Mercoledì, 15 Luglio 2020
 

Consorzio Vini, le “patate bollenti” della neo presidentessa bocconiana: sul tavolo le richieste di FIVI per la prossima vendemmia, la promozione, il riequilibrio, i nuovi disciplinari e la tensione dopo il blitz che ha portato al defenestramento con mozione di sfiducia di Luigi Gatti

A Gilda Fugazza, da giovedì sera neo presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, la prima donna della storia alla guida dell’istituzione dopo la sfiducia secca a Luigi Gatti, il super manager scaduto nei consensi, spetta un compito non facile. Eredita una situazione intricata di decisioni non prese, rapporti ingarbugliati, piani mediatici inesistenti sui canali importanti ma anche su quelli locali poco considerati; tavoli di confronto sulla revisione dei disciplinari inconcludenti e quasi nessuna iniziativa di valorizzazione nazionale intrapresa, come sarebbe stato in linea con le necessità e la dimensione produttiva territoriale.

Gilda Fugazza, 52 anni, una laurea in Economia e Commercio alla Bocconi, appartiene a una famiglia del vino da tre generazioni. Dottore commercialista fino al 2018, prima allo Studio Pirola di Milano, poi nel proprio studio professionale in Milano, con un’esperienza maturata soprattutto nei servizi societari e fiscali per le imprese multinazionali, fa parte del Cda del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese da luglio 2019 e partecipa alle attività del Distretto del Vino fin dal 2012. Lavora quotidianamente in Oltrepò Pavese curando le attività della filiera di produzione vitivinicola e si definisce un’attenta sostenitrice del vino di qualità.

La strategia delle parole deve lasciare spazio ai fatti, secondo i consiglieri d’amministrazione in carica e gli azionisti di maggioranza del Consorzio, in primis il dominus del vino dell’Oltrepò, Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, fortemente sostenuto fin dal suo insediamento da Coldiretti.

A pesare sul defenestramento di Gatti secondo i “rumors” sarebbe stato anche il parere di Renato Guarini, il più potente imbottigliatore in termini di numero di voti in assemblea e di volumi di vini a denominazione commercializzati in grande distribuzione. Ai due si sarebbero poi accodati gli altri, a partire da Pier Paolo Vanzini, vice presidente anziano del Consorzio (anche lui con l’azienda a San Damiano al Colle come la neo presidentessa), già al tavolo consortile dai tempi di Livio Cagnoni, ex direttore generale di Terre d’Oltrepò.

Cagnoni fu licenziato in seguito alla valanga mediatica e giudiziaria derivata dallo scandalo del falso Pinot grigio IGT del novembre 2014, pochi anni prima dello scandalo 2020 del vino con acqua e zucchero oltre a produzioni gonfiate con diverse modalità irregolari alla Cantina di Canneto Pavese, fatti sui quali la magistratura sta ancora lavorando per fare piena luce. In quest’ultimo scandalo erano stati coinvolti anche Aldo Venco, storico referente locale di Assoenologi, e il mediatore Claudio Rampini, suocero di Fabiano Giorgi, presidente del Distretto del Vino. Oltre a queste maxi inchieste, negli ultimi anni altri privati erano finiti al centro di verifiche poi sfociate in sanzioni, seppure in tono minore.

Alla presidente Fugazza spetterà il compito di far dimenticare questo Oltrepò ma anche di fronteggiare gli effetti della pandemia Covid-19, in considerazione del fatto che il lockdown della ristorazione e dei wine bar da essa generato ha fiaccato ulteriormente il mercato a valore di vini e spumanti dell’Oltrepò Pavese. Intanto si chiariscono i contorni della sfiducia a Gatti, quello che doveva essere il super manager del dialogo, dal piglio deciso, dalla condotta trasparente, inclusiva e coinvolgente. Attorno a sé ha fatto il vuoto, come prova il blitz con il quale è stato cacciato a larga maggioranza: una mozione di sfiducia stile parlamentare, che non ha precedenti nella storia del Consorzio, con contestuale elezione in seno al consiglio di amministrazione della neo presidentessa.

Secondo gli addetti ai lavori la presidenza di Gatti, che da tempo nonostante il suo ruolo centrale si era trovato un lavoro in Francia pensando di governare la situazione a distanza, è stata più improntata al dialogo con la politica e le istituzioni che con il mondo produttivo locale, in particolare i vitivinicoltori, che si sono sentiti soli e non rappresentati. L’aveva confermato mediaticamente Andrea Giorgi, prima invocando un cambio di passo e poi un cambio al vertice. Gatti in questi nei due anni di mandato ha avuto nel direttore di Ersaf Regione Lombardia, Massimo Ornaghi, e nell’assessore all’Agricoltura, Fabio Rolfi, benedetto dall’ex ministro Gian Marco Centinaio, i suoi più saldi punti di riferimento. Alla fine, però, anche le istituzioni hanno preso atto del blitz di giovedì sera al Centro Riccagioia, con un ribaltone voluto dal consiglio d’amministrazione, con solo un voto contrario e un astenuto, destinato a far rumore e che cela dei profondi «perché». Resta da capire se la politica sapesse o meno di quanto stesse per accadere, ma di fatto nessuno ha battuto ciglio, il che è parso strano per via della capillare presenza di Ersaf da 2 anni sul territorio. Rolfi al momento non commenta. Ornaghi entrerà a far parte integrante del nuovo Cda, fatto insolito rispetto agli altri consorzi.

