«L’Oltrepò ha bisogno di ogni forma di turismo, al Brallo c’è posto per tutti, enduristi ed escursionisti»

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La stagione turistica estiva in Oltrepò Pavese è andata sostanzialmente bene. Alberghi, ristoranti ed attività commerciali sembrano aver – dopo mesi drammatici – ripreso a lavorare a pieno ritmo. Molti hanno avuto addirittura difficoltà a reperire personale qualificato per soddisfare la clientela numerosa. Ma si sa che il detto “son tutte rose e fiori” nasconde sempre qualche spina ed ecco che puntuale come troppo spesso accade, emergono le polemiche innescate dalla manifestazione più importante che si è tenuta in Oltrepò quest’anno: la Sei Giorni Internazionale di Enduro, una vera e propria – così è definita – olimpiade dell’enduro. Molte proteste, anche accese ed alcune al limite del buon senso si sono levate contro questa manifestazione e contro lo sport dell’enduro. Parliamo di questo ma anche di turismo “lento” e di turismo “veloce” con Andrea Maruffi – appassionato di enduro con un passato nei motoclub locali e consigliere di minoranza del Brallo di Pregola – Comune che vanta una lunga tradizione di appassionati del motorsport e che al contempo si pone come meta per il riscoperto turismo green.

Andrea, il Brallo e l’alta Valle Staffora più in generale, sono meta privilegiata sia per chi pratica turismo “lento” sia per chi ama il turismo “veloce”. Da una parte dunque un turismo green dall’altra i motori. A suo giudizio è possibile far convivere, al Brallo e nell’alto Oltrepò entrambe le tipologie di turismo? In che modo concretamente? «Secondo me l’Oltrepò ha bisogno di ogni forma di turismo, qualunque esso sia. Al Brallo sono tutti ben accetti, dai camminatori che hanno a loro disposizione chilometri di sentieri in mezzo a boschi incontaminati e con una flora e fauna da fare invidia al Trentino. Se si passeggia verso l’imbrunire ci si può imbattere in gruppi di cerbiatti, famigliole di cinghiali, tassi, volpi, lepri e anche in qualche lupo che, e voglio rassicurare gli escursionisti, alla vista dell’uomo scappa a zampe levate. Ora si possono affittare anche le E-bike presso le due strutture ricettive del territorio e abbiamo appena installato una colonnina per la ricarica e la manutenzione fai da te per questo tipo di biciclette. Insomma questo per dire che ci stiamo aprendo al futuro e al turismo green. Di contro, anche per chi ama il turismo “veloce” non mancano di certo gli spazi per praticarlo. So già che qualcuno storcerà il naso ma l’enduro per noi al Brallo è una risorsa e non da poco! Che siate “lenti” o “veloci” il Brallo c’è e vi aspetta a braccia aperte nel suo vestito migliore. Sono sicuro che facendo leva sull’educazione, sul senso civico e sul rispetto delle regole, la convivenza sarà una “cosa” scontata, non attacchiamoci al maleducato di turno, che esiste ma è un’eccezione, per puntare il dito, guardiamo avanti a chi cerca di costruire a 360 gradi».

Spesso si sentono pronunciare le solite frasi di circostanza del tipo che “con il rispetto reciproco è possibile far convivere chi fa trekking con l’endurista…”. Ritiene che basta il rispetto delle regole per “andare d’accordo” o  c’è alla base una sorta di antipatia reciproca tra le due tipologie di turisti? «Ritengo sia davvero controproducente per tutti avere asti o antipatie per chi pratica uno sport, diverso e agli antipodi dal proprio, abbiamo la fortuna di vivere in posti che offrono spazi a tutti e a tutto. È logico qualche regola va data, diversamente sarebbe il caos. So che la Comunità Montana insieme al sindaco di Varzi  Giovanni Palli si sta muovendo proprio per riuscire a trovare la miglior soluzione per tutti. Forse siamo stati tutti un po’ troppo polemici, il “vivi e lascia vivere” dovrebbe essere il motto dell’Oltrepò. Qui al Brallo se non ci fossero le moto da enduro molti sentieri impervi sarebbero chiusi già da anni ma non per questo le moto devono farla da padrone. Se io sono in giro con la moto da enduro e incontro dei camminatori è procedura alzare un braccio in modo che tutti rallentino e proseguano a passo d’uomo o si fermino per far passare le persone a piedi, che hanno sempre la precedenza. E se dà fastidio un po’ di rumore e un po’ di gas di scarico, rispondo che per arrivare al Brallo anche i turisti più green utilizzano l’auto, pertanto loro malgrado hanno inquinato. Il buon senso dice di non puntare sempre ed a priori il dito nascondendosi dietro il motto “Io cammino e sono meglio di loro che inquinano”, e viceversa, chi va in moto non deve sentirsi il padrone della strada. Non credo ci sia antipatia ma piuttosto una sorta di timore e di incomprensione verso chi fa qualcosa di diverso da quello che noi amiamo praticare, che sia camminare, andare in bici o in moto».

