Giovedì, 12 Dicembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - CASTEGGIO E LA SUA FIERA DEI VINI: CHI LA RIMPIANGE?

Chi si ricorda di Oltrevini? Sarebbe un tema da nostalgico amarcord; peccato che la memoria lasciata da questa manifestazione non sia delle più rosee. Almeno non fra i produttori di vino dell’Oltrepò Pavese. La rassegna casteggiana è “morta di morte naturale’’, come ha ben spiegato al Periodico, qualche tempo fa, un politico vecchia maniera come Piero Sarolli; lui, che l’Oltrevini aveva contribuito a farlo nascere. Non era più attrattiva, così come strutturata. In ritardo sui tempi. Beh: in questo, a ben pensarci, forse rispecchiava bene il territorio...

Tuttavia, ci sono anche i nostalgici. Sicuramente quanti vi partecipavano come semplici avventori. Era piacevole recarsi alla rassegna di Casteggio; né più, nè meno di quanto potrebbe esserlo il partecipare alla Sensia vogherese, alla festa patronale di Canicattì o al gran viavai della città di Eufemia. Forse è per saziare questa insaziabile fame di intrattenimento che in molti, anche fra i politici, ogni tanto lanciano l’amo: rifacciamo Oltrevini, o qualcosa del genere. D’accordo, ma di che genere? Lo abbiamo chiesto ai protagonisti: cioè ad alcuni di quei produttori “pensanti’’ (non gli unici, per carità) che provano, lanciandosi in una vera e propria corsa a ostacoli, a tenere alto il vessillo dell’Oltrepò.

Siamo partiti da Marco Bertelegni, enologo di Monsupello.

Oltrevini era per molte aziende anche e soprattutto quel momento e quel luogo in cui realizzare vendite importanti. Monsupello ha preso parte in passato a questa manifestazione?

«Partecipavamo all’inizio, tanti anni fa; poi sono cambiati un po’ i tempi. Oggi Monsupello è un’azienda che ha un suo pacchetto agenti, fa vendita direttamente in cantina, ha un marchio conosciuto... oggi come oggi diciamo che sono i clienti che vengono a cercare noi in Cantina, e poi gli agenti fanno bene il loro lavoro.»

Voi siete stati fra i primi in Oltrepò a intraprendere un certo discorso qualitativo, a puntare tutto sul vino in bottiglia e a sviluppare una rete di agenti funzionale alle esigenze dell’azienda. Sono molto lontani i tempi in cui il vino delle cantine era distribuito da un omino che alla guida di un camioncino faceva il giro degli acquirenti, magari solo potenziali...

«Carlo Boatti è andato avanti fino a fine anni ‘80/inizio anni ‘90 con i vecchi metodi. Poi si sono un po’ resi conto che il camion costava, il gasolio costava, mettere due persone su un furgone tutto il giorno costava... e hanno iniziato a proporre unicamente il vino in bottiglia, e farlo girare con corrieri espressi, senza andarlo più a consegnare direttamente, se non in zone proprio limitrofe. È stata una cosa positiva da un lato; per una piccola parte è stato perso il rapporto diretto del produttore che va dal suo cliente. Però diciamo che questo funziona sul mercato locale. Se devi spostarti sul mercato nazionale o andare anche fuori diventerebbe impossibile seguire direttamente la cosa.»

Pensa che avere un evento che parli di vino in Oltrepò – qualcosa di diverso dalle feste che organizzano, magari anche bene, le Pro Loco – possa avere un senso? Qualcosa di grande, in grado di coinvolgere tutto il territorio. Un Oltrevini con una formula diversa; diversa da quella vecchia, che ha portato alla morte della manifestazione.

«Potrebbe avere un senso se si facesse un evento unico per tutto l’Oltrepò: ma che sia quello e basta. Un evento anche di due o tre giorni, come quello che fanno anche in Franciacorta. Mirato su una sola tipologia di vino, sul Pinot nero per esempio, sul Metodo Classico. In Franciacorta fanno questo festival dove tutti i produttori aderiscono, dove appunto il soggetto principale è la bollicina. Punto. Noi non possiamo fare degli eventi dove si parla di mille tipologie di vino. Potremmo, ripeto, secondo me fare un evento unico in tutto il territorio dove si parla di un solo vino. E dovrebbe essere il Metodo Classico, se dovesse interessare noi, ma potrebbe essere anche il Pinot nero. Perché comunque rappresentano il territorio. E dovrebbe essere una cosa organizzata a livello territoriale – e non da club, associazioni, consorzi o distretti. Una cosa aperta a tutti. Un’altra cosa: se vogliamo valorizzare il territorio a livello di eventi, bisogna pensarli su scala nazionale. Come viene fatto con la FIVI a Piacenza. Portare produttori di tutta la nazione a fare un evento in Oltrepò. Allora l’evento servirà a portare gente anche non direttamente interessata all’Oltrepò Pavese, e una volta qui far conoscere loro i nostri territori.»