Ora la presidente Fugazza dovrà anche dire la sua sull’istanza di FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, in vista della prossima vendemmia. I piccoli produttori hanno chiesto segnali concreti: abbassamento delle rese e di non consentire l’arricchimento dei vini con mosto concentrato rettificato, pratica che sarebbe per di più incoerente con le misure previste dalla vendemmia verde: da una parte si chiede ai piccoli produttori di produrre meno, incentivandoli a buttar via l’uva, dall’altro si consentirebbe di allungare i vini con MCR, scelta che di solito è necessaria quando arrivano ai grandi poli cooperativi masse d’uva disomogenee per qualità. Secondo gli esperti, però, si preannuncia un’ottima annata e per effetto del diradamento per produrre meno, questa la soluzione individuata dalle istituzioni nazionali e regionali «per non inondare il mercato post-lockdown con una quantità di vino non collocabile viste le giacenze», le uve che arriveranno da metà agosto a fine settembre ai centri di vinificazione porteranno con sé il miglior corredo, senza necessitare di arricchimento. Dal canto suo il direttore del Consorzio, Carlo Veronese, ex guida del Consorzio Lugana Doc, sui social aveva già espresso forti riserve rispetto alle istanze di FIVI, mutuate forse da un sondaggio preliminare interno da lui svolto.

L’ultima parola spetterà ora alla presidentessa e al suo team composto dai vice presidenti Luca Bellani, Andrea Barbieri e Pier Paolo Vanzini oltre che dai consiglieri Claudio Battaini, Simone Bevilacqua, Francesco Cervetti, Cirillo Contardi, Camillo Dal Verme, Quirico Decordi, Andrea Giorgi, Renato Guarini, Marco Maggi (Presidente del Club del Buttafuoco Storico), Davide Musselli e Valeria Vercesi.

Era nell'aria, e tanto tuonò che, alla fine, piovve, Liuigi Gatti , presidente del Consorzio di Tutela Vini dell’Oltrepò, in carica da due anni in carica,  è stato sfiduciato dal Consiglio di amministrazione con una larga maggioranza. I consigliere in riunione a Riccagioia di Torrazza Coste per ad approvare il bilancio dell’ente hanno, nel contempo,  sfiduciato il presidente . Nelle settimane scorse le dichiarazioni di Andrea Giorgi, presidente della cantina Terre d’Oltrepò, avevano messo una pietra tombale sul prosieguo dell'attività di Gatti come Presidente del Consorzio, Giorgi sfiduciava, in modo ufficiale e con clamore mediatico il Presidente Gatti,  una delle più importanti cantine della Lombardia chiedeva “una svolta per il Consorzio”. Ora bisogna nominare un nuovo presidente, il "pissi pissi bau bau" tra i votanti, per scegliere il nuovo presidente è continuo ed incessante, prossimamente  dovrà essere nominato un nuovo presidente, ed una nuova assemblea dovrà eleggere un nuovo Consiglio d'Amministrazione. Potrebbe essere la prima volta che la votazione verrà effettuata con le nuove regole dello Statuto approvate il 16 maggio, dove i criteri di rappresentanza, per quanto possibile e per quanto voluto, sono stati modificati. Si voterà con il "nuovo" sistema se il Ministero darà l'ok. Ok o non Ok, quanto era nell'aria è avvenuto.  

"L'appello e la risposta corale sortiti dall'incontro di Riccagioia a Torrazza Coste del 27 gennaio scorso -  scrive in una nota stampa il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese - incontro voluto dall'assessore regionale all'agricoltura Fabio Rolfi, ha portato ad un risultato significativo per il mondo vitivinicolo dell'Oltrepò Pavese. Proprio in questi giorni, come da programma, è stato redatto un elenco di aziende che hanno fatto domanda di ammissione al Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

Sono diciotto le aziende che hanno avanzato la proposta, la maggior parte rispondendo in modo coerente a quanto preannunciato in assemblea e sono:

Az. Agr. Manuelina, Az. Bruno Verdi e Vitivinicola Verdi F.lli, Cà Montebello, Calatroni, Cantine Monterosso; Fattoria F.lli Massara, Finigeto, Frecciarossa, Il Molino di Roverscala; La Travaglina, Piccolo Bacco dei Quaroni, Quaquarini Francesco, Scabini Davide; Tenuta Bellcolle, Travaglino, Vistarino.

Un importante "contingente" arriva dal Distretto del Vino di Qualità dell'Oltrepò Pavese che ha sottolineato in una nota il rientro delle aziende di filiera del Distretto in Consorzio motivando la necessità, oggi più che mai impellente, di unità territoriale e di importanti riforme volte al rilancio della Denominazione. 

Soddisfatto, l'assessore regionale Fabio Rolfi ha commentato: "L'Oltrepó Pavese è il primo territorio vitivinicolo della Lombardia, con un enorme potenziale sia sotto il profilo produttivo che turistico. Se il mondo del vino parla con una voce sola è più forte e può essere più autorevole nel rapporto istituzionale con le altre realtà ed anche al proprio interno per le decisioni non indolori che dovranno essere prese per il rilancio del comparto. Stiamo attraversando un periodo di forte difficoltà per tutta la regione. L'unico modo per uscirne è quello di avere un obiettivo comune e di unire le forze per raggiungerlo. Ringrazio dunque il Consorzio e le aziende, che stanno dimostrando senso di responsabilità proprio nel momento di maggior necessità".

Luigi Gatti, presidente del Consorzio Tutela Vini Oltrepò ha espresso naturalmente soddisfazione ribadendo che "questa notizia non può che essere accolta con particolare entusiasmo in un periodo così difficile per il mondo del vino in generale e per il nostro in particolare, proprio nel momento del rilancio e della promozione internazionale.

È un segno di serietà da parte di tante aziende che hanno compreso il senso di un lavoro collegiale e programmatico, costruito attraverso le relazioni istituzionali e di territorio, quello che il nuovo Consorzio ha intrapreso e vuole portare avanti con determinazione. Dal punto di vista numerico e di rappresentanza è anche una notizia importante per la tutela delle Denominazioni, quando il CdA nelle prossime settimane approverà queste domande di ammissione i soci potranno pensare ad un progetto di rilancio davvero importante".

