Venerdì, 03 Aprile 2020

ZAVATTARELLO - LA PERLA MOTORISTICA DELL’OLTREPÒ: FILIPPINI E L’EFFERRE.

Zavattarello è un piccolo borgo medievale del nostro Oltrepò sito nell’ Alta Val Tidone, dominato dal Castello Dal Verme, immerso in una natura incontaminata, in cui regnano pace e serenità. Qui tradizione e modernità si mescolano, convivono e si fondono in un equilibrio armonioso. Zavattarello è in grado di regalare il ricordo permanente di uno stile di vita legato ai ritmi di una volta, ma aperto al futuro e lo dimostra il fatto che il piccolo centro medievale ha regalato tanto al modernissimo mondo delle quattro ruote. La passione per i motori è già da sola una confessione. A Zavattarello sanno di più su uno sconosciuto appassionato di motori che su qualcuno che ai motori è insensibile e che incontrano ogni giorno. Il piccolo centro, oltre ad essere stato testimone di sfide epiche dell’automobilismo su strada, ha dato i natali a parecchi piloti, appassionati e associazioni motoristiche di rilievo quali: Parco Chiuso Rally Club nel 2008 e Efferre Motorsport nel 2015. Di quest’ultima associazione abbiamo fatto, come si suole dire, quattro chiacchiere con il suo presidente, non che valido co-driver, Riccardo Filippini, fondatore con Flavio Rosato, Andrea Ballerini e Roberto Tedeschi del club stesso.

A differenza di altri team pavesi, Efferre Motorsport é la scuderia che annovera tra i propri affiliati il maggior numero di piloti provenienti da zone extra provinciale. A cosa é dovuta questa scelta? è appunto Riccardo Filippini a rispondere:

«Essendo Zavattarello una “terra di confine”, - dice Filippini -  fin dalla nascita del team la sua particolarità é stata quella di annoverare nelle nostre file equipaggi che giungono da regioni e provincie confinanti. Siamo partiti da un manipolo pochi amici e ormai è diventato una realtà abbastanza grande perché attualmente contiamo più di 35 unità, tra piloti e navigatori, provenienti da diverse regioni soprattutto da Liguria, Emilia Romagna, Piemonte e ovviamente Lombardia; le famose “4 Regioni”».

Come team avete vissuto un quinquennio intenso in cui a piccoli passi lo avete fatto crescere lavorando per la soddisfazione dei vostri adepti. Cosa bolle in pentola per la stagione che s’appresta a cominciare?

«Quest’anno è in programma la prima edizione di un trofeo scuderia denominato “EFFERRE trophy 2020” intitolato ad un grande appassionato di rally, Mario Crevani, vicepresidente della scuderia scomparso in tragiche circostanze. Sarà un trofeo basato su 4 gare, una in circuito,  un rally Day, un Rally nazionale è una Ronde per permettere ai nostri iscritti di potersi cimentare con ogni tipo di gara del panorama rallystico. Questa iniziativa é utile soprattutto per dare motivazioni ad alcuni piloti che hanno meno possibilità di correre e vogliono cimentarsi comunque in una specie di campionato. Saranno previsti premi interessanti sia per i piloti che per i navigatori che affronteranno questa sfida».

Si può avere un’anticipazione delle gare valide per il trofeo?

«Le gare in oggetto sono: il Motor Rally Show del prossimo mese di marzo a Castelletto di Branduzzo, quindi il Rally castelli Piacentini, a cui farà seguito il rally del Piemonte, per finire con la Ronde Città dei Mille».

è senza dubbio un’ottima iniziativa mirata al divertimento dei vostri soci, ma che comporta anche un notevole impegno

«Cerchiamo sempre di rinnovarci e dare un servizio sempre migliore ai nostri sportivi. In passato ci hanno definito un po’ un gruppo di matti. A me piace questa definizione perché davanti a tutto io metto il divertimento, la passione e proprio per questo cerchiamo sempre di dare una mano anche i giovani che vogliono avvicinarsi a questo mondo fantastico. Offriamo loro un supporto mettendo a disposizione le nostre conoscenze e le nostre strutture per cercare di avvicinare sempre più gente a questo meraviglioso ambiente».

Ma chi é Riccardo Filippini?  Trentacinque anni da compiere e altrettanti rally all’attivo. Come per parecchi altri zavattarellesi, la sua  passione per i rally è nata ancora bambino quando con il fratello si facevano accompagnare dal babbo a vedere i rally che dapprima si correvano vicino a casa, per poi spingersi un po’ più in la. «Ricordo ancora il rally di Pavia – racconta Filippini – poi, il Coppa d’Oro sulla Rocca del Giarolo o il Lanterna sulla mitica prova di Montebruno che dopo tanti anni, quest’anno sono riuscito a disputare e devo dire che arrivare in quei due tornanti alla  fine di quella prova che andavo vedere da bambino, disputandoli ora in gara su di una Saxo kit  nel bel mezzo di un diluvio universale, è stato molto molto emozionante».

Con questo ricordo hai toccato un tasto interessante, parlaci della tua attività rallystica. Dove e quando hai iniziato?

«La mia prima gara l’ho disputata affiancando Vittorio Belumè al  rally del Pinot del 2009 corso con una Citroen C2. Ero emozionato perché oltre essere il mio debutto, la gara transitava in Zavattarello, proprio sotto casa mia. Conservo il ricordo di mia figlia, ancora piccolissima, in braccio mio padre che mi salutava al  nostro passaggio».

Dopo quel debutto cos’é venuto?

«Che dire. Da allora acqua sotto i ponti ne è passata molta e di gare ne ho disputate parecchie, un po’ in tutte le classi e con molteplici vetture dalla Clio gruppo A  passando poi su tutte le sue tipologie, fino alla MG ZR, quindi: Saxo kit, 106 gruppo A, Panda kit, Punto Super 1600, Mitsubishi Evo per poi arrivare alla Fiesta R5 ed alla Skoda Fabia R5».

C’é una gara in particolare che ti ha dato le maggiori emozioni?

«Direi, la prima in R5, anche se si trattava di un rally anomalo: il Milano Rally Show. L’emozione di salire su una vettura top gamma come quella, é stata veramente forte. Però, pensandoci bene devo dire che é stata una emozione ancora più grande é stata la prima gara su strada con la R 5, sempre al fianco di Vittorio, affrontata lo scorso anno a fine stagione ovvero, la Ronde Città dei Mille sulla Skoda Fabia R5. Quella è stata una grande emozione oltre ad una grande esperienza, ho dovuto fare anche una riparazione volante con un elastico per permetterci di arrivare in fondo alla prima prova, poiché si è rotta la molla dell’acceleratore, un guasto più unico che raro su una R5».

Dopo questa chiacchierata, ci congediamo da Riccardo Filippini e da Zavattarello, con la convinzione sempre più fondata che i rally hanno il potere di unire pacificamente le persone in un modo che pochi altri sport hanno.

di Piero Ventura

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