Mercoledì, 20 Novembre 2019

OLTREPO PAVESE - «VINO, OCCORRE UNA POLITICA DELLE ALLEANZE»

Iolanda Nanni di Pavia, candidata alla Camera Deputati per il Movimento 5 stelle.

Questione Ponte della Becca e ponti dell’Oltrepò: di chi è la responsabilità di quello che è successo e sta succedendo? Ha in mente una proposta per la soluzione di questo problema?

«La nostra provincia è stata trascurata e lasciata in stato di abbandono per troppi anni, a partire dalle infrastrutture. Responsabile ne è una classe politica autoreferenziale, indifferente alle reali necessità del territorio, fra cui vi sono proprio la manutenzione delle strade e dei nostri ponti che oggi si trovano in uno stato di allarmante degrado. Si tratta della stessa classe politica che ha perso anni per promuovere inutili scempi, come la costruzione dell’autostrada Broni-Mortara, contro la quale il M5S si è sempre battuto, denunciando che avrebbe sventrato i nostri terreni agricoli e, al contempo, non avrebbe risolto i problemi logistici del nostro territorio. Si tratta di quella classe politica che oggi dice ai cittadini di voler risolvere quei problemi che essa stessa ha creato. Nel nostro programma, invece, i ponti sono opere necessarie, si tratta quindi di spostare soldi pubblici dalle grandi opere inutili agli interventi che rispondono ai bisogni dei nostri territori. Sinora anche Regione Lombardia, dove mi sono adoperata per anni in qualità di consigliere regionale, ha preferito investire il 95% delle risorse sulle grandi autostrade inutili, come la cattedrale nel deserto Bre.Bre.Mi, piuttosto che nella costruzione e manutenzione dei ponti. Dopo due anni di battaglie dall’opposizione, sono riuscita ad ottenere uno stanziamento di 500.000 euro per la riqualificazione del Ponte delle Barche di Bereguardo e sicuramente con lo stesso impegno e determinazione, mi adopererò a Roma per il Ponte della Becca e gli altri ponti».

Il vino: una delle componenti più importanti dell’economia oltrepadana, un mondo in crisi ma dalle grandi potenzialità. La sua ricetta per risolvere i problemi esistenti e rilanciare questo motore dell’economia?

«Il mercato del vino è un mercato maturo, che richiede prezzi accessibili, servizio, qualità assicurata, disponibilità di capitali, di tecnologie evolute e notevole valore aggiunto. In questa situazione generale, l’Oltrepò Pavese vitivinicolo si colloca in una posizione critica dal punto di vista competitivo, principalmente a causa di un’offerta molto frammentata che trova il punto di massima debolezza nella scarsa propensione dei produttori alla collaborazione in forme di associazionismo diffuso, in particolare da parte di c hi attua il ciclo produttivo completo, dal vigneto alla bottiglia. In realtà vi sono molti temi strategici che possono essere trattati congiuntamente, come ad esempio le tecniche gestionali, i mercati d’acquisto, l’accesso alle innovazioni tecnologiche o la formazione e riqualificazione professionale, al fine di rispondere agli indirizzi strategici del settore vitivinicolo che implicano la ristrutturazione imprenditoriale, l’organizzazione aziendale, l’orientamento produttivo, il controllo e l’ottimizzazione dei costi, l’integrazione col mercato e la difesa dell’ambiente. In Oltrepò altra criticità è senz’altro data dalla frammentarietà del sistema politico-istituzionale locale operante nel settore, che si traduce nella mancanza di un coordinamento tra le diverse iniziative e in una altrettanta frammentarietà nella gestione di progetti e di fondi pubblici, la cui efficacia – in termini di sviluppo economico – risulta di difficile se non impossibile misurazione, privando, di conseguenza, i produttori della disponibilità di strumenti ed incentivi per essere competitivi. A mio avviso, occorre innanzitutto abbandonare i localismi e puntare sulla circolarità delle conoscenze, sull’omogeneità qualitativa, sul prezzo/qualità e non sul prezzo minimo, sulla qualificazione ecologica della produzione e sulla concertazione fra istituzioni pubbliche e imprenditori privati per il coordinamento e l’implementazione di progetti complessivi di sviluppo territoriale. In poche parole, occorre attuare una “politica delle alleanze” con lo sguardo rivolto al futuro ed un forte orientamento al valore del territorio che è un punto di forza e una condizione necessaria per lo sviluppo vitivinicolo oltrepadano».

La prima proposta in favore dell’Oltrepò una volta entrato alla Camera?