Ricordiamo - conclude la nota stampa del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese-  qui di seguito le Denominazioni DOC e DOCG dell'Oltrepò Pavese del vino:  La produzione enologica dell'Oltrepò Pavese a indicazione geografica è suddivisa in:

1 Docg (Oltrepò Pavese Metodo Classico),

7 Doc (Bonarda dell'Oltrepò Pavese,

Buttafuoco dell'Oltrepò Pavese,

Casteggio,

Oltrepò Pavese,

Oltrepò Pavese Pinot grigio,

Pinot nero dell'Oltrepò Pavese e Sangue di Giuda dell'Oltrepò Pavese;

1 Igt (Provincia di Pavia)"

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Arriva dal vino, uno dei settori di punta dell’economia made in Italy vero e proprio ambasciatore dell’Italia all’estero un primo forte segnale di svolta sul fronte dell’epidemia di Coronavirus. Il Cda di Veronafiere ha confermato ieri (mercoledì 26 febbraio) il calendario di Vinitaly 2020. La 54ma edizione quindi, si farà, senza alcun slittamento, andando in scena, come previsto, dal 19 al 22 aprile prossimi a Verona. Mentre il Salone del Mobile di Milano viene posticipato, decine di manifestazioni in giro per l’Italia vengono annullate o comunque ricollocate sul calendario e persino le partite di calcio nelle regioni colpite dal contagio si giocheranno a porte chiuse, il Cda di Veronafiere conferma tutto, dando un importante segnale di svolta che viene da una delle prime regioni a registrare cittadini contagiati e che confermando il calendario della principale manifestazione fieristica dedicata al vino in Europa per numero di visitatori (nell’edizione 2019 125mila da 145 paesi) vuole guardare avanti, oltre l’emergenza.

Una decisione, quella adottata oggi pomeriggio dal Cda di Veronafiere che è stata concertata oltre che con il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia con il sindaco di Verona, Federico Sboarina ma che ha tenuto conto anche dell’analisi dei dati disponibili oltre che delle posizioni degli stakeholder e del mercato, incluse le principali associazioni di settore. Nel momento in cui in alcune regioni d’Italia si chiudono addirittura le porte ai cittadini provenienti dalle aree sotto contagio e tra questi il Veneto, Verona invece ribadisce la propria volontà di aprire le proprie porte al mondo confermando la manifestazione cittadina di maggiore appeal.

«Il mondo del vino italiano – ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – già in passato ha fornito segnale positivo di svolta. Veronafiere è convinta che, anche in questa occasione, il settore potrà contribuire alla ripresa della nostra economia e a rilanciare un clima di fiducia nel Paese».

Veronafiere, nel mantenere alta l’attenzione, ha programmato in tempi brevi un incontro con i rappresentanti della filiera per attivare tutte le risorse e le azioni di incoming e promozione sui mercati internazionali. «Siamo consapevoli – ha concluso Mantovani– delle difficoltà del momento e dell’immagine distorta dell’Italia percepita all’estero, ma siamo persuasi che l’emergenza rientrerà consentendoci di organizzare regolarmente la manifestazione, che rappresenta il traino per il vino italiano nel mondo».

Possiamo tranquillamente pensare che chiunque sia transitato in località Braccio, provenendo dalla Strada Provinciale 186 in direzione San Damiano al Colle o Rovescala, non abbia potuto non notare quella piccola torretta merlata che dal poggiolo domina le vallate sottostanti. Qualcuno si sarà limitato ad ammirarne la particolarità, altri certamente si saranno domandati che ruolo abbia potuto avere in passato. Si tratta di Cascina San Michele, conosciuta dagli abitanti del luogo come Torre San Michele, situata a San Damiano al Colle in prossimità della località Casalunga. È uno di quei posti magari apparentemente sottovalutati, ma che da anni custodiscono numerose storie e leggende, alcune tramandate, altre dimenticate e forse anche romanzate.

Una lunga storia, in parte raccolta in una pubblicazione scritta dal Dott. Flavio Fagnani e edita nel 2006 dalla famiglia Bisi per celebrare gli ottant’anni dell’omonima azienda agricola, che ne è l’attuale proprietaria. Si tratta di una piccola pubblicazione privata, ma contenente studi e testimonianze di importante rilevanza storica. Il nome San Michele deriva quasi certamente da una chiesa campestre dedicata all’arcangelo Michele che sorgeva proprio nei pressi dell’attuale cascina: di tale luogo sacro sono state rinvenute alcune tracce durante i lavori di restauro. Le prime testimonianze storiche compaiono invece in una deposizione del 15 novembre 1184, in cui Giovanni de Luzano, durante una controversia tra i comuni di Pavia e Piacenza, dichiarò che, per alcune annualità, delle collette del grano furono pagate anche da “cuidam rustico domini Guitelmi de Montedonnico qui manet prope sanctum Michaelem”, confermando l’appartenenza di Cascina San Michele al territorio pavese. In un atto del 1264 riguardante il censimento dei terreni appartenenti al territorio di Negrino (antico nome di San Damiano al Colle), venne citato un prato situato in luogo “Brayda desuper sanctum Michaelem”, che molto probabilmente indica la località Casalunga, situata a qualche centinaio di metri dalla cascina.

A confermarne la precisa posizione esiste una cartina del XIV secolo, in cui furono mappate le principali chiese della zona: in una perfetta triangolazione tra le chiese di Rovescala, Mondonico e San Damiano compare quella di San Michele. In alcuni documenti di metà ‘400 si deduce che la chiesa di San Michele si trovava in pessime condizioni, tali da non poter nemmeno celebrarvi le sacre funzioni. Sui ruderi della chiesa venne eretta una torre colombaria, probabilmente nei primi del ‘500, completata successivamente con l’aggiunta di una merlatura che le conferì un aspetto medievale. Nel 2002 durante alcuni lavori di restauro venne anche rinvenuto uno scheletro probabilmente risalente ad una sepoltura avvenuta nel periodo in cui la chiesa di San Michele era ancora in funzione. A metà dell’ottocento il governo monarchico decise di accorpare il comune di Mondonico (e quindi il territorio di San Michele) con quello di San Damiano al Colle, insieme a vari territori e frazioni dei vicini comuni di Rovescala.