Lei che è molto attivo nella vita sociale del suo Comune e si occupa concretamente e fattivamente del territorio, osservando le due tipologie di turisti che frequentano il Brallo,  quali sono le differenze sostanziali che ha colto tra i fans del turismo “lento” e quelli del turismo “veloce”? «Non penso ci siano differenze sostanziali tra chi è “lento” e chi è “veloce” in termini di passione, credo invece che le differenze maggiori riguardino il come si vive il proprio sport. Il camminatore arriva al Brallo, beve un caffè, dà una controllata alla mappa con il percorso che intende visitare e parte con il suo zaino in spalla. Il suo approccio con l’ambiente circostante è di tipo “interiore”, cerca l’esclusivo contatto con la natura e a fine giornata gli scorci che ha potuto vedere e il panorama mozzafiato lo ripagheranno della faticosa camminata. Chi invece arriva al Brallo con la moto da enduro va a cercare le mulattiere più impervie dove mette alla prova la sua abilità nel superare mille ostacoli: pietraie, tronchi in mezzo ai sentieri e mille altre insidie con l’adrenalina a mille. A fine giornata però anche l’endurista come il camminatore si porterà il ricordo degli scorci che la natura ha offerto durante la giornata e del panorama ineguagliabile. Quindi, escursionisti ed enduristi qualcosa in comune hanno».

A suo giudizio da sportivo e appassionato di enduro e come cittadino del Brallo, quale delle due tipologie di turismo portano nell’immediato e nel medio lungo termine le maggiori ricadute economiche nel territorio a livello di attrattività e di incassi per le attività? «Partiamo dicendo che il turismo “lento” ha avuto un aumento esponenziale in questo ultimo anno e mezzo, il non poter uscire dalla regione per le leggi anti Covid ha certamente fatto riscoprire a molti pavesi, vogheresi e oltrepadani in genere, il Brallo e la Valle Staffora. Ci siamo accorti di avere posti dove poter camminare o andare in bici ad un passo da casa, posti che prima “snobbavamo” e che invece abbiamo riscoperto e rivalutato. Non eravamo totalmente pronti ad accogliere in modo adeguato questa tipologia di turista, ci stiamo lavorando, per cercare di dare maggior servizi possibili, ad esempio abbiamo in cantiere un progetto di racchiudere e digitalizzare tutta la nostra rete sentieristica  in un applicazione scaricabile tramite bar code che sarà presente su di ogni vetrina dei nostri commercianti, negli alberghi, nei bar  e nei ristoranti. Siamo un attimo in ritardo ma cercheremo di recuperare al più presto. Al contrario gli enduristi, diciamoci la verità, sono di casa al Brallo da tantissimi anni e hanno creato una rete di introiti non indifferente per i nostri alberghi, ristoranti e bar. In piazza a Brallo e non solo, dalle 12.00 alle 14.00 ogni esercente della ristorazione ha le sue moto posteggiate e i suoi motociclisti con le gambe sotto il tavolo. E questo sempre non solo in primavera o in estate, tutti i mesi dell’anno. È inutile nascondersi: le moto in termini economici portano molto, ora sta a noi riuscire a sviluppare allo stesso modo il turismo “lento” che a lungo andare penso sarà la risorsa trainante del turismo in generale».

