Mercoledì, 20 Novembre 2019

OLTREPÒ PAVESE - FABIANO GIORGI, SI DICE AVRÀ LA PRESIDENZA DEL CONSORZIO, IL SUO OMONIMO, ANDREA, CONTINUERÀ LA TUTELA DELLA MEGA CANTINA E DEGLI IMBOTTIGLIATORI

Il signor Barbacarlo, Lino Maga, distingue da sempre tra vitivinicoltore e commerciante, tra vitivinicoltura e vitienologia. Il signor Monsupello, Pierangelo Boatti, che da suo padre Carlo ha imparato cosa significhi dare la vita per l’identità delle proprie vigne, definisce “drammatica” la vendemmia in Oltrepò Pavese, non per la qualità delle uve ma per i prezzi rasoterra dettati dal “vinopolio”. I piccoli produttori di bottiglie la pensano in un modo, il colosso, gigante dai piedi d’argilla, va da un’altra parte. Un sistema che garantisce qualche poltrona e grande profitto a pochi ma che sprofonda i contadini di poco, pochissimo, sopra la soglia della sopravvivenza. Un amico mediatore, specializzato in scambi tra Lombardia e Piemonte più vari ed eventuali, mi ha raccontato che a dar via le carte sono in pratica le stesse persone che hanno in mano il Consorzio, orientano i sindacati agricoli e impostano la strategia per continuare a imperare più che per la zona. “Si è passati dal vino di carta, che comunque ancora fanno un po’ qua e un po là, alle rivoluzioni di carta, quelle che si annunciano ma che in verità non si compiono mai se non nelle intenzioni e negli annunci”, mi ha detto il mediatore. Gli ho chiesto di spiegarmi meglio e lui l’ha fatto: “I prezzi di uve e vini in Oltrepò sono scesi moltissimo da quando governa il nuovo che avanza.

Non parlo del Pinot grigio, parlo di tutto l’insieme. Sia chiaro, per me professionalmente meglio così, ma non capisco perché in Oltrepò tutti siano zitti e allineati di fronte a questo scenario. I viticoltori si tengono come rappresentanti figure arroganti e saputelle, circondate da leccaculo, pur piangendo lacrime amare... mah... un giorno il nuovo che avanza dovrà fare un bilancio vero e allora si capirà. Fra gli addetti ai lavori si dice che anche il destino del marchio La Versa sia già segnato, con buona pace di chi si era sentito dire che c’erano sacrifici economici da fare per invadere le carte dei vini d’Italia e del mondo, generando utili. Per ora si sono generati investimenti e debiti“. Al bar di Montalto Pavese mi hanno detto che l’Oltrepò del vino ora aspetta il miracolo del nuovo salvatore, San Carlo: non Carlo Alberto Panont, grande talento già passato, insultato e tritato, ma Carlo Veronese, nuova guida del Consorzio Oltrepò arrivato dal Lugana, una piccola terra tra Lombardia e Veneto fatta di gente convinta, caparbia, orgogliosa e concentrata su un solo vino. Gente che pensa in dialetto ma fa impresa in Inglese, con il traino di una delle destinazioni turistiche (il Lago di Garda) fra le più importanti e ricche d’Italia. Più difficile sarà per Veronese affrontare la Babele d’Oltrepò con trenta vini a metà, sistema turistico fallito, strade colabrodo, incuria dominante; una zona che cambia uomini, enologi, dipendenti e consulenti come gli omini del Lego; una terra che non sa ancora quali siano i prodotti vinicoli sui quali puntare perché al “vinopolio” serve di tutto un po’ per accontentare gli imbottigliatori-padroni e le poche bottiglie servono solo per il titolo sui giornali locali o il servizio sulla tv diretta dal loro addetto stampa. Storie di un altro mondo. Un mondo in cui il gretto Oltrepò dimentica prima, l’anno scorso, l’anniversario della scomparsa del Duca Denari, storico uomo-immagine e presidente di La Versa com’era (quella di adesso lasciamo perdere), e poi, pochi giorni fa, il centenario della nascita di Gianni Brera. Solo Laura Boatti di Monsupello ha pensato di prendere parte alla festa in memoria dell’indimenticato giornalista, portando con le sue etichette un gesto di attenzione, cuore e sensibilità da una terra che ai piani alti risulta ancora troppo arida di sentimenti, cultura e rispetto. Ma l’Oltrepò è così, un territorio ”casual”, che da un lato dimentica i suoi grandi alfieri e che dall’altro si candida a bene Unesco ogni tre anni con il seguente esito: riunione, titolo sul giornale, intervista sulla tv locale e poi buio assoluto. Mentre ora è il Comune di Stradella a rilanciare la candidatura a bene Unesco, non si sa bene con quali risorse economiche e quali competenze, a riguardo c’è una storia che mi sono fatto raccontare a Broni, quella che data ai tempi di Daniele Bosone, allora presidente della Provincia di Pavia.

Venerdì 24 giugno 2016, convocò all’Enoteca Regionale di Cassino Po i sindaci del territorio oltrepadano che sottoscrissero il protocollo d’intesa per la costituzione del Comitato Promotore per la candidatura dell’Oltrepò vitivinicolo a patrimonio dell’Unesco. All’evento presenziò fra gli altri l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, Cristina Cappellini. Queste furono le parole di Bosone: “E’ il lancio di una nuova sfida, il comitato preparerà il dossier di candidatura dell’Oltrepò vitivinicolo a patrimonio dell’Unesco. Sono certo che la predisposizione del dossier di candidatura per il nostro Oltrepò a sito patrimonio dell’umanità sarà una straordinaria occasione per fare sinergie vere e spingere sull’acceleratore dello sviluppo di una terra bellissima e preziosa”. Fatte le firme e la foto di rito, il dossier non si concretizzò mai e tutto scomparve alla velocità di un altro bosone, il bosone di Higgs. Questo è l’Oltrepò Pavese, la capitale delle varie ed eventuali, la terra in cui va bene tutto e il contrario di tutto, il territorio vitivinicolo con tre o quattro bandiere diverse e l’Armando che le sventola tutte, la zona che a Gianni Brera, a Luigi Veronelli e al Duca Denari preferisce il simpatico Gerry Scotti, scambiando la campagna pubblicitaria di un VIP per un’azienda e i suoi vini in promozione per tutti. Ma sì, dai, almeno un premio di consolazione ci vuole proprio: Fabiano Giorgi, ad esempio, si dice avrà presto la presidenza del Consorzio che ribalterà a vantaggio dei produttori di filiera; il suo omonimo, Andrea, continuerà a tenersi i voti e la maggioranza su ogni scelta a tutela della mega cantina e degli imbottigliatori maxi clienti. è come Beautiful, la soap opera in cui tutti si sposano tra loro e alla fine si tradiscono sempre. Dei due chi farà Brooke?

di Cyrano De Bergerac

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