Lunedì, 25 Maggio 2020

Dopo la Sindaca di Pinarolo Po che ha chiuso un bar dinanzi al quale si affollavano troppe persone arriva la notizia che la Prefettura di Pavia sta correndo ai ripari disponendo maggiori controlli di concerto con le Forze dell'Ordine. "Evidentemente per qualcuno l'aperitivo e la movida  - scrive Codacons Pavia - sono le uniche ragioni della propria esistenza. E per giunta non si riesce a stare senza creare capannelli. Così si torna tutti quanti dentro casa al bel "tepore" estivo. Chi ripagherà allora del gesto sconsiderato di queste persone? Crediamo allora che servano più controlli e sanzioni affinchè anche gli "oltranzisti" dell'aperitivo capiscano finalmente come ci si deve comportare! "

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Cinzia Carmen Gazzaniga, Sindaca di Pinarolo Po, ha chiuso un bar, provvedimento con validità di una settimana,dinanzi al quale si affollavano troppe persone peraltro senza mascherina. L'ordinanza è stata emessa dopo numerose segnalazioni di cittadini , un gesto che ha fatto discutere ma che a molti è sembrato inevitabile “Auspicavo sinceramente una ripresa tranquilla e corretta, dove avessero prevalso senso di responsabilità e buonsenso - scrive la Gazzaniga - non è stato così; purtroppo non è stato così, o meglio: a fronte della correttezza nel rispetto delle regole della stragrande maggioranza degli esercizi commerciali ai quali vanno i nostri ringraziamenti e l'augurio sincero di una ripresa veloce e costante, si è verificato un episodio di spiacevole e palese violazione delle prescrizioni giuste e necessarie (sicuramente ancora in questo periodo) imposte dal decreto, unite alla maleducazione ed alla totale incoscienza dimostrata da alcune persone.
A fronte di questo episodio:
-per rispetto di chi si è tanto impegnato, anche dal punto di vista economico, per poter riaprire nel pieno rispetto delle regole;
-per rispetto di chi ancora sta lavorando per questa emergenza che ricordiamolo bene ancora e ancora......NON E' FINITA!
-per rispetto di chi ha sofferto e di chi ancora sta soffrendo;
-per rispetto dei tanti che invece si comportano come è giusto fare, seppure con rinunce e sacrifici,
INFORMO che domani ordinerò la chiusura immediata dell'esercizio in questione.
Non amo questa parte del mio lavoro tuttavia non intendo tollerare queste forme di evidente disprezzo delle norme ed è mio dovere tentare di evitare che il comportamento di pochi vanifichi il sacrificio di tanti.
L'ho detto più volte e a costo di sembrare noiosa e ripetitiva lo dico ancora: QUESTO VIRUS NON E' UNA SEMPLICE INFLUENZA; QUESTO VIRUS HA UCCISO E STA ANCORA UCCIDENDO DELLE PERSONE: DEI PADRI, DELLE MADRI, DEI FIGLI, DELLE FAMIGLIE. Questo virus con il quale stiamo imparando a convivere è ancora tra di noi.
NON POSSIAMO E NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.
Ognuno di noi ne ha risentito
- conclude la Sindaca - alcuni molto più di altri ne portano e ne porteranno le cicatrici e chi come me riveste un ruolo pubblico, sente la grande responsabilità di cercare di tutelare il più possibile la propria Comunità”. 

In merito al provvedimento interviene anche il Codacons: "Era davvero l'unica cosa da fare, con tutto il rispetto e la solidarietà verso coloro che dopo il lockdown hanno riaperto il proprio bar. Bisogna capire che o si rispettano le regole o si richiude tutto. E con il caldo estivo in arrivo sarebbe tremendo. C'è purtroppo ancora gente che non si arrende all'evidenza e non capisce che per qualche tempo le cose non potranno tornare a essere le stesse. Dunque, invitiamo tutti i cittadini a una socialità consapevole e intelligente. Ne va della salute e dell'incolumità di tutti."