Parlando di FIVI immagino stia facendo riferimento al Mercato dei Vini dei Vignaiolo Indipendenti, che si terrà a novembre a Piacenza Expo... (parteciperanno 25 aziende dell’Oltrepò, ndr)

«Sì, il Mercato dei Vini, che praticamente è un mercato nazionale. Da tutta Italia arrivano lì persone a visitare gli stand e ad acquistare. Quindi tu ti porti sul territorio persone di tutta Italia a livello di gestori aziendali ma anche di clientele. È un modo per far conoscere il tuo territorio. Ma allo stesso tempo devi avere l’ospitalità, devi avere delle strutture di ricezione adatte.»

L’opinione di Ottavia Giorgi di Vistarino, della Tenuta Conte di Vistarino, Rocca De Giorgi.

«Noi non abbiamo mai partecipato e non siamo interessati a partecipare a una cosa di questo tipo, nel senso che noi, oggi, vorremmo fare quello che riguarda il mercato locale direttamente all’interno dell’azienda. Poi bisogna considerare che c’è anche l’Autunno Pavese: secondo me manifestazioni come questa e Oltrevini andrebbero in concorrenza, anche perché sono diventate troppo piccole. Poi c’è il problema del tempo e delle risorse a disposizione. Da una parte ci sono tutte le organizzazioni che si occupano di vino e che propongono eventi, degustazioni, alle quali dobbiamo partecipare. Dall’altra, ritengo sia molto importante andare oltre i confini nazionali: uno deve già mettere da parte le risorse economiche per affrontare questi mercati esteri. Bisognerebbe mettere dei soldi anche in queste fiere per organizzarle, ma secondo me non c’è più valenza, non c’è più ritorno. Io preferisco investire nella mia location. Si tratta sempre di risorse economiche. Quanto hai a budget per fare le manifestazioni, la promozione, la comunicazione? Mettiamo tu abbia cento. Ti conviene spendere venti o trenta in Oltrevini, o ti conviene spenderli nella tua Cantina per dare ai visitatori un’esperienza di un certo livello, e tenere aperto il sabato e la domenica? A me rende di più una persona che tiene aperta l’azienda per un fine settimana, piuttosto che la stessa persona inviata ad allestire uno stand in una fiera territoriale.»

Giustamente lei fa un ragionamento da imprenditrice e, sotto questo profilo, non possiamo proprio biasimarla: il suo è, d’altra parte, un ragionamento che trova molti concordi. Ma non pensa che, d’altro canto, un grande evento capace di sponsorizzare un vino, che sia uno, per tutto il territorio, se investito di una partecipazione universale potrebbe essere la locomotiva per il sistema-Oltrepò e dunque per tutte cellule che ne sono parte?

«Secondo me sì, ma non sarebbe più una fiera: sarebbe l’intero territorio in gioco. Non più l’evento in un capannone: si parlerebbe di vendere l’experience. Questa sarebbe la tipica manifestazione alla Festival di Franciacorta, piuttosto che alla Benvenuto Brunello, piuttosto che alla Enjoy Friuli... Un evento in una importante location, con aziende importanti dal punto di vista della qualità, dove c’è la promozione di una denominazione. La manifestazione sarebbe un tassello in un piano di marketing scritto a priori. Non altro che quello. Io non parto dalla manifestazione: parto da quello che voglio andare a comunicare.»

Questo dovrebbe essere, a priori, il ragionamento da farsi sempre.

«Però in realtà qui si è sempre pensato alla fiera, senza sapere davvero che cosa ci si andava a fare.»

Infatti Oltrevini è morto di morte naturale.

«Per forza. L’ideale sarebbe anticipare i tempi. Non aspettare che muoia per poi chiedersi che cosa fare. Tu devi prevedere che morirà.»

Un giovane imprenditore dell’Oltrepò orientale, Matteo Maggi, dell’azienda Colle del Bricco di Torre Sacchetti.

«Io sono molto più favorevole a un evento specifico sul vino, rispetto a una festa come quelle che si sono svolte anche a Broni e a Stradella. Perché, alla fine, il vino finisce per essere un po’ di contorno, senza una vera e propria valorizzazione del prodotto. Io vedrei bene un evento più pertinente.»

Questa è, alla fine, anche l’idea del sindaco di Stradella Cantù: rivedere questi eventi, in futuro, con una maggiore centralità per il vino in quanto tale. Il rischio da evitare, naturalmente, è quello di restare troppo locali. Aprirsi di più, cosa che ultimamente non accadeva nella fiera di Casteggio.

