Martedì, 12 Novembre 2019

CASTEGGIO - MARTINOTTI ALLA GUIDA DELLA CROCE ROSSA : «PRONTA A FARLA CRESCERE»

Renata Martinotti, ex primario del reparto di rianimazione dell’Ospedale di Voghera e attuale sindaco del comune di Bastida Pancarana, è la nuova direttrice della Croce Rossa di Casteggio. Il suo nome è circolato nei giorni tra quelli papabili per la nuova presidenza di Asm Voghera. Una notizia che lei però ha rifiutato di commentare, ritenendola un “fake”.

Martinotti, oltre ad essere l’attuale sindaco di Bastida Pancarana, lei è stata per anni responsabile del reparto di rianimazione di Voghera. Ora ha preso a incarico un nuovo ruolo, sempre di grande responsabilità: cosa l’ha spinta ad accettarlo?

«Dal giugno 2017 sono sindaco di Bastida Pancarana e dal 1979 ho sempre operato nell’emergenza. Dal 2000 al 2014 ho ricoperto l’incarico di Direttore del DEA Oltrepò. Da poco il Commissario della CRI di Casteggio mi ha proposto l’incarico di Direttore Sanitario “pro tempore”. Ho accettato con entusiasmo e cercherò di mettere a disposizione la mia esperienza pluriennale sia dal punto di vista sanitario che organizzativo. Sono legata al Comitato della Cri di Casteggio sia da ottimi rapporti sviluppati durante la mia professione ospedaliera, sia perché nel 2008 ho avuto il privilegio di inaugurare il nuovo Centro mobile di rianimazione, dotato di apparecchiature all’avanguardia».

Quali sono i dati della CRI di Casteggio in quanto a numero di unità e di volontari?

«I dipendenti sono 11, i volontari circa 200, con un nutrito gruppo giovanile».

Da sempre la CRI non è attiva solo in ambito di primo soccorso che è la sua funzione primaria, ma ha anche grande impegno in campo umanitario e sociale, quali sono i suoi impegni in questo periodo?

«Appena incaricata ho visitato accuratamente la sede apportando alcune migliorie là dove era necessario ed ho preso atto del grande impegno e professionalità del personale dipendente e dei volontari, che da sempre operano non solo nell’ambito di primo soccorso ma anche in campo umanitario e sociale. Mi muoverò seguendo quanto già fatto in precedenza da chi mi ha preceduto e allargando sempre di più l’orizzonte sul territorio; infatti il comitato della CRI di Casteggio gestisce un territorio molto vasto: 22 Comuni per un totale di circa 30.000 abitanti».

Quali sono al giorno d’oggi i mezzi che ha la CRI per riuscire a trovare i fondi necessari alle proprie operazioni? Cosa viene fatto a Casteggio per la raccolta fondi e donazioni?

«Appena nominata, assieme al Commissario, abbiamo inviato ai 22 comuni una lettera di presentazione ed è nostra intenzione andare dai Sindaci ad illustrare il nostro programma per la raccolta fondi ed affiancare all’aspetto sociale ed umanitario un discorso di prevenzione in collaborazione con i vari Enti ed Istituzioni».

Quali saranno i suoi prossimi impegni come nuova direttrice sanitaria?

«I miei prossimi impegni saranno di collaborazione con tutto il personale e soprattutto di dare visibilità al nostro lavoro, con attenzione particolare alle fasce deboli, senza dimenticare che il mio compito principale è quello di assicurare il buon funzionamento dei servizi, gli aspetti igienico-sanitari della sede e degli automezzi e di occuparmi della salute psico-fisica del personale».

Quanti giovani volontari sono presenti in Cri Casteggio? Pensa che ci sia stato un aumento dei nuovi volontari in quest’ultimo periodo o che al contrario il dato sia in calo?

«I giovani sono circa una quarantina, ma a settembre, con il nuovo corso di formazione per volontari, sarà possibile capire con più chiarezza se il numero sarà in diminuzione o in aumento».

Come medico invece, qual è la sua idea personale per quanto riguarda il gran numero di medici che vanno in pensione senza che lo stato però li sostituisca negli ospedali? Si sta creando un grave problema?

«Questo è un problema grave e complesso, la cui origine non è però di oggi. Come prima risposta penso al numero chiuso delle Università italiane sia come facoltà che come specialità. Altre cause sono da ricercare nella precarietà del posto di lavoro e nei compensi più bassi rispetto al resto d’Europa, che portano i nostri giovani medici ad andare all’estero con prospettive migliori sia per una stabilità professionale e quindi una sicurezza economica, con tutto quello che ne deriva, sia per la ricerca a cui viene data molto più importanza all’estero che qui da noi. La ricerca rappresenta il nostro futuro».

di Elisabetta Gallarati

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