Per diversi anni il complesso è stato abitato da Mario, che si potrebbe definire un vero e proprio “eremita”, il quale per diversi anni è stato di fatto il custode della storia di questo luogo. Personaggio introverso ma dall’animo gentile, ha presidiato la torre per alcuni decenni, vivendo nell’attigua casa e raccontando numerose leggende, alcune ancora conosciute dagli abitanti di San Damiano al Colle. Disegnava, scolpiva il legno, raccontava storie di guerra e amava parlare spesso di Garibaldi: leggenda vuole che l’”eroe dei due mondi” abbia soggiornato qualche notte presso la cascina, ma di questo avvenimento non esiste alcuna traccia, se non un vecchio busto conservato per anni all’interno della torre. Dal 1980 gli storici immobili e i terreni circostanti sono di proprietà dell’Azienda Agricola Bisi, fondata nel 1926 a Villa Marone, che dal 1996 ha fatto di Cascina San Michele la sua sede aziendale, con l’inaugurazione di una moderna cantina. Abbiamo intervistato Claudio Bisi, socio contitolare insieme al cugino Emilio, dell’Azienda Agricola Bisi.

Quando la famiglia Bisi è diventata proprietaria di Cascina San Michele?

«I nostri genitori l’hanno acquistata nel 1980 e vi abbiamo trasferito la sede aziendale nel 1996, anno in cui abbiamo inaugurato la nuova cantina».

Quando avete acquistato Cascina San Michele in che stato si trovava la torre e il complesso annesso?

«Le vecchie strutture erano in situazione fatiscente. Purtroppo, l’abitazione, che era anche la parte più bella dell’edificio, è stata demolita per motivi di sicurezza, in quanto irrecuperabile».

Che tipi di opere avete svolto?

«Abbiamo ristrutturato tutte le parti rimanenti, ovvero la torre, la cascina e la stalla, delle quali sono stati rifatti i tetti e i muri esterni, utilizzando intonaci e materiali adatti».

Svolgete attività di ricezione?

«Al momento non facciamo ricezione intesa come agriturismo o bed and breakfast, anche perché la torre e vecchia la struttura annessa, al momento, non sono visitabili al pubblico».

Presso Cascina San Michele organizzate eventi o giornate aperte al pubblico?

«Organizziamo visite in cantina ed eventi per i nostri clienti ed appassionati del settore, specialmente durante i mesi di marzo e aprile, quando è possibile assaggiare e conoscere i nostri vini nuovi».

Fate parte di qualche associazione?

«Siamo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e alla FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, ente nato con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni. Facciamo inoltre parte degli Enocuriosi, associazione senza scopo di lucro con l’obiettivo di contribuire dignità alimentare ai prodotti alimentari italiani».

Che tipologie di vini producete?

«La nostra azienda è divisa su quattro vallate, situate tre comuni: San Damiano al Colle, Rovescala e Montù Beccaria. Essendo l’azienda ubicata nella prima fascia collinare ha microclimi e terreni adatti per la produzione di vini rossi, principalmente Croatina e Barbera, ai quali abbiamo dedicato i vigneti più vocati. I vini bianchi li produciamo solo da alcuni terreni con esposizione a nord».

Siete coinvolti in qualche progetto territoriale?

«Essendo associati al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese abbiamo aderito al progetto “La Mossa Perfetta”, nata per valorizzare la Bonarda frizzante prodotta solo da aziende a filiera completa. Partecipiamo anche al progetto Vino, realizzato dalla Fondazione Lombardia per l’Ambiente e dalla cooperativa sociale Eliante nell’ambito del programma Oltrepò(Bio)diverso. Questo progetto si pone l’obiettivo di far convivere l’attività vitivinicola e la tutela della biodiversità nell’area dei vigneti dell’Oltrepò Pavese. A tal fine una rete di aziende dell’Oltrepò Pavese ha sottoscritto un protocollo volontario di gestione dei vigneti per sperimentare pratiche agricole orientate alla salvaguardia di alcune specie animali protette a livello comunitario e che ben rappresentano la grande biodiversità di questo territorio».

Concludendo, pensate che un ipotetico Circuito dei Castelli e delle Dimore dell’Oltrepò possa essere interessante per sviluppare l’enoturismo o, in senso più ampio, il turismo vero e proprio?

«Certamente sarebbe un’iniziativa interessante per incrementare il turismo nel nostro territorio».