«Deve essere brava l’organizzazione a coinvolgere anche ristoratori e acquirenti provenienti da oltre gli stretti confini dell’Oltrepò. Bisognerebbe fare una specie di brainstorming per tirare fuori qualche idea nuova. Oltrevini era molto più rivolta alle persone normali che agli operatori del settore. Io ho stesso partecipato, ma solo l’ultimo anno. Come semplice visitatore. Ma ci sono anche degli esempi di eventi che funzionano, dove forse il vino sembra marginale rispetto all’evento, ma sicuramente c’è, alla fin fine, anche una valorizzazione del prodotto. Ad esempio, nelle Langhe c’è “Collisioni’’».

Lei è molto attivo nel partecipare a vari eventi sul territorio, anche per far conoscere la sua realtà. Come le sembra il panorama di queste manifestazioni?

«Io vedo che gli eventi qui intorno stanno un po’ morendo. Anche all’Autunno Pavese le aziende di vino sono sempre meno. Il rapporto qualità-costo non sembra molto conveniente. Forse manca davvero qualcosa che attiri maggiormente il pubblico in generale, non solo il pubblico turistico, ma anche quello professionistico.»

Lei fa parte della FIVI. Pensa che gli eventi proposti da organizzazioni come questa, o come quelle del Movimento Turismo del Vino (sodalizi che uniscono aziende sugli obiettivi, a prescindere dall’identificazione territoriale); eventi che si svolgono in genere direttamente nelle cantine, siano più produttivi per aziende come la sua?

«Oggi sicuramente una cantina dovrebbe fare dell’enoturismo il suo punto di forza. Quindi per me è interessantissimo avere un pubblico diretto in azienda. Da un lato ti permette di abbattere i costi; non hai spese di trasferte o altro. E dall’altra parte hai una presentazione al consumatore che è completamente diversa. Gli puoi offrire un’esperienza, ed è completamente diverso rispetto al assaggiare il prodotto sul banchetto di una fiera. Ciò non significa che non ci possa essere spazio anche una fiera, ma fatta in un certo modo.»

Uno fra i più affermati opinion leader dell’Oltrepò vitivinicolo: Massimo Barbieri, presidente di Torrevilla.

«Un evento come quello di Casteggio, per come era fatto, non avrebbe senso. Io vedrei bene un evento organizzato a Voghera, al Castello. Con le aziende d’élite dell’Oltrepò; abbinato a una manifestazione di più ampio respiro. So che per alcuni non sarebbe bello, perché non tutti potrebbero partecipare; ma in questo modo si potrebbero mettere in vetrina le dieci/dodici aziende migliori dell’Oltrepò. Questa è l’unica cosa avrebbe un senso fare.»

Pensa a un evento costruito intorno al Pinot, suo cavallo di battaglia?

«L’importante è evitare di fare la sagra della salamella. E facendo selezione. Io, ovviamente, farei un evento basato sul Pinot. Ed è proprio questo che restringe il campo. Pinot Metodo Classico, ed al limite Pinot vinificato in rosso. Che cosa dovremmo promuovere, altrimenti? La Bonarda o la Barbera, che altri vendono a un euro alla bottiglia? Bisogna andare su un prodotto di immagine, e che tra l’altro sta riscuotendo successo. Perché chi lavora bene incontra segnali di apprezzamento.»

Il senso di questo evento dovrebbe essere quello di incontrare i buyer, gli operatori del settore, e non visitatori occasionali alla ricerca di un intrattenimento.

«Sì, soprattutto per dare una buona immagine del territorio. Quando parlavo, prima, di una manifestazione più ampia, pensavo anche a qualche ospite importante, ma funzionale. Magari un cuoco di livello. Non un Gerry Scotti, per dire. Un evento riservato ai produttori di filiera.»

Visto che cita Gerry Scotti, potrei proporle un quiz e chiederle quali sono le persone con cui ho parlato, prima che con lei, su questi temi, e che mi hanno detto le sue stesse cose in quanto a valorizzazione del Pinot. Ma sarebbe un quiz da pochi euro...

(ride) «Sono sicuramente aziende con cui stiamo parlando; con cui stiamo ragionando per fare qualcosa di serio, di qualitativo. Ma ce ne sono anche tante altre, piccole, che lavorano bene e che credono in queste cose.»

Certo, quando si muovono i grandi player, il riverbero si sente anche su tanti piccoli produttori...

«C’è una bella base di cantine che sta lavorando bene, gente seria. È di queste persone che abbiamo bisogno.»

  di Pier Luigi Feltri

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