Giovedì, 18 Luglio 2019

Nel 1902 fu costituita la Società Anonima delle Terme di Salice, che nel 2002 festeggiò il centenario come una delle più antiche società per azioni della provincia di Pavia, che realizzò un nuovo e imponente stabilimento in sostituzione del precedente realizzato tra il 1884 e il 1885. Le terme in seguito divennnerp di proprietà statale e quindi acquisite dal Comune di Godiasco all’inizio degli anni 2000. Il record di presenze fu registrato con le 24.500 del 2004. Nel 2006 le Terme vennero privatizzate, nel 2018, dopo un vorticoso cambio di proprietari il fallimento. Ora per le Terme di Salice è stata indetta l’asta, questo l’annuncio sul sito del Tribunale di Pavia :     

"SALICE TERME (PV): VENDESI STABILIMENTO TERMALE E RELATIVO COMPLESSO AZIENDALE avente ad oggetto sia l’attività di valorizzazione e sfruttamento delle acque termali e dei fanghi a scopo curativo e servizi connessi, sia attività ricreative di bar e discoteca, attualmente in affitto a terzi. Il Complesso Aziendale posto in vendita include le concessioni minerarie necessarie per l’estrazione delle acque, nonché tutti i beni mobili, autorizzazioni, licenze, marchi e un rilevante patrimonio immobiliare, che comprende lo stabilimento termale, il Caffè Bagni, il Grand Hotel Terme, il secolare Parco di Salice, la Chiesa di S. Maria Nascente. Il prezzo base è pari ad Euro 4.975.000,00 (è possibile presentare offerte a partire da Euro 3.731.250,00). Rilancio minino pari ad Euro 50.000,00. La vendita senza incanto, con modalità sincrona mista, si terrà il giorno 8/10/2019 alle ore 15.00 avanti al curatore fallimentare, dottor Andrea Nannoni, presso gli uffici di Executive Services Business Centres - siti in Milano, Via Vincenzo Monti n. 8. Per consultare le perizie e per maggiori informazioni consultare il sito www.portalevenditepubbliche.giustizia.it o contattare il Curatore Fallimentare dott. Andrea Nannoni tel. 02 43995584 E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Dati del lotto

Lotto Unico
Tipologia Fabbricati costruiti per esigenze commerciali
Categoria Immobile Commerciale
Genere Immobili
Indirizzo 27052 Godiasco Salice Terme (PV)
Valore di stima 4.975.000,00 €
 

Dati di vendita

Tipologia Senza incanto
Data asta 08/10/2019 - 15:00
Indirizzo presso gli uffici di Executive Services Business Centres - Curatore Dott. Nannoni Via Vincenzo Monti n. 8 20121 Milano (MI)
Prezzo 4.975.000,00 €
Offerta minima 3.731.250,00 € (Offerta minima per la partecipazione alla vendita ai sensi dell'art.571, II comma, c.p.c )
Rialzo minimo 50.000,00 €
Cauzione 10 %
Termine presentazione offerte 07/10/2019 - 13:00
Modalità gara Sincrona mista
Apertura buste 08/10/2019 - 15:00
 

Beni inclusi nel lotto

Categoria Immobile Commerciale
Tipologia Fabbricati costruiti per esigenze commerciali
Descrizione SALICE TERME (PV): VENDESI STABILIMENTO TERMALE E RELATIVO COMPLESSO AZIENDALE avente ad oggetto sia l’attività di valorizzazione e sfruttamento delle acque termali e dei fanghi a scopo curativo e servizi connessi, sia attività ricreative di bar e discoteca, attualmente in affitto a terzi. Il Complesso Aziendale posto in vendita include le concessioni minerarie necessarie per l’estrazione delle acque, nonché tutti i beni mobili, autorizzazioni, licenze, marchi e un rilevante patrimonio immobiliare, che comprende lo stabilimento termale, il Caffè Bagni, il Grand Hotel Terme, il secolare Parco di Salice, la Chiesa di S. Maria Nascente. Il prezzo base è pari ad Euro 4.975.000,00 (è possibile presentare offerte a partire da Euro 3.731.250,00). Rilancio minino pari ad Euro 50.000,00. La vendita senza incanto, con modalità sincrona mista, si terrà il giorno 8/10/2019 alle ore 15.00 avanti al curatore fallimentare, dottor Andrea Nannoni, presso gli uffici di Executive Services Business Centres - siti in Milano, Via Vincenzo Monti n. 8. Per consultare le perizie e per maggiori informazioni consultare il sito www.portalevenditepubbliche.giustizia.it o contattare il Curatore Fallimentare dott. Andrea Nannoni tel. 02 43995584 E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
Indirizzo 27052 Godiasco Salice Terme (PV)
 

Dati della procedura

Procedura (numero/anno) 23/2018 Tribunale Pavia
Tipologia Procedure concorsuali / Fallimentare
Giudice Dott. Erminio Rizzi
Professionista Delegato Andrea Nannoni - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Curatore Andrea Nannoni
 

Altre informazioni

Pubblicazione 16/07/2019

Come si è giunti a questa situazione?

Il fallimento delle Terme è frutto di scelte scellerate e della manifesta incapacità di chi ha gestito le Terme ed il suo futuro, che in parte è anche il futuro di Salice, in questi ultimi dieci anni.

Val la pena ripercorrere le tappe della vicenda:

Anno 2004: nel mese di settembre viene “dimesso” l’amministratore unico delle Terme, Maurizio Somensini, il quale aveva previsto una perdita, in quell’anno, riconfermata a Settembre, pari a 300 mila euro.

Ottobre 2004: arriva il nuovo amministratore e dopo aver licenziato il direttore commerciale Liberali, con la motivazione “guadagna troppo”, direttore commerciale che aveva portato dal 1996 al 2004 da 6 mila a 24 mila i clienti delle Terme, inizia una nuova strategia commerciale che prevede la cancellazione delle oltre 600 convenzioni con enti privati e pubblici, associazioni, etc, etc… Il passivo in soli tre mesi, da ottobre a dicembre, da 300 mila euro esplode a 1 milione e 800 mila euro!

Anno 2005: il proprietario delle Terme, il Comune di Godiasco, gridandolo ai 4 venti, dà la colpa della “situazione” al contratto con la Juventus, una scusa ad effetto che fa presa sulla gente. Alla luce dei fatti di allora e di quello che è avvenuto oggi e documenti alla mano possiamo parlare di fatto di… una menzogna eclatante!

Anno 2006: le Terme vengono “finalmente” vendute dal Comune di Godiasco, guidato dal sindaco Deantoni, per un importo che a qualcuno sembra irrisorio e con clausole contrattuali che a qualcuno sembrano ridicole, al gruppo Camuzzi (poi fallito dopo pochi anni). Polemiche poche e a tanti ma non a tutti, la soluzione sembra la panacea di tutti i mali. Qualche giornale locale scriveva che la vendita delle Terme sembrava avere lati non “chiari”.

Proprio in questi giorni Ettore Filippi, ex vicesindaco di Pavia, scrive, e quindi è responsabile di quanto scritto, un commento su un social pubblico: “Pensate che tutto parte (la vendita delle Terme ndr) da una ladrata… - scrive Filippi-  con l’allora sindaco di Godiasco in cambio di un appalto fasullo che sarebbe costato al San Matteo (Policlinico di Pavia ndr) 14 milioni di euro...”.

Anno 2008: per il gruppo Camuzzi inizia la crisi e cede le Terme alla Afin della famiglia Fabiani. Anche in questo caso gli annunci trionfalistici sui programmi futuri delle Terme non destano perplessità.

