Sabato, 21 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – VARZI – BAGNARIA – PONTE NIZZA - GIOVANI ENDURISTI CRESCONO :“ANCHE SOLO MEZZ’ORA, MA CON I BAMBINI, PIUTTOSTO CHE UN’INTERA GIORNATA CON UN ADULTO”

Una due giorni all’insegna del MiniEnduro, del divertimento e dell’apprendimento, è questo lo spirito della manifestazione andata in scena a Ponte Nizza con l’organizzazione del Motoclub Varzi. Un bellissimo week-end vissuto dai giovani “enduristi” e dalle  loro famiglie che motiva il motoclub varzese nel portare avanti questa bella iniziativa. Riccardo Buscone, 29 anni, ha una lunga tradizione familiare legata al motorsport: il papà, Giorgio, vanta una lunga carriera culminata con il co-pilota Mario Perduca, con la vittoria nel 1991 del Trofeo Italiano Rally Terra al volante di una Lancia Delta e due fratelli, Francesco e Paolo apprezzati enduristi. Riccardo aveva la sua “strada” sportiva “segnata” e così è stato. Si è dedicato al suo sport preferito: l’enduro, correndo, ma anche, da alcuni anni, insegnando questo sport a bambini e ragazzi. Abbiamo in questi anni intervistato e sentito le opinioni di molti enduristi oltrepadani, ma mai come in questa intervista a Riccardo Buscone, abbiamo avuto modo di sentire la “voglia” di trasmettere i valori sportivi, tecnici e comportamentali di questa disciplina agli altri, ai bambini ed ai ragazzi in particolar modo.

Riccardo a che età hai iniziato ad andare in moto?  

«Ho cominciato a 6 anni. Ho iniziato l’agonistica un po’ col botto, a 16 anni, con il Supermotard. Dopo tre anni in quella categoria, sono passato all’Enduro».

Corre ancora oggi?

«Ho corso fino al 2017 poi mi sono preso due anni di pausa e quest’anno ho ricominciato con delle gare minori. Sono iscritto al Motoclub Varzi».

Ci sono scuole per i più svariati sport. La scuola di enduro è una novità: com’è nata – a Varzi e in Oltrepò Pavese – quest’idea?

«L’idea è nata due anni fa di comune accordo con Alessandro Ricci, presidente del Motoclub Varzi, il quale per caso, ha assistito ad una gara di campionato italiano minienduro e si è appassionato. Ha trasmesso anche a me l’interesse, e ad oggi ci troviamo a gestire per il Motoclub Varzi una dozzina di ragazzini, tra licenziati e non, con la passione per le due ruote e le strade sterrate».

Per quanto riguarda il minienduro: che fascia d’età comprende e quando si passa alle categorie superiori?

«Il minienduro dura dagli 8 ai 16 anni. A 10 anni si è debuttanti; a 14 anni, però, è già possibile partecipare alle gare “dei grandi” pur rimanendo nella categoria “mini” fino, appunto, ai 16 anni compiuti».

Il vostro progetto ha avuto successo immediato? In che modo siete riusciti a farlo conoscere?

«Personalmente ci è sembrata un’enorme conquista avere già il primo anno, sette/ otto iscritti, tra licenziati e non; tuttavia questa sembra essere la punta dell’iceberg: più si prosegue e ci si addentra in questo mondo, più si scoprono appassionati delle due ruote, che siano “addetti ai lavori” o neofiti. Abbiamo un continuo aumento di richieste di iscrizioni al Motoclub proprio da parte dei più ppiccoli».

Al momento quanti sono i bambini che fanno parte della categoria minienduro nel Motoclub?

«Per ora contiamo una decina di ragazzi, dieci - dodici, tra licenziati, ossia agonisti che a gennaio conseguono una licenza tramite la Federazione Motociclistica Italiana, e non licenziati, i cosiddetti “simpatizzanti”, che ovviamente hanno delle limitazioni: per esempio non possono frequentare piste, ma si esercitano in aree preposte come il campo sportivo di Bagnaria».

Dove insegnate i primi rudimenti ad un bambino che non è mai andato in moto?

