Domenica, 15 Dicembre 2019

VOGHERA - SARTORI-VIRGILIO, “DERBY” TRA AVVOCATI: «L’ASSESSORE FA CONFUSIONE SULLA NORMATIVA»

«Il “Modello Sartori” a Voghera ha già funzionato frenando gli abusi sui benefici sociali e producendo risparmi comunali che sono confluiti  in servizi e beni essenziali per la cittadinanza. Chi dice che non è applicabile è male informato oppure in mala fede». Così il consigliere comunale e capogruppo di Fratelli d’Italia Marco Sartori torna a difendere la norma che, qualora fosse applicata, limiterebbe ai cittadini extracomunitari l’accesso ai benefit economici erogati dal Comune. L’intervento di Sartori arriva in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’assessore ai servizi sociali Simona Virgilio, che aveva affermato come il cosiddetto Modello Voghera non fosse in realtà applicabile a causa delle normative vigenti, cambiate rispetto all’epoca in cui era inizialmente stato proposto. Sartori, che proprio a causa della battaglia portata avanti su questo aspetto si è spesso scontrato con l’Amministrazione, non ci sta e replica portando a testimonianza la Gazzetta Ufficiale.

Quello sul “Modello Voghera” (ma ormai è più che altro il “Modello Sartori”) è a tutti gli effetti diventato uno scontro tra avvocati. Sia lui che la Virgilio, infatti, esercitano la medesima professione.

Sartori, l’assessore Virgilio dice una cosa, lei un’altra. Siete avvocati e si presume che gli strumenti per interpretare correttamente la legge li abbiate entrambi. Come stanno realmente le cose?

«La lettura è una sola: il mio modello è l’applicazione concreta dell’art.. 3 del D.P.R. 445 del 2000 e dell’art. 2 del D.P.R. 394 del 1999 che consente agli enti pubblici (Comune compreso) di richiedere ai cittadini extracomunitari che intendono accedere ai servizi sociali regolati dall’I.S.E.E. (tra cui l’assistenza economica) delle certificazioni o attestazioni ufficiali rilasciate dal paese di origine e tradotte in italiano con autentica dell’autorità consolare in cui siano riportati i possedimenti patrimoniali della persona in questione nel suddetto paese. E non delle semplici autocertificazioni prive poi di controllo. Se quell’articolo non è stato abrogato, è ancora legge».

D’accordo ma anche l’assessore nell’intervista citava la medesima legge. O no?

«L’assessore Virgilio parla di D.S.U. (Dichiarazione Sostitutiva Unica) e D.P.C.M. 159/2012, ma fa molta confusione. Gli uffici comunali pensano che tale ultimo provvedimento autorizzasse tutti (italiani ed extracomunitari) ad autocertificare, mentre in realtà se si leggessero con maggiore attenzione i moduli contenuti nella D.S.U. è scritto a chiare lettere che si rimanda al D.P.R. 445 del 2000 e al D.P.R. 394 del 1999 e che per gli extracomunitari significa dovere ancora presentare dichiarazioni patrimoniali e non autocertificati. La legge è dalla nostra parte».

Ammettiamo che abbia ragione lei. Perché comunque tanto accanimento su questo punto?

«Perché di vacche grasse non ce ne sono più e per i servizi sociali a Voghera si spende qualche milione di euro. Non possiamo buttare soldi senza verificare l’autenticità delle dichiarazioni, ne va in questo caso di una discriminazione ai danni dei cittadini e contribuenti vogheresi. Come fa oggi il comune di Voghera a verificare la patrimonialità nel paese di origine del richiedente  extracomunitario della prestazione sociale, se non attraverso documenti certi e validi forniti dal paese stesso di chi la richiede? Non può e si accettano le autocertificazioni. Questa storia deve finire».

Ragioniamo anche sui numeri. In termini concreti quanto risparmierebbe il Comune da una applicazione del “suo” modello?

«Più che di risparmio io parlerei di razionalizzazione. Posso portare l’esempio di quanto avvenuto nel 2013 quando questa normativa fu attuata: negli ultimi tre semestri prima dell’applicazione (i primi due del 2012 e il primo del 2013) le domande di contributi economici da parte di cittadini extracomunitari sono state 630, con una spesa da parte del Comune di 309mila euro. Nei tre semestri successivi le domande scesero a 374 con una spesa di 174mila euro. La metà. La normativa che consente l’applicazione del cosiddetto “modello Voghera” esiste però dal 2000. Se la si fosse applicata subito,  provi a immaginare quanti soldi il Comune avrebbe potuto ricavare da questa razionalizzazione! Parliamo di cifre importantissime per Voghera. E sarebbe bastato applicare la legge, senza inventare nulla. Per questo noi insistiamo con tanta forza, è un tema importantissimo».

Legge o meno, all’epoca c’era però stata una causa in tribunale intentata contro il Comune da parte di chi riteneva questa norma incostituzionale…

«Una causa in cui il tribunale di Pavia ci diede ragione in primo grado, asserendo che pretendere che chi richiede benefici economici debba presentare una documentazione verificabile dalle forze dell’ordine non sia discriminatorio nei confronti di alcuno (eccezion fatta dei rifugiati politici). Poi però in secondo grado Voghera non si è costituita perché’ ha ritenuto erroneamente che era cessata la materia del contendere. Tra l’altro due anni fa c’è stata anche una disposizione di Regione Lombardia che invitava ad applicare questa norma. In Comune disattendono anche quella, salvo però attingere a piene mani a fondi regionali ogni volta che possono».

Insomma, se è così perché crede che questo “Modello” il Comune non l’abbia più voluto applicare?

«La ragione vera non la so e probabilmente non ce n’è una sola. Ci sono sicuramente delle concause: scarso zelo? Opportunità politica? Buonismo? Gli uffici temono forse altre cause? Sta di fatto che a Palazzo Gounela su questo tema si girano tutti dall’altra parte».

Inutile chiederle quindi se questo punto sarà centrale nella vostra campagna elettorale…

«Lo sarà. Fratelli d’Italia porterà avanti la battaglia per fare riapplicare a Voghera queste disposizioni di legge. Sarà sicuramente un argomento che porteremo in campagna elettorale e tutte quelle forze politiche che intenderanno “allearsi” con noi dovranno accettarlo. Da lì noi non ci muoviamo. Fratelli d’Italia vuole equità e legalità. Questo provvedimento dovrebbe essere difeso in tutte le sedi politico-istituzionali e non accettiamo che nessuno chiuda gli occhi o si volti dall’altra parte per buonismo ideologico  o convenienza elettorale».

di Christian Draghi

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