 La Camera di Commercio di Pavia ha comunicato il primo "conto" che il forzato lockdown ha presentato all'economia pavese. Ben il 24% del Pil è andato in fumo nel solo primo trimestre del 2020. E si stima che le perdite si attesteranno al 10% per tutto il 2020.  Codacons: "Questo significa che molte imprese non riapriranno e molte altre nel medio periodo rischiano di chiudere. Mai come ora sono necessari interventi strutturali che consentano alle imprese di ritrovare la liquidità necessaria a far fronte alle perdite subite e ai costi della ripresa e permettano loro di riiniziare a investire nella propria attività. Dunque finanziamenti anche a fondo perduto e accesso facilitato al credito garantito dallo Stato alle PMI che sono e restano sul territorio e producono, danno lavoro, pagano le tasse in Italia (e non in Olanda come qualcun altro...) e vanno aiutate per prime! E' necessario fare presto perché gli altri Stati non ci aspettano e sono pronti a sottrarci ingenti fette di mercato. Si rischia davvero la catastrofe economica"

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Codacons Pavia in una nota stampa informa di una notizia che interessa i cittadini della provincia di Pavia. "Da tempo ci veniva segnalato che il conto del supermercato - scrive Codacons - era lievitato soprattutto a causa di detergenti, disinfettanti e guanti la cui maggior necessità di approvvigionamento è dovuta ovviamente all'emergenza sanitaria in corso. Ebbene, l'Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha avviato un'indagine preistruttoria inviando richieste di informazioni a numerosi operatori della Grande Distribuzione per acquisire dati sull'andamento dei prezzi di vendita al dettaglio e dei prezzi di acquisto all'ingrosso di generi alimentari di prima necessità, detergenti, disinfettanti e guanti, al fine di individuare eventuali fenomeni di sfruttamento dell'emergenza sanitaria a base dell'aumento di tali prezzi. Nello specifico, dalle analisi preliminari svolte dall'Autorità sui dati Istat sono emersi a marzo 2020, per i prodotti alimentari, aumenti dei prezzi rispetto a quelli correnti nei mesi precedenti differenziati a livello provinciale. I principali destinatari delle richieste di informazioni sono, tra le altre Carrefour Italia SpA, MD SpA, Lidl SpA, Eurospin SpA, alcune cooperative Conad, alcune cooperative e master franchisor Coop, diversi aderenti a SISA, SIGMA e CRAI. 

Attendiamo con interesse l'esito dell'istruttoria dell'Antitrust. Non si può certo escludere che i maggiori aumenti siano dovuti anche a fenomeni speculativi. Infatti, non tutti gli aumenti osservati appaiono immediatamente riconducibili a motivazioni di ordine strutturale, come il maggior peso degli acquisti nei negozi di vicinato, la minore concorrenza tra punti vendita a causa delle limitazioni alla mobilità dei consumatori, le tensioni a livello di offerta causate dal forte aumento della domanda di alcuni beni durante il lockdown e dalle limitazioni alla produzione e ai trasporti indotte dalle misure di contenimento dell'epidemia. Staremo a vedere - conclude Codacons - e, nel caso in cui dovessero emergere davvero fenomeni speculativi, non mancheremo di fare sentire la nostra voce a tutela dei consumatori"

"Il limite di velocità del famigerato autovelox di Casei Gerola è stato ora portato a 90 km/h -  scrive Codacons Pavia - dopo che migliaia di cittadini sono stati "impallinati" ingiustamente dalle multe emesse quando il limite era ancora ai 70 km/h. E ora con le multe prese con i 70 km/h come la mettiamo?" ci chiedono ansiosi i cittadini e non hanno torto. Se il limite è stato innalzato a 90 km/h vuol dire che era assurdo mantenerlo a 70 km/h su una strada a scorrimento veloce come la sp 206. Questo significa, ancora, che quell'autovelox era stato piazzato, con quel limite così basso, solo per far cassa. Ora è necessaria una sanatoria tombale per chi è stato ingiustamente sanzionato dalle multe elevate con il limite a 70 km/h! Ci auguriamo che la Provincia voglia accogliere una richiesta dettata dal buon senso e dal rispetto per i cittadini"

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Mentre rientravo a Garlasco, di notte, ho preso una buca sulla SP596 assolutamente invisibile a occhio nudo. La gomma è subito esplosa. Ho fatto denuncia alla Provincia di Pavia con un preventivo di 242€ per i danni subiti ma mi è stata rifiutata". Questo il racconto del Sig. A.M. al Codacons Pavia. E purtroppo non è l'unico... 

