Giovedì, 19 Settembre 2019

BRESSANA BOTTARONE - CORSI PER DISOCCUPATI: «INIZIATIVA PASSATA SOTTO GAMBA DALLA POPOLAZIONE»

Giancarla Mangiarotti, assessore ai servizi sociali del Comune di Bressana Bottarone, ha lanciato i corsi per disoccupati nel 2017-2018. Gestiti da insegnanti provenienti dall’associazione “Le Vele” di Pavia, i corsi hanno toccato diverse tematiche e hanno cominciato a riscuotere successo.

Come è nata l’idea di questi corsi di formazione per disoccupati?

«L’idea è nata quando abbiamo visto che Le Vele organizzava corsi di formazione per disoccupati, iscritti alla camera del lavoro e in maniera gratuita. Insieme a Paola Andolfi, una collaboratrice de Le Vele residente nel nostro comune, abbiamo deciso di dare il via a questa iniziativa. Siamo partiti nel 2017 e abbiamo deciso di dare un minimo di aiuto alle persone che non hanno lavoro, dando loro la possibilità di frequentare dei corsi utili alla scoperta effettiva poi di un nuovo mestiere».

Con quale tipologia di corsi avete iniziato il progetto?

«L’anno passato, appunto, abbiamo dato il via a tre corsi differenti: il corso di cucina completo di haccp (corso contro la contaminazione degli alimenti) di complessivamente 100 ore, che è stato tenuto da un’insegnante proveniente dalle Vele residente a Bressana; il corso di giardinaggio e manutenzione del verde, complessivamente di 130 ore, anche questo tenuto da un insegnante delle Vele che teneva lezioni di botanica sia teorica che pratica con tutti i vari strumenti che interessano poi il reale lavoro del giardiniere (cura dei fiori, tosa erba, decespugliatore, ecc). Infine abbiamo messo in moto anche il corso per le assistenti familiari e badanti per un totale di 160 ore, che è partito dall’idea di stilare un registro delle badanti da parte della Regione e che andava a carico, nel nostro caso, delle Auser di Bressana, Torricella e Lungavilla e da qui allora ho pensato di andare ad attivare un corso che potesse dare la formazione necessaria per potersi iscrivere a questo registro». 

Il corso più impegnativo?

«Il corso per assistenza agli anziani è risultato il più impegnativo, per via della gran mole di argomenti da affrontare: lezioni sull’alimentazione da parte di un nutrizionista, lezioni di assistenza tenuti da un’infermiera diplomata, di rianimazione da parte di un medico e di psicologia tenuti da una psicologa laureata».

Quante adesioni avete avuto ai vari corsi?

«Abbiamo avuto molte adesioni al corso di cucina, circa 15; un po’ meno adesioni al corso di giardinaggio, 8 in totale; difficili sono state inizialmente le adesioni al corso di assistente per anziani, forse per una questione di passaparola, ma alla fine ne abbiamo ottenute 15 in totale, anche da parte di abitanti di altri comuni, ad esempio Casteggio».

Quali sono le modalità di accesso ai corsi?

«Praticamente alla maggior parte dei nostri corsi si poteva accedere con una disoccupazione di almeno tre anni (verificabile presso il centro per l’impiego) e con un ISEE inferiore ai 15mila euro circa: in questo modo alla fine dei corsi si poteva ricevere un rimborso di 1800 euro. Il tutto sovvenzionato dalla Regione Lombardia e tramite l’associazione Le Vele, in modo che anche chi si trova in stato di disoccupazione, ma che si dà da fare per provare a imparare un nuovo mestiere, venga premiato in qualche modo. Quindi ai nostri corsi hanno partecipato esclusivamente persone disoccupate, anche per una questione logistica, infatti si trattava di molte ore di frequenza obbligatoria per ottenere l’attestato finale».

Che età hanno le persone che hanno partecipato?

L’età in generale media, fra i 30-35 anni, ma anche persone di 50 anni che hanno perso il lavoro e in qualche modo devono cercare di riscattarsi. In generale si è trattato di persone mature, che hanno già lavorato. Molti italiani, ma anche molti stranieri».

Pochi giovani...