I debiti, o presunti tali, che il gruppo Camuzzi aveva riappianato aumentano. La Afin cambia amministratori e direttori a gettito continuo in un numero superiore agli allenatori cambiati dal presidente Zamparini del Palermo.

Anno 2013: i Fabiani gettano la spugna e cedono le Terme ad un imprenditore vogherese, Elio Rosada. Molti restano perplessi, la domanda ricorrente era: “Come farà a pagarle?” Infatti non le paga, i debiti delle Terme aumentano e rimangono a Fabiani,  nel contempo altre aziende di Rosada falliscono.

Anno 2015: i Fabiani ritornano in possesso delle Terme e le rivendono ad una società romana che non sembra avere mai gestito impianti di questo tipo e non sembra avere neanche i capitali per ripianare il debito ormai giunto a livelli di 7- 8 milioni di euro

Negli anni 2015, 2016 e 2017: la società romana “proprietaria delle Terme” con annunci più o meno trionfalistici e con il tacito assenso della politica comunale, affitta e rinnova affitti di tutto quanto è affittabile, ivi compreso lo stabilimento e le attività termali ed anche il “Caffe Bagni”. Nel contempo viene "scorporato" l'immobile del Nuovo Hotel Terme con annesso parco-giardino di competenza. La "nuova" società proprietaria, facilmente riconducibile agli stessi "soggetti" proprietari delle Terme di Salice, fallirà ed il Nuovo Hotel Terme è andato all'asta ben due volte senza nessun esito.    

Inoltre chi gestisce le Terme non paga o paga in ritardo gli stipendi  dei dipendenti, viene tagliato il gas e all’interno delle Terme vengono effettuati furti con curiosa frequenza. Sul finire del 2017 cala il sipario: una tragedia di cui si poteva intuire il finale. Il debito aumenta sempre di più e le Terme di Salice srl e nel 2018 falliscono.

L’intervento della magistratura forse potrebbe fare chiarezza e risalire a chi ha sbagliato, perché è palese che qualcuno ha sbagliato. Certo è triste che quella che era la prima azienda turistica dell’Oltrepò Pavese… abbia fatto questa fine. Nessuno chiederà scusa per gli errori commessi, nessuno dirà ho sbagliato le valutazione o se politico dirà ho sbagliato a votare le decisioni che venivano prese per le Terme. Speriamo almeno che “certa gente” non parli e non si occupi più del problema Terme.

Nell’ambito del processo di attuazione della Strategia Nazionale per le Aree Interne, è stato pubblicato sul BURL di Regione Lombardia il bando “Sostegno allo Start up d’impresa in Alto Oltrepò”.Tale misura, fortemente caldeggiata dal partenariato istituzionale dell’Appennino Lombardo in fase di co-progettazione, prevede un importante sostegno alle imprese nate da non più di 24 mesi ed a tutti quegli aspiranti imprenditori interessati a sviluppare progetti imprenditoriali o libere professioni sul nostro territorio. I progetti devono essere realizzati nell’Area Interna Appennino Lombardo – Alto Oltrepò Pavese, composta dai Comuni di Bagnaria, Borgoratto Mormorolo, Brallo di Pregola, Fortunago, Menconico, Montesegale, Ponte Nizza, Rocca Susella, Romagnese, Santa Margherita di Staffora, Val di Nizza, Colli Verdi, Varzi, Zavattarello. 

Brevi informazioni relative all’accesso al bando: 

  • Dotazione finanziaria complessiva: € 1.100.000,00
  • Caratteristiche dell’agevolazione:  contributo a fondo perduto concesso a valere su risorse del POR FESR 2014-2020:

€ 80.000,00 per imprese costituite da non più di 24 mesi, aspiranti imprenditori, aspiranti e liberi professionisti.

  • Intensità di aiuto: 50%
  • Investimento minimo: €15.000,00
  • Procedura di selezione: valutativa a sportello
  • Data apertura: 16 settembre 2019
  • Data chiusura: 10 dicembre 2019

Modalità di partecipazione: le domande devono essere presentate esclusivamente in forma telematica, nel rispetto dell’articolo 125 del Regolamento UE 1303/2013, accendendo al portale www.bandi.servizirl.it e compilando l’apposita modulistica

Per maggiori informazioni visita il sito della Comunità Montana Oltrepò Pavese

Classe 1960, grande appassionato di musica rock, blues e jazz, ma tra tutti “in testa” c’è da sempre “The Boss” Bruce Springsteen, è da tanti anni Amministratore Delegato dell’Azienda di famiglia, la Cifarelli S.p.A. con sede in Voghera, azienda che ha festeggiato i 50 anni di attività nell’estate 2017 con, ovviamente, una “tre giorni” densa di concerti dall’appeal internazionale nel grande spiazzo interno. Oltre alla passione per le Harley Davidson, coltiva anche quelle per la radiofonia e la fotografia, quest’ultima passione condivisa con il fratello minore, Roberto, che è negli anni diventato fotografo tra i primissimi a livello mondiale del settore Jazzistico. Abbiamo incontrato Renato Cifarelli.

Le chiedo per iniziare, tra i tanti argomenti che toccheremo, professionali e passionali, la composizione societaria della sua azienda: lei è Ceo, Amministratore Delegato, dell’Azienda fondata da suo padre. Anche suo fratello ricopre un ruolo aziendale?

«Siamo tutti in azienda: mio padre Raffaele, classe 1931, è sempre Presidente e lavora incessantemente tutti i giorni da mattina a sera! E così mio fratello Roberto, responsabile del settore Ricerca & Sviluppo. Mio padre ha fondato la nostra Azienda nel 1967 e ha coinvolto molto presto mio fratello ed il sottoscritto nell’attività, molti anni or sono».

Fondazione avvenuta nel 1967 e 50ennale di attività festeggiato due anni or sono, nel 2017, con un week-end di grande musica...

«Rock, Blues e Jazz! Ci siamo divisi equamente la scelta di Artisti stimati tra mio fratello ed io: sono intervenuti, ad esempio, i Mandolin Brothers, eccellenza Blues locale ed amici che da anni seguiamo, ed ancora i Cheap Wine, storica band rock italiana di Pesaro, e poi Abbiati e Cacavas, Chris Cacavas tastierista fondatore dei leggendari Green or Red, ed ancora Daniele Tenca, bravissimo musicista Blues, per finire con il Jazz e la tromba di Paolo Fresu, Artista che ritengo non abbia bisogno di presentazioni».

Lei e suo fratello Roberto, oltre alla passione per la musica, condividete anche quella per la fotografia...

«Beh, diciamo che io lavoro un po’ con gli amici, e sinceramente, in quest’ultimo periodo, anche poco ahimè, mentre Roberto è ormai uno dei fotografi Jazz più accreditati nel mondo! Ad esempio, la sala d’ingresso del Blue Note di Milano, senza andar troppo distanti, è un Concept di mio fratello interamente realizzato con suoi scatti ai massimi jazzisti mondiali!».

Da sempre, lei è grande ammiratore del rocker mondiale per eccellenza, “The Boss” Bruce Springsteen: quanti concerti ha visto? L’ha mai conosciuto personalmente?

«Da sempre io ritengo che la musica aiuti la mente a distendersi, ed è mia compagna da tanti anni. Nel caso del “Boss”, si, ho girato molte Capitali Europee al seguito dei vari Tour nei decenni, non l’ho mai visto negli U.S.A., ed ho partecipato a praticamente tutti, forse tranne uno o due, i concerti su territorio nazionale. Direi, in totale, un numero approssimativo di un centinaio di concerti, che, tra i fans più appassionati, è un numero nella media. Purtroppo, sarà destino o tradizione (sorride...), non sono mai riuscito ad incontrarlo di persona...».

