Giovedì, 14 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - “MORS TUA, VITA MEA”: L’OLTREPÒ DEL VINO, LA PRIMA REPUBBLICA E I TEATRANTI DEL SUV

In Oltrepò c’è fermento. Si gioca a “C’è Un Posto Per Te”, la rielaborazione del programma firmato Maria Defilippi. Il vaticinio del mese, rubato a un tavolo del Ristorante Prato Gaio, dice che se il grande big della Prima Repubblica del vino deciderà di aprire la busta, superata la cottarella, troverà ad attenderlo o la direzione generale di La Versa o la presidenza del Consorzio Tutela Vini. Se a contendergli il trono ci fosse però anche il Briatore casteggiano, tutto casa e Chiesa, bisognerebbe rifare i conti.

Che caos! Rossetti è sempre più all’angolo, insieme alla sua democrazia. Lorsignori non s’illudano, però, il popolo dei forconi, per i quali qualcosa conta se è “tanto” o “subito”, avrà sempre la sola ed unica regia nel dietro le quinte.

Gente che sventrerebbe denominazioni come Barolo o Champagne in pochi anni, facendoli anche IGT e in taglio prezzo perenne per vuotare le cantine, senza pensieri o fascette, continua a invocare stregonerie per il rilancio di un territorio in cui nulla è sufficiente, perché tutto parte dalla pancia e non dalla testa. Ai posteri l’ardua sentenza, comunque, perché ci sono altri movimenti da segnalare. Mentre la primadonna termina la nuova cantina, per fare sempre più bottiglie di lusso e sempre meno sfuso che evapora con poco margine, il re del Pinot nero spumante d’élite, che non sa più a chi dare la delega e chiede l’aiuto del pubblico, si sta organizzando per salire sul carro del vincitore.

Niente di nuovo sotto il sole. Tutto come prima, perché l’Oltrepò fa impallidire la Sicilia del Gattopardo, che al confronto sembra una terra progressista e riformista. Guardate chi ha fatto successo in Oltrepò: più cavalli hanno le loro auto nuove fiammanti, più asini hanno contribuito a farle acquistare loro con il sudore della fronte e tanta fiducia mal riposta. In Oltrepò prima della vendemmia c’è sempre la crisi del prezzo delle uve, dopo la vendemmia il vino non si vende più sul mercato ed è un sacrificio comprare, quasi una missione da servizi sociali pugliesi. Chi avrebbe gli strumenti per spezzare le catene cosa fa? Si organizza? No. Resta schiavo. In Oltrepò ci sono i baroni del “fugno” ben organizzato, i teatranti del SUV, i migliori allievi di Mario Merola, ma anche i grandi Gatsby di facciata che hanno un retrobottega da far impallidire Goldfinger.

Nelle boutique di lusso di Milano e nelle concessionarie tedesche una volta ogni due anni ci sono sempre solo loro... i soliti noti. Quelli che la loro fetta se la spartiscono sempre, scopando le briciole sotto al tappeto alle spalle dei creduloni, ai quali basta avere in pasto l’ennesimo agnello sacrificale. Sempre colpa di uno. Invece è di tutti o, perlomeno, di molti, nascosti a sussurrarsi idiozie al telefono.

C’è sempre chi sta meglio degli altri, però. Infatti a Canneto, repubblica autonoma, si brinda a Bolgheri e Bordeaux, come se bastasse assaggiarli insieme al Buttafuoco per rendere top un vino rosso con un bel nome che al supermarket trovi anche frizzantino da prezzo. Ognuno ha il suo scopo: c’è chi vuol veder vincere l’Oltrepò e chi vedere gli altri fallire. Pieno di ciechi desiderosi di essere re, nel regno degli orbi. Il finale è sempre lo stesso: Nebbiolo in val padana! 

di Cyrano de Bergerac

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