«Abbiamo la fortuna di ricevere un aiuto dalla Pro Loco di Bagnaria, che mette a disposizione per qualche giornata il campo sportivo. è una zona sicura, con erba tagliata a misura, recintata e completamente in piano. Prepariamo dei percorsi con paletti e fettucce dove i neofiti possono divertirsi. L’unica restrizione è che la zona non è a nostro uso esclusivo, ma dobbiamo ringraziare il Comune di Bagnaria che è veramente  ben disposto e collaborativo nei nostri confronti».

Dopo le prime esperienze al campo sportivo di Bagnaria, dove portate un bambino a esercitarsi, se si appassiona alle due ruote?

«Se da cosa nasce cosa e la passione vuole essere incrementata con un po’ più di pepe, si consegue la licenza in modo da avere una sicurezza in più dal punto di vista assicurativo e ci si sposta in piste con percorsi già definiti e adatte ad un bambino che vuole fare progressi. Ovviamente queste piste sono perfettamente in piano e senza salti».

Quali sono le strutture più prossime all’Oltrepò?

«Dorno, Ottobiano, San Martino Siccomario. Sono strutture che presentano sia circuiti per adulti, sia circuiti secondari per i più piccoli dove i meno esperti possono impratichirsi in sicurezza».

Prima di cominciare ogni attività, le famiglie valutano le spese da sostenere. Ci sono sport più o meno costosi. La prima spesa da fare nel caso del motociclismo è l’acquisto del mezzo: qual è il prezzo minimo e qual è il prezzo medio per una moto da bambini?

«Il prezzo minimo per una moto usata, discreta e affidabile, è di circa 800 euro a salire, per arrivare fino al 4mila euro se si decide di acquistarne un modello recente e appena uscito dalla fabbrica».

Una volta acquistata la moto, quali altre spese deve sostenere un genitore?

«A questo punto sono necessari abbigliamento e protezioni: stivali, ginocchiere, pantaloni, maglietta, paraschiena, casco e guanti. Il budget, per tutto, oscilla tra i 300 ed i 400 euro».

Nel caso del  Motoclub Varzi, quanto costa iscriversi?

«Il tesseramento è intorno ai 70 euro e comprende anche maglietta gara e post gara e un piccolo pacchetto, che può essere usato: l’olio motore ed altri gadget necessari al ragazzino che vuole fare questo sport. Si cerca di dare una mano a chi è alle prime armi...».

Dopo l’iscrizione hanno inizio i corsi. Quanto possono venire a costare?

«Per chi è già munito di moto e abbigliamento, non è necessario avere anche la licenza, il Motoclub Varzi mette a disposizione la struttura e la figura dell’istruttore, io o il presidente del Motoclub, per tre giornate a titolo assolutamente gratuito. Quindi, a differenza di quasi tutti gli altri sport, il Motoclub Varzi non fa pagare gli istruttori».

La vostra è un’opera di volontariato: cosa vi spinge a spendere il vostro tempo, gratuitamente, per insegnare a dei bambini ad andare in moto?

«Soltanto un ritorno di soddisfazione. Alessandro Ricci è presidente da sette anni, io sono socio e membro del direttivo da quattro. Ogni volta che devi costruire qualcosa per il Motoclub devi spendere tempo e fatica, ma con la differenza che, insegnando ai bambini, c’è molta più soddisfazione personale. Vedere i più piccoli e i meno pratici divertirsi e diventare sempre più bravi è un’emozione impagabile».

Lei è istruttore certificato in tecniche di guida e può seguire sia i bambini che gli adulti. Con quale di queste due fasce d’età preferisce trascorrere il suo tempo in qualità di insegnante?

«Anche poco, anche solo mezz’ora, ma con i bambini, piuttosto che un’intera giornata con un adulto perché il senso di soddisfazione è incomparabile».

C’è stato un episodio, in termini di appagamento, che le ha riempito il cuore?

«In questi due anni ce ne sono stati un’infinità, quasi ogni incontro mi ha regalato qualcosa di speciale. L’ultima grande soddisfazione è stata vedere un ragazzino di 10 anni che, nell’arco di un anno, ha comprato la moto, conseguito la licenza e portato a termine una gara di italiano minienduro difficile come quella che c’è stata a Ponte Nizza di recente».

Quest’ultima è stata la manifestazione che ha fatto capire al pubblico dell’Oltrepò Pavese che l’enduro è anche per i bambini. Com’era strutturata?

