Broni – In Oltrepò si gioca a Cricket

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Le origini di questo nobile sport non sono ben accertate. Parrebbe che giochi simili fossero praticati in Inghilterra nel 1300, importati da pastori fiamminghi. La prima data ufficiale è il 1597. Nel 1700 divenne sport nazionale inglese. Il “Test Cricket” è la forma originale, caratterizzato da partite che possono durare anche cinque giorni. Tuttavia, negli ultimi vent’anni, si è trovata una dimensione internazionale: le esigenze televisive hanno contribuito all’affermazione del “One Day International”, stesse regole del precedente ma con un numero limitato di “overs” per squadra (il numero è fissato a 50) che accorciano ampiamente la durata dei match. Dal 2003 la versione preferita a livello mondiale è il “Twenty20”: con un solo “innings” e un massimo di 20 “overs”, questa formula riduce le partite a un massimo di circa 3 ore. Le televisioni possono programmare, così, le riprese in diretta. Da alcuni mesi, grazie all’intuizione e all’entusiasmo di una nota imprenditrice, proprietaria della splendida “Tenuta Matellotta” in Broni, è possibile imparare e praticare questo affascinante sport anche in Oltrepò! Eleonora Calvi, questo il suo nome, ci ha ricevuti per presentarci e farci chiacchierare con il coach, l’allenatore ufficiale della Scuola: Mr. Sampla.

Mr. Sampla mi dà un incipit dal quale partire per la nostra intervista su questa disciplina sportiva davvero affascinante, ma al contempo “lontana”, mi passi il termine, dal nostro territorio? «Innanzitutto le chiedo scusa se il mio italiano non è perfetto, e forse è meglio se parliamo in inglese. Sono nato in India, ma mi sono trasferito in Europa da anni. Prima di arrivare in Italia ho vissuto parecchio in Danimarca. Ora vivo a Broni e, come tutti i miei amici e compagni di Cricket, lavoro presso un’azienda di logistica».

Rappresentate una folta comunità? «Direi abbastanza. Siamo tutti, come ci definisce la Sig.ra Calvi, la nostra Presidentessa, bravi ragazzi appassionati del nostro sport. E vogliamo aver successo in questa iniziativa di condividere la nostra passione sportiva con altri ragazzi italiani. Al momento, siamo circa 50 iscritti praticanti. Anche altri amici dal Pakistan, dal Bangladesh, dallo Sri-lanka si stanno unendo a noi in questa bella avventura. Viviamo tutti tra Broni, Castel San Giovanni, Pinarolo Po, Bressana Bottarone, etc.etc.etc».

Come è avvenuto l’incontro con la Presidentessa e la Tenuta Matellotta? «Ho conosciuto io, per primo, la Sig.ra Calvi. Uno dei suoi cani si è smarrito ed è arrivato alla mia vecchia abitazione. Così, tentando di rintracciare la proprietaria, ho avuto modo di conoscere questa fantastica persona. Mi ha invitato alla Tenuta e, alla fine, ho preso in affitto un appartamento all’interno della stessa. A me si sono poi aggiunti altri amici affittuari».

La tradizione indiana del cricket è secolare come quella inglese? «Sì, certamente. Sotto la dominazione britannica, il Cricket è divenuto molto popolare anche in India, fino a contenderci, al giorno d’oggi, la prima posizione mondiale con la stessa Inghilterra!».

Cosa può e/o deve fare chi vuole avvicinarsi al Cricket? «Iscriversi alla nostra Associazione, raggiungere la Tenuta Matellotta e cominciare a giocare! La nostra Associazione sportiva prevede un’assicurazione e vari altri servizi a fronte di una quota annuale del costo di 50 euro».

è uno sport impegnativo a livello atletico? «è molto impegnativo a livello tecnico e come regolamentazione di gioco. Bisogna imparare a colpire la palla con una particolare mazza della lunghezza di poco meno di un metro per una larghezza di circa 10 centimetri. E bisogna anche imparare a lanciarla, la palla, anche con alcuni “effetti” all’impatto sul terreno di gioco, sul “Pitch”».

