Giovedì, 19 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - ALBERTINI : «CAMPUS ESTIVO A SALICE: CALCIO E DIVERTIMENTO MA ANCHE GRANDE OPPORTUNITÀ»

Non un semplice corso di calcio, ma una vera e propria settimana di vacanza all’insegna  dello sport e del divertimento. Il campus estivo di calcio organizzato dall’A.S.D. Accademia Pavese è un’esperienza educativa importante, un’opportunità per fare nuove amicizie e acquisire maggiore autonomia sia sul campo che nella vita di tutti i giorni. Qualunque sia l’età dei partecipanti, queste occasioni sono esperienze altamente formative, oltre che divertenti: in primo piano vi è l’educazione sportiva, base essenziale per apprendere le nozioni calcistiche e perfezionare abilità tecniche individuali o approfondire i fondamentali dei diversi ruoli all’interno della squadra. I ragazzi imparano anche a socializzare con altri coetanei e a fare parte di un team, iniziando a vivere autonomamente nel rispetto delle regole comuni. Si condivide la stanza con nuovi e vecchi amici e ci si muove in autonomia durante l’intero arco della giornata. I giovani atleti sperimentano quindi in prima persona l’appartenenza a un gruppo, imparando il rispetto sia per i compagni che per gli avversari. A.S.D. Accademia Pavese da alcuni anni organizza campus estivi, dall’anno scorso ha voluto ampliare il suo raggio d’azione, organizzandone uno ulteriore a Salice Terme, esperienza positiva che il Presidente Ezio Panigati ed il Direttore Generale Gianluca Gaudio hanno deciso di riproporre anche quest’anno sempre a Salice Terme dal 23 al 29 Giugno.

Responsabile tecnico dell’Accademia Pavese è un oltrepadano doc: Omar Albertini di Casteggio, allenatore della prima squadra da due anni e da quest’anno Responsabile Tecnico della parte agonistica, composta da  5 squadre, della società pavese. L’Accademia Pavese è una società che ha un grandissimo occhio di riguardo per i giovani, è Centro di Formazione Inter, ed il settore giovanile dell’Accademia è uno dei più prolifici nel panorama della nostra provincia: molti infatti sono i bambini, i ragazzi ed i giovani, che sono passati dall’Accademia per approdare a squadre professionistiche.

Nella stagione scorsa l’Accademia Pavese è risultata terza in Lombardia per il minutaggio dei calciatori giovani che giocavano stabilmente in prima squadra tra tutte le 48 società di eccellenza della Lombardia. Nella stagione in corso la società pavese, è al momento prima in questa speciale graduatoria.

Albertini quando ha iniziato ad allenare?

«Ho iniziato nel 2009 allenando i ragazzi, dal 2013 sono mister “dei grandi”».

Dove ha iniziato ad allenare nel 2009?

«Ho iniziato a Casteggio con gli allievi, giocavo ancora, ed è stato allora che ho scoperto di avere una grande passione. La cosa bella di allenare i più piccoli è che loro riescono a trasmetterti entusiasmo e divertimento, che ti coinvolge e ti fa sentire partecipe, insieme a loro, di un bel progetto».

Dagli allievi è passato ai “grandi” nel 2013.

«In realtà nel 2013 ho allenato sia i più grandi che i più piccoli. Poi mi sono sposato e ho dovuto quindi, per motivi di tempo, scegliere, e ho scelto di  lasciare gli allievi facendo per quattro anni il mister della prima squadra a Casteggio. Da lì il mio approdo  all’Accademia Pavese…».

Ha attraversato il Po, ma non è stata la sua prima esperienza dall’altra parte del ponte. In quali squadre ha militato prima di diventare allenatore?

«Ho giocato in tre squadre: Casteggio, Pavia e Accademia. Come allenatore, per ora, Casteggio e Accademia».

In che ruolo giocava?

«Difensore centrale. A dir la verità ho iniziato “davanti” da giovane, col passare del tempo, per mancanza di qualità (ride), sono arretrato».

Ha avuto più soddisfazioni, a livello personale, come allenatore della prima squadra o dei piccoli?

«Ho avuto soddisfazioni sia con i ragazzi che con la prima squadra. Sono soddisfazioni diverse, ad esempio vedere l’esordio di un ragazzo in prima squadra, vederlo giocare, sapendo tutti i sacrifici del percorso fatto per arrivare sino a lì… questa è una grande soddisfazione personale. Sento tanto parlare di giovani, ma di società che puntano davvero su di loro io ne conto davvero poche e ho la fortuna di far parte di una di queste: poter allenare i ragazzi, che crescono e che danno a loro stessi e all’Accademia grandi soddisfazioni è un bel messaggio per tutti quei ragazzi che hanno un sogno…».

Che caratteristiche deve avere un allenatore del settore giovanile rispetto ad un allenatore “dei grandi”?

«È importante sapere come allenatore cosa si vuole fare, perché allenare i ragazzi è diverso dall’allenare i grandi. Ruoli che richiedono caratteristiche diverse:  per allenare i ragazzi ci vuole passione e non sei solo un allenatore, ma anche un educatore, un insegnante anche di vita, oltre che a dover insegnare l’aspetto pratico del calcio, che diventa quasi secondario. Con i grandi si è più focalizzati sul risultato della domenica e facendolo per lavoro si trascura a volte  un po’ l’aspetto dell’entusiasmo e del divertimento, di conseguenza anche come mister cambia lo scopo e l’obbiettivo».

