Giovedì, 18 Luglio 2019

REDAVALLE - «STRADE ASFALTATE CHE ATTIRINO IL TURISMO E NON LO DISINCENTIVINO»

Pierangela Compagnoni da 18 anni è al servizio della sua cittadina, Redavalle, dapprima come consigliere ed assessore, poi come sindaco con mandato dal 2015.

Compagnoni suo primo mandato da sindaco sta volgendo al termine. Un bilancio?

«Giudico sicuramente positivo il mio percorso politico innanzitutto perché frutto della fiducia che i miei concittadini mi hanno sempre accordato, ma soprattutto perché in questi anni di impegno amministrativo ho avuto la possibilità di confrontarmi con le persone e tramite loro conoscere i problemi quotidiani e le esigenze della comunità in cui viviamo che sono lontanissimi dalla politica dei palazzi».

è stata la sua prima esperienza politica?

«Ho iniziato nel 1993 a fare politica, quando mi sono candidata per la prima volta a Santa Giuletta dove, forte delle centoquattro preferenze raccolte, un record mai battuto, ho ricoperto la carica prima di Capogruppo e poi di assessore ai servizi sociali. Nel 2004 mi sono trasferita come abitazione a Redavalle, dove ho ricoperto, prima di essere eletta sindaco, la carica di consigliere e assessore con delega allo sport, turismo ed attività produttive. Dal 2004 al 2009 sono stata Presidente della Commissione Servizi sociali della Comunità Montana».

Tema sicurezza: Redavalle è a suo giudizio un paese vivibile?

«Redavalle è un paese vivibile e come amministrazione in questi cinque anni abbiamo dedicato particolare attenzione per garantire la sicurezza dei nostri concittadini. Abbiamo infatti rinnovato la convenzione con il Comune di Broni per assicurarci la presenza sul territorio di una agente di polizia municipale, installato nuove telecamere di sorveglianza, e gradualmente stiamo procedendo al potenziamento della illuminazione pubblica».

La via Emilia è spesso teatro di pericolosi incidenti a causa dell’alta velocità. Come pensa si possa risolvere il problema?

«Non credo che il problema possa essere risolto con la sola installazione di strumenti come i multavelox. Occorre che venga fatta una sensibilizzazione sulla educazione stradale che deve partire dalle scuole».

Problematiche particolare che sono state sottoposte alla sua attenzione?

«I problemi di Redavalle, come credo ci siano per gli altri comuni, sono legati al taglio dei trasferimenti dallo Stato che hanno drasticamente ridotto le risorse economiche, impedendoci interventi sia sul sociale che sulla prevenzione. Mi riferisco in particolar modo agli interventi di prevenzione per la salvaguardia del territorio sempre più  interessato a fronte dei mutamenti climatici da fenomeni di dissesto idrogeologico».

Cosa servirebbe?

«Sviluppare rete e sinergie con i paesi vicini secondo il vecchio detto che l’’unione fa la forza e in un momento come questo di vacche magre per le finanze locali credo sia indispensabile mettere in comune le poche risorse disponibili per dare ai cittadini servizi all’altezza delle loro esigenze».

Cosa pensa di poter dare ancora al suo paese?

«Garantire il proseguimento del lavoro quotidiano e dell’impegno mio e della mia squadra di amministratori finalizzato al reperimento delle risorse economiche che sopperiscano alla mancanza di trasferimenti. In questi cinque anni di mandato, grazie appunto a questo impegno quotidiano, abbiamo portato a casa importanti finanziamenti da Regione Lombardia che ci hanno consentito di avviare dopo decenni di inerzia due importanti bonifiche di siti inquinati e procedere alla pulizia della parte tombinata del torrente Rile, cercando così di prevenire  le pericolose esondazioni del torrente che scorre in sotterraneo e che negli anni hanno interessato il centro del paese creando disagi alla popolazione e  danni alle abitazioni».

Secondo lei cosa serve per rilanciare il territorio Oltrepò, terra di vini e di prodotti tipici, che spesso non sempre viene valorizzato?

«Innanzitutto come minimo una viabilità adeguata: tanto per essere chiari, strade asfaltate che attirino il turismo e non lo disincentivino. Le bellezze  del nostro territorio sono uniche e particolari e meritano di essere conosciute in sicurezza e non con il rischio latente di dover cambiare treni di gomme ad ogni visita. Poi il proseguimento del percorso da tempo iniziato della produzione di qualità e sua valorizzazione. Ricordo che i vini della SVIC nel 1904 erano sulla carta vini dei grandi transatlantici. Infine, ma non per ultimo, il superamento dei campanilismi e la creazione di rete che faccia promozione con una sola voce».

 di Elisa Ajelli

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