«Prossimamente vorremmo mettere in moto una serie di corsi più mirata ai giovani, per aiutare quella fascia di popolazione più giovane che non riesce a trovare lavoro e avremmo pensato appunto a corsi come “cameriere nella ristorazione” o come “tata domiciliare”. Dobbiamo ancora prendere contatti nuovamente con Le Vele per ricreare una nuova proposta per cercare di sondare la futura possibile adesione».

Nel suo Comune la disoccupazione giovanile è un fenomeno molto diffuso?

«Qui da noi, i ragazzi giovani hanno alle spalle delle famiglie che li sostengono dal punto di vista economico ma magari non sarà sempre possibile, quindi è giusto che si diano da fare in qualche modo. Noi abbiamo certamente notato una scarsa partecipazione e un basso interessamento da parte dei ragazzi e le ragazze giovani della nostra zona ai corsi organizzati; forse come tutte le nuove proposte le persone sono diffidenti all’inizio e vogliono vedere quanto proseguono queste iniziative. Magari erano anche le materie che non interessavano ai più giovani, cercheremo nelle prossime proposte di scegliere qualcosa di più vicino a loro. La formazione è importante anche in quei lavori in cui magari la si tende a sottovalutare, ma per una famiglia che deve assumere una baby-sitter, è primario sapere che la persona che assume e che starà col proprio figlio, abbia eseguito una certa preparazione e che sia capace di prendersi cura di bambini spesso piccoli che hanno bisogno di molte attenzioni, sempre più specifiche»,

Ci sono stati esempi di ex frequentanti dei corsi che hanno trovato lavoro dopo aver preso il vostro diploma?

«Sì, una ragazza che ha seguito il corso di cucina e l’haccp, ha trovato subito lavoro in una mensa  di una struttura qui vicino come cuoca. Molte ragazze poi che hanno frequentato il corso di assistente familiare hanno trovato lavoro in varie case famiglia. A questo proposito, molto presto, le case famiglie inizieranno a richiedere persone qualificate che lavorino al loro interno quindi la richiesta di persone con in mano l’attestato aumenterà:  dal punto di vista lavorativo forse questo corso è stato quello più sfruttato».

Qual è stata la problematica maggiore nell’organizzazione dei vari percorsi formativi?

«Probabilmente la difficoltà maggiore sta nel farsi conoscere e nella pubblicizzazione. Forse perché in queste cose conta molto il passaparola e quindi è importante proseguire nelle iniziative in maniera che un maggior numero di persone possano conoscerci e prendere in considerazione l’idea di frequentare i nostri corsi. Un’altra problematica molto importante e che ha influito non poco è la ricerca degli spazi adatti alla realizzazione delle lezioni, perché ad esempio un corso di cucina ha bisogno di spazi specifici che posseggano la strumentazione adatta. Bressana Bottarone avrebbe bisogno di nuovi spazi in cui organizzare queste attività e speriamo che presto vengano creati. Infine una grande delusione è che spesso queste iniziative, che non sembra, ma che prendono molto tempo delle giornate di chi le organizza e fa in modo che funzionino e vadano a buon fine, passino sotto gamba alla popolazione: sembra che nemmeno se ne accorgano, ma eppure qualcosa facciamo per loro, ci sforziamo di trovare dei modi per aiutare la cittadinanza, di creare qualcosa di interessante. Sarebbe bello qualche volta che la gente si accorgesse di questo e che, non per forza ci ringraziasse, ma che se ne accorgesse e ne discutesse.

Non sembra, ma da quando noi abbiamo avuto questa idea dei corsi per le persone disoccupate, anche altri comuni più grandi di noi stanno pensando di realizzarne in maniera simile, ma l’idea l’abbiamo avuta per primi noi!».

Proseguirete nella loro organizzazione l’anno prossimo?

«Sì, stiamo scegliendo quelle che saranno le materie dei corsi e stiamo iniziando a ragionare su quando sarà possibile proporli pubblicamente. Probabilmente le iscrizioni partiranno già questa estate e poi le lezioni inizieranno a settembre/ottobre di quest’anno».

di Elisabetta Gallarati

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