“Le mele marce”, intese come maleducati e irrispettosi esistono in tutto il mondo e non hanno un colore di appartenenza. Fatta questa premessa, l’accusa che spesso viene mossa a chi pratica motorsport e nello specifico agli enduristi è che distruggono la natura, recando gravi danni ai sentieri, alla fauna ed alla flora locale. Cosa si sente di rispondere a queste accuse? «Indubbiamente l’enduro non è uno sport a bassissimo impatto ambientale, ma con piccole accortezze, come ad esempio il montare le gomme green che sono le uniche ammesse perché hanno pochi tacchetti e quindi non arano il terreno e il non praticarlo quando piove o è appena piovuto, si riduce di molto l’impatto ambientale. Inoltre spesso chi pratica enduro lo fa su sentieri che per lo più vengono aperti appositamente e che diversamente sarebbero chiusi, la flora al Brallo se non viene “tenuta a bada” tende anche a chiudere le strade comunali e questo non è un bene. Quando nevica le piante occludono persino la provinciale e in quanto alla fauna ogni anno c’è sempre da monitorare la proliferazione, perché siamo invasi da cerbiatti, cinghiali e quant’altro, quindi mi sembra che non siano così disturbati dal passaggio di qualche moto. Doveroso chiedere scusa se per colpa di qualche maleducato che scredita l’intera categoria di enduristi, ci siamo trovati in qualche circostanza ad essere in torto, però voglio anche ricordare che questo inverno si sono perse due escursioniste e se non fosse stato per i quad che sono riusciti a raggiungerle sotto la cima del Lesima, forse una giornata di svago si sarebbe trasformata in una tragedia. Insomma non tutto il male viene per nuocere».

Per gli amanti del turismo “lento” il Brallo e l’Oltrepò non sono territori vocati alla pratica del motorsport. Cosa può ribattere a questo pensiero? «Io penso che l’intero Oltrepò debba ancora capire per cosa sia realmente vocato e che strada debba prendere, perché per il momento stiamo vivacchiando su antichi fasti, oramai passati. Sono finiti gli anni delle vasche in via Emilia a Voghera o di quando Salice Terme era la capitale turistica dell’Oltrepò, è ora di ripartire e anche alla svelta, bisogna rimboccarsi le maniche, testa bassa e poche polemiche. Fino a pochi anni fa, quando di gente in Oltrepò ce ne era e tanta, non mi ricordo di polemiche su moto, camminatori, biciclette, cavalli, tutto funzionava a meraviglia e l’economia girava come un’elica. Ora polemizziamo su tutto, perdendo solo tempo prezioso».

Sui media e sui social, soprattutto nell’ultimo periodo, sono nate quelle che si possono definire delle frange “talebane” ed estremiste che inneggiano una tipologia di turismo denigrando l’altra. Al di là di questi gruppi definiti dai più al limite del fanatismo, lei ed altri come lei, avete avuto modo di confrontarvi in maniera logica, razionale e civile con qualcuno che la pensa diversamente da voi sul turismo e se sì con chi? Quali punti di accordo avete trovato? «La ringrazio per questa domanda perché almeno posso chiarire che alcuni gruppi apparsi ultimamente sui social sono fake, uno su tutti il “il Brallo vuole solo le moto da Enduro”. Sappiamo chi c’è dietro e posso solo dire che uno stolto rimarrà sempre uno stolto. Ribadisco il Brallo è aperto a tutti e vi aspettiamo a braccia aperte. Non mi curo troppo delle polemiche via social, criticare senza dare soluzioni è troppo facile, spesso chi fa polemica via social è solo in cerca di un minuto da protagonista, nulla di più. Bisogna essere costruttivi e non distruttivi, andiamo oltre, andiamo avanti e da un’opinione contraria cerchiamo di prendere spunto per un confronto sensato».

Al Brallo e in alta valle Staffora – prima ancora dell’annuncio dello svolgimento della Sei Giorni in Oltrepò – si sono sempre organizzate gare di motorsport ed di enduro. Perché al contrario, secondo lei, non si organizzano manifestazioni ed eventi a carattere ludico o sportivo inerenti al turismo “lento”? Mancanza di idee? Di partecipanti? Di organizzatori? «Come già detto prima con il turismo “lento” siamo un po’ in ritardo, ma vi garantisco che con il gruppo di cui faccio parte abbiamo molti progetti per approcciarci in maniera più adeguata al turismo green. Speriamo che dal mese di ottobre possiamo dimostrare cosa valiamo, cosa e quanto abbiamo voglia di fare».

