Giovedì, 20 Giugno 2019

CASTEGGIO – OLTREPÒ PAVESE - PERCHÉ LE NOSTRE STRADE SONO CONCIATE COSÌ MALE? “NON PARLIAMO POI DELLA QUALITÀ DEGLI ASFALTI CHE VENGONO POSIZIONATI”

Progetto AttrACT, unioni di comuni, guardia medica, SPRAR: Lorenzo Callegari va avanti a testa bassa su tutti i fronti. Ma i problemi da risolvere sono tanti, e la collaborazione da parte degli altri enti, spesso, potrebbe essere… più proficua, per dirla con un eufemismo che non sarebbe proprio al sanguigno sindaco di Casteggio. Il quale non le manda a dire a un mondo, quello della politica, di cui fa parte da trentacinque anni, ma del quale non ha preso certi modi accondiscendenti e accomodanti ereditati dalla Prima Repubblica.

Il suo comune ha sottoscritto, con Regione Lombardia, il programma AttrACT, volto a favorire l’insediamento di nuove imprese nel nostro territorio. A cosa porterà, concretamente, questo primo passo?

«La Regione ha giustamente enfatizzato questo progetto, rivolto possibilmente all’estero, e va preso come un’opportunità importante. Partiamo dal presupposto che noi otteniamo 120mila euro. Di questa cifra, onnicomprensiva, resta disponibile un piccolo investimento da fare sulle infrastrutture. Se fosse tutto qui, non sarebbe una gran cosa: alla fine avrei messo a posto un marciapiede e tutto sarebbe finito. Il problema è come attrarre in un Paese sofferente, l’Italia, investimenti esterni. Perché uno svedese dovrebbe investire a Casteggio piuttosto che a Jöngköping?»

Perché no?

«L’instabilità di governo è ormai atavica. Le tasse sono estremamente pesanti. L’AttrACT mi dice: detassa per un certo numero di anni l’imprenditore, togli gli oneri di urbanizzazione; ma questo non è decisivo se non riusciamo ad abbattere la burocrazia, che è la cosa veramente difficile da fare in Italia. Ipoteticamente si potrebbe sperare in qualcosa di positivo. Abbiamo inserito in questo progetto due aree private; stiamo pensando di fare lo stesso con altre, anche comunali. Ma se devo dire che questa iniziativa ci porterà da qualche parte ho forti dubbi».

Da cosa bisognerebbe partire?

«Il nostro paese dovrebbe essere votato al turismo. Penso, per esempio, anche a quello che dovrebbe essere l’aspetto più importante del nostro territorio, la vitivinicoltura. Ma come possiamo parlare di un territorio che vuol fare turismo senza le infrastrutture? Negli anni è stata fatta una proposta, l’autostrada Broni-Mortara. Infrastruttura che avrebbe una sua funzione, perché andrebbe a snellire la viabilità nel pavese, creerebbe un altro ponte sul Po e quindi decongestionerebbe le altre strade».

Perché le nostre strade sono conciate così male?

«Per mille e un motivo, non da ultimo il traffico incidente sulle arterie di viabilità esistenti. Non parliamo poi della qualità degli asfalti che vengono posizionati. Ben venga il progetto AttrACT, finanziato fra l’altro con pochissimi soldi, ahimè; d’altronde, con l’aria che tira, è sempre meglio qualcosa che niente. Però, se volessimo davvero credere in quello che facciamo, dovremmo comportarci diversamente rispetto a tasse, viabilità, prospettive di un governo stabile… Non posso, dopo tanti anni da amministratore, illudermi che aver portato a casa 120mila euro risolverà i problemi del mio territorio».

Si è fatto un’opinione sui recentissimi eventi nel settore vitivinicolo, da lei citato?

«Mi sono fatto un’opinione da tempo. Ciò che accade è figlio della situazione locale. Della grande polverizzazione delle aziende oltrepadane e pavesi in genere. Della litigiosità degli individui. Per anni si è detto che bisognava mettere a posto le regole; nel momento in cui si è cercato di farlo, chi ci ha provato ha infastidito qualcuno».

Ha avuto modo di sperimentare in prima persona questo clima?

«Noi abbiamo fatto per tanti anni la rassegna dei vini, sperando i vitivinicoltori se ne appropriassero; che la facessero diventare un po’ come il Vinitaly, nato vent’anni dopo. Viceversa, i nostri imprenditori vitivinicoli e agricoli in generale intendono che il Comune debba fare quello che loro non hanno mai fatto. Non è così».

Tutti i comuni della fascia pianeggiante dell’Oltrepò presentano aree dismesse, e le adesioni ad AttrACT potevano essere più numerose. I comuni avrebbero bisogno di un migliore coordinamento, magari di più unione?

«Ormai ho smesso di perseguire l’ovvio. In un momento in cui le casse dei comuni piangono, l’unica opportunità che avremmo per evitare di non raggiungere il pareggio di bilancio sarebbe che i comuni più piccoli si fondessero con quelli più grandi, che, fatalmente, hanno una macchina amministrativa più corretta. Ci sono comuni che hanno cento, centoventi abitanti, e sono dotati della macchina amministrativa che compete a un condominio».

Ma alla sua proposta di una ‘‘Grande Casteggio’’ le adesioni sono state nulle.

