Venerdì, 22 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «PRIMA COSA VA SISTEMATA LA RETE VIARIA DELL’OLTREPÒ, CHE SPECIE IN ALTA COLLINA È IN CONDIZIONI PESSIME»

Cristina Varesi è la candidata del “Partito Democratico” a sostegno di Giorgio Gori. Di Broni, è stata prima assessore ed ora è vicesindaco del suo Comune.

Nel caso venisse eletta il problema salute ed il problema assistenza medica è particolarmente sentito e anche di attualità in Oltrepò. Che si chiamino tagli o che si chiamino ottimizzazioni si stanno riducendo le guardie mediche e l’Oltrepò con i suoi presidi di Voghera, Stradella, Varzi e Broni è in bilico tra speranze di potenziamento, tagli e carenze di personale. Quale sarà concretamente il suo impegno in Regione per migliorare la situazione?

«Conosco bene la questione, visto l’impegno che come Amministrazione  comunale di Broni abbiamo portato avanti negli anni scorsi per la riqualificazione del Presidio Ospedaliero Arnaboldi e il mantenimento di un adeguato livello qualitativo dei servizi offerti nei reparti per acuti situati nell’Ente Ospedaliero Broni-Stradella con sede a  Stradella. Proprio dal successo che ha avuto quella iniziativa, quando in soli  due mesi si sono raccolte oltre 4000 firme e 13 comuni del territorio  hanno fatto propria una relativa delibera di Consiglio, credo che per migliorare la situazione del rischio di depotenziamento delle  strutture della nostra provincia bisogna partire da quel modus  operandi basato sulla collaborazione e sul “fare squadra” tra enti  pubblici locali, vertici delle strutture sanitarie, rappresentanze  sindacali del settore, mondo associazionistico locale e soprattutto i cittadini dei territori interessati».

Il pericolo inceneritore di Retorbido sembra ormai quasi scongiurato, molti sono i siti di rifiuti speciali in Oltrepò che da un recente controllo risultano per la stragrande maggioranza non in regola. L’Oltrepò è anche uno dei fanalini di coda nella raccolta differenziata che alcuni Comuni stanno cercando di attuare tra mille difficoltà e proteste. Qual è il suo impegno per i siti rifiuti speciali e qual è la sua soluzione, concretamente, per migliorare ed ottimizzare la raccolta differenziata?

«I siti debbono essere controllati e gestiti a regola d’arte nessuno può permettersi di non operare nel rispetto delle regole per la salute dei Cittadini. La raccolta differenziata è attiva dagli anni novanta, parliamo del porta a porta? Metodo forse più efficace? Forse, anche se bisogna fare i conti con la maggiorazione dei costi del servizio, a fronte nel corso degli anni di un’ottimizzazione della qualità del rifiuto. La mia idea da sempre è poter realizzare un impianto ad alta tecnologia come negli altri Paesi europei , e finalmente trasformare il rifiuto in risorsa!!!».

Sempre più spesso in Oltrepò ci sono emergenze dovute ai “capricci” climatici. I sindaci oltrepadani sempre più a corto di risorse dopo ogni frana, temporale di forte intensità, e dopo ogni grande freddo invocano lo stato di emergenza. Alcuni dicono che emergenza non è ma mancanza di prevenzione. Quale sarà il suo impegno su questo tema? Cercare di inviare ulteriori risorse per affrontare le emergenze o inviare risorse  solo nel caso in cui i sindaci reinvestano in prevenzione?

«Non ha senso ragionare per emergenze, è un modello organizzativo che non mi appartiene. Come dicevano i nostri nonni che la sapevano lunga sempre “meglio prevenire che curare”. Occorre investire maggiormente nella prevenzione e nella protezione dell’ambiente, sia dal punto di vista del territorio collinare che per quanto riguarda la pulizia di fiumi e fossi; inoltre, occorre lavorare anche sul versante del risarcimento per eventuali calamità, prevedendo degli strumenti assicurativi e di rimborso veloci e senza burocrazia. Infine occorre rafforzare anche il sistema delle protezioni civili  locali, che in casi di calamità svolgono un lavoro di fondamentale importanza per la tutela e la salvaguardia del territorio». 

L’agricoltura è una delle risorse principali dell’Oltrepò e la viticoltura la punta di diamante. Semplificando il concetto espresso dall’Assessore regionale Fava, di soldi in  Oltrepò ne sono arrivati molti e purtroppo in futuro ne arriveranno sempre meno causa un’eccessiva  litigiosità tra i vari soggetti agricoli e vitivinicoli oltrepadani in campo. Qual è la sua strategia per far sì che l’Oltrepò sia meno litigioso  alla luce del fatto che comunque ad oggi ogni confronto, ogni tavolo organizzato e ogni cabina di regia è fallita? Quale può essere il suo impegno per promuovere la sua terra?

