Giovedì, 13 Dicembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - SOLDI PER LE NOSTRE STRADE? “TEMO DI NO”

Da Marzo 2018 è Onorevole Deputato della Repubblica tra le fila di Forza Italia, ma da anni è membro dell’Ufficio di Presidenza e Responsabile della Formazione del Partito. Dal 2009 al 2014 è stato Sindaco di Pavia, conquistandosi il titolo di “Sindaco più amato d’Italia”. Abbiamo per la prima volta incontrato Alessandro Cattaneo.

Com’è la situazione nazionale che stiamo vivendo?

«A livello nazionale, io credo che questa manovra economica segni un po’ uno spartiacque: se viene confermata così come ci è stata presentata, noi non possiamo che essere all’opposizione tout court! Siamo molto contrari a questa impostazione economica, che è anche un‘ impostazione culturale, che vìola, secondo noi, e tradisce molti valori del Centro-destra; quindi su quest’idea di Paese che si legge all’interno di questa manovra finanziaria siamo molto preoccupati e facciamo un’opposizione dura, a 360 gradi. Come  Forza Italia abbiamo fino ad ora un po’ distinto l’azione del governo, sostenendo le politiche sull’immigrazione e la sicurezza, per dirla tutta, con Salvini e attaccando, per esempio, il Decreto Dignità ed alcune follie, come la politica delle infrastrutture, anzi delle non infrastrutture, con i 5 stelle... ma questa manovra economica».

Non ritiene congruo il messaggio di opposizione a questa tipologia d’Europa?

«Credo che tutti vediamo che stiamo vivendo un grande malcontento rispetto all’Europa, e questo è vero, è un dato. Però, cominciamo a parlare di che idee ci sono. Noi come Forza Italia crediamo che vada cambiata da  dentro. Io andrò ad Helsinki il 7 e l’8 novembre prossimi al Congresso Europeo del PPE. Sono uno dei delegati per scegliere il prossimo candidato al posto di Juncker, perché di Juncker ne abbiamo abbastanza anche noi di Forza Italia... si parla o di un tedesco, Weber, o di un Finlandese, però parleremo, al di là delle persone, delle idee, di come cambiare quest’Europa da dentro.

Io non credo che possiamo tornare indietro ai nazionalismi, ai sovranismi: ci ritroveremmo più deboli, facendo anche il gioco delle superpotenze. La strada è segnata: sì ad un’Europa diversa, ma comunque con la prospettiva di stare insieme, trovando una sintesi diversa da quella che abbiamo visto. Che poi alla fine, alla resa dei conti, Orban e Macron sono egoisti allo stesso modo, due facce della stessa medaglia. Noi dobbiamo trovare un’altra chiave».

In un’Unione Europea che non ha neanche uniformato le prese elettriche nei vari Paesi?

«Sono d’accordo, è vero. Purtroppo oggi è una sommatoria di stati che hanno ceduto un po’ di sovranità, qualche euro, hanno deciso di adottare una moneta comune ma continuano a ragionare ognuno in maniera egoistica, anzi magari parassitando il vicino europeo. Forse paradossalmente è il momento in cui fare una grande Costituente europea in cui ci si guarda in faccia, ci si dicono le cose che non vanno, poi si sceglie una strada comune per lanciare una sfida che ormai è indifferibile, perché noi senza comunque una chiave per stare insieme veniamo mangiati!».

Veniamo più verso il nostro territorio. Ruggero Invernizzi è presidente della Commissione Agricoltura in Regione Lombardia. Regione Lombardia ha avuto tre amministrazioni molto forti a firma Roberto Formigoni, poi Maroni, ed ora trova Fontana, che da la sensazione di essere più “debole”, mi passi il termine, rispetto ai predecessori. Lei cosa ne pensa?

«Indubbiamente, gli anni di Formigoni sono  ricordati da tutti, dal punto di vista amministrativo, come gli anni più belli e più importanti, terminati con eccessi ed errori di cui dobbiamo essere consapevoli, ma questo non toglie la sussidiarietà, la partnership pubblico/privato con le opere  che sono state fatte in quegli anni... sono opere a cui tutti guardiamo oggi con grande positività. Per altro, il Centro-Destra vince da 6 Elezioni consecutive in Lombardia. Fontana l’ho conosciuto da sindaco, ho lavorato con lui in Anci a Roma e ne ho molta stima. è una persona riservata, sobria e, forse, in quest’era in cui viviamo male non fa. è un gran lavoratore, con quella meticolosità e laboriosità molto lombarda, sicuramente non sotto la luce dei riflettori, ma in silenzio. E dà le risposte che il territorio necessita. Quindi, secondo me è un ottimo Presidente. A Pavia, come Forza Italia, siamo contenti di essere riusciti ad imporre Ruggero Invernizzi alla Presidenza della Commissione Agricoltura: l’abbiamo imposto non perché siamo belli e simpatici, ma, come abbiamo raccontato in Campagna Elettorale, perché questo territorio mancava da troppo tempo di Persone nei punti decisionali, e tramite, con un grande lavoro di squadra, la mia candidatura alla Camera ,come segretario provinciale, e Ruggero come candidato  alle Regionali, abbiamo portato il Partito al 18%, la percentuale più alta per Forza Italia di tutte le province lombarde!».