E nella lista delle passioni, arriviamo alla Radio...

«è il mio passatempo del sabato mattina! Partecipo ad una trasmissione con Oscar Giannino, Carlo Alberto Carnevale Maffè e Mario Seminerio, su Radio24 dalle 9,00 alle 11,00, che s’intitola “I conti della Belva”, ove ci occupiamo principalmente di economia, trattando in modo scherzoso temi  anche complessi».

Economia a che livello? Macro-numeri, Finanza...

«A seconda delle notizie della settimana, anche perché Radio24 è una radio d’informazione. Quindi trattiamo dall’economia americana alla nuova moneta di Facebook, a cose più vicine, anche libri. Di tutto un po’, in buona sostanza».

Nella sua percezione ed analisi imprenditoriale, allora, come sta andando la nostra economia?

«Proprio a riguardo del programma suddetto, noi abbiamo ad esempio iniziato a parlare di un rallentamento economico nazionale proprio un anno fa circa, quando ancora tutti, o quasi, sostenevano che l’economia stesse per esplodere, in senso positivo. Noi vedevamo, sia analizzando i dati sia, diciamo, “annusando l’aria”, che invece si stava imboccando la via del rallentamento, appunto, principalmente con riferimenti al settore Automotive, che oggi è infatti in forte rallentamento! Parliamo, ad esempio, delle difficoltà di settore imputabili all’incertezza, in parte dovuta alla crisi di fiducia del consumatore, periodo nel quale si tende a non investire, in parte per ulteriori incertezze di regole, ad esempio non si sa esattamente come finirà il motore diesel, le automobili elettriche, ibride, ad idrogeno e via dicendo, e quindi i consumatori stanno un po’... “alla finestra”. Questo settore, su base economica europea, incide tantissimo, quindi non è difficile da capire, come concetto. Aggiungendo a ciò, al di là della produzione automobilistica industriale, tutte le azienda accessorie collegate. Ecco perché, quando va in crisi questo settore, tutti i Governi, nessuno escluso, mettono mano al portafogli per sostenerlo: è davvero importante per la struttura industriale di un Paese! è, ad esempio, un grave problema per gli inglesi soggetti alla prossima Brexit: molte case produttrici, specialmente dall’estremo oriente, hanno da anni scelto l’Inghilterra come Hub europeo, ma non lo potranno mantenere quando si ristrutturerà una dogana».

Ed in riferimento diretto alla sua Azienda?

«La nostra realtà produttiva si salva perché noi esportiamo molto, circa il 90% è in export in più di 80 Paesi nel mondo».

Qual è stato il primo prodotto della Cifarelli S.p.A. nel 1967?

«Gli atomizzatori “a spalla” a motore. Mio padre ha iniziato con questo prodotto per l’agricoltura, che serve per trattare le piante, le vigne, etc. è l’evoluzione dell’atomizzatore ad acqua, quello, per intenderci, dove c’era una manovella da continuare ad azionare: il nostro, con motore a due tempi, rende migliore il risultato riuscendo, utilizzando l’aria e non l’acqua, a smuovere il fogliame migliorandone il trattamento finale. In seguito all’evoluzione poi del mercato europeo, dove questi trattamenti si fanno con macchine trattorizzate e non più a spalla, noi abbiamo sondato molti altri Paesi, meno ricchi, diciamo, dove ancora non ci sono le possibilità di effettuare questi trattamenti con trattori, oppure dove gli appezzamenti sono medi e/o piccoli, o relativamente piccoli».

Quali altre tipologie di prodotti fornite?

«Negli anni abbiamo aggiunto e dismesso alcuni prodotti: il primo che mi sovviene è il decespugliatore, per la produzione e vendita del quale serviva un’azienda più grossa della nostra per riuscire a competere su larga scala nel settore giardinaggio. Oppure anche gli atomizzatori da trattore, settore iniziato ma poi abbandonato. Attualmente la nostra Linea è composta da 4 prodotti: il suddetto atomizzatore, ovviamente a sua volta evoluto rispetto al 1967 (sorride), del quale, a differenza di quegli anni, produciamo anche il motore qui in azienda, mentre allora era prodotto esternamente; e poi ancora i soffiatori, le macchine per il fogliame, ed una particolare macchina che si chiama “Scuotitore per Olive”. è sempre una macchina piccola, leggera con motore a due tempi, che “aggancia” il ramo e fa cadere, scuotendolo, le olive nelle reti sottostanti, ed è tra i metodi più veloci di raccolta esistenti! Ed infine, proprio per una super nicchia di clienti, produciamo un aspiratore per castagne e nocciole da terra, utile per chi non ha grossi appezzamenti. Certamente più utile per le castagne, coltivazioni normalmente collinari quindi difficili da lavorare con grandi mezzi, ed utile anche per le nocciole, che si coltivano in piano, come rifinitura finale alle grosse quantità precedentemente raccolte con mezzi più pesanti».

Il nucleo produttivo è interno, quindi, con quanti dipendenti nel reparto Produttivo?

«Sì. Noi produciamo tutto nello stabilimento di Voghera, anche le componenti in plastica “a iniezione”, quelle cosiddette “piene”, per le quali abbiamo acquistato stampi e macchine, ed al momento contiamo, su un totale di 56 dipendenti, 38 addetti produttivi e 18 negli uffici, conteggiando nei 38 produttivi anche i cosiddetti “indiretti”, ad esempio i servizi di manutenzione. Alcuni dipendenti lavorano su doppio turno, come gli addetti alle  parti in plastica o meccaniche».

Ricordo però, nei decenni, che la parte commerciale dell’azienda era affidata a suo zio, Gianfranco Cifarelli...

«L’ha creata e sempre seguita infatti mio zio Gianfranco, fino al “buen ritiro” di tre anni fa, affrontando un’impresa direi titanica! Oggi, con internet, sembra facilissimo avere il polso di una nazione, di un potenziale acquirente, di una metodologia distributiva: quando mio zio Gianfranco iniziò c’era, invece, solo un modo di esplorare, nel vero senso della parola, il mercato: prendere la borsa ed un aereo, o automobile, e far visita di persona alle nuove realtà! Alla metà degli anni ‘70, iniziando dal 1968, esportavamo in Paesi come San Salvador, Perù, Thailandia, etc. All’epoca non era ancora stato inventato manco il fax! Avevamo il Telex, la tele-scrivente, che era praticamente un telegramma veloce. Talvolta i voli aerei costavano spropositatamente, direi in alcune occasioni 15 volte più cari dei prezzi attuali: proprio per questo motivo, ricordo viaggi di mio zio Gianfranco in auto alla volta del Portogallo, contenendo i costi. Ricordo anche che gli capitò di visitare posti, in Sud America, ove era il primo uomo di carnagione chiara che i residenti avessero mai visto! Oggi lo dobbiamo certamente ringraziare profondamente, anche per gli 80 distributori che ci rappresentano nei Paesi ove vendiamo!».

Avete molti concorrenti nel mondo?

«Abbiamo oggi, nel mondo, solamente 2 o 3 competitors diretti: un’azienda tedesca ed un paio di aziende giapponesi. Negli anni ce ne sono stati alcuni, per svariate ragioni poi spariti dal mercato».