Codacons: "La giurisprudenza costante ci dice che la Provincia ha torto, soprattutto come nel caso raccontatoci dal Sig. A.M. in cui la buca era oggettivamente impossibile da vedere. Purtroppo di segnalazioni come questa ce ne stanno arrivando parecchie. Molti cittadini pagano sulla loro pelle (e soprattutto sulle loro tasche) l'incuria delle strade soprattutto provinciali. Il Codacons Pavia è a disposizione di tutti coloro che sono stati danneggiati e che hanno visto illegittimamente rifiutare la richiesta di risarcimento." 

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“È notizia apparsa su tutti i principali organi di stampa – scrive Codacons Pavia - ono un centinaio in un solo mese le morti di anziani ospiti delle Case di Riposo nella provincia di Pavia. Una strage silenziosa... Siamo consapevoli dell'enorme difficoltà di fare tamponi a tutti e peraltro è un bene che i dipendenti delle case di riposo finalmente possano giovarsene. Tuttavia non dimentichiamoci degli ospiti delle case di riposo. Fare tamponi anche a loro significa isolare per tempo i casi positivi ed evitare che il contagio si diffonda a persone che, per la debolezza del loro sistema immunitario, non avrebbero scampo. Essere anziani non significa essere gli ultimi”

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"Da mesi ormai il Codacons Pavia riceve le segnalazioni dei cittadini pavesi circa le oltre 10.000 multe per eccesso di velocità rilevate dal nuovo autovelox sulla provinciale 206 Voghera – Novara all'altezza di Casei Gerola notificate dalla Provincia, ente gestore dell'impianto. L'emergenza Coronavirus ha aggravato le condizioni economiche delle famiglie pavesi che – tra affitti, rate di mutuo e altre spese - ora si trovano a dover gestire anche questo odioso balzello. In un momento in cui il Governo sta varando importanti provvedimenti a favore delle famiglie e delle imprese è ora che anche la Provincia dia il suo contributo. Come Codacons Pavia – a prescindere dalla legittimità o meno delle multe - chiediamo alla Provincia - conclude Codacons Pavia - la rottamazione delle multe totale o almeno parziale (es. di dieci ricevute se ne paghi una). Sarebbe un aiuto concreto alle famiglie e permetterebbe loro di tirare il fiato in momento drammatico come questo"

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La tratta Bressana Bottarone – Broni resterà chiusa al traffico ferroviario per quattro mesi in estate per lavori di potenziamento della linea. I lavori consisteranno in un rinnovo completo dei binari e nel consolidamento della piattaforma ferroviaria e dureranno da giugno a settembre prossimi, periodo nel quale il traffico dei convogli sarà interrotto. La chiusura è stata prevista nel periodo estivo per garantire i servizi del periodo scolastico; la notizia della chiusura estiva della tratta circolava già da qualche tempo tra i pendolari, ma non aveva mai trovato delle conferme ufficiali. Codacons: "E' sicuramente una buona notizia che si proceda a lavori sulla linea, ma occorre fare attenzione. Sino ad oggi, il gestore non ha prospettato soluzioni alternative soprattutto non è dato sapere in quale modo si provvederà al servizio sostitutivo. E' vero, infatti, che i lavori sono stati previsti nel periodo estivo per consentire i servizi durante il periodo scolastico, ma occorre tener presente che la linea è molto utilizzata anche dai pendolari che almeno nei mesi di giugno e luglio continueranno a recarsi al lavoro."

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"Cresce l'allarme per l'abbandono di amianto - scrive il Codacons Pavia -   In pochi giorni, infatti, si sono susseguite due segnalazioni di lastre di fibrocemento scaricate abusivamente. Una delle due si trova lungo l'argine per Cascina Bellotti, l'altra al confine del Comune di Bressana in territorio di Castelletto di Branduzzo. Il primo caso è stato segnalato al Comune che si è attivato per trovare una soluzione; nel secondo, invece, l'allarme è stato girato all'Agenzia per il Po'. Nel secondo caso peraltro, le lastre portano i segni dell'usura, fattore che incide sullo sfaldamento del fibrocemento e sulla sua pericolosità. Gli Enti competenti provvedano il prima possibile a rimuovere il fibrocemento; si tratta di episodi che destano preoccupazione. Oltre alla pericolosità dell'amianto per la salute umana - conclude Codacons Pavia - c'è il rischio che il cattivo esempio diventi contagioso e abbandoni incontrollati si ripetano in zona. Per queste ragioni oggi il Codacons depositerà un esposto in Procura al fine di valutare la sussistenza di reati."

