Mercoledì, 22 Maggio 2019

PIZZALE – CERVESINA – PANCARANA - «IL SINDACO AVREBBE DOVUTO PRENDERSI LA PRESIDENZA DELL’UNIONE»

Sembra infinita la vicenda che oppone il Comune di Pizzale a quelli di Cervesina e Pancarana, i quali, fino al 1° gennaio 2016, sono stati ufficialmente membri dell’Unione dei Comuni Lombardi, creata dalle tre amministrazioni per gestire unitariamente ed ottimizzare i servizi da offrire alla popolazione. Il Comune di Pizzale, come è noto, ha deciso unilateralmente di abbandonare il sodalizio, dando il via ad un contenzioso, anche giudiziario, che sembra lungi dal vedere un esito. Abbiamo fatto il punto della situazione con il capogruppo di minoranza a Pizzale, Vincenzo Faiello.

Perché la vicenda dell’Unione è così intricata?

«L’unione nasce negli anni ’90. I primi debiti che io ho riscontrato risalgono al 2007. Nel 2014 l’Unione dei Comuni aveva chiesto un mutuo alla CDP, che era stato concesso, per pagare dei debiti pregressi. Debiti che quindi si riferivano agli anni precedenti. La prima fattura non pagata che ho acquisito risaliva al 2007. Quindi è una storia che va avanti da tutti anni».

Come ne siete venuti a conoscenza?

«Il 31 maggio 2015 ci sono state le elezioni comunali, con le quali siamo entrati in Consiglio. Il primo atto importante della nuova amministrazione Grazioli è stato recedere dall’Unione dei Comuni. Il 30 giugno c’è stata la delibera determinante l’uscita, e fissato il termine del 30 settembre per la presentazione ufficiale della recessione. Già in quella seduta consiliare ci siamo opposti a questa uscita grossolana. Siamo usciti dall’aula».

Cosa si doveva fare?

«Prima di uscire dall’Unione avevamo chiesto di verificare la situazione economica dell’ente. Avevo rimarcato subito un invito a valutare meglio la situazione, con una relazione consegnata alla giunta. Ma siccome non siamo stati presi in considerazione, il 17 agosto abbiamo, come minoranza, presentato un primo esposto alla Prefettura. Successivamente ne abbiamo presentati altri due. Questo perché reputavamo opportuno informare anche gli enti superiori. Negli esposti si elencavano dettagliatamente i pericoli che la scelta di uscire dall’Unione poteva arrecare all’ente comunale e di conseguenza ai cittadini».

Quale reazione è arrivata dalla Prefettura?

«Il Prefetto è intervenuto e ha chiesto spiegazioni. Ma il sindaco, anziché dare risposte convincenti, si è limitato a criticare l’operato della minoranza, accusandoci di ostruzionismo; senza fornire nessuna adeguata risposta alla problematica».

Secondo lei, dunque, c’è stata una grave mancanza. Ce ne sono state altre?

«Prima del Consiglio Comunale del 30 giugno, il 22 giugno era stato convocato il Consiglio dell’Unione per parlare del rendiconto dell’anno precedente. In quell’occasione si era parlato del mutuo che era stato stipulato, e al momento del voto il sindaco e i due consiglieri di maggioranza rappresentanti nell’Unione hanno votato positivamente, senza chiedersi nulla! Anziché interessarsi della vicenda, come ha fatto la minoranza che si è chiesta cosa fosse quel mutuo, loro sono rimasti tranquilli e hanno votato a favore: per poi, dopo una settimana, uscire dall’Unione!».

Poi cosa è accaduto?

«A dicembre siamo stati convocati, tutti i consiglieri. In quella circostanza ci veniva riferito che l’unione dei comuni presentava un debito di 700mila euro. La nostra parte era il 30%, quindi una parte consistente».

Sono state proposte soluzioni, in quella sede?

«Ormai la frittata era fatta, e ci è stato chiesto un aiuto, un consiglio. Abbiamo cercato di collaborare, come cerchiamo sempre di fare. Così abbiamo condiviso una strategia: l’adozione di un documento in cui si disconoscesse l’entità del debito. Questa somma di 700mila euro ci era stata rappresentata dal sindaco solo verbalmente; nessuno è stato in grado di dimostrarci, però, carte alla mano, come fossero stati generati questi debiti».

Era davvero impossibile venire a conoscenza di queste informazioni?

«Fiutando quello che stava succedendo, già a fine novembre mi ero procurato tutte le fatture relative alla vicenda. C’erano anche diverse fatture non pagate all’ASM. Come minoranza in quella circostanza avevamo suggerito di risolvere il problema senza ricorrere alle autorità competenti, e di pagare quello che era effettivamente dovuto».