Qual è stata la forza della Cifarelli S.p.A. in tutti questi decenni?

«A livello societario ed imprenditoriale, certamente l’accordo e l’armonia mai mancate tra tutti noi familiari, a partire da mio padre e mio zio Gianfranco, successivamente mio fratello Roberto ed io, che ci siamo aggiunti in corso d’opera, e la presenza costante di nostra madre in qualità di responsabile amministrativo, nonché fondatrice insieme a nostro padre di tutto ciò!».

Cosa progetta per i prossimi anni?

«Ritengo che il prossimo decennio sarà portatore di enormi cambiamenti! A breve, ad esempio, usciremo con un nuovo prodotto a batteria, il nostro primo prodotto elettrico, che sarà un soffiatore di fogliame dal nome “E-wind”: 40 minuti d’autonomia ed un costo al di sotto dei 300 euro».

  di Lele Baiardi

A Rovescala, comune di circa 900 anime, chiuderà lo sportello bancario presente in paese da tempo immemorabile. Un servizio che causerà non pochi problemi al commercio e alla popolazione, soprattutto anziana. Abbiamo intervistato Marco Pozzi, commerciante di 44 anni che, da più di vent’anni, gestisce con la sorella Silvana  un negozio di prodotti tipici nel paese. Nonostante le difficoltà del commercio nei piccoli paesi, ha deciso in controtendenza di allargare la propria attività, riaprendo il banco macelleria che mancava in Rovescala da più di 25 anni.

Marco, quando avete iniziato la vostra attività a Rovescala?

«Esattamente ventun’anni fa,  quando io avevo ventitrè anni e mia sorella sedici, aprendo una latteria con vendita di prodotti confezionati ed edicola, chiamata “Milk & News”. Gli inizi non sono stati di certo facili: era il luglio del 1998 e ho aperto l’attività accendendo un mutuo per comprarmi la licenza. L’anno successivo, con “Decreto Bersani”, è avvenuta la liberalizzazione delle licenza. Mi hanno stroncato subito! Non mi sono demoralizzato, mi sono rimboccato le maniche e sono andato avanti. Poco dopo ho iniziato ad inserire altri prodotti, tra cui pane e salumi. All’epoca eravamo tra i pochi della zona ad aver aperto anche la domenica mattina, perché era “zona turistica”, quando negli altri centri le attività commerciali invece erano chiuse. Però come “zona turistica” pagavamo anche più tasse… Ora gli orari sono più liberi. Circa undici anni fa ho trasferito l’attività in un altro negozio più ampio, aprendo “Pozzi di bontà”. L’obiettivo che ci eravamo prefissati era quello di essere sempre al top con la qualità, e penso di poter dire di esserci riuscito».

Da quando avete aperto, com’è cambiata Rovescala?

«Negli ultimi anni il paese è cambiato parecchio. Durante l’estate molti erano i giovani e i bambini che dalla città venivano portati in vacanza dai nonni.  Era un vera e propria località di villeggiatura. Ora, diminuendo gli anziani, parecchie case sono chiuse e trascurate, senza utenze per evitare di pagare più tasse come seconda casa. Bisognerebbe incentivare la riapertura di queste abitazioni, almeno nella stagione estiva. In vent’anni il numero di residenti è calato parecchio, di circa il 30%. Quando abbiamo iniziato c’erano due panetterie, una salumeria, un alimentari e un ortolano. Ora, dopo la chiusura dello storico panificio Molinelli, siamo rimasti solamente tre negozi. Rovescala è un paese che fino ad oggi ha garantito ogni tipo di servizio alla sua popolazione: oltre alle attività commerciali ci sono il comune, la banca, la posta, la farmacia e il medico. Tutti concentrati nel centro del paese, in soli 500 metri».

Come mai allora dopo venticinque anni ha deciso di riaprire anche la macelleria?

«Per l’amore che ho verso il mio paese mi sono sentito di dover dare questo servizio . Ho così scelto di avvalermi di un artista del mestiere in pensione che mi sta insegnando il lavoro e le nostre carni sono tutte di prima qualità, provenienti da un macello del Carmine. Io ho investito qui, vivo qui e ho fatto famiglia qui. Anche mia sorella, dopo un breve periodo di residenza a Broni, presto tornerà ad abitare con la sua famiglia a Rovescala. In questi vent’anni ho investito parecchio nella mia attività, facendo numerosi sacrifici. Certo, non è Milano e non ci sono quei numeri, ma il negozio mi ha sempre permesso di vivere una vita dignitosa, pagando gli investimenti iniziali. Se avessi dovuto guardare solo l’aspetto economico avrei accettato offerte che mi erano state fatte negli anni per lavorare altrove. Non so se ho fatto bene o male, ma ho scelto così. Io penso che una persona anziana o dei bambini possano vivere molto meglio in un paesino in cui ci sono tutti i servizi essenziali».

Che tipo di clientela c’è a Rovescala? Locale o di passaggio?

«Posso dire che un 80-90% è tutta clientela del paese, che garantisce una certa costanza nelle vendite. Principalmente clientela anziana. Poi c’è la clientela “estera”, quella che viene qui in zona a prendere il vino, soprattutto in primavera: persone che mi conoscono già e passano quelle due o tre volte all’anno per portarsi i nostri prodotti tipici in città. Con l’aggiunta della macelleria, visto che qui in zona ce ne sono poche, spero di poter allargare la mia clientela anche ai paesi limitrofi».

Dopo tanti anni a Rovescala chiuderà la storica banca. Che tipo di ripercussioni potranno esserci sul paese?

«La banca qui a Rovescala esiste da parecchi anni, si dice da prima della guerra. è un servizio che mancherà parecchio, soprattutto a chi è abituato ad avere il propri risparmi in paese. Ultimamente stanno girando anche voci sull’ipotetica chiusura dell’ufficio postale. Purtroppo sono segnali brutti. L’unica arma che abbiamo è quella di rimanere uniti come popolazione, portando avanti obbiettivi comuni. Io non voglio che il mio paese muoia. Innanzitutto dobbiamo volerci bene tra di noi e avere cura del territorio e degli immobili, come terreni e case. Perché è anche quello che da valore ad un territorio. Prendiamo come esempio Barolo e Barbaresco: cosa costa un ettaro di terreno in quella zona? Hanno saputo dare un valore al territorio e al proprio vino. Sono convinto che in un paese con il giusto valore immobiliare la banca non sarebbe mai stata chiusa. C’è anche un altro dato interessante: sei mesi fa Rovescala è stata citata da “Il Sole 24 ore” come Comune con il maggior numero di conti correnti dormienti. Questo dimostra che la popolazione tende a non investire, ma a mantenere liquidità».

Che rapporto avete voi commercianti con le associazioni locali?

«Fino a quattro anni fa ero stato vicepresidente della Pro Loco, ma ho dovuto dimettermi per questioni di tempo. Quando si prende un impegno bisogna anche essere in grado di saperlo mantenere. Qui a Rovescala abbiamo una Pro Loco e un Gruppo Alpini che funzionano benissimo, come anche l’Auser e la biblioteca. Queste associazioni aiutano parecchio la popolazione e il commercio del paese. Quest’anno la “Primavera dei vini” ha riscosso un grande successo e si è potuto anche notare che il livello dei vini in degustazione si è parecchio alzato».

Cosa servirebbe a questo territorio per ripartire?