«Ponte Nizza è un Comune molto vicino a Varzi e si mette sempre a disposizione. Lungo il parcheggio principale del capoluogo, limitrofo al campo sportivo, abbiamo allestito il paddock affinchè le famiglie dei bambini potessero parcheggiare i camper; il mercato coperto, zona “industriale” del paese, è diventata zona assistenza e di verifiche, cioè il centro nevralgico. Per quanto riguarda la gara vera e propria, si è partiti da Ponte Nizza, ci si è spostati lungo lo Staffora salendo poi a San Ponzo, dove si è tenuta la prima prova speciale, l’enduro test, che è consistita nel percorrere un “anello” nei boschi. Si è ritornati lungo il greto del fiume per poi spostarsi verso Cecima per fare il cross-test, ovvero la seconda prova speciale. Con un brevissimo trasferimento fatto di molteplici guadi lungo lo Staffora, si è ritornati a Ponte Nizza per l’assistenza. Dopo aver mangiato un boccone e fatto benzina, si è ripartiti per un nuovo giro. In totale i giri sono stati dieci, cinque di sabato pomeriggio e cinque di domenica, quindi due giorni “pieni” di gara».

La gara era aperta anche agli adulti?

«No, il primo vincolo tassativo del minienduro è l’età: sono ammessi i bambini dagli 8 fino ai 16 anni».

Quanti erano i partecipanti? Da dove venivano?

«I partenti erano 170, gli iscritti un po’ di più ma capita sempre che qualcuno si perda in corso d’opera o all’ultimo non possa partecipare. Comunque, si sono presentati 170 concorrenti, di cui cinque sotto l’egida del Motoclub Varzi, nella categoria debuttanti. Venivano da tutta Italia: i più lontani, poveri loro... per il lungo viaggio, arrivavano dalla Sicilia».

Come vengono tutelati i partecipanti, visto che parliamo di bambini e ragazzini in tenera età?

«Durante la gara un adulto accompagna dai tre ai quattro bambini per minuto e li segue sempre, sia in trasferimento che nelle prove speciali, così da supportali per qualsiasi bisogno, sia meccanico o fisico. Gli adulti che in moto seguono i ragazzini durante la gara sono tutte figure qualificate».

Qual è il prossimo step del Motoclub Varzi?

«A noi non interessa pensare troppo in grande e diventare un gruppo infinito, fatto di numeri. Piuttosto preferiamo una famiglia allargata fatta di persone volenterose, che abbiano voglia di portare i loro figli in un gruppo ben organizzato. Non escludiamo di integrare altri membri in futuro, ma restando fedeli alla tradizione di “gruppo familiare” che è ciò che il Motorclub e vuole rimanere, con la priorità di mantenere il contatto con i genitori ed i loro figli, che approcciamo, sì, in quanto piloti, ma anche e soprattutto in quanto bambini».

I bambini membri del Motoclub Varzi vengono solo dall’Oltrepò?

«Sì, prevalentemente. Arrivano da Varzi, Salice Terme, Voghera, Stradella. Uno, addirittura, è di Milano».

Molti sport prevedono anche dei campus, di solito estivi. Saranno presi in considerazione anche dal Motorclub o sono iniziative impraticabili?

«In realtà è più facile di quel che sembra: nel momento in cui c’è una struttura – banalmente un agriturismo – che ci mette a disposizione il terreno, si può  allestire un campo da allenamento, perché no, magari in pianta stabile, dove ogni anno, una o due settimane a seconda del numero di partecipanti, si possono organizzare attività motociclistiche. Si tratterebbe di imparare l’arte della motocicletta in abbinamento ad attività complementari che possano far capire e apprezzare tutto ciò che l’Oltrepò ha da offrirci.

Non dimentichiamoci, infatti, che il minienduro si pratica maggiormente sulle colline o sui monti e per rispettare il fascino che questi paesaggi ci regalano, è bene sapere in che tipologia di bosco ci si trovi, conoscere il territorio, la montagna ed essere in grado di sfruttare i consigli che verrebbero dati, sia durante le gare sia nella vita quotidiana».

Avete intenzione di dare vita a questo progetto prima o poi?

«Assolutamente sì. L’idea di base è far trascorrere a dei bambini più giorni lontani dai genitori, in compagnia di altri amici della loro età – perché poi, di questo si tratta. Essendo però un’attività non del tutto avviata, ci siamo dovuti accontentare delle canoniche domeniche di allenamento e delle gare per chi corre; l’iniziativa, comunque, bolle in pentola...».

