Giovedì, 14 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - «QUALUNQUE MIGLIORAMENTO IN MATERIA È STATO FATTO GRAZIE A NOI»

L’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili è stata fondata a livello nazionale nel 1956. Nel 1978 è stata riconosciuta, per decreto del Presidente della Repubblica, come l’Ente morale che per legge ha il compito di tutelare e rappresentare in Italia i diritti morali ed economici di tutta la categoria degli invalidi civili, vigilando anche sulle amministrazioni pubbliche per impegnarle ad attuare il rispetto degli obblighi di legge nei loro confronti. Angelo Achilli, 42 anni imprenditore agricolo di Santa Maria della Versa, volontario sin dal 2003, dal maggio scorso è alla guida di ANMIC Pavia in qualità di presidente provinciale.

Achilli, da quando la vostra associazione è presente nella nostra provincia?

«A Pavia siamo presenti dalla fine degli anni ’60».

Quanti associati avete?

«ANMIC nazionale vanta circa 180.000 associati, opera su tutto il territorio nazionale attraverso le sue 104 sedi presenti in ogni città capoluogo, le 19 sedi regionali ed oltre 350 delegazioni comunali. A livello provinciale abbiamo circa 4000 iscritti di cui, nello specifico, un migliaio in Oltrepò. Oltre alla sede provinciale di Pavia abbiamo delegazioni a Voghera, Vigevano, Broni, Vidigulfo e Belgioioso».

Nello specifico di cosa vi occupate?

«L’associazione si occupa principalmente di seguire il Disabile a partire dal momento in cui presentiamo domanda presso la commissione di accertamento di invalidità, in tutte le problematiche sanitarie, legali e fiscali. In provincia di Pavia offriamo ai nostri associati un supporto legale con tre avvocati, due medici legali e una quindicina, tra impiegati e volontari, che arrivano capillarmente a coprire buona parte del territorio pavese. Inoltre siamo autorevolmente inseriti in tutte le commissioni di accertamento di invalidità, sia all’INPS che al ASST, con il nostro medico di categoria presente per legge. I miei maestri in ANMIC mi hanno insegnato che il miglior modo per perdere un diritto è quello di non conoscerlo. Le persone con disabilità, per ottenere i propri legittimi diritti, hanno bisogno di informazioni precise e puntuali che possono trovare qui in ANMIC. Senza intenti polemici, devo dire che negli anni c’è stato un pullulare di associazioni che vorrebbero tutelare e informare i disabili, ma noi quotidianamente vediamo rivolgersi presso i nostri uffici persone che, antecedentemente  rivoltosi a referenti non preparati, hanno perso tempo, denaro e diritti. Spesso  noi li avvisiamo della possibilità di fare ricorso in tribunale per vedere ottenute le loro legittime richieste. Capita anche che i medici di base, una volta compilato il certificato telematico per l’invalidità, indirizzano l’utente verso generici patrocinatori, non sapendo che AMNIC è l’ente più preparato e specializzato in materia di invalidità civile».

Capita spesso che venga burocraticamente negato un diritto ad un portatore di invalidità?

«Noi facciamo circa un centinaio di ricorsi all’anno, e otteniamo successo in oltre il 90% dei casi. Ci sono due aspetti a riguardo. In primo luogo l’ente erogatore, che è l’INPS, sovente non ottiene da parte del cittadino richiedente una documentazione medica tale da poter ottenere il riconoscimento del diritto. Se il Disabile si rivolge a noi in prima istanza siamo in grado, in maniera accurata, di dire all’invalido dove migliorare la richiesta, integrandola con documentazione adeguata, in modo da eliminare qualsiasi dubbio. L’altro aspetto è quello più negativo. C’è l’impressione che l’INPS, quando possa, neghi dei diritti legittimi a persone che certamente non stanno simulando in malafede patologie inesistenti».

In che senso?

«Noi dobbiamo ricordare che l’ex presidente dell‘INPS, Tito Boeri, con determina presidenziale, ha dato di fatto degli incentivi economici a quei medici dell’area medico-legale dell’INPS che avessero revocato pensioni. Questo è qualcosa che va contro il Giuramento di Ippocrate e contro anche la legge. Io sono certo che i medici dell’INPS abbiano tutti un’ottima coscienza professionale e che abbiano rispettato i loro giuramenti. Noi ci fidiamo della professionalità dei medici, però questo è stato un segnale bruttissimo».

Quindi come definisce i rapporti con gli enti erogatori?

«Ci tengo a precisare che nell’ultima riunione di ANMIC e FAND (Federazione delle Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità) con i vertici dell’INPS, abbiamo avuto parecchia collaborazione. Noi abbiamo segnalato casi di gravi ritardi nelle revisioni di Legge 104, esenzioni ticket ed accompagnamento di persone e loro hanno dato massima disponibilità e hanno lavorato sodo per risolvere i problemi. Però rimane un grosso problema a livello di personale INPS. Sono oltre dieci anni che non viene indetto un concorso di assunzione del personale ed ora, con “Quota 100” andranno in pensione circa 20 impiegati dell’INPS. Questo sarà un disastro annunciato, non ci sarà più la capacità di trasmettere l’esperienza tra un capo settore e i nuovi assunti che dovranno imparare da se. Il Disabile vero può aspettare anche più di 6 mesi per avere un riconoscimento! Io rinnovo qui l’invito ai parlamentari del nostro territorio, in particolare i rappresentanti del governo, a far si che questo concorso all’INPS venga fatto presto, perché siamo in una situazione drammatica, non solo per le persone che hanno invalidità, ma anche per le persone che vanno in pensione e hanno bisogno dell’INPS per motivi previdenziali di vario genere».

