Mercoledì, 13 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «L’OLTREPÒ È UN TERRITORIO BELLISSIMO, TERRA DI ECCELLENZE RICONOSCIUTE IN TUTTO IL MONDO»

Dal 1996 iscritto alla Lega, Eurodeputato dal 7 Luglio 2016, ha percorso tutti gli scalini dell’ascesa politica: assessore comunale, provinciale, consigliere regionale e Presidente di Commissione, ed infine, appunto, deputato a Strasburgo. Molto attivo e presente sul suo territorio d’origine, viene definito il “Bulldog” della Lega ed il “Brad Pitt” della politica. Abbiamo incontrato l’On. Angelo Ciocca.

On. Ciocca, il 26 maggio prossimo sarà occasione di riconferma elettorale per lei al Parlamento Europeo: in questo primo mandato, quali incarichi ha ricoperto e quali principali problematiche italiane ed europee ha personalmente seguito?

«Sì, il 26 maggio sarà una data importante, in primis, per i cittadini italiani che avranno l’occasione per licenziare l’attuale classe dirigente di Bruxelles, che da troppo tempo antepone gli interessi commerciali alle esigenze dei cittadini. Durante gli ultimi anni al Parlamento europeo, come componente della commissione Industria, Energia e Ricerca e della commissione Agricoltura, ho affrontato differenti tematiche. Una battaglia che ho affrontato personalmente e sulla quale abbiamo ottenuto una prima vittoria è quella sull’applicazione dei dazi al riso proveniente da Cambogia e Myanmar. Dopo anni di battaglie al Parlamento europeo per difendere il nostro prodotto e il lavoro dei nostri risicoltori, la Commissione Europea, sollecitata più volte, ha ripristinato i dazi sull’importazione di riso dal Sud-est asiatico mettendo fine a una pratica altamente lesiva per la nostra economia, e per il nostro comparto agricolo. Mi sono recato personalmente nelle risaie cambogiane per documentare l’utilizzo di prodotti per la coltivazione vietati in Italia e l’assenza delle misure minime di sicurezza. Un riso contaminato da pericolose sostanze, che dopo aver percorso oltre 12.000 km arriva sulle nostre tavole con un prezzo ancora inferiore rispetto a quello prodotto dai nostri risicoltori, dando un colpo mortale a tutta la filiera e all’economia in generale. Finalmente questa catena si è spezzata! I nostri produttori potranno così programmare le semine senza temere quella distorsione dei mercati causata dall’invasione di prodotto di scarsissima qualità e a basso prezzo e portare nelle nostre case un prodotto buono, sicuro e di altissima qualità. Ma le battaglie non finiscono qui, il prossimo obiettivo è quello di estendere la durata dei dazi e non limitarli al solo riso lavorato. Un primo passo nella giusta direzione, ma non possiamo di certo fermarci adesso».

Lei ha già una storia politica ultra-ventennale all’interno del suo Partito, la Lega, e dal 2001 ha ricoperto incarichi amministrativi a tutti i livelli, comunali, provinciali e regionali, prima di approdare a Strasburgo. Agli inizi, il Suo Partito non godeva certo di un così ampio consenso elettorale: riguardando tutti questi anni ed incarichi, come e quanto è cambiata la politica e quanto peso ha avuto l’Unione Europea in questo percorso, a Suo parere?

«L’Unione europea ha sempre avuto un peso determinante nella vita di tutti i cittadini. Ricordiamo infatti che l’80% delle normative nazionali dei differenti Stati membri derivano da recepimenti di regolamenti ed atti comunitari. I passati governi italiani hanno dato poca importanza ad una presenza italiana forte in Europa ed il risultato è davanti agli occhi di tutti. Tedeschi e francesi, da sempre attenti alle dinamiche di Bruxelles, hanno creato negli anni una posizione dominante, inserendo loro rappresentanti in posizioni strategiche. Oggi è il momento per l’Italia, che non è seconda a nessuno a livello europeo, di diventare protagonista anche in Europa. Anche per questo ritengo che la mia presenza a Bruxelles possa essere un valore aggiunto per il nostro territorio, per le nostre aziende, per il nostro comparto agricolo e per i nostri cittadini. Il mio approccio come amministratore pubblico si è sempre basato su due azioni fondamentali: ascoltare ed agire. Approccio che ha sempre caratterizzato il mio percorso e quello della Lega e che ritengo essere l’unico approccio per dare realmente centralità alle esigenze degli italiani. Il mio percorso politico è iniziato a livello comunale, passando poi per quello provinciale e regionale fino all’attuale incarico a livello europeo. Un percorso che ritengo necessario per conoscere fino in fondo i procedimenti amministrativi ed avere la consapevolezza necessaria per incidere in modo positivo nelle scelte politiche. L’attuale consenso della Lega deriva dalla prossimità dell’azione politica che caratterizza un percorso capace di dare risposte concrete ai bisogni del territorio».

