Domenica, 24 Marzo 2019

VOGHERA - ITALIA CAMPIONE DEL MONDO DI BOWLING: IL CT È VOGHERESE

Quando si tratta di far diventare realtà i propri sogni lo sport è ancora il campo in cui le favole possono prendere forma con più facilità. Lo sa bene la nazionale italiana di Bowling che, contro ogni previsione o aspettativa, è tornata dal mondiale di Hong Kong  con il titolo di campione del mondo. Gli azzurri hanno fatto meglio dei professionisti americani, canadesi o coreani. Per chi mastica di calcio, siamo stati una Danimarca vincente ai mondiali, impresa che ha ancor più dell’eccezionale se si tiene conto del fatto che il bowling italiano non viene praticato a livello professionistico, come invece avviene negli Usa, dove i campioni di questo sport molto popolare sono anche lautamente retribuiti. L’ “oro” azzurro ha anche molto di oltrepadano, considerato che il commissario tecnico della nazionale di bowling, Massimo Brandolini, 56 anni, è di origini vogheresi anche se da 20 anni ormai vive a Grezzago, in provincia di Milano, ed è impiegato di banca alla Bpm.

Brandolini, un altro “oro” di cui Voghera può vantarsi dopo quello dell’olimpionico del tiro con l’arco Nespoli…

«Diciamo che non so se a Voghera interessi molto di me. E’ una città che non mi ha mai amato né considerato molto a livello sportivo, è una realtà provinciale che ha sempre valorizzato poco i suoi talenti. Mi raccontava mio padre che lo stesso stilista Valentino, uno dei maggiori talenti che la città abbia espresso in campo artistico, era ignorato ed emarginato. Anche quando vivevo e mi occupavo di bowling qui ho sempre ricevuto maggiori attenzioni a Novi Ligure o Alessandria».

Non torna mai?

«In realtà spessissimo perché a Voghera ho madre e figlia che vengo a trovare, ma non ho altri legami perché la mia vita è altrove».

Una volta c’era un bowling a Codevilla, ma era considerato più un “gioco” che uno sport. Come è nata la sua passione?

«è iniziato tutto 30 anni fa, quando ancora pensavo solo al calcio che tra l’altro praticavo da dilettante. Mia cugina aveva un fidanzato americano che giocava a bowling ed è così che mi sono avvicinato a questo sport per la prima volta, dapprima solo come spettatore. Ero affascinato dalla grande tecnica che era richiesta per praticarlo, così ho iniziato la mia avventura sportiva, allenandomi e seguendo corsi fino ad arrivare ad essere istruttore di primo livello in poco tempo».

In nazionale lei ha mai giocato?

«No, sebbene fossi sempre tra i primi 15 giocatori in Italia non sono mai riuscito ad entrare in nazionale perché, come avrei capito in seguito grazie al mio mentore Frank Buffa, avevo problemi emotivi che mi impedivano di rendere in gara quanto in allenamento».

è uno sport in cui la componente emotiva ha un impatto così grande?

«Assolutamente. è forse la componente più importante di tutte. Il talento si può avere e la tecnica si può apprendere con allenamenti e costanza, ma per un giocatore di bowling è fondamentale saper gestire le proprie emozioni e sapersi anche auto-suggestionare per mantenere al massimo livello le motivazioni e la concentrazione richieste per effettuare lanci dove la precisione deve essere millimetrica e la forza dosata con massima approssimazione. Non è facile se si tiene conto che la palla pesa circa 7 kg».

Il bowling però in Italia non ha alcuna tradizione. Come avete fatto a battere i “giganti” americani? Per loro è uno sport eccezionalmente popolare oltre che molto praticato…

«La loro federazione conta milioni di iscritti, la nostra circa 2.500 e questo già può dare l’idea dello squilibrio. Oltre a loro però abbiamo sconfitto anche il Canada, molti giocatori del quale militano nei campionati americani. In Corea poi, se vinci una medaglia hai addirittura diritto a una pensione a vita! Premettendo che non ci aspettavamo certo di vincere devo dire che il nostro segreto è stata l’umiltà e la coesione del gruppo. Abbiamo affrontato dei professionisti abituati a luci, telecamere e pressione, che per noi erano cose nuove. La nostra squadra è composta da ragazzi che fanno altri lavori per vivere e si allenano per passione. Alla fine però noi non abbiamo sbagliato nulla mentre loro sì, possiamo dire che abbiamo fatto noi i professionisti questa volta».

Da quanti elementi è composta la squadra?

«Sei giocatori più il coach, che decide le strategie».

Età?

«Nel nostro caso, quando sono diventato allenatore 6 anni fa, ho intrapreso un percorso per coinvolgere il più possibile i giovani, anche se il bowling è uno sport senza età. I nostri giocatori vanno dai 22 ai 36, per arrivare ai 50 del capitano».

Dalla vittoria quindi non avete ottenuto nessun beneficio economico?

«Non direttamente, il viaggio e i voli erano spesati, ma non abbiamo uno stipendio. La nostra federazione è piccola e non ha grandi disponibilità economiche».

Cambierà qualcosa con questa vittoria prestigiosa?

«Spero di sì. Mi auguro che si trovi finalmente qualche sponsor interessato a investire in modo che si possa fare qualche programma un po’ più ambizioso. Tenga conto che giocare a bowling ad alto livello è costoso: la palla arriva intorno ai 150-200€, le scarpe pure e vanno cambiate ogni due anni».

Chi volesse praticarlo in Oltrepò dove può rivolgersi?

«In Oltrepò non è rimasto nulla. C’è un bowling a Tortona ma non è convenzionato con la federazione. Chi volesse iniziare a praticarlo come sport, insieme ad un istruttore, dovrebbe scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e chiedere indicazioni su come muoversi e su quale sia il centro più vicino. Che, nel caso di Voghera, credo sia Alessandria».

Avete ottenuto riconoscimenti mediatici da questa vittoria?

«Direi di sì, soprattutto dalla Rai. Siamo stati ospiti della Domenica Sportiva e di Fazio».

Da Voghera proprio nessuna chiamata?

«No, nessuna».

di Christian Draghi

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