Come associazione come vi comportate nel caso in cui vi si presenti un “falso invalido”?

«Sarebbe nel peggiore interesse dell’aspirante falso invalido passare da noi, gli negheremmo la possibilità di associarsi dato che lottiamo quotidianamente, e con difficoltà crescenti, per far riconoscere diritti a chi disabile lo è per davvero. Il primo filtro che ferma il falso invalido e che fa anche risparmiare tempo e denaro all’ASST e all’INPS è proprio ANMIC,  in quanto portiamo nelle commissioni mediche solo disabili che ne hanno i requisiti. Ci sono anche casi di persone che, in buona fede, hanno  idea di avere dei diritti su delle invalidità che poi effettivamente non ci sono. Anche queste vengono fermate e scoraggiate. Questo si traduce in un grande risparmio sia per INPS che per ASST. ANMIC è già un ottimo strumento di razionalizzazione delle risorse per gli enti preposti per risparmiare tempo e denaro».

Quali sono stati i più grandi successi dell’ANMIC a livello nazionale?

«A livello nazionale tutto, e sottolineo tutto, ciò che è stato fatto in materia di disabilità è stato fatto con ANMIC. Prima della nostra associazione le pensioni di invalidità non esistevano, come non esisteva l’accompagnamento e nemmeno la legge quadro 104/92 che riguarda anche il sostegno scolastico dei minori con disabilità. Qualunque miglioramento in questa materia è stato fatto grazie a noi».

Spesso si sentono casi di abuso riguardanti l’applicazione della Legge 104. Cosa ne pensa?

«La Legge 104 è stata sicuramente un passo di civiltà molto importante, e non solo perché permette al richiedente di ottenere i tre giorni di retribuzione a carico INPS per assistere i propri cari. Dobbiamo però difenderla dagli abusi di quei ‘’furbetti’’ che potrebbero averne usufruito per motivi non legati al cura del disabile. Questi casi, isolati e minoritari in provincia di Pavia, devono essere sanzionati perché, chi l’ha giustamente richiesta, ne ha il reale e indispensabile bisogno per la loro assistenza e non si può vedere accumunato ai trasgressori».

Ritiene che il disabile, al giorno d’oggi, riesca ad integrarsi pienamente nel mondo del lavoro?

«Il disabile innanzitutto desidera essere integrato nel mondo del lavoro, cosa che purtroppo oggi è molto difficile. Talune aziende preferiscono pagare sanzioni piuttosto che ottemperare all’obbligo di assunzione nella quota disabili. Il pubblico, che dovrebbe dare il buon esempio, spesso non ottempera a  questi obblighi e i centri di collocamento mirato non sono purtroppo in grado di dare risposte a queste esigenze. Il disabile non cerca la carità, ma la possibilità di rendersi utile e dare il suo contributo creativo per lo sviluppo della società. L’esperienza mi insegna che il disabile, una volta inserito in un luogo di lavoro diventa più motivato e produttivo di un normodotato, perché vuole dimostrare il suo valore. Naturalmente se integrato in un contesto consono alle sue possibilità fisiche e non».

Da qualche mese avete inaugurato la nuova delegazione di Broni, paese tristemente famoso per i problemi causati dalla Fibronit. La scelta di aprire una delegazione in quella località è stata puramente  territoriale o anche simbolica ?

«Vista la distanza che i cittadini dell’alta Valversa dovevano percorrere per recarsi presso i nostri uffici, ho inaugurato nel mese di gennaio la delegazione di Broni, proprio per far si che diventi un centro di raccolta di tutte le problematiche del mondo della disabilità dell’Oltrepò orientale. Questo è un piccolo inizio, che però deve portare ad una rivoluzione a livello territoriale. C’è tanto lavoro da fare. Come Oltrepò, notizia confermata, abbiamo raggiunto e superato Casale Monferrato  come casi di mesotelioma. Purtroppo la situazione di Broni è diventata esemplare sotto questo profilo. Ma abbiamo scelto Broni anche per la grande disponibilità del sindaco Riviezzi, il quale ha accettato prontamente la nostra proposta».

Com’è coordinata la delegazione di Broni?

«Viene gestita dal presidente emerito provinciale Lobalbo Luigi e dal Dottor Moroni Daniele, per ora è operativa un giorno alla settimana, il venerdì mattina. Però, da come stanno andando le cose, speriamo di farla diventare operativa due o tre giorni alla settimana. Stiamo lavorando bene e le persone si rivolgono con fiducia a noi. Scoprono dei diritti che prima non sapevano di avere».