Dalla visione popolare, unitamente all’informazione rilasciata dai Media in generale, si ha spesso, soprattutto in questi ultimi anni, la percezione che molte delle scelte operate politicamente siano in realtà programmi di lavoro dettati dall’Alta Finanza mondiale: quanto ciò corrisponde a verità? Ed in caso affermativo, come potrà la Politica dell’Unione riappropriarsi di un ruolo decisionale?

«Un fatto è una circostanza difficilmente opinabile. Ed è un fatto davanti agli occhi di tutti che molte delle scelte effettuate in questi anni dalla politica comunitaria vadano a braccetto con le esigenze dell’Alta Finanza e delle multinazionali. Un esempio su tutti è rappresentato dal comportamento dei professoroni di Bruxelles circa la manovra italiana. In questo contesto l’esecutivo europeo ha dato il meglio di sé, orientando lo spread tramite le varie dichiarazioni del commissario alle finanze Pierre Moscovici e del Presidente Juncker. Dichiarazioni effettuate ancora prima di visionare i documenti ufficiali della manovra che hanno determinato, a nostro sfavore, gli orientamenti del mercato finanziario. Un fatto appunto, è che i mercati rispondano ad affermazioni negative di un commissario europeo alle finanze… Un fatto, altro, è che il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker arrivi da un Paese, il Lussemburgo, che ha una superficie equivalente a quella della provincia di Pavia. Un Paese divenuto uno dei maggiori paradisi fiscali quando l’attuale Presidente della Commissione svolgeva nel Granducato il ruolo di  Primo Ministro; uno Stato con più banche che tombini! Basti leggere i numerosi provvedimenti approvati da questa Europa ad esclusivo vantaggio delle grandi Lobby. Un esempio? L’Ue con la scusa di migliorare le condizioni economiche dei Paesi in via di sviluppo concede loro esenzioni fiscali sulle esportazioni. Questi prodotti invadono il territorio europeo con prezzi non concorrenziali per i nostri operatori creando gravi crisi occupazionali; l’assurdità è che i Paesi poveri, che dovrebbero trarre vantaggio da tali esenzioni, nella realtà, restano poveri. Solo un soggetto trae vantaggio da tutto ciò, “la grande multinazionale” che acquista il prodotto sottocosto, per trattarlo e rivenderlo ad un prezzo maggiorato. Questa è una prassi che dobbiamo assolutamente interrompere!».

Molti tra i detrattori dell’attuale gestione Europea indicano le Commissioni come il male assoluto del Continente unito: è d’accordo? Sono entità da annullare? A Suo parere, l’unico Organo operativo dev’essere solo ed esclusivamente il Parlamento Europeo?

«Attualmente la Commissione europea è l’unico vero organo con iniziativa legislativa in Europa. Il Parlamento europeo così come il Consiglio possono emendare o modificare gli atti ma non dare il via all’iter normativo. Ritengo che il Parlamento, organo eletto direttamente dai cittadini, debba avere un potere differente rispetto all’attuale, così come occorre rivedere i poteri in capo alla Commissione europea e soprattutto sostituire l’attuale classe dirigente. Una classe dirigente troppo distante dalla vita reale e dalle esigenze dei nostri cittadini».

Le piace ed è d’accordo con il posizionamento del nostro Premier, Dott. Conte, al cospetto dei propri omologhi europei?