L’amianto è stato, a partire dall’antichità, un materiale cui l’uomo ha fatto spesso riferimento per realizzare le lavorazioni più svariate: se gli antichi Romani e Persiani se ne servivano per ottenere teli nei quali avvolgere i cadaveri da cremare, in età rinascimentale l’amianto veniva utilizzato per realizzare farmaci e medicinali; in tempi a noi più recenti – nel secolo scorso e fino a qualche decennio fa – l’amianto ha conosciuto una particolare molteplicità di destinazioni d’uso: dalla creazione di tessuto ignifugo (per abbigliamento, arredo o imballaggio) al rivestimento termoisolante e fonoassorbente di treni, navi ed autobus; dalla realizzazione di freni e frizioni di autoveicoli alle frequenti applicazioni per lavorazioni edilizie. In Italia, l’utilizzo industriale dell’amianto ha raggiunto il proprio culmine nel trentennio che va dal 1960 al 1990.

Quali sono le motivazioni di così tanto successo? Le ragioni vanno cercate nelle caratteristiche dell’amianto, che – ottimo isolante da fuoco e rumore – è un materiale duttile, semplice da lavorare e che con altrettanta facilità può essere mescolato con altri componenti: l’eternit, ad esempio, è ottenuto combinando l’amianto con il cemento. Inoltre – fattore non di secondaria importanza – l’amianto è a basso costo di lavorazione.

Ma se l’amianto appare come un materiale estremamente appetibile, altrettanto notevole è la sua pericolosità. Vediamo perché.

L’amianto è un minerale, a base di silicio, costituito da fasci di fibre lunghe e molto sottili; lo spessore della singola fibra è tale per cui in un centimetro se ne possono collocare circa 335000. Le fibre costituenti l’amianto possono essere flessibili, oppure rigide e rettilinee (ad ago); nel primo caso l’amianto è detto serpentino, nel secondo anfibolo. Ora, la minaccia insita nell’amianto risiede proprio nella sua natura fibrosa: questo tipo di materiale diventa molto pericoloso quando si sfalda, e rilascia nell’ambiente le proprie fibre; è qui che nasce il rischio di esposizione a polveri di amianto nell’aria.

Per inalazione, le fibre di amianto disperse in aria raggiungono gli interstizi polmonari e possono indurre – in ragione della dose assorbita – l’insorgere di patologie tumorali nel nostro organismo, a livello di polmoni e pleura. Delle due tipologie di amianto, l’anfibolo, con le sue fibre ad ago è senz’altro il più pericoloso: anche un’esposizione occasionale ad amianto anfibolo non è esente da un certo grado di rischio.

I materiali contenenti amianto sono a loro volta classificati in friabili (tali cioè da poter essere sbriciolati con una semplice pressione manuale) e compatti (in questo caso, il materiale può essere sbriciolato soltanto tramite l’utilizzo di utensili). I manufatti ancora oggi più diffusi sono le lastre di eternit, molto utilizzate in passato per realizzare coperture in ambito edilizio. La pericolosità dell’eternit è associata all’inevitabile sfaldarsi nel tempo dell’amianto in esso contenuto, sotto l’azione di pioggia e vento, sbalzi termici e crescita di vegetazione.

Non è determinabile a priori quanto amianto occorre respirare per ammalarsi, né è possibile definire una distanza di sicurezza dall’eternit soggetto a progressivo sbriciolamento: le polveri rilasciate in aria possono coprire un’area la cui estensione è fortemente influenzata dagli agenti atmosferici. Ne consegue che, benché l’eternit – materiale compatto e con bassa percentuale di fibre di amianto, pari al 10-15% circa – abbia un minor grado di pericolosità rispetto ad altri manufatti contenenti amianto, l’unica soluzione per eliminare il rischio ad esso associato è la sua rimozione e smaltimento.