Oltrepò e barriere architettoniche: come risponde il territorio alle richieste dei disabili?

«Un’altra importante battaglia di ANMIC è appunto quella dell’abbattimento delle barriere architettoniche. Abbiamo molte storie di cui parlare che sono andate a buon fine. Per esempio a Voghera abbiamo risolto un problema inerente alla collocazione dei posti auto per disabili. Per una svista dell’amministrazione, erano stati spostati  sull’acciotolato di piazza Duomo dove i disabili  con deambulatore e carrozzina non potevano muoversi e neppure accedere al marciapiede troppo alto. Dialogando con l’assessore e il sindaco siamo riusciti a farli collocare in un punto più consono dotato di passerella transitabile dai disabili. A Broni abbiamo ottenuto dal sindaco Riviezzi la possibilità per i disabili di poter parcheggiare, senza pagare, nelle aree blu nel caso in cui non avessero trovato disponibilità nelle aree riservate».

Quindi c’è una buona risposta dalle amministrazioni locali…

«Posso dire che sia il sindaco di Broni che il quello di Voghera sono stati disponibilissimi a risolvere le problematiche dai noi segnalate. L’unico che ci ha delusi è il sindaco Ordali di Santa Maria della Versa che, di fronte al caso di una disabile del suo Comune, ci ha dato delle risposte che non abbiamo ben compreso lasciandoci perplessi. Per quel caso però ho anche interessato l’assessore regionale Bolognini e la mia amica Giusi Versace parlamentare di Forza Italia. Purtroppo, rispetto ad altre zone d’Italia, in Oltrepò siamo ancora molto indietro e non abbiamo ancora una cultura dell’integrazione del disabile. Sarà mio compito principale, anche come cittadino dell’Oltrepò, far si che questa situazione cambi».

La vostra associazione organizza anche qualche evento particolare?

«Un piccolo fiore all’occhiello della nostra associazione è il  gruppo teatrale “Aggiungi un sorriso”, con sede a Voghera, coordinato da Vincenzo Scognamiglio. è composto da volontari di ANMIC, i quali intrattengono e svolgono spettacoli per disabili ed anziani. Tra le tante attività, recentemente, abbiamo coinvolto il tenore di fama mondiale Emanuele Servidio in alcune case di cura. Abbiamo anche un gruppo di sportivi capitanati dal paraolimpico di tiro con l’arco Gabriele Ferrandi,  i quali hanno partecipato alla maratona ‘’Scarpa d’oro’’ e sono stati premiati da Giusy Versace e dall’Assessore  regionale al Welfare Giulio Gallera».

Come presidente, quali sono i suoi prossimi obbiettivi?

«Purtroppo negli ultimi 5 anni la nostra sezione è stata funestata da malattie e lutti. Abbiamo perso presidenti e dirigenti che erano di esempio per tutti noi. Il mio compito è portare AMNIC sempre più vicina ed operativa nei confronti dei cittadini più fragili. Posso dire che, sebbene sia in carica da circa 10 mesi, i risultati si vedono. Le persone che si rivolgono a noi, grazie anche al passaparola , sono in forte aumento e ormai abbiamo circa 4000 associati, ma prevediamo di aumentarli in maniera sensibile. A Voghera abbiamo chiesto al sindaco Barbieri di creare una consulta politica per l’abbattimento delle barriere architettoniche e sociali per tutti i disabili. Abbiamo già una consulta a Vigevano e a Pavia, ma una volta che otterremo Voghera, e Barbieri ci ha già dato la disponibilità, potremmo avere una consulta a livello provinciale, per arrivare su tutto il territorio e sui tutti i piccoli comuni dell’Oltrepò. Colgo l’occasione per rinnovare l’invito al sindaco Barbieri finché questa consulta venga istituita».

In dieci mesi, qual è stata la sua più grande soddisfazione come presidente?

«A livello provinciale, ma non oltrepadano, il caso che mi ha colpito di più è quello della pavese Lorena Arlati, disabile grave che era di fatto “sequestrata”  da un anno e mezzo in un appartamento privo di ascensore al quarto piano in un condominio dell’ Aler. Siamo intervenuti e l’Aler le ha dato un’altra casa al pian terreno dove la disabile può uscire con meno disagi. Poi ci sono soddisfazioni a livello amministrativo, cioè essere riusciti a stabilire un rapporto di fiducia con l’INPS e l’ASST, che si è tradotto nel veder soddisfatte le richieste delle persone colpite da disabilità. Come in tutte le cose, il rapporto umano, la fiducia e la stima hanno loro valore e portano a risultati. Devo esprimere un profondo ringraziamento verso i dipendenti di AMNIC, che sono Riccardi Davide ed Eva Maraffini, i quali sono impegnati a dare risposte a problemi profondi, in maniera professionale e molto umana, trattando le persone non come dei numeri ma come fratelli che devono essere alleviati ed accompagnati in percorsi spesso impegnativi. La più grande soddisfazione resta comunque quella di vedere gli occhi delle persone una volta che gli hai dato un sollievo o riconosciuto un diritto…».

di Manuele Riccardi

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