di Manuele Riccardi

Anno nuovo, vita nuova. L’Oltrepò del vino ama viaggiare, in senso fisico e figurato, con la rara capacità di trovarsi alla fine, comunque e sempre, al punto di partenza. I leader moderni si dividono: c’è chi ha salutato il 2020 sulle assolate spiagge delle Hawaii e chi in conferenza stampa, lanciato a bomba verso il sol dell’avvenire, annunciando di veleggiare verso traguardi così straordinari da far impallidire il defunto Duca Antonio Giuseppe Denari. Vi è poi il super imbottigliatore che ha salutato l’anno nuovo aggiudicandosi un maxi finanziamento per l’export su un progetto da 200mila euro, alla faccia di chi gli lascia pezze e vino, dai 30 ai 70 centesimi al litro, perché lui possa evidentemente fare il miracolo di mercato non solo in Italia ma anche nel mondo… la classe non è acqua?! Veniamo, invece, a ciò che conta di più di questo inizio anno: mentre si pensa già alle elezioni per il rinnovo cariche a Terre d’Oltrepò, si è tenuta nella sede di La Versa la conferenza stampa di presentazione dell’accordo commerciale tra la cooperativa Terre d’Oltrepò (unica proprietaria di La Versa che sta sollevando Cavit dal fardello del 30%) e il Gruppo Francoli. L’obiettivo è arrivare nel 2020 a 1 milione di bottiglie di Metodo Classico più altre 400 mila bottiglie dei vini firmati dall’enostar Riccardo Cotarella. Al bar di Santa Maria della Versa qualche lingua biforcuta ha subito commentato: «Praticamente nel 2020 ci saranno due soli, due vendemmie e i marziani arriveranno in Oltrepò… è scappata anche Cavit! Oggi l’Oltrepò produce 350 mila bottiglie di DOCG e pensandola in pochi mesi loro produrranno 1 milione di bottiglie entro il 2020… e le venderanno? A chi? A che prezzi?

Faranno bene o faranno male agli altri produttori?». Al di là delle prese di posizione colorite da incredulità popolare, d’altra parte “anno bisesto anno funesto”, sono occorsi 3 anni, da gennaio 2017 a gennaio 2020, per mettere a fuoco un percorso per la storica cantina, fondata nel 1905 da Cesare Gustavo Faravelli e fallita nel luglio 2016.

Gli artefici del rilancio nazionale e internazionale (isole comprese) saranno l’onnipresidente Andrea Giorgi, numero uno di Terre e La Versa per dirla come gli addetti stampa locali, il neo direttore commerciale, Massimo Sala, e il gruppo Francoli, che già è impegnato a distribuire tanti marchi vinicoli ma che con La Versa sente di poter fare grandi cose.

Commoventi le parole di Alessandro Francoli alla conferenza stampa: «Conosco molto bene La Versa, fin da quando era il marchio italiano d’eccellenza. Ero un giovane studente a Pavia, vedevo le bottiglie La Versa esposte ovunque e io mi sentivo un po’ come un bambino che sta dietro una vetrina di dolci e non può toccarli, in quanto la nostra era un’azienda molto più piccola. Questi spumanti si trovavano a gare di ciclismo, voli Alitalia, gran premi di Formula Uno… era veramente un sogno inarrivabile». Un vero colpo di fulmine, insomma, struggente da far pensare che non vorrà nemmeno le provvigioni. Toccanti anche le dichiarazioni del neo direttore commerciale di La Versa, Massimo Sala: «In questi 6 mesi, in cui ho avuto l’onore di dirigere l’azienda, ho capito che noi avevamo bisogno di un’eccellenza che ci permettesse di far parlare sul territorio nazionale. Ritengo che la rete vendita del Gruppo Francoli sia la migliore in Italia ed è per questo che abbiamo deciso insieme di investire in questo progetto». Un grande abbraccio collettivo, un amore incontenibile, una libidine con i fiocchi e le bollicine. Ora i soci di Terre d’Oltrepò che per La Versa si sono indebitati attendono di vedere nel loro piccolo: bottiglie posizionate, bottiglie vendute, bottiglie riordinate, prezzi di posizionamento non da Prosecco e regolarità nell’incasso dei pagamenti. Ma a muoversi non è solo Giorgi Andrea.

C’è anche un apparentemente defilato Giorgi Fabiano a fare la sua parte: in attesa che il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese resetti il consiglio d’amministrazione e le regole di voto per dimostrare nei fatti di voler far contare Distretto & Friends, lui prepara il suo progetto per diventarne futuro presidente. Il suo testimonial e ormai collega Gerry Scotti è diventato commendatore, lui dev’essere almeno multi presidente.

Non onipresidente come Andrea Giorgi, ma chi merita deve giustamente avere il suo spazio e la sua poltronissima. Per raggiungere i traguardi di Andrea Giorgi avrà tempo ma ha dalla sua il fatto che è giovane… si farà…

di Cyrano de Bergerac

Riccardo Ottina è un piemontese doc, diplomato alla prestigiosa Scuola Europea Sommelier Piemonte di Alba ed è arrivato in Oltrepò per ragioni professionali. Ha lavorato prima come tecnico e poi come Direttore Esecutivo per le più importanti aziende vinicole della zona ed è stato coinvolto nella promozione delle associazioni più importanti, che hanno determinato la crescita del settore vitivinicolo: annovera tra le sue collaborazioni quella con gli assaggiatori di grappa, l’Istituto Talento Metodo Classico, il Centro di Consulenza Valle Versa, il Centro Regionale per la Viticoltura, la Frutticoltura e la Cerealicoltura di Voghera.
E’ tra i fondatori e il primo presidente dell’Istituto Nazionale Grappa e l’Istituto Grappa Lombarda che ha guidato fin dalla sua fondazione. Con una lettera indirizzata alle Istituzioni, alla stampa e agli organismi di categoria scrive : " Nella mia qualità di enologo che ha dedicato una vita alla vitivinicoltura dell'Oltrepò Pavese ritengo mio dovere intervenire con la presente lettera nell'interesse del nostro territorio.

Proprio in un periodo in cui si moltiplicano gli sforzi per valorizzare come merita il territorio dell'Oltrepò Pavese e quando la qualità delle sue uve e del suo vino è in progressivo miglioramento, un gruppetto di malavitosi e una scellerata cantina offendono e pregiudicano gravemente la patria della vitivinicoltura italiana con 13.500 ettari di vigneti e 1700 aziende. Si deve fare tutto il possibile per evitare che le scellerataggini che c'infangano si ripetano e all'uopo, di rinforzo alle riunioni associative indette in questi giorni, ho chiesto il parere pro veritate allo Studio Guardamagna e Associati per individuare tutte le azioni esperibili dai soggetti danneggiati. Allego il parere, redatto da specialisti della specifica materia, dal quale risulta che contro i responsabili dell'illecito possono agire oltre al Consorzio i singoli produttori danneggiati dall'illecito. Auspico che la reazione sia massiccia per far sì che i responsabili si rendano ben conto che oltre ad aver violato la legge hanno danneggiato soci ed amici meritandosi il disprezzo del popolo dell'Oltrepò.

