Martedì, 18 Febbraio 2020

VOGHERA - «I BAMBINI CHE PRATICANO LA GINNASTICA, HANNO UNA MARCIA IN PIÙ DAL PUNTO DI VISTA DELLA COORDINAZIONE»

Il Team Anniverdi Voghera, nato nel ‘97 ad opera di Lino Illuminati, racchiude bambini, agonisti, adulti e ex ginnasti che vorrebbero riavvicinarsi alla disciplina. Con i Campionati di Pesaro (2013, 2014 e 2015) e Rimini 2017, la Scuola ha raggiunto ottimi risultati sul podio.  Illuminati, docente in Scienze Motorie al Liceo Scientifico G.Galilei, è il Presidente del Team, con sede in Via Montagna a Medassino.

Illuminati il Team Anniverdi si può definire una sua creazione, che ancora oggi dopo vent’anni di attività è un punto di riferimento per chi si vuole approcciare a questa disciplina. A  che pubblico si rivolge principalmente?

«Il Team Anniverdi è nato grazie a me nel 1997, dopo la divisione della Polisportiva, e si rivolge a un pubblico di bambini/e e ragazzi/e, di età compresa fra i quattro e i quindici anni. Attualmente militiamo in serie D, per una questione di struttura».

Come sono divisi i corsi?

«I femminili si dividono in due fasce d’età: dai 4 ai 6 anni e dai 7 agli 11 anni. Per i maschili, la suddivisione viene fatta in base all’anno di iscrizione. Per chi si vuole avvicinare alla disciplina in un’età più avanzata, abbiamo un corso misto che vai dai 15 ai 20 anni. Infine, per gli over 20, abbiamo un corso, “movimento artistico”, che propone una fusione di ginnastica a corpo libero, posturale e pilates, arricchita dall’uso oculato degli attrezzi di artistica, sotto la guida degli allenatori. Possibilità di frequentare fino a 3 incontri settimanali, alle 20.30 di Lunedì, Mercoledì e Venerdì».

A che età è meglio iniziare? Iscritti over 18?

«L’età migliore è 4 anni per la bambina, 5/6 per il bambino. Abbiamo tre ginnaste over 18, ma è una cifra davvero irrisoria».

Chi sono gli allenatori?

«Abbiamo la fortuna di avere allenatori, tutti ex ginnasti del team Anniverdi. Gli insegnanti sono stati formati all’inizio da me, successivamente hanno conseguito il brevetto dalla Federazione. Provengono il 70% da Scienze Motorie, gli altri dia Ingegneria, Medicina etc.. Ricordiamo Andrea Maspero, Petra Pollastro, Valentina Bruschi, Mariangela Bartilucci, Alessia Violante, Riccardo Nascimbene».

Quanto costa iniziare la disciplina?

«La quota d’iscrizione annuale ha un costo pari a 400 euro ( body compreso). Il pagamento annuale può anche essere dilazionato in due rate. Sono previste prove gratuite: quattro per le bambine di 4 anni, tre per quelle un po’ più grandi».

Come si sviluppa la lezione, sia a livello di contenuti che di frequenza?

«I contenuti sono la parte acrobatica della ginnastica e la conoscenza del proprio corpo. Abbiamo impianti fissi di sbarra, anelli, parallele maschili e femminili, volteggi e trampolini con relativi tappeti specialistici di arrivo, strisce speciali per il corpo libero e pedana facilitante elastica lunga 14 m con tappeti di arrivo, spalliere, travi e una moquette che ricopre il 90% del pavimento della palestra, per rendere confortevole l’attività a piedi nudi. La frequenza dei corsi, da Settembre a Giugno, è bisettimanale, in orario serale; gli agonisti si allenano 6/7 ore a settimana».

La ginnastica artistica ha una percentuale di iscritti a prevalenza maschile o femminile?

«Femminile. Purtroppo a livello maschile, questo sport viene spesso associato alla danza, per una questione culturale. Dal canto mio, posso dire che i bambini che hanno iniziato a praticare la ginnastica, e successivamente cambiato sport, hanno una marcia in più dal punto di vista della coordinazione».

