Lunedì, 23 Settembre 2019

REDAVALLE - «L’OLOCAUSTO INSEGNATO AI BAMBINI ATTRAVERSO L’ARTE»

Claudia Riccardi è la referente della scuola primaria Renè Panis di Redavalle, distaccamento dell’Istituto comprensivo di Broni. Come insegnante fiduciaria della classe quarta, ha maturato l’idea della creazione di un laboratorio multidisciplinare per spiegare ai bambini il tema dell’olocausto nazista. In maniera molto materna, Claudia e le sue colleghe hanno accompagnato i loro studenti, in modo abile e creativo, alla scoperta di una realtà triste della nostra storia, ma che allo stesso tempo ritengono indispensabile da conoscere e ricordare.

Da chi e come è nata l’idea della mostra “La memoria ci rende liberi”?

«Questa mostra non era stata inizialmente programmata: la cosa si è costruita nel tempo, partendo dalla giornata della memoria di quest’anno, il 27 gennaio, quando ho voluto iniziare con i miei studenti la lettura del libro “Il diario di Anna Frank”. La mostra è il risultato del laboratorio che è nato in seguito a questa iniziale lettura, un laboratorio interdisciplinare che affronta la storia dell’Olocausto».

Come si è sviluppato questo laboratorio?

«Io volevo far comprendere ai bambini la storia dell’olocausto, un argomento sì doloroso, per tutto quello che accadde nel passato, ma allo stesso tempo indispensabile da ricordare. Il laboratorio è nato sulla spinta stessa dei bambini, che si sono dimostrati fin da subito molto interessati e quindi è nato in maniera completamente naturale. Quando ho visto gli occhi dei bambini, così interessati alle pagine che gli stavo leggendo, ho deciso di organizzarmi con le mie colleghe, per la creazione a livello multidisciplinare di un laboratorio».

Che materie ha coinvolto quindi il progetto?

«Inizialmente è nato dal punto di vista letterario. Abbiamo iniziato con la lettura de “Il Diario di Anna Frank”, con tutte le particolarità del libro che li hanno coinvolti così tanto: da qui abbiamo aggiunto sempre di più al calderone di conoscenze, come poesie di Primo Levi e letture di molti altri scrittori e testimoni (come i testi della superstite dell’olocausto Liliana Segre) che ho usato proprio come mezzo didattico durante le lezioni di italiano. Cosa dopo cosa ho notato un interessamento straordinario a questo argomento e abbiamo deciso di allargare la visuale ad altre discipline. A livello documentaristico abbiamo fatto vedere ai bambini 2 video: il cartone animato “La Stella di Andra e Tati” e il film “Un sacchetto di biglie”. Prossimamente poi, su richiesta dei bambini, vedremo il film “La Vita è Bella”. Inoltre abbiamo stampato le fotografie dei famosi “Giusti tra le Nazioni”, facendone scrivere le didascalie ai bambini e leggendone le loro gesta. Coinvolgendo la mia collega di religione, la maestra Elena Antonini, che ha subito accettato con entusiasmo di collaborare, abbiamo analizzato i tratti distinguenti della religione ebraica e scoperto il significato della parola shoah. A livello linguistico, coinvolgendo la collega madrelingua inglese, Monica Meraldi, abbiamo letto semplici testi in lingua inglese riguardanti Anna Frank, con tanto di lettura e comprensione. A livello artistico i bambini hanno lavorato tantissimo e forse è stata la parte preponderante del progetto, diventando quasi un “progetto nel progetto”, con il coinvolgimento di un’artista e mamma di uno degli studenti, Michela Ghisone, che ha aiutato i bambini (attraverso un lavoro di arte-terapia) ad esprimere le loro emozioni nell’affrontare i temi dei testi letti. Infine, dal punto di vista musicale i bambini hanno studiato “Gam-Gam Ki Elekh” in lingua ebraica, che sarebbe la canzone che le maestre ebree insegnavano ai bambini nei campi di concentramento e che si riferisce al salmo 23 del testo ebraico; i bambini l’hanno poi cantata alla presentazione mostra».

Quanti bambini hanno partecipato?

«L’attività ha coinvolto 19 bambini della classe 4 A del nostro istituto».

Come si capisce che un’idea è funzionale alla creazione di un  progetto?

«Deve essere un argomento valido dal punto di vista formativo, poi deve essere un soggetto che coinvolge particolarmente i bambini. Sono loro che dimostrano l’intenzione di voler approfondire un tema specifico e a quel punto deve essere l’insegnante che si deve chiedere: non sarà il caso di fare qualcosa in più? Bisogna sensibilizzare i giovani, soprattutto in questo periodo storico, su certi temi fondamentali della nostra storia: se si pensa che ci sia il modo, attraverso l’analisi di testi ed elaborazioni visive e artistiche, di far affiorare determinati valori nella coscienza dei bambini, allora è il caso di fare quel qualcosa in più».

Parlando quindi della loro interiorizzazione, come pensa che siano riusciti ad elaborare, ragazzi così giovani, un argomento così difficile, o meglio, doloroso?

«è importante che i ragazzi già da piccoli vengano sensibilizzati su certi argomenti. L’obiettivo del progetto era quello di creare una base da cui il bambino avrebbe capito quanto fosse importante la non discriminazione dei popoli diversi dal nostro e penso che il messaggio sia stato recepito benissimo da tutti. Preciso che durante tutto l’arco del laboratorio gli studenti non hanno mai visualizzato immagini crude o visto video che potessero impressionarli in qualche modo. Abbiamo mostrato ai loro occhi il significato della storia senza la necessità di mostrarne loro la parte più cruda».

Come è stato quindi il risultato finale del progetto? Chi ha partecipato alla mostra?

«Alla mostra hanno partecipato molte autorità: il sindaco di Redavalle, la signora Compagnoni; l’assessore all’istruzione del comune di Redavalle, la sig.ra Anelli; la signora Graziella Cerutti, presidentessa dell’ANPI (sezione Redavalle-Santa Giuletta); il dott. Bongiorni, presidente dell’Anpi (sezione di Broni); il consigliere regionale Giuseppe Villani. Ognuno di loro ha dato un prezioso contributo alla nostra mostra, con parole cariche di significato. Il risultato finale devo dire che è stato eccellente. Merito dei bambini. Alla mostra si potevano ammirare i lavori che hanno realizzato i bambini durante i laboratori, anche  le loro sagome di cartone, costruite insieme alla signora Ghisoni, contenenti all’interno l’espressione artistica di come hanno interiorizzato gli argomenti che abbiamo affrontato».

di Elisabetta Gallarati

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