Sabato, 23 Novembre 2019

VARZI – ELEZIONI COMUNALI «HO CONTATTI DIRETTI CON REGIONE E GOVERNO, SONO L’UOMO GIUSTO PER VARZI»

Giovanni Palli, 37 anni , bancario, laureato in economia , Responsabile provinciale agli enti locali della Lega ,consigliere d’amministrazione della Fondazione San Germano Onlus e consigliere comunale uscente è il candidato sindaco della lista civica “Uniti per Varzi”.

Palli che cosa le fa pensare di essere il sindaco giusto?

«La mia famiglia è una storica famiglia Varzese, mio nonno ed i suoi fratelli hanno fondato all’inizio del 900’ la fornace Palli della quale è ancora presente all’entrata di Varzi la ciminiera, mia nonna ed i suoi fratelli  hanno gestito per anni la cartoleria e la storica tipografia De Grandi. Qui sono nato e ho vissuto, conosco tutti e tutti mi conoscono da quando sono bambino. Varzi è casa mia, è stata una scelta naturale per continuare la mia crescita politica che negli ultimi 10 anni mi ha formato come amministratore».

Perché la popolazione dovrebbe votare Lei e la sua squadra e cosa avete in più degli altri?

«Sono anni che corro per il mio territorio, conosco tutte le dinamiche, ho esperienza amministrativa e rapporti diretti con Regione Lombardia e Governo. Il programma che presenteremo in campagna elettorale è il risultato di un’ampia condivisione portata avanti insieme a 2 gruppi di lavoro che dallo scorso ottobre hanno coinvolto moltissimi cittadini. Credo che questa ampia partecipazione, che ha coinvolto molti giovani preparati, sia già una base molto importante da cui partire per amministrare nel migliore dei modi nei prossimi 5 anni. Infine si è creato un gruppo forte e variegato che sono certo sarà un vero e proprio propulsore per il rilancio del nostro territorio».

Tre priorità della sua futura azione amministrativa in caso di vittoria

«Interverremo sicuramente sulla viabilità e la distribuzione degli spazi in Piazza della Fiera facendo leva su un nuovo modello della gestione dei rifiuti attraverso la copertura con pannelli o la rimozione  dei cassonetti e la loro collocazione in un’area limitrofa facilmente accessibile ma meno impattante sul contesto urbano. Intendiamo aumentare la percentuale di raccolta differenziata oggi al 28% contro il 66% in Lombardia e contenere i costi. Interverremo anche sul centro sportivo per trasformarlo in una vera e propria cittadella dello sport. Crediamo che  per valorizzare al meglio quest’area si debba procedere con una concessione pluriennale ad un ente privato che attraverso un project financing possa sostenere un investimento che permetta una ristrutturazione della piscina, del campo da calcetto, dei campi da tennis, degli spogliatoi adiacenti e di poter giocare anche d’inverno attraverso una tensostruttura. Questo intervento ha come obiettivo un  Incremento delle attività sportive ed un considerevole aumento degli utenti con ricadute positive sull’economia e sulle attività commerciali di tutto il paese. Mi recherò in tempi brevi  in Regione per concordare un intervento di manutenzione dello Staffora che oggi è trascurato e, in alcuni punti, anche molto pericoloso nel caso ci fosse una piena dovuta al maltempo. Il nostro Torrente, che noi vediamo come un vero e proprio parco extraurbano, va reso fruibile per potenziare la partenza della via del sale oggi poco valorizzata».

Viviamo in un periodo complesso, la ripresa dalla crisi è difficoltosa e molte famiglie faticano a tirare avanti. In questo contesto, quanto e cosa crede che un’amministrazione comunale possa fare per migliorare concretamente la vita dei cittadini?

«Il primo significativo punto del nostro progetto è riferito proprio alla qualità della vita dei nostri concittadini intesa come possibilità degli stessi di accedere ad una serie di servizi che soddisfino le primarie esigenze. Servizi riferiti alla scuola, alla sanità, alla mobilità, alla sicurezza, alle attività ricreative e sportive oltre ovviamente alla possibilità di lavoro. Tutte azioni che consentono di consolidare la comunità, offrire l’immagine di un territorio in grado di attirare nuovi residenti e quindi rappresentano di fatto un’azione di sviluppo economico».

Per permettere alle persone di poter restare a Varzi occorre che ci sia lavoro. Esiste un piano per portare posti di lavoro in paese che non sia semplicemente legato a fondi derivati da qualche bando?

«Affinché il sistema economico del nostro paese e dell’intera area Montana possa tornare ad essere competitivo occorre intervenire contemporaneamente su tre aspetti fondamentali: la competitività sociale, la competitività economica e la competitività ambientale. Il comparto produttivo per eccellenza è sicuramente quello turistico e il suo potenziamento è in grado di trascinare gli altri settori quali ad esempio: commercio, artigianato, edilizia e agricoltura. Il nostro obbiettivo è quello di tutelare le imprese del territorio, autentico capitale sociale dell’area e riproporre la nostra zona come luogo di competitività e modernità per attrarre nuovi futuri investimenti».

