“L’OLTREPO DOVREBBE ESSERE LA CAPITALE NAZIONALE DEL VINO”

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Abbiamo incontrato l’ex consigliere regionale Vittorio Pesato durante il suo soggiorno vacanziero, discutendo di alcuni temi.

Pesato, quest’estate l’A.N.P.I. ha fatto parlare molto di sè, prima per il ritiro della Medaglia al Valore alla Resistenza di un partigiano per la Strage di Schio, poi, da qualche giorno, per avere richiesto di rimuovere la cittadinanza onoraria della citt? di Volterra a Giorgio Albertazzi. L’A.N.P.I. che ruolo deve avere, secondo lei, oggi?

“Il ritiro della medaglia ad uno stragista mi sembra un atto dovuto, chiedere di rimuovere la cittadinanza onoraria ad Albertazzi, riconosciuto da tutti come tra i più grandi attori di teatro e uomini di cultura, è un atto più tendente all’ignoranza che al buon senso.

L’A.N.P.I. sembra più essere un partito politico con posizioni oltranziste. Spesso la si trova a fiancheggiare culturalmente i no-tav, i centri sociali e ad opporsi ad ogni forma di cambiamento. No al referendum, no ad ogni forma di modernizzazione infrastrutturale, e la cosa che più mi ha colpito è la contestazione alla brigata ebraica durante le ultime due manifestazioni del 25 aprile, dove spesso, in modo subdolo, emerge una contestazione ed una presa di distanza nei confronti dello stato di Israele.

In ultimo non dimenticherò mai le parole spese sulla riforma del lavoro del Professor Biagi e sul professore stesso prima della sua morte. Posso comprendere un anziano, ma che oggi l’A.N.P.I. possa essere vista come il baluardo della democrazia, questo sinceramente no. Bisognerebbe lavorare al raggiungimento della pacificazione nazionale; sarebbe bello vedere sulle foibe, cavit? carsiche ove furono sterminati 25.000 italiani, l’A.N.P.I. riconoscere il genocidio del comunista Tito che, con il silenzio omertoso di partigiani ‘rossi’ italiani infoibarono non i fascisti, ma gli italiani tutti. Uomini, donne, bambini, anziani, fascisti, socialisti, cattolici, atei, uccisi solo perché italiani. La nostalgia spesso è un brutto vizio per non cambiare. Penso che l’A.N.P.I. oggi dovrebbe evolversi e dare un contributo con parole, battaglie politiche e culturali innovative. Purtroppo segmenti minoritari dell’A.N.P.I. incendiano di odio ancora il dibattito politico a volte con un pericoloso revisionismo della storia attuale. Molti ne chiedono la chiusura: io non credo sia giusto chiudere nessuno, democrazia è libert? per il sottoscritto, ma con questa impostazione l’ A.N.P.I. del nuovo millennio è’ molto… targata Cartagine”.

L’Oltrepo sta vivendo un momento delicato sotto il profilo economico, soprattutto per quanto concerne il controverso tema del vino. Riuscir? questo importante territorio a riprendersi e tornare ai livelli che gli competono?

“L’Oltrepo con 13.500 ettari di superficie vitivinicola coltivata, di cui 12-500 a Docg e 1.000 a Igt, è oggi il più grande serbatoio di uva d’Italia, terzo produttore di uve pinot dopo lo Champagne e la Borgogne. Un territorio che dovrebbe essere la capitale nazionale del vino, ed invece oggi si trova in grande crisi, anche se ci sono produttori ed imprenditori che stanno facendo grandi prodotti e stanno ottenendo riconoscimenti importanti in Italia e all’estero.

Direi più che crisi evoluzione del comparto. Stiamo producendo il miglior metodo classico italiano e sui Rossi stiano tornado competitivi. Bisogna uniformare la comunicazione e cercare di essere tutti più uniti. In questo momento delicato non dobbiamo abbandonare i produttori di uva che sono un baluardo del nostro territorio. I portatori di interesse devono dar loro un indirizzo politico-culturale e comunicativo di cosa e come dovr? essere l’Oltrepo del futuro. Come si dice…Oltrepo, eppur si muove!”.

Chi è stato, secondo lei, il miglior politico del territorio oltrepadano?

“Non posso certo essere io a dare un’opinione su chi sia stato il miglior politico, sia per la mia et? sia per la mia esperienza, e sia per la storia che molti politici oltrepadani hanno fatto. Io ho potuto conoscere Azzaretti e Abelli, diversi nei modi e nel carattere. Entrambi si sono distinti per il grande radicamento sul territorio e per essere sempre stati con le suole delle scarpe tra le piazze e i marciapiedi e tra la gente dei loro comuni più che su TV, social-network e salotti. Ahimè duro da ammettere, ma la Prima Repubblica ha avuto, con tutti i difetti e le storture, una classe politica che metteva la gente ed il territorio al centro, altra generazione rispetto a noi.

Anche se, pur non avendolo conosciuto per ovvie ragioni anagrafiche, mi ha sempre incuriosito la figura di Campagnoli. Ho sentito parlare molto di lui, come persona vicinissima agli agricoltori, alla sua gente e soprattutto mi è stato descritto come un pragmatico, attento e presente. Andrebbero ristudiate molte cose, io sono uno dei pochi quarant’enni che ha fatto ancora la scuola di partito, altra epoca, forse altra cultura ma pur sempre formazione e gavetta. Vedo i miei coetanei avere un’ambizione spesso troppo spropositata. Spesso ripeto loro ‘ci vuole pazienza e competenza’. Meno fotografie, meno slogan, meno apparizioni televisive, più territorio, più territorio. Quando hai consumato le scarpe perché hai camminato tanto tra la gente hai fatto più politica di quattro battute in TV. Chiss? se lo capiranno anche loro…”.

Qual è lo stato di salute del Centro-Destra oggi a livello locale?

“Lo stesso di quello a livello nazionale. Un malato che rischia di cronicizzare. Ci sono gli elettori che vogliono una casa politica di riferimento, ma i dirigenti fanno di tutto per non dargliela. Sciogliere il PDL fu un errore gravissimo. Si è dato vita ad un individualismo ed egoismo che non permette di riunire in modo repubblicano e non monarchico la grande area vasta degli italiani di centrodestra che sono la maggioranza. Speriamo che nei prossimi mesi prevalga il buon senso e si costruisca una casa comune, con sedi sul territorio: la gente deve trovarti, con democrazia interna e con grande competenza dei problemi reali. Qui tutti si candidano senza sapere perché e per far cosa. Vengono criticati i professionisti della politica, ma siamo invasi da “impiegati” della politica, con la differenza che un impiegato svolge un lavoro delicato frutto di colloqui selettivi o di concorsi, mentre qui c’è gente che è stata sorteggiata per fare il deputato, e se glielo fai presente ti risponde che è un suo diritto!!! Dobbiamo lavorare molto per ricostruire”.

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