Può capitare, anzi spesso capita, in tutti gli sport, che i genitori intervengano troppo di frequente e in maniera poco congrua alle attività del figlio. Accade anche nell’enduro?

«Quando ho iniziato a fare i corsi con la Federazione, il primo campanello di allarme mi è stato segnalato nei confronti dei genitori. Mi hanno ben spiegato: “Tu inizia pure a fare questa attività, ma stai attento ai genitori, perché molti – non tutti – pensano di avere in casa un campione e altrettanti vogliono tenerlo nella loro ‘bolla’ di protezione”. Io penso che se tu, genitore, dai fiducia ad un istruttore, quindi ad una persona qualificata, più carta bianca gli lasci e meglio potrà fare il proprio lavoro. Per fortuna, all’interno del Motoclub Varzi, mi trovo ad avere a che fare con genitori “d’oro” che capiscono fin dove devono e possono arrivare e dove invece  è l’associazione sportiva ad avere voce in capitolo. Purtroppo, però, durante i due giorni di gara a Ponte Nizza, mi sono dovuto confrontare con familiari convinti di avere in casa un campione, intoccabile e impeccabile, che non potesse commettere errori. In questo modo non vedevano le cose come stavano e creavano non pochi problemi. Io, ripeto, al Motorclub ho la fortuna di avere genitori che si fidano, lasciano il giusto spazio ai figli e agli istruttori sia nei giorni di allenamento che nelle competizioni, quindi mi trovo veramente bene».

Come organizzate e gestite i giorni di allenamento?

«A gennaio esce il calendario con tutte le gare regionali e nazionali a cui alcuni andranno ed altri no. All’inizio dell’anno ci si trova un giorno – che spesso si conclude con una “pizzata” – in cui possano essere presenti più o meno tutti per passare il pomeriggio in moto e, in base alle gare, si posizionano gli allenamenti, che in linea di massima corrispondono a tutte le domeniche libere».

Mi sembra di capire che fino ad ora l’esperienza nata da un’idea valida sia stata molto positiva. Avete avuto le vostre soddisfazioni sia come Motoclub sia come istruttori; il clima è ottimo. Ma le difficoltà ci sono sempre. Qual è o qual è stata la più grande difficoltà del Motoclub nel mettere in pratica i corsi di minienduro?

«Le ore dedicate all’organizzazione sono molte, direi quindi che la difficoltà maggiore è il sacrificio del proprio tempo libero che comunque dal mio punto di vista è sempre ben speso, il gioco vale la candela...  Nel momento in cui le cose vanno a buon fine e tutto è stato organizzato per il meglio è appagante, ma pensiamo a tutto il lavoro che c’è dietro le quinte, il percorso ad esempio, è quasi sempre da smontare e rimontare la volta successiva in quanto il campo che ci viene concesso dalla Pro Loco non è a nostro uso esclusivo, organizzare le giornate ad hoc per i ragazzi porta via molte ore, ma ribadisco che solo l’idea di portare questi bambini ad avvicinarsi al mondo delle moto e, nella migliore delle ipotesi, alle competizioni, è per me una soddisfazione enorme. è questo entusiasmo che mi spinge ad affrontare le difficoltà, che alla fin fine si riducono ad una questione di tempo dedicato».

In questa vostra attività di minienduro avete aiuti dalle istituzioni pubbliche?

«Le istituzioni pubbliche si palesano soltanto come comuni. Abbiamo degli enti locali sempre molto disponibili come il comune di Bagnaria, di Ponte Nizza, di Varzi. Non siamo un’attività così cresciuta da poter chiedere aiuti a livello regionale o nazionale, ma le situazioni nei territori limitrofi sono favorevoli».

Avete aziende vostre partner che sono state incentivate a investire di più proprio perché voi fate attività di minienduro?

«Assolutamente sì. Attività prettamente locali, quindi amici, hanno trovato nuova linfa, un tesoro nascosto – anche piccolo, non c’è bisogno di tanto, gli aiuti in più sono giunti sia da alcune aziende ed dalle famiglie dei bambini che rappresentano il Motoclub Varzi a livello regionale».

di Cecilia Bardoni

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