Ci può dare qualche nozione “breve” per meglio farci capire come si svolge un match? «Senza veder giocare, non è per nulla semplice descrivere il Cricket. Ma ci proviamo! Sul citato “Pitch”, un appezzamento lungo 22 metri per 3 a erba rasata fine che si trova all’interno del grande campo di gioco, si posizionano i due “Backings” i battitori con le loro mazze. Il “Bowler”, il lanciatore del team avversario, deve effettuare lanci che, oltre a metter in difficoltà l’avversario alla ribattuta, devono cercare di colpire la piccola porta, il “Wicket”, alle spalle dello stesso. Si chiama così dall’Inglese arcaico, significando appunto “piccola porta”. Questa è formata da tre paletti di legno, uniti alla sommità, piantati nel Pitch alle spalle del battitore avversario. Nel resto del campo vengono schierati i “Fielders”, i giocatori che devono recuperare la palla dopo il colpo del battitore, impedendogli di conquistare punti. Quindi, lanciatori e “fielders” sono di una squadra, i due battitori sono gli avversari. Le due squadre contano undici giocatori ciascuna. Mi fermo qui: addentrarci ulteriormente diventerebbe di difficile comprensione. Ma le assicuro che, provando sul campo, tutto si semplifica moltissimo».

Anche i punteggi e i vari format di gioco sono complessi… «Abbastanza, ma non impossibili da imparare. Posso dirle che “fare punto” nel cricket è uno rosa di possibilità, così come ottenere il risultato finale ha molti modi diversi. I tre format di gioco partono dal classico Test, che può durare cinque giorni di match, all’ODI, “one day international”, che termina entro la giornata, fino al più usato “Twenty20” che dura circa tre ore».

Quali sono i servizi aggiuntivi che offrite, prima accennati, all’interno dell’associazione? «La Sig.ra Calvi ha incluso il cricket nella sua associazione sportiva, mettendoci quindi a disposizione, in questo momento solo per gli associati ma in futuro in forma estesa anche a visitatori e appassionati, un servizio di ristorazione e bar».

Ricevete aiuti e/o interesse anche dalle istituzioni della zona? «Al momento no, stiamo procedendo da soli. Ma vogliamo avviare un dialogo a tal proposito con il Comune di Broni, anche per riunire i giovanissimi, alimentandone la passione sportiva. Mi piacerebbe fare un lavoro di promozione anche con le scuole, perché è uno sport davvero poco praticato e conosciuto in Italia. Pensi che la Nazionale Italiana è presente solamente in una delle tre classifiche mondiali, e mi pare sia poco sopra alla 30ma posizione, forse 26ma. E mai ha raggiunto le qualificazioni per il campionato mondiale! Mi piacerebbe riuscire a presentare una squadra dell’Oltrepò a traino del movimento italiano di cricket! Vogliamo aprire ai ragazzi italiani, e ad atleti anche già maturi, per insegnar loro una disciplina sportiva di grande fair-play, innanzitutto, e molto agonistica da giocare. Stiamo organizzando con alcuni sponsor la preparazione di magliette e divise».

Cosa si augura per il futuro prossimo? «Come dice la nostra Presidentessa, ci auguriamo tutti di riuscire a realizzare un progetto anche multi-razziale, al quale teniamo molto. Offriamo possibilità d’incontro, in modo amicale ed elegante, per ritrovarci, conoscerci e condividere una passione sportiva sana, stilosa e molto divertente. Teniamo tantissimo al territorio che ci ospita. Curiamo le infrastrutture, le nostre attrezzature, e ci dedichiamo all’associazione con infinita passione. è uno sport educativo anche a livello umano. Vorrei tantissimo che anche gli italiani si appassionassero, inoltre è una disciplina di classe, difficile a livello tecnico e teorico, con molte regole, ma quando lo vedi giocar bene è davvero bello! Ci vuole, ovviamente, pratica, molto allenamento. E passione. è oltretutto un modo di conversare e imparare l’inglese, perché regole, attrezzature e colpi sono tutti in lingua inglese. Proponiamo anche il Cricket femminile e juniores. Lo sport, per sua caratteristica, è inclusivo: mai distanziante, a nessun livello. Mette insieme le persone, al di là dei colori e delle nazionalità. C’è un discorso importante di apertura mentale, anche, dietro a tutto ciò che stiamo creando. Perché la vita di team, di squadra, proprio come la nostra esistenza, è una continua interconnessione: come i team, anche le persone devono essere, tra loro, connesse e unite».

di Lele Baiardi

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