«Conte ha dimostrato in più occasioni di avere a cuore gli interessi dell’Italia e degli italiani. Trovo invece assurdo come alcuni parlamentari ormai al capolinea abbiano attaccato il Premier con sterili polemiche durante l’intervento a Strasburgo di metà febbraio. Attacchi che dimostrano ancora una volta l’incapacità politica che ha contraddistinto questi signori negli ultimi anni in Europa».

Il nostro giornale è ben radicato in Oltrepò, e tratta specificatamente di questo territorio dalle enormi tradizioni agricole, principalmente, ma anche artigianali, commerciali ed industriali. Comparti, tutti, che negli ultimi decenni si sono decisamente ritrovati “in sofferenza”: qual è la sua visione del nostro territorio? Che ruolo deve avere la Politica nel supporto ed eventuali migliorie dell’attuale situazione, secondo Lei?

«L’Oltrepò è un territorio bellissimo della provincia di Pavia, terra di eccellenze riconosciute in tutto il mondo e luogo a forte trazione agricola e mi auguro, sempre di più, volano del turismo nazionale e non solo. Molti comparti agricoli in tutta Italia hanno subito contrazioni considerevoli negli ultimi anni e parte di quelle cause sono da ricercare nelle scelte strampalate di questa Europa. Ricordiamo per esempio che le attuali normative comunitarie in materia di etichettatura permettono la diffusione di prodotti “Fake” che creano gravi danni ai nostri comparti. Ricordo per esempio i “Kit Wine”, venduti in tutta Europa che consentono di preparare in casa vini “italiani” in polvere di pessima qualità. Un falso Made in Italy a danno dei nostri prodotti di qualità e del nostro export agroalimentare. Gli esempi sono molti: riso dalla Cambogia, latte dalla Romania, arance dal Marocco e addirittura, le cavallette asiatiche che i professoroni di Bruxelles vorrebbero farci mangiare. L’Oltrepò ha bisogno di una politica vicina, in grado di rispondere alle diverse criticità che, per conformazione territoriale, si trova ad affrontare: dal dissesto idrogeologico al rilancio turistico fino al rinnovo generazionale nel settore agricolo e commerciale. Un percorso che possiamo affrontare con una sinergia forte a livello comunale, regionale, nazionale ed europeo».

Negli ultimi anni, oltre alle sofferenze strettamente di settore delle suddette attività, anche la rete di viabilità ha denunciato considerevoli problematiche: i ponti oltrepadani andrebbero, probabilmente ma è parere mio personale, ricostruiti ex-novo; le arterie stradali principali, così come quelle collinari, godono di un dissesto raro, per descriverle in toni leggeri e non pessimistici. Il progetto autostradale della Broni-Mortara rivive e ri-muore a cadenza. Moltissime le parole, alcuni scritti di denuncia ed alcuni scritti di risposta, qualche rara apparizione in loco di Attori alla Partita Politica che immancabilmente, poi, ritornano nel proprio oblio: quale, a Suo parere, il destino di queste Opere citate? Come la Politica dovrebbe affrontare le questioni? A chi chiedere ed a chi credere?

«L’Italia ha attualmente oltre 800 opere incompiute ed in parte finanziate con fondi pubblici. Una delle priorità del nuovo Governo è proprio quella di mettere mano a questa situazione che si è creata negli anni ed a porvi rimedio. Per quanto riguarda il Ponte della Becca un primo passo importante è stato fatto con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea del bando di gara per la redazione dello studio di fattibilità del nuovo Ponte. Bando pubblicato da Infrastrutture Lombarde e finanziato da Regione Lombardia e che vede il termine per le offerte fissato a fine marzo 2019. Una risposta importante per migliorare la viabilità ed i collegamenti con l’Oltrepò e dall’Oltrepò! Per quanto concerne invece la Broni-Mortara, come tutte le opere in Italia bisogna tenere in considerazione le priorità dei territori, che attualmente sono quelle di sanare la viabilità esistente, di rendere agibili le strade dissestate e di metterne in sicurezza alcuni tratti fondamentali della rete stradale».

di Lele Baiardi

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