Sabato, 21 Settembre 2019

OLTREPÒ PAVESE – STRADELLA - NUOVO CLUB ALCOLOGICO,16 CENTRI DI AIUTO IN TUTTA LA PROVINCIA PER CHI VUOLE SMETTERE DI BERE

Smettere con alcol o droghe coinvolgendo famigliari e parenti. è stato inaugurato nelle scorse settimane a Stradella il Club Alcologico Territoriale, realizzato con Metodo Hudolin (dal nome del suo ideatore), su iniziativa dell’Associazione dei Club Oltrepò ed il Patrocinio del Comune. Non si tratta di un’iniziativa nuova: sono già 16 in tutta la Provincia i centri di questo tipo, di cui uno nella vicina Broni e un altro in procinto di apertura a Voghera. Segno di come siano sempre di più le persone che chiedono aiuto per liberarsi da un rapporto difficile con la bottiglia o con le sostanze stupefacenti. In Italia sono presenti circa 1800 Club, distribuiti in tutte le regioni italiane e riuniti nell’Associazione AICAT (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali). Erika Agostino, assistente sociale del comune stradellino, ci spiega la nascita di questo Club.

Come è nata l’idea di realizzare questa attività?

«è una proposta che è arrivata da Broni. Lì infatti esiste già un Club Alcologico storico. Siccome le persone che andavano lì erano davvero tante e arrivavano in molti anche da Stradella, hanno chiesto al comune se c’era la disponibilità di un locale. Essendo un gruppo di ‘auto mutuo aiuto’ avevano la necessità di un locale ad uso gratuito, come succede anche a Broni».

Il Comune ha dato subito l’ok a questa operazione?

«Assolutamente sì. Siamo sempre attenti a queste situazioni particolari».

Come funziona questo club? Di che cosa si tratta nello specifico?

«Il Club è una Comunità multifamiliare di persone e famiglie con problemi correlati ad alcol e ad altre sofferenze quali fumo, altre droghe, gioco d’azzardo… Ed opera attraverso incontri settimanali, di circa un’ora e mezza, durante i quali ognuno dei partecipanti ha l’opportunità di ascoltare,  parlare,  condividere  il proprio vissuto, i sogni, le fatiche,  le speranze, il percorso di sobrietà da alcol e droghe, di crescita e di cambiamento personale e familiare. Nel Club si  costruisce e condivide un clima di accoglienza, amicizia, solidarietà, amore. Ci si impegna, inoltre,  a non giudicare e al rispetto della riservatezza».

Come si può accedere?

«Bisogna prima fare una telefonata, comunicare che si vuole iniziare un percorso presso questo club. Dopo ci sarà un primo colloquio con il servitore-insegnante».

Chi è questa figura?

«è un volontario adeguatamente formato, denominato appunto Servitore-Insegnante, che ha il compito di facilitare e stimolare il confronto tra le famiglie e promuovere, sia nel Club che nella Comunità, le conoscenze utili a proteggersi dai rischi di alcol e droghe e a costruire salute. Le famiglie del Club si impegnano ad essere interlocutori fortemente interattivi con i  vari livelli della rete sociale della Comunità, e collaborano con i Servizi Sociali e Sanitari sia territoriali che Ospedalieri».

Erika invece il suo ruolo qual è?

«è stato quello di permettere loro di aprire. Mi sono occupata di individuare il luogo, insieme alla Giunta comunale e ho seguito l’iter. Non ho però un ruolo attivo all’interno del club perché per farlo bisognerebbe aver svolto il corso. Il mio ruolo è comunque quello di fare rete: tra gli obiettivi del club algologico non c’è solo accogliere le persone che hanno un problema di dipendenza ma anche il ‘buttarsi’ all’esterno, fare rete sul territorio. Una delle prime cose che ho fatto è stata coinvolgere il centro sociale dicendo che quelle che saranno le iniziative di prevenzione sul territorio a livello di incontri pubblici saranno organizzate in collaborazione con loro».

Che differenza c’è tra il Club Alcologico e quello degli Alcolisti Anonimi?

«Mentre quello dei giocatori anonimi e degli alcolisti anonimi segue il programma dei 12 passi (un particolare metodo di recupero dalle dipendenze), questo invece segue il metodo Hudolin. La differenza sostanziale è che rispetto agli anonimi, qui possono anche partecipare le famiglie o amici. Questo metodo prevede, infatti, il coinvolgimento della rete parentale».

Per lei che si occupa di prevenzione da tanti anni che significato ha questo club?

«Per un’assistente sociale come me avere il club algologico territoriale a Stradella è il raggiungimento di un obiettivo, anche perché molto spesso capita che se una persona ha un grave problema di alcol magari non ha neanche la patente. Così la persona con problemi può raggiungere la sede a piedi, avendola in città. Questa prossimità, questa vicinanza è molto importante».

Il Club di Stradella si incontra tutti i giovedì dalle 20.30 alle 22, in via Montebello n° 27.  Il Servitore-Insegnante è Giorgio Crisopulli, e l’invito che rivolge a chi si trova in una situazione di difficoltà, ai familiari, agli amici è di mettersi in contatto telefonico al numero dedicato

Crisopulli,, ci spiega nel dettaglio l’attività?

«In pratica le famiglie si ritrovano una volta alla settimana. Sono proprio queste famiglie che si confrontano tra di loro e condividono questi momenti. Si “gioca” un po’ sul controllo delle emozioni: per esempio, se qualcuno si è arrabbiato un po’ troppo durante la settimana si cerca di regolare la rabbia… si parla sempre in prima persona e si impara a parlare di se stessi».

Il suo ruolo all’interno del club qual è?

«Sono il moderatore. Sono quello che ha più esperienza nel gruppo e che ha un po’ di corsi alle spalle. Dapprima un corso di sensibilizzazione e poi vari corsi di aggiornamento continuo che si fanno ogni mese. Sono anche presidente dell’Arcat Oltrepò. Durante le sedute, ci mettiamo in cerchio e c’è un diario dove prendiamo gli appunti di quanto detto durante l’incontro. La settimana successiva ripartiamo da lì».

Svolge questo ruolo da molto tempo?

«Quello di Servitore-Insegnante l’ho appena cominciato, ma sono nell’associazione da undici anni. Ho parecchia esperienza. E come tutte le famiglie che si avvicinano a questa realtà, ho avuto anche io problemi di alcol. Mi sono avvicinato per un problema mio e ho visto che funziona. Purtroppo non funziona con tutti, perché le famiglie tendono a nascondersi a volte. Per me è stato un percorso positivo, che mi ha permesso di tornare a stare bene e mi sono affezionato a questo modo di vivere. E ho recuperato il rapporto con la mia famiglia, cosa davvero fondamentale».

Ci sono regole all’interno di questo gruppo?

«No. Però ci sono cose che non bisogna fare. Io tengo molto, per esempio, al fatto che nessuno deve offendersi e nessuno deve offendere. Voglio che ci sia molta educazione all’interno del Club».

 di Elisa Ajelli

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