Sabato, 21 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - GIOVANE VOGHERESE CAMPIONESSA MONDIALE DI KARATE

Cristina Brambilla, 27 anni, vogherese di professione ingegnere edile, è campionessa di karate nella categoria kumite, da poco reduce dal successo ottenuto alla gara inter-nazionale 8th WUKF World Championships a Bratislava, dove si è classificata me-daglia d’argento e di Bronzo Open.

La passione per questo Sport inizia un po’ per caso, all’età di 8 anni, avvicinandosi all’arte dell’autodifesa. Da principio entra a far parte della Federazione FAMI. Suc-cessivamente passa alla federazione FESIK, che si configura nel circuito internazionale WUKO, poi divenuto WUKF, dove a 16 anni viene convocata come membro della Nazionale Seniores per il settore Kata e, negli anni successivi, selezionata per il settore kumite.

Nella stessa federazione effettua  l’esame di cintura nera di primo e secondo Dan (acquisito a gennaio 2007).

Lasciata la FESIK, si iscrive nella federazione UKS, anch’essa nel circuito interna-zionale WUKF. Si sono susseguite diverse esperienze in Europa ma anche in Messico e Argentina, fino agli ultimi campionati del mondo vinti nel 2018 a Dundee e l’argento 2019 a Bratislava.

Cristina, a che età ha iniziato a praticare karate e cosa l’ha spinta ad avvicinarti a questo sport?

«Ho iniziato a praticare karate all’età di 8 anni quando mia mamma mi ha portata, insieme a mia sorella, al primo allenamento nella palestra di Pontecurone, per imparare un’arte di autodifesa».

Fa parte di una Federazione? Se sì, quanti iscritti conta?

«La federazione internazionale alla quale appartengo è la WUKF, ai campionati ai quali ho partecipato quest’anno erano iscritti 2229 atleti».

A che età è consigliabile avvicinarsi a questo Sport?

«È uno sport adatto ai bambini, anche di giovane età perché aiuta lo sviluppo delle capacità motorie, cognitive e coordinative.  È uno sport caratterizzato dall’utilizzo di tutti gli arti, dove il ritmo e la percezione del proprio corpo e dei propri movimenti nella gestione dello spazio sono elementi fondamentali sia in caso di combattimento, sia in un’esecuzione di Kata. Non sono richieste caratteristiche fisiche e psicologiche particolari, al contrario è una disciplina che aiuta a migliorare capacità e caratteristiche specifiche di ogni singolo atleta, rendendolo capace di sviluppare una modalità di combattimento adatta alle proprie peculiarità fisiche e mentali».

Com’è il rapporto tra maestro e allievo, anche a livello di disciplina?

«Il maestro insegna le regole nel Dojo, insegna a saper rispettare il proprio turno,  ad ascoltare durante la spiegazione di un esercizio, insegna che gli atleti più grandi e con più esperienza possono essere presi come esempio, regole e principi che vengono poi applicati con naturalezza anche nel quotidiano. Il maestro diventa quindi un punto di riferimento per l’apprendimento della disciplina e, con il tempo, una persona con la quale confrontarsi e alla quale rivelare le proprie ansie o riflessioni, soprattutto in fase di gara».

È una disciplina costosa?

«Non è uno sport molto costoso, lo diventa nel caso in cui si fosse intenzionati a raggiungere alti livelli, perché le gare sono spesso lontane e lunghe. È uno sport in cui la dedizione è di certo un elemento fondamentale».

Quante ore è necessario dedicare all’allenamento?

«Non c’è una quantità di ore specifiche da dedicare all’allenamento, dipende dalle capacità di apprendimento e di miglioramento di ogni singolo atleta».

Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato?

«Far coincidere la vita universitaria e lavorativa con gli allenamenti è stata ed è una difficoltà di non poco conto. Mi sono infatti spesso ritrovata ad allenarmi da sola e ad orari improbabili».

Che gare ha disputato a livello internazionale?

«Nel circuito internazionale la prima gara che ho disputato sono stati i campionati europei Seniores nel 2008 in Belgio, ai quali sono stata convocata per il settore Kata. Un’esperienza molto importante per me perché ero la più piccola, ed era la prima volta che mi recavo all’estero senza la mia famiglia. Si sono poi susseguite diverse esperienze in Europa ma anche in Messico e Argentina, fino agli ultimi campionati del mondo vinti lo scorso anno a Dundee e l’argento di quest’anno a Bratislava».

A quali prossime gare, italiane e estere, parteciperà?

«Al momento ci sono già diverse gare alle quali potrei partecipare, ma sarà compito del maestro decidere le tappe annuali, al termine della preparazione atletica estiva».

Ha disputato gare in Oltrepò?

«Non ho mai disputato gare in Oltrepó, per contro io e i miei genitori abbiamo girato l’Italia in lungo e largo a caccia di competizioni. Credo sia uno Sport che ancora deve decollare nelle realtà minori, in città più grandi la scelta è decisamente più facilitata, vista la maggiore presenza di strutture in cui allenarsi. Nella nostra realtà la scelta è più limitata».

Chi, secondo lei, rappresenta un modello da seguire?

«Ci sono atlete che seguo da sempre, come Alexandra Recchia della nazionale francese del circuito Wkf e Sara Cardin».

Come vede proiettato il karate a livello locale e nazionale?

«A livello locale vedo non poche difficoltà di sviluppo per questo settore, gli investi-menti maggiori sia in termini di denaro che di informazioni mediatiche vengono rivolte ad altre realtà. Invece, a livello nazionale e internazionale, in vista delle Olimpiadi di Tokyo 2020 i media hanno finalmente rivolto più attenzioni al karate, soprattutto nell’ultimo periodo».

  di Federica Croce

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