Da tempo si insiste sul fatto che il turismo debba essere il fulcro del rilancio del paese. Eppure l’unico albergo è occupato da migranti. Crede che la ricettività in paese sia sufficiente?

«Sono d’accordo che ad oggi non ci siano molte strutture ricettive ma vedo con piacere che alcuni cittadini stanno ristrutturando i loro appartamenti e aprendo B&B. Il turismo rappresenta il settore trainante nel contesto economico locale, l’elemento su cui focalizzare i principali obiettivi di sviluppo. è essenziale puntare ad un modello di turismo rurale di rete, in grado di collegare le strutture ricettive, il fascino del centro storico la rete escursionistica, il torrente Staffora, le produzioni tipiche, le tradizioni storico culturali. L’ambiente naturale del nostro torrente interseca e accompagna numerosi sentieri collegati alla rete sentieristica della via del sale e alle terre di San Colombano che rappresentano un importante richiamo per i turisti perchè possono essere percorsi a piedi, in bike, a cavallo. In tal senso, in collaborazione con i territori limitrofi, va assolutamente fatta una APP, scaricabile sia dal sito del comune che da quello della comunità montana, che in modo semplice e rapido dia tutte le indicazioni del caso ai turisti che decidano di visitare l’Oltrepò Montano. Inoltre grazie al prossimo completamento della Green way il nostro paese diventerà il punto di snodo per chi, arrivando dalla pianura, intenda intraprendere i sentieri della montagna; pertanto si rende necessario attrezzare aree e strutture per favorire il ricovero e la manutenzione dei mezzi e il ristoro  dei visitatori. La parola d’ordine è marketing territoriale, partendo da un territorio che in quanto a storia, monumenti, bellezze naturali ed enogastronomia non ha nulla da invidiare a  nessuno».

Si parla da tempo della famosa fiera del salame. Avete programmi al riguardo? 

«A maggio si terrà finalmente una prima festa del salame organizzata in collaborazione con la camera di commercio di Pavia. Visto che Varzi è la capitale del salame crudo ci impegneremo a riproporla e a migliorarla di anno in anno in modo da creare una vera e propria fiera».

A luglio 2020 l’Oltrepò ospiterà l’olimpiade della moto, la Famosa Sei Giorni di Enduro. Ad un anno di distanza non sono mancate le polemiche tra chi vede nell’evento un’occasione unica per l’Oltrepò chi di contro come una manifestazione che “cozza” con la tipologia di vocazione turistica dell’Oltrepò. Qual è e quale sarà la sua posizione nel caso fosse il sindaco di Varzi e dovesse prendere una posizione in merito?

«Credo che si possa trovare una soluzione a metà strada. La nostra valle si presta tanto alle escursioni a piedi quanto a quelle in moto, offre boschi per la raccolta delle castagne e dei funghi e percorsi eno-gastronomici. Un’attività non esclude l’altra, se il coordinamento viene fatto a livello locale anzi si tratta di una spinta arricchente. Vorrei ricordare che tempo fa, in occasione della chiusura alle moto di alcune province, le nostre strade si sono ritrovate a dover ospitare anche i motociclisti di quelle zone: il problema quindi non si è risolto ma semplicemente spostato da una provincia all’altra. Questo dimostra ulteriormente che il divieto non risolve il problema, sempre se si considera il turismo a motore come un problema. In sostanza credo che l’enduro vada normata a livello di comunità montana più che a livello comunale».

Che destino avete previsto per la maxi struttura che ospita l’ex mercato coperto?

«La casa dei servizi Giovanni Azzaretti oggi è una struttura poco sfruttata nonostante abbia grandi potenzialità. Dal punto di vista strutturale appare fondamentale intervenire per migliorare la pessima acustica e sugli spazi per renderli modulari e facilmente adattabili ad un’ampia gamma di eventi, manifestazioni, eventuali usi commerciali quali temporary shop o mercatini».

Pensa che  al suoi eventuale insediamento troverà un Comune “sano”? Come giudica l’operato del sindaco precedente?

«Il sindaco Alberti lascia un Comune in salute con un bilancio molto positivo, in questi anni alcuni mutui si sono estinti, altri stanno andando verso la loro naturale scadenza ed è stata fatta un’importante svalutazione dei crediti inesigibili. Inoltre hanno fatto un ottimo lavoro l’assessore alla cultura Silvia Giacobone e l’assessore ai servizi sociali Nadia Degliantoni».

Un sogno nel cassetto per il suo paese?

«Il sogno è un’importante riqualificazione della piazza della fiera, attraverso la ridefinizione degli spazi da adibire ad area pedonale per consentire una migliore fruibilità delle qualità ambientali, enogastronomiche e storiche offerte dal contesto.
Per la progettazione si intende dare vita ad un “ concorso di idee” in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia al fine di utilizzare l’importante know-how e la disponibilità degli studenti ad occuparsi di un tema particolarmente stimolante. La piazza rinnovata, il biglietto da visita del nostro paese».

 di Silvia Colombini

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