In Oltrepò molti dicono di voler puntare sui giovani ma molti addetti ai lavori sostengono che stando ai fatti non è così. Lei cosa ne pensa?

«È un discorso molto ampio, molti paesi hanno una loro squadra e un loro settore giovanile che è per tutte le società un aspetto economico importante. Quello che secondo me oggi una squadra dovrebbe fare non è solo prendere le quote di singole famiglie, per far partecipare i figli alle varie scuole calcio e settori giovanili, ma cercare di investire… solo così il nostro movimento calcio può migliorare. Il settore giovanile deve avere educatori e allenatori preparati, diversamente diventa difficile insegnare, prima del calcio, le regole e il rispetto che permettono poi ad un ragazzino di crescere».

Secondo lei in Oltrepò manca, in alcune squadre, la preparazione negli allenatori delle giovanili?

«Più in generale nella provincia di Pavia e non solo in Oltrepò. Bisogna programmare e investire, servono istruttori preparati e qualificati per migliorare la qualità dei nostri giovani. Ci sono alcune società che stanno lavorando bene, ad esempio la nostra che è improntata quasi totalmente sui giovani, ma non siamo in Oltrepò… Sono anni che non solo in Oltrepò ma un po’ in tutta la provincia di Pavia,  ci sono pochissime realtà che fanno una programmazione in progetti a lungo termine, nelle strutture, in preparazione degli allenatori-educatori, la realtà è che oggi le strutture in Oltrepò non sono adeguate».

Lei è Mister dell’Accademia pavese che è da cinque anni Centro Formazione Inter. È solo un nome, Centro di Formazione Inter, o è un valore aggiunto?

«Il nostro centro di formazione ci permette di essere un élite in provincia di Pavia, la metodologia, gli allenatori e l’esperienza dell’Inter a livello nazionale viene portata nella nostra società sia a livello di programmazione e preparazione dei nostri allenatori educatori che di metodologia d’allenamento, questo ci permette di essere rispetto ad altri di qualche gradino sopra».

Lei oltre ad essere l’allenatore della prima squadra dell’Accademia pavese è anche responsabile  tecnico del Settore agonistico, ci spieghi meglio questo suo compito e soprattutto se è “normale” all’interno di una società calcistica questo ruolo.

«Da quest’anno ho avuto l’opportunità di essere il coordinatore tecnico di tutte le squadre agonistiche, ruolo che svolgo con entusiasmo. È un grande valore aggiunto per una società questo ruolo, che è nato quando ci siamo posti come società una domanda: “come facciamo a migliorare la qualità del settore giovanile?”  Se fino all’attività di base avevamo il Centro di Formazione Inter, al centro c’era un buco, ci siamo resi conto che era necessario dare una continuità di percorso dal Centro Formazione Inter sino alla prima squadra. La società ha deciso d’investire in questo progetto, questo è un lavoro che mi impegna sei giorni su sette, e che ci permette di avere la stessa metodologia di lavoro e d’allenamento e di far crescere in maniera quasi uguale tutti i ragazzi tesserati per l’attività agonistica. Per fare questo facciamo monitoraggio sugli allenamenti e sui singoli ragazzi, da quest’anno abbiamo un database che ci permette di vedere se noi allenatori possiamo migliorare il lavoro che facciamo con i ragazzi e se i ragazzi hanno una crescita che per noi è l’aspetto fondamentale del nostro lavoro».

Campus a Salice Terme. Quale sarà il suo ruolo?

«Quest’anno abbiamo ampliato il discorso del campus, ci sarà un responsabile tecnico che è Marco Pessina, ci sarà un responsabile organizzativo che è Gabriele Casetta ed io che  farò da trait d’union tra i due ruoli nonché il super visore. Rappresenterò la società sul campo, sia a Sant’Alessio che a Salice».

Una domanda da genitore: questi campus e nello specifico il campus che voi organizzate, sono una settimana di vacanza o hanno anche una valenza sportiva?

«Sono tre anni che organizziamo i campus e ogni anno cerchiamo di apportare miglioramenti. Il nostro obiettivo è far divertire i ragazzi, ma con un occhio di riguardo per l’aspetto ludico e aggregativo che è molto  importante. Il nostro obbiettivo è riconsegnare alle famiglie figli  che possano avere un ricordo positivo sia dal punto di vista tecnico che ludico della settimana trascorsa con noi».

Al di là dell’aspetto educativo, il campus che voi organizzate serve anche all’Accademia per trovare dei bambini che possano essere utili al vostro progetto sportivo?

«Assolutamente sì, le regole federali non permettono di vedere prima del 30 di giugno nessun ragazzo tesserato per un’altra squadra. Questi campus servono a noi per valutare sotto l’aspetto tecnico i ragazzi che giocano in altre società dell’Oltrepò, nel milanese e nel pavese e sono certamente preziosi per la nostra attività di scouting.  L’anno scorso ad esempio abbiamo tesserato, dopo averlo visto al campus, un ragazzino di 11 anni, proprio di Salice Terme,  che dopo soli tre mesi di permanenza all’Accademia  è stato subito “ingaggiato” dall’Inter. Questo vuol dire che il campus ha una forte valenza sportiva ma anche che i nostri allenatori hanno capacità di scouting».

Mister l’ultima domanda: se dovessero dirle di scegliere tra l’allenare i ragazzini e la prima squadra, cosa sceglierebbe?

«Per me è una risposta facilissima, Prima squadra con tanti giovani»

 di Silvia Colombini

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