organizzazioni criminali senza scrupoli che sfruttano la tratta di esseri umani. A questo occorre aggiungere i tanti migranti recuperati nelle ultime settimane dalle navi delle ong: solo la Ocean Viking, in queste ore, ne ha a bordo più di cento. In poche parole, il flusso dalla Libia è ripartito dopo che per due anni, dall’estate del 2017, fa registrare un continuo trend in discesa.

Come mai proprio adesso l’impennata delle partenze? Si tratta della domanda che in tanti si pongono in queste ultime ore. Indubbiamente vi è la convergenza di più fattori, sia interni alla Libia che riguardanti le dinamiche politiche dall’altra parte del Mediterraneo. In primis però occorre capire la situazione interna al Paese nordafricano. Come ben si sa, dal 4 aprile scorso a Tripoli è in corso la battaglia per il controllo della città. A lanciarla, in nome della lotta al terrorismo, è il generale Haftar. Dall’altra parte della barricata, vi è invece il governo guidato da Fayez Al Sarraj. Quest’ultimo è insediato dal 2016, in virtù degli accordi di Skhirat, ma non ha mai avuto un capillare controllo del territorio appoggiandosi per questo scopo soltanto a quelle fazioni locali uscite maggiormente rinvigorite (ed armate) dalla guerra contro Gheddafi del 2011. Lo scoppio dei nuovi combattimenti ad aprile fa inizialmente temere un vero e proprio esodo di migranti verso l’Italia. Paradossalmente, però, la guerra frena le velleità degli scafisti: le fazioni sono tutte impegnate sul fronte, i porti sono irraggiungibili per via delle strade bloccate da trincee improvvisate, la pressione lungo le coste è quindi sotto controllo.

Adesso la situazione è cambiata. Lo stallo lungo i vari fronti di guerra va avanti da mesi, lo sforzo prodotto da entrambe le parti in lotta sta lentamente logorando le varie milizie, per tutti risulta più difficile il controllo del territorio. Ed infatti, come si sottolinea in un articolo di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, dalla Libia arrivano notizie di un allentamento dei controlli. Chi gestisce i flussi migratori ha vita più facile, con la locale Guardia Costiera sempre più in difficoltà nonostante i mezzi arrivati dall’Europa (Italia in primis) e l’addestramento dei loro uomini. Al Sarraj quindi ha seri problemi in questa fase a controllare il territorio anche con le stesse milizie, le quali anzi potrebbero essere attratte dalla prospettiva di tornare ad avere lauti guadagni dal traffico di esseri umani. Ecco quindi che, lungo le coste della Tripolitania, le organizzazioni criminali iniziano a far assiepare sempre più gruppi di disperati ed a caricarli sui barconi sfruttando anche il bel tempo di queste settimane di settembre.

L’altro elemento sopra richiamato, riguarda le dinamiche politiche di queste ultime settimane lungo la sponda europea del Mediterraneo. Se in Libia vi è un allentamento dei controlli lungo le coste, in Italia la nuova linea politica del nuovo governo giallorosso, più tentennante rispetto alla strategia dei porti chiusi alle navi ong del precedente esecutivo gialloverde, rimanda la sensazione lungo le coste libiche che adesso è più facile per tutti poter entrare in Italia. Sia con sbarchi autonomi, sia con grandi barconi e sia con mezzi poi intercettabili dalle ong. Ecco quindi che a Zuwara, così come a Zawya, a Garabulli, a Khoms ed in tutte le altre città costiere libiche storicamente punto di riferimento per i trafficanti, i porti e le spiagge tornano ad affollarsi di persone pronte a partire.

Un mix, quello che riguarda gli elementi interni ed esterni alla Libia, che per l’Italia rischia di dar vita ad un autentico settembre nero sotto il profilo dell’immigrazione. Anche perché i trafficanti vogliono sfruttare gli ultimi giorni d’estate prima che, con il mare d’autunno, si torni ad avere difficoltà a mettere in acqua i barconi. Si spiega così quindi l’impennata di sbarchi, con un trend del numero degli arrivi destinato a salire nei prossimi giorni. L’Italia intanto, sembra in difficoltà. A Malta il 23 settembre si terrà un vertice tra alcuni ministri dell’interno dell’Ue, ma l’ottimismo iniziale sta via via scemando: tra chi, come la Francia, vuole la ricollocazione automatica solo di chi ha diritto d’asilo (il 20% di chi sbarca), la Grecia che vuole la ripartizione di tutti i migranti tra tutti i paesi europei (dunque anche l’Italia), le speranze italiane si giungere ad un meccanismo automatico di riposizionamento delle persone che sbarcano appaiono quasi velleitarie. Con buona pace di chi vede nei sorrisi di Emmanuel Macron e Giuseppe Conte, durante la conferenza stampa a margine della visita del presidente francese a Roma, l’apertura di una nuova fase positiva in tal senso.

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