«A un certo punto è arrivato qui da me il sindaco di Verretto, un giorno, sapendo che io la pensavo in questo modo, e abbiamo intavolato il discorso della fusione. Io ero ben contento. Questa operazione ci avrebbe portato 900mila euro all’anno 10 anni, che sarebbero stati spesi ripartiti uniformemente. Verretto avrebbe mantenuto la sua identità e avremmo potuto utilizzare meglio i fondi, ottimizzare i carichi di lavoro, con una possibilità di sviluppo. Posti di lavoro in più, non in meno».

Perché il progetto si è arenato?

«Si nega l’evidenza. Quando il sindaco di Verretto, che è una brava, bravissima persona, è venuto da me a dirmi che non era più il caso di proseguire, io non mi sono nemmeno arrabbiato. Mi sarei stupito se fosse successo il contrario. Tutto ciò che è ovvio, che porta ad un inizio di risoluzione del problema, trova sempre un ostacolo. È veramente demotivante tutto ciò, ed è solo uno degli aspetti».

Cos’altro?

«Il Comune di Casteggio ha un avanzo di cassa di 589mila euro, quindi un bilancio perfettamente in ordine; dovendo però fare i conti con lo sciagurato periodo dal 2004 al 2009 nel quale, con una certa amministrazione che io, mea culpa profonda, ho contribuito ad eleggere, è stato creato un debito di 4 milioni di euro. Noi stiamo tenendo il Comune in linea di galleggiamento e facendo cose, non eclatanti, ma cercando di farle o di farle fare. E lo Stato, invece di premiare le amministrazioni oculate e corrette, finanzia quelle che viceversa, per vari motivi che non voglio sindacare, non tengono i conti in ordine».

Si spieghi meglio…

«Lo Stato emana un bando per far realizzare opere pubbliche e per la messa in sicurezza degli edifici e del territorio, con 7 miliardi di euro. Viene presentata una serie enorme di progetti, oltre diecimila. Noi arriviamo 2182esimi, quando a essere finanziati sono soltanto i primi 146. Secondo il criterio adottato, se un comune è dissestato dal punto di vista economico viene premiato, quindi la nostra colpa è quella di avere un bilancio in ordine».

Fusioni o non fusioni, il Comune di Casteggio si fa comunque capofila di iniziative che interessano anche i paesi limitrofi. Non ultima, la battaglia per la guardia medica.

«Il problema non è solo la guardia medica, che è una parte del problema sanitario locale. La prima cosa che salta all’occhio, in Regione Lombardia, parlando di medici di medicina generale, è che ne mancano 581. Nella provincia di Pavia, che è più fortunata rispetto alle altre, ne mancano 27. Quando andrò in pensione, fra un mese, saranno 28. Si sta andando verso una gestione molto impersonale del paziente, che non è una macchina da riassettare».

Tornando al problema di questi giorni, perché ASST dovrebbe rivedere la sua decisione?

«Non è la difesa di un campanile che mi interessa. Ma negli anni ci hanno depauperato di tutto: pretura, ufficio di collocamento; i comuni sono stati trasformati in dormitori. Adesso ci tolgono anche la guardia medica in nome dell’ottimizzazione del lavoro, quando non è vero che sarà ottimizzato ma sarà peggiorato, con un aumento dei costi di gestione. La guardia medica di Casteggio all’ASST costa zero, perché è ospitata nella sede della Croce Rossa. Mi domando se il buon senso esista ancora in Italia».

Parliamo allora di buon senso: progetto SPRAR e accoglienza dei migranti. Soddisfatto di questa scelta?

«Lo SPRAR si è attivato da pochi giorni. Abbiamo avuto in assegnazione quattro persone, e ne avremo altre dieci dalla Prefettura. Dovevano essere diciassette, ma saranno quindi quattordici, per il momento. Contestualmente verranno trasferiti i diciassette ospitati nell’albergo Alo Alo. Questa nostra scelta ha contingentato il numero in maniera concreta. A Casteggio avevamo 39 migranti, col rischio che ne arrivassero altri 80, in una palazzina nuova di zecca costruita per altre funzioni e non come centro di accoglienza, cosa che mi ha fatto imbestialire».

Ci sono altre motivazioni che vi hanno portato a questa decisione?

«Abbiamo scelto lo SPRAR perché, così, queste persone saranno davvero seguite e formate. Non saranno abbandonati per le strade, non li vedremo a fare accattonaggio nei vari supermercati o nei parcheggi, non infastidiranno più nessuno. E potranno veramente, avendo una formazione, essere destinati ai luoghi che dovranno accoglierli. In più, da un punto di vista sanitario, è estremamente importante che vengano controllati».

Chiudiamo con un tema di attualità per tutto l’Oltrepò. Voghera e Stradella hanno revisionato la loro raccolta dei rifiuti. Casteggio pensa a qualche novità in merito?

«Direi che rispetto ad altri comuni siamo avanti anni luce. Abbiamo creato le piazzole a scomparsa in tutto il centro, con tanti contenitori per la raccolta differenziata. Abbiamo già cercato di abbellire quella che è la zona centrale e continueremo, perché il nostro programma non è ancora finito. Miglioreremo tutte le zone periferiche, distribuendo meglio i cassonetti. Ci troveremo a breve con ASM per portare a termine, prima che io vada in pensione anche come sindaco, anche quest’altra parte».

di Pier Luigi Feltri

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