I cittadini del Brallo, concettualmente, sono più “vicini” al turismo “lento” o a quello “veloce”? Per quale ragione preferiscono uno e non l’altro? «I cittadini di Brallo sono persone meravigliose e sempre pronte ad iniziative di qualsiasi genere, però non vanno presi in giro quando organizzano una gara di Enduro. Tutti si danno una mano, aiutandosi o lasciando passare gli enduristi in proprietà private, a patto che finita la gara si effettuino i ripristini delle strade usate. Speriamo che oltre alle gare di enduro vengano organizzate gare podistiche o di biciclette, noi vi aspettiamo tutti. Lo so che faccio pubblicità al mio amato Comune, però vi giuro abbiamo veramente bisogno di tutto e tutti. Qui si lavora tanto ma solo in estate e l’estate è corta mentre l’inverno e lungo, troppo».

Parafrasando le battute che emergono sui social che sostanzialmente dicono “chi fa motorsport viene, esercita la sua passione, si ferma a mangiare nei bar e nei ristoranti della zona, al contrario chi fa camminate, escursioni o trekking, terminata l’attività beve nella borraccia che si è portato da casa e mangia uno snack leggero che tira fuori dallo zainetto”. Secondo lei questa analisi corrisponde al vero o è un’esagerazione? «Chi va in moto è logico che crea più indotto economico rispetto a chi cammina o va in bicicletta. In moto fatico ma a mezzogiorno metto le gambe sotto il tavolo e poi riparto. Se faccio un’escursione in bici o a piedi e mi sono prefissato di fare un certo giro sicuramente non potrò fermarmi a mangiare un primo e un secondo perché se no poi non riparto più. Sta a noi del Comune di Brallo organizzare eventi che coinvolgano il camminatore e il ciclista magari a pernottare e a cenare nelle nostre strutture. Non esiste un turismo di serie A e uno di serie B».

C’è chi dice che la 6 Giorni ha dato un’ immagine dell’Oltrepò pavese non adeguata e che porterà ricadute pessime per il turismo dei prossimi anni. Lei cosa ne pensa di tale affermazione? «A parere mio personale la Sei Giorni – evento ricordiamo mondiale – è stata una vetrina internazionale per l’intero Oltrepò e qui mi sento di dare un consiglio a chi produce eccellenze del territorio, penso ai nostri prodotti più rappresentativi, il vino ed il salame, di sfruttare questa occasione perché forse non ce ne saranno altre di rilievo così indiscusso. Troppe persone male informate stanno dicendo e scrivendo troppe cavolate sulla Sei Giorni, ed hanno alimentato falsi allarmismi e frange estremiste. È stata una gara internazionale, tipo mondiali di calcio ed erano presenti quasi tutti gli Stati con i loro piloti, insomma un evento trainante per l’Oltrepò che ha portato gente e dopo il COVID è stato manna per i nostri alberghi, bar e ristoranti e per il commercio in generale. Scusate la franchezza, io amo l’Oltrepò e lo trovo un posto bellissimo, ma la Sei Giorni si è svolta nel 2013 in Sardegna e prima ancora all’Isola d’Elba e non mi sembra che queste due isole abbiano un patrimonio naturalistico o faunistico minore dell’Oltrepò… anzi, stiamo parlando di due tra i più belli e suggestivi luoghi d’Italia, ma lì nessuna polemica, anzi. Non è che a far polemiche si cerca di mascherare la nostra incapacità a fare quel tanto sospirato salto di qualità che non arriva mai in tutti i settori?».

Per far convivere il turismo “lento” con quello “veloce” sono necessarie regole chiare e che tutti devono volenti o nolenti seguire. Le regole attuali sono sufficienti a suo giudizio per una convivenza pacifica? «Penso che tutti i vari tipi di turismo debbano convivere in totale armonia, però alcune regole ci vogliono e per stabilire delle regole ci vogliono le persone preposte per farlo. In questo ho totale fiducia nel sindaco di Varzi Giovanni Palli che so che si sta dando da fare per venire a capo di una situazione complessa e per risolverla nel migliore dei modi. Palli è riuscito a riunire ad un tavolo Lega Ambiente ed i Motoclub, da loro devono partire le regole, sono loro che devono parlare e confrontarsi non noi o le inutili stupidaggini e polemiche che proliferano sui social. Io sogno un Oltrepò forte, compatto e unito e finalmente c’è un politico che ci può far fare questo salto di qualità che aspettiamo da tempo. Ma se continuiamo a fare polemiche su tutto, rimarremo quel poco che siamo diventati».

di Silvia Colombini

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