Giovedì, 22 Agosto 2019

OLTREPÒ PAVESE – ARRESTATO CAPO AREA DELL'UFFICIO LEGALE DELLA AGENZIA DELLE ENTRATE DI PAVIA

Corruzione e rivelazione di segreti di ufficio. Con queste accuse la Guardia di Finanza di Como lunedì 24 giugno 2019 ha arrestato l’ex direttore Provinciale della Agenzia delle Entrate di Como (attualmente direttore dell’Agenzia delle Entrate di Varese), Roberto Leoni, Stefano La Verde, funzionario della Agenzia delle Entrate già in servizio presso l’Agenzia delle Entrate di Como (attualmente capo area dell’ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate di Pavia), l'imprenditore Andrea Butti della tintoria Butti e i due titolari (padre e figlio) dello studio commercialista Pennestrì di Como, Antonio e Stefano Pennestrì. Tutti in carcere, tranne Butti ai domiciliari.

Secondo le indagini delle Fiamme Gialle, Butti per il tramite dei titolari dello studio Pennestrì, ideatori dello schema corruttivo, avrebbe promesso e in parte versato somme di denaro non inferiori a 2mila euro al capo team dell’ufficio legale della Agenzia delle Entrate delegato a rappresentare l’Agenzia delle Entrate di Como all’udienza del 20 marzo 2019 davanti alla Commissione Tributaria di Como, affinché lo stesso funzionario nel corso dell’udienza omettesse di rilevare le ragioni a fondamento della pretesa erariale e favorisse l’accoglimento del ricorso presentato dalla Tintoria Butti.

Tale dinamica corruttiva si sarebbe resa necessaria a seguito del trasferimento a Varese del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como. Prima di tale trasferimento a Varese, secondo le accuse il direttore si era impegnato (dietro compenso) a favorire la chiusura dell’accertamento, in termini favorevole per la Butti verificata attraverso una transazione per sole 25mila euro. Il suo successore a Como nel ruolo di direttore non aveva però accettato tale transazione, nonostante le insistenze del capo team dell’ufficio legale.

In altre circostanze, i due titolari dello studio commercialista avrebbero promesso e in parte versato somme di denaro non quantificate nel loro esatto ammontare all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como Leoni ed a La Verde a fronte della indebita rivelazione da parte dell’ex direttore della Agenzia delle Entrate di Como dei soggetti (persone fisiche e giuridiche) inseriti nelle liste (da ritenersi riservate e non rivelabili a terzi) dei contribuenti da verificare da parte dell’Agenzia delle Entrate di Como nel corso del 2019, nonché dell’impegno assunto dai due pubblici ufficiali per far ottenere indebite riduzione del debito erariale dovuto a titolo di imposte, sanzioni ed interessi dai contribuenti da varie aziende e studi professionali.

Infine, Leoni è accusato, in concorso con i titolari dello studio Pennestrì, di avere indebitamente fornito gli elenchi completi dei nominativi delle società sottoposte ad accertamento dell’Agenzia delle Entrate di Como nell’anno 2019. I due professionisti avrebbero utilizzato le informazioni illecitamente ricevute comunicando successivamente ad un imprenditore, in base alle informazioni indebitamente ricevute, l’imminente avvio di una verifica fiscale nei confronti della SRL da questi amministrata. Le condotte illecite ascritte all’ex direttore della Agenzia delle entrate di Como sarebbero state perpetrate anche dopo il trasferimento a Varese del pubblico ufficiale indagato.

L’indagine è scaturita dalle segnalazioni alla Procura della Repubblica da parte di due funzionari della Agenzia delle Entrate di indebite ingerenze in alcune pratiche effettuate dal direttore indagato. L’attività di pedinamento inizialmente svolta nei confronti del citato dirigente ha consentito di accertare le frequentazioni di questi presso lo studio Pennestrì. Poi sono state eseguite intercettazioni telefoniche, audio e video con cui sarebbero stati accertati gli episodi e il riferimento alla disponibilità da parte dei pubblici ufficiali inquisiti a porre in essere (dietro compenso) un numero indeterminato di atti e comportamenti contrari ai loro doveri d’ufficio aventi come denominatore comune il fine di assicurare risparmi dal pagamento delle imposte incluse interessi e sanzioni ai contribuenti.

Nel corso delle indagini è altresì emerso che i due commercialisti indagati avrebbero proposto ai loro clienti operazioni fraudolente tese ad abbattere l’imponibile e consistenti anche nella registrazione di fatture per operazioni inesistenti emesse per contratti di sponsorizzazione. E’ infine in corso una articolata attività di perquisizione ed acquisizioni di documenti finalizzata a ricostruire sia le dinamiche corruttive coinvolgenti gli indagati sia le ipotesi di frodi tributarie poste in essere attraverso fittizi contratti di sponsorizzazione

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