In Italia il divieto assoluto di produrre (ed importare) oggetti contenenti amianto è stato sancito nei primi anni 90, con la legge n. 257/92. Il quadro normativo che regolamenta il tema dei rischi amianto è stato successivamente integrato con i decreti ministeriali del 06/09/1994, 26/10/1995, 14/05/1996, 20/08/1999 e con il decreto legislativo 257 del 25/07/2006, tramite la definizione degli aspetti legati alla tutela ambientale ed alle operazioni di bonifica delle aree contaminate, oltre che alla tutela della salute pubblica e dei lavoratori in ragione del corrispondente rischio di esposizione all’amianto.

La comprensione di quanto l’amianto sia nostro nemico ha permesso, a partire dal 1994, di proibire la produzione e commercializzazione di ogni manufatto in cui esso fosse contenuto; ha dato il via inoltre alle operazioni di bonifica di tutte quelle aree interessate dalla presenza di amianto, tra le quali gli edifici residenziali (basti pensare all’eternit utilizzato in passato per coperture e coibentazione). L’esposizione domestica ad amianto è in effetti una delle più pericolose, in quanto subdola e prolungata nel tempo.

Anche l’esposizione ambientale occasionale a polvere di amianto non è tuttavia esente da rischio: quello che è importante comprendere è che nelle aree interessate dalla presenza di amianto non esistono zone a rischio zero.

D’altra parte, non è possibile definire un tempo minimo di esposizione a partire dal quale si instaura con certezza una condizione patologica, o quanto amianto occorre respirare per ammalarsi. Si sono verificati casi di soggetti che, pur esposti per breve termine a fibre di amianto anfibolo, hanno poi sviluppato il mesotelioma pleurico, forma tumorale che colpisce le cellule della pleura.

Nella valutazione del rischio di esposizione deve quindi rientrare anche, quale fattore determinante, il tipo di amianto cui si è esposti. Va considerato inoltre che tempi di esposizione analoghi possono avere effetti diversi su soggetti differenti, in ragione delle caratteristiche peculiari che un soggetto può avere rispetto ad un altro (età, stato fisico, presenza di eventuali altre patologie, etc.).

Patologie indotte da esposizione prolungata ed esposizione occasionale possono corrispondere all’asbestosi (o fibrosi polmonare), a carcinoma polmonare, a mesotelioma (o tumore della pleura). Si tratta di malattie che possono presentarsi anche dopo molti anni dall’esposizione a polvere di amianto.

L’asbestosi interessa solitamente chi in passato ha lavorato con l’amianto, ed alle sue polveri è stato esposto per lungo periodo; è una malattia non reversibile, che si manifesta con l’ispessimento ed irrigidimento del tessuto polmonare, con il risultato di una più difficoltosa ossigenazione del sangue.

I sintomi da esposizione ad amianto con cui il mesotelioma si manifesta nel suo insorgere possono tradursi in fiato corto, sensazione di spossatezza e debolezza muscolare, febbre, tosse e difficoltà nella deglutizione. Il mesotelioma può svilupparsi anche a distanza di 25/40 da un’esposizione occasionale ad amianto e, come nel caso di altre forme tumorali, se diagnosticato in tempo prima di una sua eccessiva diffusione vi sono maggiori possibilità di trattarlo con efficacia (tramite radioterapia, chemioterapia o intervento chirurgico).

L’amianto è pericoloso solo se inalato; è importante comprendere che laddove si è in presenza di manufatti contenenti questo minerale, esiste sempre un rischio di esposizione, associato alla possibilità di respirare le fibre che l’amianto – soggetto a sfaldamento – rilascia in ambiente.

La probabilità che il nostro organismo – esposto a polvere di amianto – sviluppi patologie a carico del sistema respiratorio dipende dal tempo di esposizione (quindi dalla dose inalata), ma anche dal tipo di fibre di amianto inalate: le fibre ad ago, prodotte dallo sfaldamento dell’amianto anfibolo, sono le più pericolose.