Grato dell'attenzione, invio i migliori saluti. Riccardo Ottina"

Ecco il testo del parere "pro veritate" dello studio legale  Avv. Agostino Guardamagna Avv. Maria Francesca Guardamagna Avv. Silvia Osella

"Milano, 28 gennaio 2020 PARERE PRO VERITATE SUI SOGGETTI LEGITTIMATI AD AGIRE CONTRO I RESPONSABILI DI FRODE IN COMMERCIO E DI CONTRAFFAZIONE DELLE DOP ED IGP

1. QUESITO Ci viene chiesto quali siano i soggetti legittimati all’esercizio di azioni di tutela a fronte del danno provocato dalla Cantina Sociale di Canneto Pavese al mercato dei vini a DOP ed a IGP dell’Oltrepò Pavese.

2. FATTO La Cantina Sociale di Canneto Pavese è indagata per avere prodotto e commercializzato bottiglie di vino contrassegnate come DOP ed IGP ma, in realtà, sprovviste delle caratteristiche richieste dai pertinenti disciplinari di produzione. Secondo quanto è stato possibile apprendere dai mass media, le ipotesi di reato sarebbero l’associazione per delinquere (416 cod. pen.) finalizzata alla frode nell’esercizio del commercio (515 cod. pen.) ed alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine dei prodotti agroalimentari (517 quater cod. pen.).