«Per il rilancio dell’Oltrepo’ dobbiamo lavorare molto e duramente per tutta la durata della legislatura. Sicuramente a Roma il mio compito sarà svolgere, non una, ma tutte quelle azioni necessarie a valorizzarne la vocazione agricola, vitivinicola e paesaggistica perché la terra è il fattore comune intorno al quale devono nascere progettualità, imprenditorialità ed esperienza, ed è sempre la terra ad insegnarci il senso ed il valore della coesione sociale. Opereremo sicuramente in favore degli imprenditori agricoli e vitivinicoli, partendo dalle priorità, intervenendo sulla “filiera”, cioè sul rapporto fra il medio-piccolo produttore/agricoltore e l’industria della grande distribuzione. Oggi i nostri imprenditori agricoli sono letteralmente schiacciati dalla grande distribuzione che comprime i costi di produzione dell’agricoltore il quale poi fa fatica a sopravvivere in un mercato dominato dalle grande industrie alimentari e commerciali. Accorciare la filiera, con un solo intermediario fra il produttore e il consumatore, riportandola al c.d. “chilometro utile”, da intendersi come distanza massima che deve intercorrere fra area di produzione e trasformazione ed area di vendita, garantirebbe un margine economico più alto all’agricoltore, nonché prodotti di qualità e del territorio per i consumatori. Intendiamo anche investire sui giovani nel percorso di valorizzazione dell’agricoltura in un’ottica di ricambio generazionale propositivo e innovativo, capace di generare talenti e attrarre risorse. Come pure intendiamo investire, anche a livello europeo, sul carattere distintivo delle produzioni locali».

In Oltrepò c’è un grande dibattito sul tema e sul problema dei migranti. Concretamente qual è la sua soluzione?

«L’immigrazione sino ad ora è stata un vero e proprio business per i partiti. Il M5S invece è da tempo pronto a risolvere il problema con una soluzione concreta, e cioè assumendo 10.000 laureati che entreranno a far parte delle Commissioni di valutazione dei richiedenti asilo che oggi ci mettono ben 18 mesi per valutare lo status di richiedenti asilo. Con l’assunzione di 10mila giovani, noi ridurremo i tempi a soli 2 mesi, come del resto accade in altri Paesi europei. Fino ad oggi, i partiti hanno avuto convenienza a mantenere tempi lunghi, in un circolo vizioso fra cooperative e partiti che ha danneggiato fortemente il Paese e le tasche dei cittadini, comportando ingenti spese che potevano essere evitate. Infatti, basti moltiplicare 35/40euro al giorno che lo Stato dà alle cooperative, e non certo agli immigrati, per 18 mesi (tempo occorrente per la valutazione di un richiedente asilo), per rendersi conto di quanti soldi siano, circa 20mila euro per immigrato, fanno un sacco di soldi. Come è facile capire, dunque, i vecchi partiti non hanno convenienza a risolvere il problema immigrazione perché più stanno in Italia i richiedenti asilo, più le Cooperative si ingrassano e sono poi le stesse Cooperative a finanziare i partiti. Se noi, invece, riduciamo i tempi a 2 mesi, risparmiamo soldi rispetto a quanto si spende oggi, anche assumendo 10mila persone, ed acceleriamo l’iter interrompendo il circolo vizioso. Ed è questa, secondo noi, l’unica soluzione possibile in concreto».

Strade: sono uno dei nodi critici più avvertiti dagli oltrepadani, la situazione è al collasso e soldi sembrano non essercene. Qual è se venisse eletto la sua soluzione per risolvere il problema?

«Così come ho descritto per i ponti, il problema si pone anche per le nostre strade oltrepadane. Il M5S intende dare assoluta priorità alla manutenzione, ripristino e riqualifica delle nostre strade e reperire i fondi necessari, sottraendoli da quelli impiegati per le grande opere inutili e devastanti».

In ogni campagna elettorale tutti i candidati hanno programmi e fanno tante promesse. Con una sola frase perché un cittadino dell’Oltrepò dovrebbe votare per lei?

«Credo che, per me, parlino più le azioni concrete delle parole. Nel mandato in Regione Lombardia, penso di essermi contraddistinta per concretezza d’azione, più che per parole o promesse, per questo lo slogan che adotterei è “Fatti, non parole!”. Alla concretezza, ho sempre affiancato un metodo basato sullo studio e l’analisi di tutte le problematiche, nonché grande determinazione nel portare avanti le istanze del territorio, al fianco e con il supporto dei cittadini, delle associazioni, dei comitati, e con la collaborazione dei nostri consiglieri comunali e gruppi di attivisti sul territorio. In Regione mi sono adoperata nella battaglia contro l’inceneritore di Retorbido, ho denunciato lo stato di inquinamento delle acque di alcuni nostri corsi d’acqua, fra cui il torrente Coppa a Casteggio, mi sono attivata contro la siccità che sta affliggendo una parte del nostro Oltrepò, con la mozione M5S in cui abbiamo ottenuto una moratoria per le derivazioni idroelettriche. Mi sono adoperata per ottenere finanziamenti sul nostro territorio per il dissesto idrogeologico e per la bonifica dei nostri siti contaminati, primo fra tutti il SIN Ex Fibronit, contro l’autostrada Broni-Mortara e in favore del potenziamento dei servizi di trasporto pubblico di collegamento, nonché della manutenzione e riqualifica delle nostre strade e ponti. Tutto ciò, dall’opposizione, rappresentando sempre gli interessi del territorio, con le mani libere e con passione e spirito di servizio, cercando di dare io per prima l’esempio».

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