«In Oltrepò non abbiamo bisogno di ragionieri, ma di “folli innamorati” per il territorio. Servono persone che riescano a “vedere oltre”, senza pensare a “Ce la farò? Non ce la farò?”. Abbiamo bisogno anche di sogni, perché secondo me le più grandi scoperte sono nate dai sogni, non con l’immediato intento di fare soldi: dopo il successo arriva la rendita. Servono visionari, come il Duca Denari. Lui amava il territorio e amava “La Versa”, non lo faceva solo per il denaro. Poi sono arrivati i ragionieri, l’hanno cacciato e abbiamo visto che fine abbiamo fatto. Lui voleva il “prestigio”, non voleva che fosse la cantina più ricca d’Italia, ma quella più sana e prestigiosa. Bisognava andare avanti con la sua mentalità, non ribaltare tutto. Il visionario vede cose che gli altri non vedono  e i risultati non si hanno subito, ma solo dopo anni. Si tende a giudicare negativamente nell’immediato, ma poi col tempo gli si deve dare ragione. Serve sinergia  di qualità tra produttori, commercianti e artigiani, oltrepassando i campanilismi. Sarà anche un’utopia, ma l’unica arma che abbiamo è rimanere uniti. Gli eroi sono quelli lavorano per migliorare il loro territorio. Io ho sofferto tanto per certe parole che non mi meritavo, ma ho tenuto duro. Vorrei insegnare a mia figlia l’amore per il territorio: vai pure in città o all’estero per imparare di più, ma poi torna per migliorare casa tua».

  di Manuele Riccardi

"Qualità e perseveranza. I due punti cardinali della nuova rotta di Terre d'Oltrepò disegnano un futuro improntato all'ottimizzazione delle produzioni, anche nell'ottica di un aumento del valore dei conferimenti. Non è destinato a restare lettera morta l'ulteriore cambio di passo annunciato dalla cantina di Broni, prima realtà vitivinicola lombarda in termini di volume prodotto: ne danno prova gli ultimi parametri indicativi sottoposti ai soci, tutti volti all'incremento qualitativo dei vini e degli spumanti.

Decisivo, in questa direzione, l'apporto progettuale di Riccardo Cotarella, enologo di fama internazionale che ha recentemente avviato un rapporto di consulenza con Terre d'Oltrepò.

«Abbiamo chiesto ai nostri soci – spiega Andrea Giorgi, presidente della cantina oltrepadana – la disponibilità ad adottare una serie di criteri relativi alla coltivazione e al conferimento, con l'obiettivo di realizzare prodotti vinicoli ancora più pregevoli. Raccolta manuale delle uve, limiti di portata massima dei carichi, rispetto delle norme agronomiche, contenimento della produzione per ettaro di superficie: sono solo alcuni dei punti portati all'attenzione dei soci, con i quali andremo ad approfondire e concordare ogni singolo parametro proposto, per sollecitare l'adesione al progetto che abbiamo intenzione di attuare».

L'invito, dunque, è a puntare in alto. Partendo però da una solida base, vale a dire i risultati più che positivi messi in cassaforte con l'ultima vendemmia. «Un passo alla volta, dobbiamo elevare il nome della nostra cantina attraverso un'oculata valorizzazione dei vigneti più vocati – aggiunge il numero uno di Terre d'Oltrepò – anche e soprattutto per dare al territorio nuove chance di credibilità nel panorama vinicolo nazionale. Ai soci viene oggi offerta una grande opportunità. La partnership con Riccardo Cotarella diventa in tal senso una tappa obbligata, sia per il supporto tecnico che può fornire ai nostri enologi, sia per il contributo che darà al processo di potenziamento della nostra immagine»"

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Simone Verdi, classe 1988, nato e cresciuto a Canneto Pavese, designer e grafico, da alcuni mesi ha avviato un progetto di sviluppo per il punto vendita, gli eventi e la comunicazione digitale dell’Enoteca Regionale della Lombardia ospitata dalla cascina di Cassino Po a Broni. Inaugurata il 10 ottobre 2015, promossa dal Comune di Broni, Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese, Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese e Strada del Vino, ha lo scopo di valorizzare i prodotti enogastronomici di tutta la Lombardia.

Simone, lei è un grafico e un designer. A tutti gli effetti, un artista. Che tipo di progetto ha pensato di proporre all’Enoteca Regionale di Broni?

«Lo scorso novembre, dopo aver svolto il mio ultimo lavoro, ho capito che era mia volontà costruire qualcosa per il mio territorio, mettere le mie idee e la mia voglia in moto. Porto avanti le collaborazioni come grafico a livello privato con diverse aziende e proseguo il mio percorso come artista. Lo scorso anno però ho iniziato i corsi di AIS Pavia (Associazione Italiana Sommelier, ndr) come sommelier, e da qui ho capito che volevo fare qualcosa in questo settore e per il territorio in cui sono nato, cresciuto e in cui vivo. Ho ideato e scritto un progetto di rilancio che ho presentato al direttivo di Enoteca Regionale nel febbraio del 2019. Dopo un mese circa di valutazioni tra i vari responsabili, mi è stata data la possibilità da parte di Carlo Torretta e Filippo Arsi. Da qui ho iniziato la mia avventura il 20 marzo scorso. Come primo evento ho organizzato una sei giorni di banco di degustazione durante la Milano Design Week e il Fuorisalone, in collaborazione con NOlab Academy, polo di formazione in ambito food, fashion e design. Bellissima esperienza che sicuramente rifaremo e stiamo parlando per altre attività da sviluppare insieme. Non svelo altro».

Che innovazioni ha portato il suo progetto?

«Con il mio ingresso la volontà è quella di poter offrire alla clientela e alla aziende una persona di riferimento costante con cui fidelizzarsi, con cui poter parlare e confrontarsi e costruire progetti condivisi. Ho incrementato gli orari, quindi oggi Enoteca tranne il lunedì, è aperta tutti i giorni in orario continuato. La mescita varia circa ogni 7/8 giorni, organizzo percorsi di degustazione e mini degustazioni gratuite con i vini in mescita per poter far capire al cliente i prodotti. Gli eventi e le collaborazioni sono il punto forte del progetto, poi occorre trovare altre realtà istituzionali e non con cui lavorare in sinergia. Cercare di dare eventi continui, diversi e creare maggiore interazione con i partecipanti. Intendiamo approfondire le tematiche agroalimentari, anche qui ci saranno sorprese. Migliorare la comunicazione tramite i canali sia social che sito internet in modo da poter far capire quanto è ampia la nostra proposta, sia in ambito vino ma anche in ottica cibo e valorizzazione del panorama lombardo. Penso che queste siano alcune cose che già sto cercando di smuovere e che le aziende stiano iniziando ad apprezzare. E’ una sorta di “chance” nuova che viene data all’Enoteca da parte delle aziende e anche a me di poter dimostrare e mettere in campo la mia voglia»

Al momento quante aziende e quante etichette trattate?

«Abbiamo circa 75 aziende, principalmente dell’Oltrepò, perché chiaramente essendo inseriti in un contesto con una così spiccata tradizione vitivinicola credo sia normale. Ma allo stesso tempo quello che voglio fare è dedicare alcune giornate in cui prenderò appuntamento con le varie aziende per visitare le zone di produzione, soprattutto al di fuori dall’Oltrepò, così da poter avere anche delle selezioni sulle altre zone di produzione della Lombardia. Sarebbe interessante avere anche produttori meno famosi, magari di piccole dimensioni e, perché no, giovani produttori o emergenti in questo campo».

Attualmente qual è la vostra “azienda tipo” presente in Enoteca?

