IL MARESCIALLO PIETRO BIANCHI, “L’ASSO” DI STRADELLA

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Tra i militari oltrepadani più decorati e titolati della seconda guerra mondiale, una menzione d’onore la merita certamente il Maresciallo Pietro Bianchi di Stradella. Coraggioso ed infallibile, in sedici anni di carriera militare ottenne sei decorazioni al valor militare ed un encomio. Pietro nacque a Stradella, il 15 luglio 1915 da Eugenio e Maddalena Bianchi. Dopo aver conseguito il diploma di ragioniere nell’istituto tecnico della città, si arruolò il 5 maggio 1936 come volontario in Aereonautica con il grado di Aviere Allievo Sergente pilota. Fu inviato a Milano, presso l’“Aerodromo d’Italia” di Taliedo (Provincia di Milano) dove il 23 agosto 1936 fu nominato pilota d’aeroplano su apparecchio CA 100 Idro. Presso la Scuola Centrale di Portorose (all’epoca Provincia di Pola), fu nominato pilota militare e il 5 giugno 1937 conseguì la promozione a Sergente. Fu assegnato alla 162^ squadriglia dell’88° gruppo CT autonomo a Vigna di Valle, dove ottenne un encomio per il coraggioso tentativo di salvataggio dell’equipaggio di un aereo precipitato nel lago di Bracciano. L’anno successivo ottenne la promozione a sergente maggiore e nel 1940 fu trasferito ala 352^ squadriglia del 56° stormo Caccia Terrestre, con la quale entrò in guerra sul fronte occidentale al comando di un Fiat G.50. Nell’estate prese parte a diverse operazioni sui celi di Malta per poi essere trasferito il 9 settembre in Belgio, a Maldegem. Con il Corpo Aereo Italiano, comandato dal colonnello Rino Corso Fougier, affiancò la Luftwaffe nella fase centrale e finale della Battaglia d’Inghilterra.

Rimpatriato in Italia, il 2 maggio 1941 fu immediatamente trasferito (insieme alla sua squadriglia) in Africa Settentrionale Italiana dove si distinse in diverse operazioni, tanto da meritare la promozione a Sergente di 3^ classe ed essere decorato con Croci di guerra al valor militare: la prima gli venne conferita sia per le azioni compiute in precedenza sulla Manica, sia per quelle compiute in Africa Settentrionale; la seconda per le azioni su Sidi el Barrani svolte nel mese di settembre.  Negli ultimi mesi del 1941 fu rimpatriato in Italia ed incaricato di svolgere numerose missioni sui cieli del Mediterraneo e, ancora una volta, su Malta. Grazie alla sua tenacia e al suo coraggio nel 1942 ottenne due Medaglie d’argento al valor militare con le seguenti motivazioni: «Valoroso pilota da caccia già distintosi in precedenti azioni sull’isola di Malta partecipava col proprio reparto a due audaci missioni di guerra contro un convoglio nemico fortemente scortato. In due aspri combattimenti con la caccia avversaria, che tentava di attaccare nostre formazioni di bombardieri, dava ripetute prove di ardimento e sprezzo del pericolo, abbattendo personalmente due aerei nemici e contribuendo all’abbattimento di altri tre, consentendo in tal modo ai bombardieri di portare brillantemente a termine la loro missione. Cielo del Mediterraneo, 12-13-14 agosto 1942.»

«Pilota da caccia in numerose missioni di scorta al bombardamento su munita base nemica contribuiva in maniera notevole a contenere la forte reazione avversaria. In aspri combattimenti sostenuti contribuiva validamente al conseguimento di brillanti vittorie. In ogni circostanza dava prove esemplari di perizia e valore. Cielo di Malta, 1-28 luglio 1942.» Con Regio Decreto del 28 giugno 1943 venne decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare per le precedenti «numerose missioni di guerra svolte nel cielo dell’Africa Settentrionale Italiana, in cui diede costante prova di aggressività, perizia ed ardimento». Il 2 agosto 1943 una petroliera italiana necessitò di una scorta aerea per poter entrare in tutta sicurezza in quel che rimaneva del porto di Cagliari. A tale scopo vennero impegnati due Macchi M.C. 205 e due M.C. 202 del 51° Stormo CT: primi pilotati dal Maresciallo Ennio Tarantola e dal Sergente Mugherli, con l’incarico della protezione diretta; mentre i secondi, con ai comandi del Maresciallo Pietro Bianchi e dal Sergente Santuccio, vennero schierati per la scorta indiretta. Decollati da Capoterra, i cacciatori raggiunsero la petroliera a poche miglia delle coste sarde. Poco l’arrivo dei velivoli in posizione di scorta, la prua della nave prese improvvisamente fuoco. Il Sergente Santuccio si staccò dalla formazione quando vide un idrovolante nemico Consolidated PBY “Catalina” ammarare. Ma tale velivolo si trovava scortato da ben dodici P-40F del 325th Fighter Squadron.

Dall’aeroporto di Capoterra decollarono i due Macchi di Bianchi e Tarantola che, dopo un primo duello in cui abbatterono due P-38, si allontanarono a volo radente per chiedere rinforzi. A questa battaglia si aggiunsero presto altri aerei alleati e i Macchi del 155° Gruppo: ne scaturì quello che viene ricordato come «un gigantesco quanto drammatico carosello di morte e di spari». Durante lo scontro con il 49th Fighter Squadron statunitense, il Macchi M.C. 202 di Bianchi venne colpito dal Lockheed P-38 Lightning pilotato dal 1\Liutenant Carrol S. Knott: l’aereo italiano precipitò e si inabissò nelle splendide acque a largo di Capo Pula. Né la carcassa del velivolo, né il corpo dell’aviatore stradellino vennero mai recuperati. La perdita di Bianchi fu l’unica subita dal 51° Stormo. La sua scomparsa fu molto sentita tra i suoi commilitoni, soprattutto dal Maresciallo Tarantola, suo grande amico.

Il suo attaccamento al dovere e alla Patria venne riconosciuto con il Regio decreto del 2 giugno 1944, con il quale gli venne conferita la Medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con la seguente motivazione: «Pilota da caccia di eccezionale valore. La sua ala sempre vittoriosa in tutti i cieli di battaglia affermava sempre più la sua abilità, il coraggio e l’indomabile potenza della sua anima di soldato; in 27 aspri combattimenti quattro volte piegava personalmente il nemico e collaborava all’abbattimento di 56 aerei avversari. Durante l’ultimo ciclo operativo a difesa del suolo Sardo, nella stessa giornata, dopo un aspro combattimento vittorioso, volontario si offriva per incontrare ancora una volta il nemico e, sopraffatto dal numero, cadeva in un alone di gloria imperitura. Il mare accolse la sua spoglia di puro eroe per il quale il combattimento era la vita.» La motivazione della decorazione contiene però un errore, in quanto Bianchi riuscì ad abbattere non quattro, ma cinque aerei nemici singolarmente. Questa differenza, sebbene di un solo abbattimento, ha un’importante rilevanza sulla figura del Maresciallo stradellino, tanto da poter essere ricordato tra i quindici migliori “Assi dell’Aviazione” della Regia Aereonautica nella Seconda Guerra Mondiale. Il titolo di “Asso dell’Aviazione” viene concesso all’aviatore militare al quale viene accreditato l’abbattimento di almeno cinque aerei nemici, in combattimento aereo a distanza ravvicinata. Anni fa il Comune di Stradella ha dedicato una via in suo onore, in cui tutt’ora vivono i discendenti della sua famiglia.

di Manuele Riccardi