Invece la vicenda è continuata in modo diverso…

«Nel febbraio 2016 il sindaco ha presentato al TAR un ricorso, chiedendo ai giudici competenti di annullare le delibere con le quali l’Unione aveva chiesto il pagamento della parte di debito spettante a Pizzale. La questione sollevata, però, era meramente tecnica: un responso, anche positivo del TAR, non avrebbe risolto la situazione. L’eventuale annullamento non significava che sarebbe stato azzerato il debito».

Con quali proposte avete risposto, come minoranza?

«Il 27 febbraio abbiamo presentato una mozione in Consiglio Comunale, nella quale chiedevamo al sindaco di impegnarsi a presentare una denuncia all’autorità competente contro l’Unione dei Comuni per fare chiarezza sui debiti esistenti. Infatti erano state sollevate diverse critiche da parte della maggioranza alla gestione dell’Unione, accusata di non aver fornito a Pizzale i servizi concordati. Il sindaco aveva promesso che avrebbe organizzato un tavolo tecnico, e dopo gli esiti si sarebbe parlato anche di eventuali denunce.»

Una vicenda, quella del tavolo tecnico, che appare poco chiara…

«Del fatto che questo tavolo si sia effettivamente svolto, ho appreso soltanto recentemente, e dalla stampa. In una dichiarazione il sindaco ha affermato che c’era stato un tavolo con esito negativo. In realtà si è svolto un qualche incontro, non puramente tecnico, e di cui comunque non abbiamo comunicazioni ufficiali. Comunque, non ci risulta che il sindaco abbia presentato la denuncia alle autorità competenti».

Negli ultimi mesi ci sono state novità.

«A dicembre 2017 l’Unione dei Comuni, cioè i restanti membri, Pancarana e Cervesina, hanno notificato al Comune di Pizzale un ricorso nel quale chiedevano ai giudici del TAR Lombardia il riconoscimento di un danno di 218mila euro, per la parte di debito cagionato. Naturalmente Pizzale ha resistito in giudizio. Il primo ricorso di febbraio 2016 per il disconoscimento delle delibere e questa seconda resistenza hanno causato spese legali per circa 20mila euro per il Comune di Pizzale. Da febbraio 2016 a dicembre 2017 c’è stato un silenzio tombale su questa situazione. Noi abbiamo sempre chiesto nei Consigli Comunali informazioni, ma non è mai venuto fuori nulla».

Ma il tema era emerso in campagna elettorale, o è stata un po’ una sorpresa per i cittadini di Pizzale?

«Nel programma elettorale da loro messo in evidenza in campagna elettorale non si era parlato di uscire dall’Unione. Per lo meno non in modo ufficiale. Perché il sindaco ha preferito uscire? Secondo me perché aveva paura di confrontarsi con i suoi colleghi. Avrebbe dovuto addirittura prendersi la presidenza dell’Unione, metterci il naso dentro e vedere cosa stava succedendo. Non si può uscire dopo 29 giorni senza conoscere le carte in tavola».

Si poteva fare qualcosa di diverso?

«Noi sappiamo benissimo che il TAR è molto lungo nei suo giudizi, ma si possono chiedere procedure abbreviate. Nel primo anno dopo la presentazione del ricorso si poteva chiedere un’accelerazione, e nel giro di qualche mese si sarebbe arrivati a sentenza. Non è stato fatto. La giunta Grazioli tende ad andare avanti il più possibile per cercare di lasciare il problema alla prossima amministrazione. Nel frattempo continueremo a versare spese legali».

Intanto, l’amministrazione comunale continua il suo operato. Come?

«Non c’è nessun investimento: sono tre anni che non ce ne sono. L’unica cosa in tre anni che è stata fatta è stata tappare quattro buche sulle strade, che complessivamente non sono ridotte affatto bene. In occasione dell’approvazione degli ultimi due rendiconti di gestione sono emersi grandi errori contabili che abbiamo dovuto sollevare come minoranza. I conti non quadravano. Proprio errori matematici. Anche nella relazione del Revisore dei Conti ci sono cose poco chiare. Da quando c’è questa Amministrazione sono stati fatti quattro bilanci di previsione, di cui uno in ritardo ed uno dopo una diffida del Prefetto. Non è una bella cosa per un paese di 700 abitanti. E due rendiconti presentavano errori contabili».

Quale la responsabilità politica in capo alla maggioranza?

«La responsabilità politica è che il documento contabile, prima di essere presentato per l’approvazione, deve essere controllato. Come ho fatto io. Non bisogna chiudere gli occhi. Se firmo un foglio e me ne prendo la paternità, devo sapere cosa sto facendo. L’assessore al bilancio a un certo punto si è permesso di dirmi: “hai ragione, io non ho nemmeno letto il rendiconto. La cosa grave, però, è che lo scorso anno è stato approvato ugualmente nonostante le nostre proteste. Mentre quest’anno, con gli stessi problemi, è stato ritenuto di fermare la situazione. Io mi chiedo: come mai?».

di Pier Luigi Feltri

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