Esistono dei prerequisiti fisici, e bisogna seguire una dieta particolare per poter arrivare in alto?

«In ambito agonistico, come in tutti gli sport, è richiesta una programmazione sia a livello sportivo che alimentare. A livello amatoriale, come nel nostro caso, non è necessario».

Quante ore è necessario dedicare all’allenamento?

«Per i corsi due ore a settimana, per l’agonistica dipende dal livello. Per un livello Nazionale, ci si allena tutti i giorni, due volte al giorno (3 ore al mattino, 1 ora centrale di potenziamento, 4 ore al  pomeriggio)».

Quali sono i rischi maggiormente legati a questo sport?

«I rischi sono minori rispetto a quelli legati al calcio, anche per via della presenza dei tappeti paracadute. Per quanto riguarda gli Anniverdi, in sette anni, abbiamo avuto solo una decina di casi di distorsione alla caviglia».

Il bambino che si approccia a questo sport, come ci si avvicina?

«Solitamente per passaparola, per amicizia, per aver assistito al saggio annuale. Da una decina d’anni a questa parte, anche i pediatri consigliano l’artistica come ginnastica di base. Questo non avveniva precedentemente, per l’errata convinzione che modificasse lo sviluppo anatomico, portando il bambino ad avere difetti nello sviluppo della crescita».

Quali vantaggi si ottengono per il benessere psicofisico?

«Tantissimi. Con il divertimento e il gioco, si rafforza l’intera struttura corporea».

Com’è il rapporto che si instaura tra maestro e allievi?

«Qualche volta morboso, soprattutto con le bambine, che dimostrano affetto all’allenatore con abbracci e regali».

Come si riconosce un talento? Ci sono allievi che potrebbero emergere?

«Personalmente lo riconosco a prima vista, osservando la forza, l’elasticità e la coordinazione dell’individuo. Ci sono delle bambine molto brave nella nostra Società; quelle che decidono di fare l’agonistica e dimostrano di avere ottime capacità, vengono indirizzate a Società più grandi e meglio strutturate. Qui nel nostro territorio, abbiamo la Ginnastica Pavese e la Costanza Massucchi a Mortara».

Come vede proiettata in futuro questa disciplina, sia a livello locale che nazionale?

«Il futuro della ginnastica ci sarà sempre, soprattutto a livello base. A livello Nazionale, per ora non siamo nei primi quindici del mondo. Ciò nonostante, abbiamo avuto delle ottime ginnaste che hanno vinto Campionati Internazionali, come la Ferrari. A livello maschile, qualche attrezzo lo vinciamo, però per ora è dai tempi di Jury Chechi che non si vede una vera squadra».

Come vi siete qualificati negli ultimi campionati Nazionali?

«A livello maschile, abbiamo avuto due podi in Nazionale l’anno scorso; a livello femminile meno, perchè le ginnaste sono in percentuale minore. Abbiamo gareggiato nei campionati italiani di Pesaro, Rimini e Fiuggi».

Chi, secondo lei, rappresenta un modello da seguire?

«Penso che sia meglio seguire lo sport piuttosto che un atleta in sè, perchè i genitori tendono ad avere aspettative troppo alte verso i propri figli. Anche se ci fosse un talento, i risultati cambiano in base al contesto: bisogna considerare la presenza di un allenatore “giusto”,  di una struttura adeguata e di una Società che vuole investire sull’individuo».

In che modo vi finanziate?

«Con le quote sociali. Devo dire che il Comune di Voghera, in base al numero di bambini che iniziano i corsi , ci fornisce un contributo annuale».

Com’è il rapporto con le scuole vogheresi?

«Non organizziamo manifestazioni,  ma il biennio del Liceo Sportivo G.Galilei partecipa a un progetto di ginnastica artistica nella nostra palestra, in cui gli studenti vengono preparati alla didattica di base.

Organizzate eventi al di fuori delle gare?

«Sì, organizziamo il Gran Galà della Ginnastica nel mese di Giugno al PalaOltrepò. Non vengono organizzate gare con Società partner, per una questione di struttura e attrezzatura, inadeguata agli standard richiesti».

di Federica Croce

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