3. CONSIDERAZIONI IN DIRITTO Gli operatori che commercializzano i vini a DOP ed a IGP in conformità al corrispondente disciplinare di produzione potrebbero costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale avviato nei confronti dei responsabili, per chiedere il risarcimento del danno. Infatti, l’uso indebito di DOP e IGP danneggia non solo l’acquirente del prodotto, ma anche i produttori che legittimamente utilizzano tali segni distintivi, sotto il profilo del lucro cessante conseguente alla minore vendita del proprio prodotto ed al discredito che si riflette sullo stesso.1 Analoga azione potrebbe essere intrapresa dal Consorzio Tutela vini Oltrepò Pavese2 (di seguito il “Consorzio”) in relazione al danno arrecato al mercato del vino a DOP ed a IGP dell’Oltrepò Pavese. La legittimazione del Consorzio deriva dal fatto che si tratta di un ente riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari, cui è attribuito3 l’incarico di “collaborare (..) alla tutela ed alla salvaguardia della DOP ed IGP da abusi, atti di concorrenza sleale, 1 A tale soluzione si giunge considerando che colui che commette il reato di cui all’art. 515 cod. pen. pone in essere una condotta illecita pluri offensiva della quale è soggetto passivo non solo l'acquirente dell’aliud pro alio, bensì anche il produttore tutelato dalla legge. Tale ultimo soggetto ben può lamentare un lucro cessante in conseguenza della minor vendita del prodotto originale (cfr. remotamente Cass. Pen. 6^ sezione sentenza 21 dicembre 1970 / 14 maggio 1971, n. 1528; Cass. Pen. sentenza 16 gennaio 2008 n. 5588; Cass. Pen. 18 marzo 1997. Allo stesso modo il bene giuridico protetto dall’art. 517 quater cod. pen. consiste negli “interessi economici dei produttori ad utilizzare le indicazioni geografiche o le denominazioni d'origine” (Cass. pen., sez. III, n. 28354/2016). 2 Nella casistica giurisprudenziale è stata ammessa la costituzione di parte civile di Consorzi di Tutela di DOP ed IGP in procedimenti penali per frode nell’esercizio del commercio (cfr. Cass. Pen. sentenza 6 novembre 2013 n. 2617). 3 Cfr. D.M. 23 ottobre del 2019 che ha modificato, integrandolo, il D.M. 8 ottobre 2012 n. 2788 con cui il Consorzio è stato riconosciuto. 3 contraffazioni ed uso improprio delle denominazioni tutelate e comportamenti comunque vietati dalla legge” nonché di “agire in tutte le sedi giudiziarie ed amministrative per la tutela e la salvaguardia della DOP ed IGP e per la tutela degli interessi e dei diritti dei produttori”.4 Inoltre, le Associazioni di Tutela dei Consumatori potrebbero adottare l’iniziativa di cui sopra, in quanto i reati ipotizzati ledono, oltre che il leale esercizio ed onesto svolgimento del commercio, anche la fiducia risposta dal consumatore sulla provenienza e sulla qualità dei prodotti a DOP ed a IGP5 . In particolare, la legittimazione ad agire è riservata alle Associazioni di Tutela dei Consumatori preesistenti al presunto fatto di reato, dotate di un’effettiva capacità rappresentativa sul territorio e di uno Statuto che attribuisca loro compiti di tutela del consumatore contro le “frodi alimentari”.6 In sede civile, i produttori di vini a DOP ed a IGP in conformità al corrispondente disciplinare di produzione, titolari di un diritto di proprietà industriale assistito da una specifica protezione7 , sono 4 Tali compiti, previsti anche dall’art. 4 dello Statuto, sono riconosciuti al Consorzio dal D.M. 23 ottobre del 2019 tramite il richiamo agli artt. 41, commi 1° e 4°, della legge del 12 dicembre 2016 n. 238. Il Decreto Ministeriale precisa che l’iniziativa giudiziaria è attribuita al Consorzio sulla DOCG “Oltrepò Pavese metodo classico”, sulle DOC “Bonarda dell’Oltrepò Pavese”, “Oltrepò Pavese”, “Oltrepò Pavese Pinot Grigio” e “Sangue di Giuda dell’Oltrepo’ Pavese” mentre il compito di collaborare alla tutela ed alla salvaguardia della DOP ed IGP è attribuito, oltre che rispetto alla DOCG ed alla DOC di cui sopra, anche sulla DOC “Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese” e sulla IGP “Pavia”. 5 Bene giuridico tutelato dall’art. 517 quater cod. pen. 6 Cfr. Tribunale di Siena, ordinanza 20 marzo 2018. 7 Cfr. artt. 1 e 30 D.L.vo. 10 febbraio 2005 n. 30 e Tribunale Milano, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 15 maggio 2012 n. 5556: “Da un punto di vista soggettivo, vengono contemporaneamente tutelati dall’art. 30 CPI 4 legittimati ad agire in giudizio8 per fare accertare, reprimere e sanzionare il compimento di atti di concorrenza sleale9 da parte dell’utilizzatore abusivo e per chiedere il risarcimento dei danni subiti ex art. 2600 cod. civ. La legittimazione10 spetta anche al Consorzio quantomeno in relazione alle DOP ed alle IGP per le quali gli è stato attribuito l’incarico di (anche nella versione previgente) gli interessi dei produttori della zona, che soli possono fregiarsi del segno di provenienza geografica – preservando il vantaggio concorrenziale attribuito dal loro personale specifico rapporto con quel territorio – e dei consumatori, che confidano sulla presenza delle qualità, di sostanza o comunicative, veicolate dall’indicazione geografica”. 8 Cfr. Tribunale di Venezia, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 25 luglio 2017 n. 2283. Nello stesso senso Tribunale di Napoli, sentenza 8 luglio 1996, in Dir. Ind. 1996, 1016: “la legittimazione all’esercizio della relativa azione compete sia alle singole imprese autorizzate all’uso del contrassegno le quali risultano direttamente pregiudicate dall’attività illecita posta in essere dall’utilizzatore abusivo che al consorzio incaricato dell’esercizio dell’attività di vigilanza non solo in nome e per conto dei consorziati, qualora lo statuto gli attribuisca un potere di rappresentanza nei confronti dei terzi, ma anche in proprio in virtù dei poteri di cui è autonomamente titolare”. Nello stesso senso il Tribunale di Saluzzo che ha ritenuto “non discutibile la legittimazione all’azione di contraffazione da parte di qualsiasi soggetto autorizzato all’utilizzo della DOP ed IGP in quanto titolare di un diritto soggettivo perfetto all’utilizzo del segno” (Tribunale Saluzzo, sentenza 5 gennaio 2001 in Giur. It. 2001, citata dal manuale “Proprietà Industriale e Intellettuale e IT” di Trevisan e Cuonzo, ed. 2013, pag. 254). In dottrina si è osservato che le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche sono “oggetto di un diritto assoluto che spetta collettivamente a tutti gli imprenditori che operano nella zona e che consiste nel potere di vietare l’uso della denominazione per designare prodotti non provenienti dalla zona e non realizzati in conformità dei metodi produttivi (..) codificati”, AUTERI in “Indicazioni Geografiche, disciplina delle pratiche commerciali scorrette e della concorrenza sleale” in “Studi in onore di Paola A. E. Frassi”, Milano, 2010, pag. 40. 9 Cfr. art. 2598, comma 1°, n. 1 cod. civ. 10 Il Consorzio, però, “non ha la legittimazione ad esercitare per i singoli” la domanda di risarcimento dei danni subiti dai produttori in conseguenza degli atti di concorrenza sleale ex art. 2600 cod. civ. (cfr. Tribunale di Venezia, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 25 luglio 2017 n. 2283). Si segnala che qualora il Consorzio avesse ottenuto - ai sensi dell’art. 41, comma 9, della 5 agire in giudizio “per la tutela e la salvaguardia della DOP ed IGP da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni ed uso improprio delle denominazioni tutelate e comportamenti comunque vietati dalla legge” (cfr. nota n. 4). 11 Infine, i consumatori, singolarmente o tramite le associazioni di categoria, sono legittimati a promuovere un’istanza all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato finalizzata a fare accertare e sanzionare l’illecito impiego della DOP e della IGP, pratica commerciale scorretta ed ingannevole (ex artt. 20 e 21, comma 1° lett. b, D. L.vo. 6 settembre 2005 n. 206),12ovvero a promuovere un’azione di classe ex art. 140 bis D. L.vo. 6 settembre 2005 n. 206.

4. CONCLUSIONE Legittimati ad agire contro i responsabili degli illeciti commessi a nome della Cantina Sociale di Canneto Pavese sono il Consorzio legge del 12 dicembre 2016 n. 238 - l’inserimento, come logo della DOP o dell’IGP, nel disciplinare di produzione di un marchio consortile (ed esso fosse registrato), sarebbe legittimato ad agire in giudizio a tutela di detto marchio. 11 Cfr. Tribunale di Venezia, Sezione Specializzata in materia di Impresa, sentenza 25 luglio 2017 n. 2283 e Tribunale di Modena, sentenza 3 aprile 1991, in Giur. Ann. Dir. Ind. 1991, n. 2662. 12 Cfr. Provvedimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato n. 26070/2017, pubblicato sul Bollettino n. 22 del 27 giugno 2016. L’Autorità si è pronunciata in relazione ad un caso di commercializzazione di un olio con caratteristiche qualitative inferiori a quelle dichiarate (il prodotto veniva dichiarato in etichetta come olio extra vergine sebbene appartenente alla categoria merceologica inferiore dell’olio di oliva vergine). La pratica è stata sanzionata perché le caratteristiche qualitative del prodotto sono in grado di orientare le scelte di natura commerciale del consumatore, che può preferire un prodotto presentato con caratteristiche qualitative superiori ed è disposto a pagarlo ad un prezzo più elevato. 6 Tutela Vini Oltrepò Pavese, le Associazioni di categoria dei consumatori ed i singoli produttori di vino e di uve. (Avv. Agostino Guardamagna) (Avv. Maria Francesca Guardamagna) (Avv. Silvia Osella)"