Ciò significa che nelle aree ambientali contaminate tutti respiriamo amianto; il rischio associato all’esposizione esiste sempre e va valutato, è chiaramente maggiore nel caso di esposizione prolungata, ma è comunque reale anche in situazioni di singola esposizione o esposizione occasionale: la bonifica è l’unica soluzione efficace per abbattere questo rischio.

Per chi è soggetto a tempi di esposizione medio/lunghi (è il caso ad esempio dei lavoratori che si occupano delle operazioni di bonifica) va applicato un rigido protocollo di sorveglianza sanitaria, che preveda l’esecuzione periodica di una serie di controlli clinici tra i quali: esame spirometrico (da effettuarsi con cadenze almeno annuale o biennale), test di diffusione alveolo capillare, verifica della presenza di eventuali corpuscoli di amianto nell’espettorato, visita specialistica otorinolaringoiatrica, radiografia e TAC del torace. Suggeriti sono anche periodici esami di risonanza magnetica e prelievi ematici atti a misurare i livelli di osteopontina e SMRP (due proteine la cui concentrazione nel sangue è maggiore nei soggetti affetti da mesotelioma).

Pericolosità dei tetti in amianto

L’eternit è un composto di cemento (in misura pari al 85-90%) ed amianto (per la restante parte, 10-15%). Si tratta dunque di un materiale compatto che di per sé è a basso contenuto di amianto. Ciò non lo rende esente da usura nel tempo e, come tale, fattore di rischio di esposizione a polvere di amianto: un tetto in eternit diventa pericoloso quando inizia a sbriciolarsi.

Cosa fare dunque, in presenza di un tetto in amianto?

L’attuale normativa prevede che ogni regione effettui un censimento – nella propria zona di competenza – di tutti gli edifici nei quali sono ancora presenti lastre di eternit, e preveda un piano di rimozione e smaltimento delle stesse. In maniera analoga, qualsiasi proprietario di immobili (sia esso una persona fisica o un Ente), ha il preciso dovere di denunciare all’Asl la presenza eventuale di eternit, così da consentire l’avviamento dei rilievi e delle indagini del caso. L’obbligatorietà di rimozione delle coperture in eternit viene decretata dopo un attento esame delle stesse, nel caso in cui le lastre siano danneggiate anche in minima parte (con conseguente possibilità di rilascio in ambiente di fibre di amianto). Qualora non vengano rilevate tracce di usura e deterioramento, la copertura in eternit potrà essere semplicemente isolata tramite incapsulamento.

Tetto eternit casa

Ognuna di queste operazioni dovrà essere effettuata da ditta autorizzata (iscritta all’albo dei gestori ambientali) tramite personale specializzato. E nel caso in cui sia la casa del vicino ad avere il tetto in eternit, che fare se il vicino non si decide ad inviare denuncia della presenza di un tetto in amianto alle autorità competenti? In una situazione simile si può prendere l’iniziativa inoltrando la segnalazione – anche in forma anonima e tramite internet – all’Asl, o ai Vigili Urbani o al Nucleo Ecologico e di Tutela Ambientale dei Carabinieri. La segnalazione, una volta ricevuta, verrà passata all’Arpa che provvederà ad avviare tutti i controlli del caso.

L’amianto bruciato è pericoloso?

L’amianto, sottoposto a trattamento termico controllato, può essere convertito in modo irreversibile in un materiale inerte ed amorfo, non più pericoloso; riguardo a questo aspetto, esistono in Italia proposte per la realizzazione di vari trattamenti termici con forni alimentati a metano, dei quali è già stata valutata l’efficacia con prove di laboratorio. Effetto opposto si ottiene bruciando amianto all’aperto ed in modo non controllato: così facendo se ne aumenta esponenzialmente la pericolosità. Difatti, qualora manufatti contenenti amianto vengano bruciati (pensiamo ad esempio all’incendio di un tetto in eternit), quello che succede è che le fibre rilasciate dalla combustione dell’amianto – trascinate in alto dal movimento ascensionale dei fumi di combustione – tendono poi a ricadere al suolo spargendosi tutto intorno in un’area tanto più estesa quanto maggiore è l’altezza raggiunta. Il risultato finale è pertanto l’aumento della zona in cui si è in presenza di rischio di esposizione a polvere di amianto.

*foto di repertorio 

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