«Abbiamo sia grandi che piccole aziende. è un mix, perché giustamente questo è anche un punto vendita che deve saper soddisfare le richieste di tutta la clientela, con fasce di prezzo che variano secondo le esigenze. Per quanto riguarda l’Oltrepò cerchiamo di puntare sui vini autoctoni o tipici del territorio. Infatti anche in mescita abbiamo sempre almeno un metodo classico, un metodo classico rosè, un riesling, una croatina, un pinot nero e un buttafuoco, sia storico che non».

Voi collaborate con aziende di diverse dimensioni, con diversi target. Quali sono le principali problematiche a cui queste aziende vanno incontro?

«Il primo problema è di marketing. Al giorno d’oggi non è solo la qualità che proponi a far la differenza, ma anche gli strumenti con cui comunichi. Nel 2019 troviamo ancora siti internet non aggiornati o non responsive per il mobile, con immagini vetuste, senza un filo diretto di marketing e grafica che colleghi il web al cartaceo e all’etichetta».

Cosa dovrebbero fare le aziende dell’Oltrepò per rendersi più visibili fuori dal territorio?

«è fondamentale utilizzare correttamente i social media, strumento gratuito essenziale che amplia la possibilità di interazione e contatti. Questo infatti è un elemento che rientra nel progetto di sviluppo di Enoteca Regionale. Poi c’è anche l’immagine strettamente legata al prodotto da curare: un vino da trenta euro avrà bisogno di un determinato packaging con certi dettagli, quello da 5 euro avrà altre caratteristiche. Nella visibilità di uno scaffale, a meno che non si tratti di un brand già famosissimo, il colpo d’occhio è fondamentale. Insomma penso che più andiamo avanti e più la gente sarà attenta ai piccoli dettagli e quindi è importante osservare come la società e le tendenze intorno a noi mutano, mantenendo ovviamente un legame con il passato».

Che eventi avete in programma per i prossimi mesi?

«Ci siamo appena associati per la prima volta al Movimento Turismo del Vino Lombardia e abbiamo partecipato per la prima volta a Cantine Aperte. Sono stati due giorni in cui abbiamo fatto una sorta di masterclass con dodici prodotti dell’agroalimentare abbinati alle annate 2012, 2013 e 2014 di Buttafuoco Storico Consortile: “I Vignaioli del Buttafuoco Storico”, in cui abbiamo avuto una quarantina di iscritti. Per Cantine Aperte abbiamo creato un format leggermente differente. Abbiamo sfruttato gli spazi adiacenti della nuova Università dei Saporidi Perugia, con la quale è iniziata una collaborazione che porterà tante cose nuove, in cui abbiamo fatto diciannove banchi di degustazione con altrettanti produttori dell’Oltrepò Pavese e creato una zona interna in cui abbiamo portato otto produttori dell’agroalimentare lombardo. Inoltre lo Chef Daniele Mascherini ha condotto uno showcooking in cui ha presentato al pubblico dieci differenti tipi di ravioli. Per quanto riguarda il futuro proseguiremo con “Incontri di Stile”, format già collaudato lo scorso anno riguardante l’abbinamento cibo-vino e stiamo cercando di rendere le serate sempre più costruttive. Apriremo poi il mese di luglio, che dedicheremo alle bollicine, con la verticale di “La Versa” dedicata al Testarossa che ci porterà a presentare l’annata 2015. Abbiamo inoltre introdotto un nuovo evento fisso che si svolge almeno due sabati mattina al mese, ovvero i “Talk” con i produttori, i quali potranno raccontare i loro vini ai clienti in un format di dialogo totalmente libero e informale gestito dal produttore, il quale può far assaggiare anche referenze non presenti in enoteca. Sul mese di settembre ci saranno interessanti novità con Slow Food e stanno per uscire le date di due cene veramente curiose e diciamo di “gioco” per i partecipanti. Stiamo inoltre valutando un’opzione per Vinitaly 2020, per poter dar la possibilità alle piccole medie aziende che collaborano con noi di poter essere presenti con uno stand comune il prossimo anno a Verona e vogliamo organizzare una grande appuntamento anche con Ais Lombardia, ma come detto prima preferisco non sbilanciarmi troppo, scaramanzia».

Per concludere, che risposta si aspetta dal territorio e dalle cantine?

«Quello che ho già visto in questi primi mesi. Ho già avuto un bel feedback negli scorsi eventi, principalmente con Cantine Aperte. è ovvio che qualcuno abbia avuto dello scetticismo iniziale, ma ho avuto buoni riscontri da chi ha partecipato sia come espositore che dal pubblico. La cosa fondamentale sarà dimostrare di migliorare sempre di più gli eventi, poter creare uno storico su tutto quello che faremo in modo da capire cosa mantenere, cosa scartare e cosa migliorare con critiche costruttive. Qui la porta è sempre aperta per chi vuole proporre idee. Vedo anche che i giovani produttori, le nuove generazioni si sono già avvicinate, infatti sono entrate nuove aziende gestite da ragazzi della mia età e questo mi fa davvero piacere».

 di Manuele Riccardi

Percorrendo la Strada Statale tra Voghera e Casei Gerola, ritengo personalmente impossibile non notare quel gigantesco piazzale denso di centinaia di autoveicoli, di ogni target, parcheggiati in bella vista sotto l’egida dei Marchi Ecoprogram, Arval ed Ariel Car. è semplice pensare si tratti di un’immensa concessionaria di automobili... ma dal semplice al semplicistico il passo è breve. Si tratta di molto di più, e ve lo raccontiamo in occasione del 30mo compleanno di questa straordinaria Azienda, direttamente dalle parole dell’Amministratore Delegato, il Dott. Gianluca Barabino.

Come dice il titolo, 30 anni di costante successo, ampliamenti e realizzazioni in vari campi dell’imprenditoria e dei servizi. Ecoprogram nasce nel 1989, quando Gianluca Barabino era impegnato a...

«Studiare (sorride dolcemente). In realtà, mi ero appena laureato in giurisprudenza ed avevo svolto un giorno, ma proprio un giorno di pratica presso lo studio Balossino, in Tortona, dal caro amico Marco... ma ho immediatamente capito che non era quella la mia strada».

Lei è classe...?

«‘63... e pensai di tuffarmi, sull’esempio paterno, nell’imprenditoria. Mio padre Anchelito (Presidente Ecoprogram, n.d.r.), nome particolare ereditato dal fratello della nonna nata in Uruguay, all’epoca aveva un’Azienda che produceva prefabbricati leggeri e seguiva i cantieri in giro per tutto il mondo. Ricordo soprattutto Arabia Saudita, nord-Africa, Sud America, e via dicendo. Io mi laureai nel 1988, veramente, e subito presi un incarico da una società inglese che ricercava in centro-Italia terreni per strutturare un campo da Golf: lavoro bellissimo perchè giravo ricercando appunto questo spazio, e poi volavo a Londra a raccontare cosa avessi trovato! Direi, lavoro-vacanza! Nello stesso periodo, papà cominciò a consigliarmi di occuparmi di manutenzione, di facility, sostenendo che il mondo ne avrebbe sempre avuto più bisogno: intuizione/premonizione azzeccatissima, devo dire! Io, con il mio liceo classico e la laurea in giurisprudenza, non sapevo neanche bene avvitare una lampadina, ma così ho fatto. Ho costituito nell’89 Ecoprogram insieme a mio padre, ed ancora oggi siamo gli unici soci, raccogliendo attorno a noi un po’ di manutentori...».

Mi scusi se la interrompo: papà e figlio unici soci... come sono i rapporti umani e professionali? Discutete, litigate, siete sempre in accordo?

