Martedì, 07 Luglio 2020
 

OLTREPÒ PAVESE – STRADELLA - «QUESTO TEMPO, SE UTILIZZATO BENE PUÒ ESSERE PREZIOSO»

L’oratorio è il luogo di aggregazione per antonomasia e in tempi di emergenza da Covid-19 è davvero impensabile svolgere le normali attività che avvengono in questi luoghi speciali. Abbiamo chiesto a Don Cristiano Orezzi, viceparroco di Stradella e da tantissimi anni responsabile dell’oratorio della città, come si sta affrontando questo particolare momento.

Don Orezzi, com’è la situazione del suo oratorio?

«L’oratorio è chiuso, come tutti gli oratori, da quando è partita l’emergenza coronavirus. Siamo anche molto incerti sul futuro…a giugno solitamente partono i vari grest, i centri estivi e i campi scuola. Non sappiamo se si potranno fare, come si potranno fare… siamo in attesa di risposte in questo senso… attendiamo in 4 maggio per capire cosa fare. Nel frattempo, ci siamo ingegnati, noi ed altri oratori, per rimanere in contatto almeno con quelli che sono gli animatori e con quelli che sono più vicini al percorso dell’oratorio».

In che modo?

«Come Pastorale Giovanile di Tortona stiamo facendo i ‘quasi esercizi spirituali’, li abbiamo chiamati così. In settimana, attraverso un’applicazione (go to meeting), c’è sempre un sacerdote diverso della Diocesi o anche frati e suore di Assisi, che raccontano testimonianze o fanno interventi. Ci sono parecchi giovani che ascoltano e che si collegano: è una bella iniziativa e un bel momento di condivisione. Questo è per quanto riguarda i giovani ‘un po’ più grandi’, diciamo in età universitaria».

Con i più piccoli invece?

«Ci sono sempre i vari gruppi whatsapp, in cui si cerca di stare vicino. Da quando è iniziata la Quaresima e di fatto anche la quarantena, ogni giorno mandiamo un brevissimo commento del Vangelo del giorno, per offrire un piccolo momento di ascolto della Parola di Dio quotidiana. Poi, noi di Stradella in particolare, ci siamo dati un appuntamento serale, per darci la buonanotte: su un’altra applicazione, ognuno, a turno, si collega per dare la buonanotte, lasciando un commento sulla giornata oppure facendo ascoltare una canzone o leggendo un testo e ci si saluta così. Si cercano momenti in cui sentirsi vicini anche se si è distanti».

Nota qualche sofferenza particolare nei giovani in questo periodo?

«Ho notato e noto la disponibilità ad aiutare, questo sì. Quando il Comune mi aveva chiesto di sentire un po’ di ragazzi per aiutare a portare la spesa agli anziani, ho ricevuto un ottimo riscontro: in molti si erano resi disponibili. Poi ci sono state delle limitazioni, in quanto potevano aderire all’iniziativa solo i maggiorenni, e quindi non tutti hanno potuto partecipare, ma la disponibilità è stata davvero tanta. Un altro esempio della loro disponibilità è stato l’attivazione, sempre da parte della Pastorale Giovanile, di un numero di telefono e di un progetto chiamato ‘Pronto PG’, in cui venti giovani si sono messi a disposizione per rispondere alle chiamate di chiunque si trovi in difficoltà e abbia il bisogno di scambiare quattro chiacchiere in questo periodo. è un’iniziativa rivolta soprattutto agli anziani, ma anche i giovani possono sentirne l’esigenza».

Giovani attenti e disponibili...

«La cosa di cui assolutamente mi rendo testimone è la disponibilità dei ragazzi ad inventarsi qualcosa per mettersi a servizio. Poi c’è chi sta vivendo questo momento particolare in altro modo, per esempio mettendosi nella riflessione e nel desiderio di sfruttare il periodo per crescere… e infine c’è purtroppo chi si mette davanti ad uno schermo e ai videogiochi e questo mi spiace. Non dico che non si debba stare con i videogiochi in mano, ma se diventa l’unico obbiettivo della giornata in questo periodo non va bene. Si potrebbe invece dedicarsi a qualche buona lettura, a qualche film interessante, a qualche telefonata in più all’amico per sapere come sta, a fare esercizio fisico anche se in casa… è sempre importante organizzarsi la giornata e scandirla bene: naturalmente ci auguriamo che la situazione migliori e si possa tornare presto ad essere un po’ più liberi. Questo tempo, però, se utilizzato bene, può essere prezioso».

La vostra Parrocchia ha fatto anche le dirette delle Sante Messe?

«Sì, da subito. Abbiamo sempre trasmesso e trasmettiamo le dirette delle Messe e del Rosario, tutte le sere alle 19 su Instagram. Il riscontro è molto positivo».

Da vice parroco cosa può dire, invece, per i meno giovani? Ci sono state richieste di aiuto?

«Il nostro centro caritativo continua a funzionare perfettamente, grazie all’instancabile lavoro di tutti i collaboratori. Devo dire che i momenti di preghiera che facciamo online sono apprezzati da diverse persone che a prima vista magari non mi sarei aspettato, ma che invece ringraziano perché per loro è davvero un momento della giornata molto confortante e di sollievo. Anche tanti affetti dal virus, o che hanno avuto famigliari affetti, si sono fatti sentire per una preghiera o una parola. Proviamo davvero in tutti i modi a stare vicino alle persone: sappiamo che ovviamente non è la stessa cosa rispetto alla presenza, però si fa quello che si può».

Per il futuro cosa si aspetta?

«Dobbiamo aspettare le disposizioni. Sono personalmente un po’ dubbioso sul fatto che a giugno possano partire i vari grest, però è anche vero che se i genitori devono tornare a lavorare i bambini da qualche parte devono stare. Vedremo…».

Secondo lei le persone come “usciranno” da questa situazione delicata?

«Voglio sperare che sia un po’ migliorata, a partire dalle cose minime…dal non buttare per terra gli oggetti al rispetto del linguaggio. Mi auguro che si possa crescere nella civiltà e che Dio ritorni ad essere presente nell’orizzonte delle persone: è questa la mia speranza».

di Elisa Ajelli

 
 
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