Invernizzi sta lavorando bene, secondo lei?

«Ruggero sta lavorando soprattutto su due ambiti, che sono quelli in cui non c’è da inventare niente: riso e vino. è anche già da tempo competente in ambito di caccia ed altre tematiche; ha fatto per anni l’assessore provinciale alla caccia. Sul vino questo territorio ha enorme bisogno, c’è da passare ai fatti. Avendo anche il Ministro Centinaio alla partita, possiamo veramente fare bene, e quindi sul vino c’è bisogno di raccogliere le potenzialità che questo territorio ha».

Cosa manca ai nostri produttori secondo lei?

«In sintesi: andar d’accordo! E questo la dice lunga... Poi vede, esiste un paradosso: noi abbiamo 10.500 ettari di produzione; averne così tanta, rende non semplice trovare un equilibrio tra la qualità, oggi doverosa ed assoluta , ma anche la quantità! La Francia Corta ha 2.500 ettari, è piccolissima. Loro vendono bottiglie a 50,00 euro l’una, noi vendiamo a 50,00 euro le damigiane... Questo non va bene, e l’Oltrepò, secondo me, deve chiudersi in una stanza, decidere, fare un piano industriale, ed essere tutti uniti e percorrere una strada di marketing territoriale vero, dove c’è spazio per  i piccoli agricoltori dell’Oltrepò  ma anche per la Cantina importante che lavora sull’eccellenza, che ha tutte le carte in regola per competere con chiunque!».

Alcune persone sostengono essere assolutamente ininfluente, ad esempio, che le strade siano in condizioni pietose: non è per questo che la gente non viene in Oltrepò. Cosa ne pensa lei?

«Le strade fanno schifo, e qualche problema c’è. Anche per me, che frequento l’Oltrepò sia come Istituzione sia come cittadino con la famiglia, ormai arrivare dal mio amico di Zavattarello è un viaggio difficoltoso. è vero che la provincia di Pavia ha 2.500  km di strade che sono oggi un’infinità per un bilancio totalmente svuotato. Anche sulla provincia, mi spiace dirlo, si giocano delle contraddizioni del governo nazionale: ecco un esempio molto concreto in cui un governo che è un mostro, un matrimonio contro natura,  non potrà in eterno continuare a non scegliere! Dovrà arrivare, ad un certo punto, a fare delle scelte...».

Noi non avremo nell’immediato soldi per le nostre strade?

«Temo di no, perché  questo governo, sulle Province, non ha preso decisioni...»

Poi ci sono i ponti...

«Sul Ponte della Becca ci giochiamo tutti un po’ di credibilità. Tutti i ponti sul Po sono malconci, a dir poco. E’ una vergogna.  Sui temi del vino, dei ponti e delle strade, al di là della casacca del Partito, a Roma dobbiamo indossare la casacca del territorio».

Lei che incarichi ricopre?

«Dopo un po’ di esperienza, son 10 anni che amministro a livelli importanti, ho capito una cosa: si può stare in tante commissioni a far tanti bei discorsi, ma poi c’è la domanda chiave che arriva sempre, quando fai il pubblico amministratore di questi tempi... Chi paga?! Allora, per rispondere a questa domanda, sono andato in Commissione-Finanza. Quindi i pavesi sanno di poter contare su una persona che, laddove la borsa si riempia o si vuoti, sarà presente per tutti i bisogni che abbiamo sul territorio».

Com’è la situazione del suo Partito, Forza Italia?

«Io sono sempre molto sincero: Forza Italia è in difficoltà. Però, c’è una buona notizia. Lo spazio politico io lo vedo, in tre parole-chiave, per il futuro di questo partito. Prima: politica liberale, liberalismo assoluto! Quando oggi si sente parlare di liberalizzazioni, statalismo, centralismo, noi dobbiamo invertire la rotta e innalzare la bandiera del liberalismo! Questo Paese riparte se ripartono i privati! Seconda: riformismo! Non  dobbiamo avere paura di riformare il nostro Paese alla base. Invece vedo che siamo in un momento di conservazione: i 5 stelle non vogliono fare perché non vogliono prendersi responsabilità, e questo non va bene... Terza: valori di riferimento cattolici conservatori! Non c’è da inventar nulla, l’anima dell’Italia è cattolica ed ha valori ben delineati che dobbiamo tornare ad innalzare senza timore! Con queste parole d’ordine lo spazio politico c’è. Parliamo di meritocrazia, di valorizzazione delle persone che valgono. Vuol dire ascensore sociale, vuol dire che i nostri figli possano star meglio dei nostri padri, ma hanno bisogno di speranza, non di odio e di vendetta sociale! Questo non ci appartiene, come popolo: non voglio un paese ripiegato su sé stesso. Queste sono un po’ le premesse, ed allora Forza Italia potrà risollevarsi!».

Se Berlusconi non dovesse presenziare alla Campagna Elettorale delle prossime europee, chi potrebbe essere il cavallo vincente?

«Berlusconi ha già dato tanto all’Italia ed al Partito. Forse è il momento in cui dobbiamo essere noi a dare qualcosa a lui ed al Partito. I leader nascono sempre da lotte furiose, non da un pranzo di gala: io sono insieme a tanti altri su un ring che vuole  rilanciare con coraggio l’azione di Forza Italia».

  di Lele Baiardi

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