Il Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, riunitosi in via straordinaria urgente in data odierna prima della riunione convocata a Riccagioia di Torrazza Coste dall’assessore regionale Fabio Rolfi, ha deciso due punti importanti:

“Per i fatti accaduti il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese si considera parte lesa e ha deciso di costituirsi parte civile nel processo relativo ai gravi fatti di Canneto Pavese” ha detto il presidente Luigi Gatti. Inoltre: “Il Consorzio, considerato il danno di immagine per la filiera vitivinicola, ha deciso di chiedere un risarcimento in misura da definire del danno creato dai fatti accaduti, detto risarcimento sarà a carico dei reali responsabili delle azioni che hanno seriamente compromesso l’immagine del territorio e l’attività di promozione che il Consorzio sta portando avanti in virtù del suo incarico Erga omnes”.

“Da qui si prosegue ancora più “dritti” sulla strada della qualità e della serietà, per promuovere con regole e rappresentatività corrette ed equilibrate, un mondo del vino che non ha eguali e non merita di essere così bistrattato soprattutto in un momento importante come questo con aperture fondamentali sul mercato internazionale”.

“È prevedibile pensare che dopo questa riunione le aziende attualmente non socie che oggi erano presenti, hanno manifestato l’esigenza di rientrare nel Consorzio in modo urgente. A questo punto sarà necessaria la convocazione di una Assemblea consortile che le comprenda tutte, per la ridefinizione della nuova governance del Consorzio stesso”.

Confagricoltura Pavia, per voce del suo Presidente, Giuseppe Cavagna di Gualdana, condanna fermamente i fatti avvenuti e confida nella magistratura per chiarire questa situazione e punire i responsabili. “Si deve, aggiunge Cavagna, porre l’attenzione sulla responsabilità di molti nel non voler cambiare un sistema incancrenito, continuando a non dare voce a chi invece può alzare la bandiera del territorio con un’immagine positiva”.

“Il territorio è stato colpito duramente dall’ennesima notizia negativa, afferma Ottavia Giorgi di Vistarino, Presidente della Sezione Vitivinicola di Confagricoltura, fatto increscioso che non fa altro che confermare una situazione di malaffare che perdura da troppo tempo. Le istituzioni tutte non possono farsi cogliere di sorpresa considerati i prezzi bassi riconosciuti sul vino negli ultimi anni. Questo territorio ha bisogno di giustizia e valorizzazione che, solo se perseguite contestualmente, potranno restituire dignità e orgoglio”. I nostri imprenditori di qualità meritano aiuto nella loro difficile impresa di creare valore con i loro sforzi economici che stentano a causa del continuo svilimento del marchio Oltrepo. La sezione vino di Confagricoltura Pavia difende gli interessi di chi vuole fare impresa in maniera onesta lottando per conto di questi, contro un sistema inaccettabile. E’ ora di abbandonare gli interessi individuali a favore delle imprese che potranno trarre giovamento solo da un aumento del valore del marchio territoriale. Nei prossimi giorni Confagricoltura Pavia insieme con i propri associati della zona valuterà se si vi sono gli estremi per promuovere un’azione legale per danno di immagine alle aziende vitivinicole socie."

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I commenti del presidente e del direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese per i fatti odierni avvenuti a Canneto Pavese. 

Luigi Gatti presidente del Consorzio: Siamo convinti che sia giusto e importante che siano fatte inchieste serie e controlli affinché si isolino i responsabili di un danno per tutto il mondo del vino italiano non solo per la Lombardia e L’Oltrepò Pavese. Il danno di immagine per il nostro territorio è evidente e lottiamo non da ieri proprio per contrastarlo, mettendoci sempre più passione e determinazione, ma va detto che questo territorio non si sente affatto rappresentato da chi lavora in modo scorretto. Il Consorzio continua a lavorare seriamente per promuovere e tutelare eccellenze e produttori seri che per fortuna sono tanti e che hanno davanti un programma fitto di importanti eventi di promozione nazionale e internazionale.

Carlo Veronese direttore del Consorzio: L’Oltrepo è una zona grandissima e può accadere che fra centinaia di aziende che lavorano ci sia chi opera in modo Scorretto. Noi dobbiamo lavorare con le altre centinaia di aziende che invece lavorano bene e seriamente e sfruttare questi fatti, che sono profondamente negativi per l’Oltrepò, per lavorare ancora meglio con chi vuole andare avanti e sono la maggior parte e promuovere il vino di qualità in giro per il mondo rappresentando una zona italiana che fa tanti grandi vini che hanno bisogno solo di essere conosciuti. Indubbiamente questo fatto è un grande danno di immagine ma sono certo che molte aziende ancora di più si rimboccheranno le maniche per promuovere la parte positiva di questo "territorio

L'operazione  di carabinieri e guardia di finanza  su ordine della procura di Pavia, con l'accusa per associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio e contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari. Sette le misure cautelari emesse dal Tribunale di Pavia: 5 arresti domiciliari e due obblighi di firma nei confronti rispettivamente di Claudio Rampini (mediatore), Alberto Carini (presidente della Cantina di Canneto), Carla Colombi (segretaria della Cantina di Canneto), Aldo Venco (enologo), Massimo Caprioli (enologo), Cesare Forlino (viticoltore conferitore di Canneto) Davide Orlandi (viticoltore conferitore di Canneto) responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode e all’emissione di fatture fittizie.

 
 
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