«Beh, certo discutiamo, ma mai fino alla lite vera e propria, comunque. Devo dire che ho avuto la fortuna che mio padre, oltreché mentore sempre entusiasta e mai domo, non è neppure mai stato padre-padrone, ma mi ha sempre dato la possibilità di percorrere tutte le intuizioni che ho avuto, negli anni... Siamo sempre rimasti fianco a fianco».

Ritorniamo alla nascita di Ecoprogram nel 1989...

«Dicevo... con quella prima squadra di dipendenti siamo entrati in sub-appalto  nel consorzio che lavorava per la Linea 3 della Metropolitana milanese, dando il via agli impianti elettrici, idraulici, di condizionamento, etc. Poi seguirono Linate, l’ospedale Fatebenefratelli, il Policlinico di Pavia, gli ospedali genovesi... ed intanto la piccola azienda che avevamo costituito iniziò ad avere i requisiti per poter partecipare da sola alle gare d’appalto pubbliche».

Partendo da che numero di dipendenti ed arrivando ad oggi che sono?

«La prima squadra dell’89 furono 6 o 7 dipendenti. Oggi siamo attorno ai 1.000, ma abbiamo avuto anche punte più alte, ad esempio quando gestivamo l’Inter-porto di Rivalta Scrivia. Le dicevo di quegli inizi... poi passammo a Torino, quando trasformarono il Lingotto da stabilimento a Polo culturale, di eventi ed oltre. Abbiamo iniziato con questo concetto di Global Service, concetto oggi forse addirittura abusato, ma all’epoca siamo stati vicini al pionierismo, in qualche modo. Cioè, essere il fornitore unico della manutenzione completa del building. Nel 1994 entriamo allo Stadio milanese di San Siro, a seguito dell’appalto vinto da un imprenditore milanese, occupandoci dal prato alle luci, dall’idraulica alle pulizie, e tutto ciò che ottimizza il funzionamento dell’impianto. Nel 2000 poi entrarono direttamente Inter e Milan che ci appaltarono direttamente tutta la parte Servizi fino al 2034, compresi Appiano Gentile e Milanello. Ritornando al 1994, è stato l’anno dello switch dal settore pubblico al privato, con forte indirizzo sportivo! Oltre a San Siro prendemmo in carico anche gli Stadi di Genova, Udine, Verona, ed altri, fino ad arrivare anche in Arabia Saudita allo Stadio di Jeddah»

Tutte queste strutture sono ancora in carico ad Ecoprogram?

«Si, compresi gli immobili Pirelli e Mondadori, per uscire dal settore sport. Ed ancora, il curriculum è lungo (sorride), nel 1995 iniziamo la parte di logistica, iniziando con l’Azienda di Trasporti Arcese di Trento, il maggior trasportatore di Fiat, che oltre alla manutenzione dei suoi interporti ci richiede la gestione dei magazzini! è completamente un altro lavoro, ma... perchè no?! Torino, Milano, poi scendiamo a Nola, e pian piano li abbiamo presi tutti. Grazie a lui siamo entrati in Rinascente, e poi Bennet, finché ci accorgemmo che la logistica era diventata un’altra branca gigantesca. A quel tempo arrivammo ad impiegare circa 2.000 lavoratori! E così, circa nel 2002, sempre per la logistica, la Banca BNP Paribas mi richiese un progetto per la sua Arval, Azienda del noleggio a lungo termine, le flotte automobilistiche. Così preparammo un progetto, che piacque, sul ritiro-stockaggio-consegna-approntamento etc. Abbiamo quindi nuovamente declinato in altra maniera il concetto di facility, in questo caso, inserendo nel mondo della logistica il servizio completo, vendita compresa, per la mobilità delle auto, inserendo anche il servizio di call-center e back-office. Nasce così Ariel car, nostra Società che compra e rivende».

Quindi, per non perdermi, mi scusi: tutto ciò è Ecoprogram...

«Abbiamo due mondi Ecoprogram: la parte servizi e la parte flotte. Ci stiamo ora anche occupando di car-sharing, di condivisione delle autovetture: abbiamo una società informatica che si sta occupando di ciò, ed a breve usciremo con una App per smartphone e pc, etc. Ecoprogram Flotte si occupa anche di Officine Mobili, altro grosso impegno che stiamo seguendo. Vogliamo cambiare il mondo del servizio: non andremo più noi in officina per tagliandi, cambio-pneumatici, etc. ma verrà un’officina mobile a casa nostra per tutto ciò che serve, facendo ovviamente anche magazzino, ad esempio, per i pneumatici estivi ed invernali... Ne abbiamo già circa una 50na di officine mobili che girano tutta Italia, cambiando già al momento, se non erro, 17.000 treni di gomme. Al momento la nostra Società Net&Com, che ha in carico tutto ciò, ha un call-center preposto a ciò, ma a brevissimo avvieremo il servizio tramite, appunto, applicazione sul telefonino. Così come il montaggio delle “scatole nere” sulle autovetture che forniamo a costruttori, noleggiatori, ed a tutti quelli che necessitino di questo sevizio».

Ecoprogram ha altre strutture come quella di Casei Gerola, se non erro...

«A Rivalta Scrivia abbiamo un piazzale molto ben attrezzato, più grande ancora di quello di Casei Gerola, dove stockiamo tutte le Peugeot e Citroen che arrivano in Italia, che noi prepariamo e poi inviamo ai concessionari su territorio nazionale. Ed ancora, abbiamo circa una 20na di sedi a livello nazionale: la Sede madre è a Milano, operativa a Casei Gerola, e poi Bologna, Firenze, Roma, Macomer in Sardegna, Alcamo e Palermo in Sicilia, Polignano, Taranto, Napoli, Lanciano, e così via».

Riassumendo quindi brevemente, se possibile, i vari settori operativi...

«I settori, che definirei “mondi”, sono 4: mondo dei servizi/facility, come abbiamo detto  manutenzione etc., mondo-flotte automobilistiche con stock, movimentazione, etc., mondo-digitale con EcoNet e Net&Com per lo sviluppo dei progetti chiamiamoli informatici, e poi c’è un’altra nostra società, Anemotech, che da circa 4 anni produce, vende e distribuisce una cosa molto particolare: un tessuto, che si chiama “The Breath”, inventato da un ingegnere di Eni che ricercava un solvente per il petrolio nell’acqua: ha invece scoperto che i carboni contenuti in “The Breath” disintegrano gli inquinanti derivati dagli idrocarburi! A me è interessata questa ricerca: ci siamo trasferiti all’Università di Ancona e poi al Politecnico di Milano per completare questo processo, dimostrando la funzionalità del prodotto. L’indimenticabile Prof. Veronesi si innamorò della scoperta e ci fece da “padrino”. Basta un piccolo “quadretto” di tessuto per disintegrare fino al 30 per cento gli inquinanti! Lo si può utilizzare sia in interni sia in esterni, come spazi delle maxi-affissioni, per esempio, che già stiamo realizzando. Senza dimenticare la parte immobiliare: abbiamo costruito a Courmayeur, case in Costa Azzurra, avviato ristrutturazioni varie, il Golf di Tassarolo, etc. Questa Società si chiama Bleu Stars, che attualmente non costruisce ma gestisce gli immobili del Gruppo».

Ha in vista novità da inserire?

