Giovedì, 21 Febbraio 2019

VOGHERA - PRC IN LOTTA PER LA SOPRAVVIVENZA «NON ABBIAMO RISORSE PER MANTENERE UNA SEDE»

Anche se ridotto ai minimi storici (paragonato al “glorioso” passato della Voghera operaia) e costretto dalle difficoltà economiche, il circolo vogherese di Rifondazione Comunista intitolato al partigiano Ermanno Gabetta continua ad operare.

«Ci mancano le risorse necessarie per mantenere una sede e non abbiamo potuto organizzare la tradizionale Festa di Liberazione, perciò la discussione politica risulta ristretta ad iscritti e simpatizzanti e non ha, purtroppo, visibilità esterna» spiega la segretaria Antonietta Bottini, ex candidato sindaco con L’Atra Voghera a Sinistra alle elezioni del 2015. «Nonostante questo il nostro impegno rimane costante. Abbiamo dato sostegno operativo alla raccolta firme per la Lip Scuola e, nei mesi più recenti, fatto alcuni volantinaggi contro i provvedimenti del Governo. Siamo presenti anche nella mobilitazione contro il risorgere del neofascismo , il razzismo, la xenofobia e ci impegniamo sul terreno sociale con campagne su pensioni, lavoro, sanità, scuola, diritti. Sosteniamo le iniziative e le lotte a tutela dell’ambiente, contro le grandi opere».

Bottini, Voghera è una città tradizionalmente operaia, in cui la sinistra ha fatto la storia. Oggi in tanti si chiedono che fine abbiano fatto i comunisti e se esistano ancora…

«Voghera non è mai stata e non è certo un’isola rispetto ai processi politici che hanno investito il nostro paese negli ultimi 25 anni. Anche qui il tessuto sociale si è smagliato, con il venir meno di insediamenti produttivi e di strutture pubbliche. La realtà che rimane è quella di un afflusso costante di pendolari verso Pavia, Milano, Genova».

Dove ha sbagliato la sinistra per perdere così tanto appeal?

«Questione difficile da riassumere in poche righe. Ci sono delle dinamiche sociali innescate in questi anni anche dai governi del cosiddetto “centrosinistra” (precarietà, smantellamento di diritti e sicurezze sociali, a partire dalle pensioni…) che hanno aperto la strada alle politiche della destra – oggi nella versione leghista che domina l’attuale governo – che fanno leva su malcontento e paura per raccogliere consensi immediati ma senza indicare vere soluzioni che non siano la guerra dei penultimi contro gli ultimi».

A Voghera però che ne è stato della sinistra “radicale”?

«Resto  convinta che a Voghera vi siano non poche elettrici ed elettori, con esperienze e conoscenze di tipo amministrativo, gestionale, culturale o ambientalista in grado di raccogliere il testimone e dar vita ad una nuova lista. Vi sono energie cittadine, che emergono talvolta come un fiume carsico ma che sono in continuo movimento. Mi riferisco ad esempio alle associazioni di volontariato, o anche ai gruppi quali gli amici dell’Arlecchino, gli amici del Teatro Sociale, gli appassionati di fotografia che hanno gradualmente ampliato il campo d’azione ad altre forme d’arte figurativa, gli ambientalisti che puliscono le rive dello Staffora, attivisti che si occupano di beni comuni, di scuola, di sanità, donne e uomini impegnati sul terreno della solidarietà e dei diritti dei migranti».

La vostra esperienza alle ultime elezioni però non è stata positiva…

«Credo che il risultato elettorale deludente sia derivato dalla scarsa capacità del gruppo organizzativo della lista  di estendere il coinvolgimento a persone e gruppi  che pur ne condividevano l’ispirazione. Eppure l’Altra Voghera a Sinistra nel 2015 ha rappresentato la volontà, purtroppo premiata da pochi elettori, di orientare  l’amministrazione comunale a valori di democrazia e di partecipazione, di  solidarietà, di condivisione  al fine di assicurare decisioni e scelte a favore della collettività e del benessere di tutti i cittadini».

Parliamo della città. Dopo quasi 10 anni di governo Barbieri, come vede Voghera oggi?

«Più povera, più disoccupata, più chiusa e meno solidale rispetto agli scorsi decenni. Il centro storico è desertificato, aumentano le  saracinesche chiuse mentre si sono moltiplicati gli spazi commerciali lungo tutti i principali assi viari esterni, con presenze di sale giochi e di catene di negozi che si ripetono in ogni regione. Si è cementificato suolo agricolo (o destinato dai precedenti PRG a spazi verdi urbani), anche pregiato come nel caso del parco Baratta, solo a parole si enfatizza la vocazione agro-turistica a sostegno dell’economia oltrepadana. L’officina ferroviaria declassata da OGR a OM,  prestigiose fabbriche scomparse e mai sostituite da nuove manifatture produttive. Per non parlare delle reti informatiche inesistenti quando si straparla di attrattività, dello stato di abbandono di un bene patrimoniale prestigioso come l’ex Ospedale Psichiatrico Provinciale (nonostante una campagna di sensibilizzazione messa in atto da molti cittadini) e della offerta in vendita a lotti della ex caserma di cavalleria (come risulta dal sito regionale AttrACT).  Per forza che, alla fine, la città diventa un dormitorio».

In Asm non sembrano passarsela troppo bene di questi tempi. Che idea si è fatta del caso bollette sbagliate?

«Il caos bollette potrebbe dipendere da un sistema informatico di gestione e controllo obsoleto, oppure mal utilizzato. Ho letto che il Codacons parla di ‘lassismo burocratico’, anche questo fattore può aver contribuito. Ma il nodo “politico” che mette allo scoperto è quello di una preoccupante trascuratezza circa una corretta gestione del servizio pubblico. Eppure da decenni ci dicono che le aziende pubbliche erano carrozzoni, che le Spa di diritto privato sono più efficienti , che le gestioni devono produrre utili e risparmiare sulle competenze e sul personale. Io insisto, e sostengo con forza, che i servizi pubblici locali devono essere gestiti tramite aziende pubbliche comunali (o consortili) con bilanci, indirizzi e programmi discussi e approvati in Consiglio Comunale».

Come vi state muovendo in vista delle prossime elezioni? Correrete ancora con una nuova formazione civica, oppure credete che sia ora di puntare di nuovo su falce e martello e il vecchio nome?

«In vista delle elezioni europee e del prossimo turno di elezioni amministrative e regionali proponiamo la costruzione in Italia di uno schieramento di sinistra e popolare alternativo ai poli esistenti. Come Partito continuiamo a lavorare per un coalizione sociale e politica che ci veda uniti sul terreno elettorale con le tante liste civiche di sinistra e tutte le realtà politiche antiliberiste. Lavoriamo per una lista unitaria collocata sul piano europeo in alternativa tanto a nazionalisti e razzisti quanto ai trattati UE e alla governance neoliberista».

Rapporti con il PD? Manco a parlarne?

«Da oltre un decennio il PRC partecipa esclusivamente a liste di alternativa alle politiche liberiste e neoliberiste. Confermiamo la necessità di una collocazione in alternativa anche al PD e a quel che rimane di un centrosinistra ancora incapace di rimettersi in discussione sul piano programmatico e avviare una credibile rottura col passato».

di Christian Draghi

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