«Sicuramente è necessario trovare un punto di incontro tra le esigenze dei grandi produttori e le peculiarità ed unicità di quelli più piccoli, che rappresentano con uguale dignità e qualità il nostro territorio. Rispetto al passato si sono fatti negli ultimi anni dei passi in  avanti in questa direzione, non dimentichiamoci che in Oltrepò, a Cassino, ha trovato sede l’Enoteca Regionale della Lombardia. Il mio impegno sarà quello di lavorare per favorire il dialogo non solo tra i consorzi di tutela, ma anche e soprattutto tra tutti i produttori, anche quelli più piccoli, per contribuire a dare vita ad un progetto ambizioso, una sorta di “Stati generali del vino dell’Oltrepò” in cui tutti i produttori possano trovare posto ed  essere rappresentati, che contribuisca a fare di tutto l’Oltrepò un vero e proprio ‘brand’ facilmente riconoscibile ed esportabile all’estero. Riguardo alle risorse ricevute dalla Regione in questi anni dal nostro territorio, bisogna confrontarle con quanto dato e fatto per  altri territori lombardi, come ad esempio la Franciacorta: allora credo che il sostegno all’Oltrepò debba essere semmai aumentato, non certo diminuito».

Turismo: Salice Terme era e purtroppo non lo è più, la capitale turistica dell’Oltrepò. Le Terme di Salice erano il polo attrattivo per attirare una grande parte di turisti, ma l’Oltrepò è anche altro: castelli, borghi, enogastronomia, percorsi guidati… Soldi dalla regione e da altri entri ne sono arrivati molti  e  una parte sembrano essere a detta di molti,  investiti in modo discutibile,  un esempio su tutti i sentieri della Comunità Montana, un enorme numero di sentieri realizzati come si suol dire alla meno peggio.

Qual è la sua idea di turismo in Oltrepò e secondo lei cosa manca in Oltrepò?

«Credo che quello che sia mancato in questi ultimi anni sia una cabina di regia valida in grado di gestire al meglio le risorse ricevute. Lo svuotamento di competenze e risorse della Provincia non ha certo aiutato, anzi Credo che, per migliorare la situazione, come sempre bisogna ripartire dai territori superando la logica miope dei campanilismi che tanto ha recato danno alla nostra terra. Occorre iniziare a ragionare, in ottica di promozione del territorio, non più sulla valorizzazione della singola eccellenza, di cui l’Oltrepò è ricco, ma trattare la somma di più eccellenze come  un’unica, fondamentale risorsa da valorizzare. Bisogna collaborare tutti insieme, enti locali, associazioni di promozione, strutture attraverso ricettive attraverso un lavoro di squadra che punti a creare dei veri e propri “pacchetti turistici Oltrepò grazie anche alla proficua sinergia tra pubblico e privato il modello organizzativo dei Piani di zona, che conosco a fondo e che così bene funzionano in ambito sociale, potrebbero essere uno dei modelli di “gestione associata” esportabile anche per il turismo e la  promozione del territorio».

La parte alta dell’Oltrepò si sta spopolando sempre di più. La parte bassa invece ha problemi di lavoro e molto spesso quando c’è, lo stesso presenta delle problematiche a livello di condizioni e di retribuzione economica. Sono poche le aziende che funzionano, molte in difficoltà, altre chiudono. Cosa fare contro lo spopolamento dell’alto Oltrepò e cosa fare per aiutare le aziende presenti sul territorio?

«Lo spopolamento è frutto anche di anni e anni di mancato investimento in infrastrutture e trasporti. Prima cosa va sistemata la rete viaria dell’Oltrepò, che specie in alta collina è in condizioni pessime; occorre che la Regione dia una mano, in termini di investimenti, alla Provincia che da sola non ce la può fare; in secondo luogo, occorre un nuovo ponte della Becca: la Regione deve essere in prima linea, a fianco della Provincia e dei  Comuni del territorio, nel chiedere al Ministero delle Infrastrutture  di stanziare al più presto i fondi necessari, è un’opera vitale per tutto l’Oltrepò. Terzo, occorre investire concretamente nei collegamenti ferroviari tra l’Oltrepò e Milano, Piacenza e Torino. Trenord e Trenitalia devono tornare ad investire in rete ferroviaria, convogli e servizi per i pendolari , invece che puntare sull’Alta velocità tra Milano e Genova, che trovo un’assurdità: quanti minuti si potranno mai risparmiare su un tragitto complessivo di un’ora e 30 minuti?  Inoltre, occorre stanziare più risorse per potenziare il trasporto con i bus per i comuni dell’altra collina, aumentando il  numero di corse ed estendo i percorsi anche a zone oggi poco servite. Infine, bisogna lavorare sodo per implementare la vocazione turistica del territorio, favorendo la sinergia tra pubblico e privato, perché se lasciato solo ed abbandonato, il nostro territorio non la forza, da solo, di ripartire».

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