«Effettivamente sì. Abbiamo fondato una nuova società, che si chiama Wil Power, con la quale abbiamo progettato una particolare caldaia a vapore che con effetto-pirolisi essicca i fanghi, ad esempio dei depuratori, facendo evaporare l’acqua! Si può utilizzare anche in altri modi, ma il focus che abbiamo desiderato è proprio questo: riducendo la massa tramite evaporazione, i costi dello smaltimento-fanghi diminuiscono sensibilmente! Stiamo testando il tutto proprio in questi giorni con l’Università di Pavia e la Società Pavia Acque. Un altro dato importante che voglio segnalare, con orgoglio, è la partecipazione in “Engie program” del colosso francese dell’energia “Engie”, che ci ha richiesto di fondare  una società insieme sul modello della nostra gestione delle facilities. Con un fatturato di 60 miliardi circa annuali, 3 dei quali in Italia, la proposta ricevuta, che due anni fa abbiamo messo in campo, la leggo come un plauso al metodo con il quale da sempre lavoriamo».

di Lele Baiardi

Sul mercato cinese per la prima volta è sorpasso dell'Australia ai danni della Francia: nei primi cinque mesi dell'anno, l'import di vino australiano in Cina supera i 306 milioni di euro, contro i 271 di quello francese.

La quota di mercato dei transalpini scende sotto il 30%, contro il 43% di dieci anni fa, a causa di un calo di quasi il 34% nelle vendite di vini fermi imbottigliati in questa prima parte dell'anno. E' quanto emerge da una analisi Nomisma Wine Monitor che vede sempre "lontana l'Italia, con meno del 7% di quota all'import penalizzata da una riduzione degli acquisti da parte dei cinesi di quasi il 13% a valore (e -6% a volume) rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente". Continua anche nel 2019, precisa il responsabile Nomisma Wine Monitor Denis Pantini, la riduzione dell'import di vino in Cina che già l'anno scorso aveva fatto segnare un -2% a valore a fronte di un -8% a volume. Nei primi cinque mesi di quest'anno, il calo è ancora più significativo: -14% se misurato in euro, -18% nelle quantità. Ma la diminuzione non riguarda tutti i vini. Se risulta pesante per i francesi (-31,5% a valori), gli spagnoli (-16,9%) e gli italiani (-12,5%), lo stesso non può dirsi per australiani e cileni che all'opposto crescono rispettivamente del 4,8% e 8,4%. Il calo nell'import cinese di vini francesi ha riguardato, precisa ancora, i vini fermi imbottigliati - che rappresentano a volume il 95% del totale - diminuiti a valore di quasi il 34%, mentre ha risparmiato gli spumanti (principalmente Champagne) che all'opposto sono cresciuti di oltre il 24%. La stessa cosa, nel suo piccolo, ha riguardato l'Italia: mentre si sono ridotti gli acquisti a valore del 15% di vini fermi, quelli relativi agli spumanti hanno fatto registrare un +5%. "Il prezzo gioca un ruolo fondamentale - conclude Pantini - negli acquisti dei vini da parte dei cinesi e gli accordi di libero scambio di cui godono australiani e cileni (che permette loro di entrare in Cina a dazio zero) li favoriscono rispetto ai competitor, anche nei confronti dei più blasonati francesi che fino a qualche anno fa sembravano immuni da queste logiche concorrenziali", e osserva inoltre "è invece fuori di dubbio come l'Australia abbia deciso di investire pesantemente sul mercato cinese, tanto da farlo diventare il primo mercato di sbocco dei propri vini. Oggi il 40% dei ricavi derivanti dalle vendite oltre frontiera dei vini fermi imbottigliati australiani deriva proprio dalla Cina quando dieci anni fa tale incidenza non arrivava al 4%".

Ascom Pavia con l’iniziativa "Coupon sconto" sostiene e promuove le attività commerciali di vicinato della Provincia di Pavia per incrementare il turismo e il commercio locale.

Nei mesi scorsi, in occasione dell'avvio del progetto “#belturismo. Arte, luoghi e gusti pavesi” (progetto di Camera di Commercio, promosso da Ascom), Associazione Commercianti ha creato una rete di negozi di vicinato aderenti ad un programma di sconti dedicati a clienti e turisti.

In tutte le aree della provincia (Pavese, Oltrepò e Lomellina) si potranno fare acquisti ottenendo il 10% di sconto, con la presentazione al commerciante di un coupon.

I consumatori potranno ritirare presso tutti gli Uffici ASCOM della Provincia di Pavia i coupon; gli sconti sono validi ed utilizzabili fino al 31 marzo 2020.

L’elenco degli operatori aderenti è pubblicato, ed in costante aggiornamento, sul sito www.ascompavia.it; a breve sarà avviata, attraverso i social, una campagna di comunicazione.

Già un centinaio gli operatori aderenti, appartenenti alle categorie merceologiche più varie: dalla ristorazione all’ottica, dall’abbigliamento alla gioielleria, dall’agenzia viaggi ai prodotti alimentari.

L’obiettivo è quello di valorizzare il territorio della provincia di Pavia, sostenendo il commercio di vicinato.

Il Direttore di Ascom, Dr. Gian Pietro Guatelli, dichiara: "Siamo molto soddisfatti per le numerose adesioni a questa iniziativa; l’obiettivo è quello di creare una rete di imprese che sia in grado di offrire, anche dopo la conclusione del progetto belturismo, le stesse valide opportunità e possa, nel contempo, essere di stimolo per rivitalizzare l’offerta turistica e commerciale della nostra provincia “.

Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Tel. 0382.372511

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Circa il 12% di chi inoltra domanda di assunzione trova un’occupazione con lo Sportello Lavoro del Comune di Voghera. Stamattina è stato presentato il report dei primi sei mesi (1 gennaio-30 giugno 2019) dello Sportello Lavoro, servizio addizionale offerto dal Comune di Voghera per sostenere i cittadini nella ricerca lavorativa. Nlla sala consiliare del Comune sono stati comunicati i dati dal presidente del Consiglio Nicola Affronti, dall’assessore al personale Gianfranco Geremondia, dal dirigente comunale Antonio Leidi e dall’operatore decennale della Fondazione Le Vele Andrea Vercesi. Lo Sportello Lavoro opera con continuità come punto orientativo dal novembre 2015 con la Fondazione Le Vele, ma è presente come attività voluta dall’amministrazione dal 2010 (in precedenza si chiamava Informa Giovani). Il Comune di Voghera investe circa 17 mila euro ogni anno per mantenere lo Sportello Lavoro attivo con l’obiettivo di supportare i cittadini alla ricerca di una lavoro e al tempo stesso svolge attività di indagine con le imprese del territorio che vogliono assumere personale. Lo Sportello Lavoro è aperto il martedì e il giovedì dalle 9,30 alle 12,30, l’ufficio si trova in piazzetta Cesare Battisti. Report gennaio-giugno 2019 Nel primo semestre 2019 ci sono stati 101 nuovi iscritti (in totale nella banca dati ne sono presenti 2236). Da gennaio i candidati totali in cerca di lavoro sono stati 268, di cui 31 assunti. Dall’inizio dell’anno 78 nuove realtà lavorative sono state iscritte alla banca dati imprese che complessivamente conta 595 aziende, di cui 9 sono le attività produttive che devono dare ancora riscontro sulle candidature. «E’ molto importante il rapporto che si è instaurato con le imprese e le attività produttive - commenta il Presidente del Consiglio Nicola Affronti - Le trentuno assunzioni in sei mesi sono un ottimo risultato. Nelle elezioni del 2015 avevamo inserito lo Sportello lavoro nel programma di governo, si tratta di una promessa mantenuta». «E’ un servizio molto apprezzato e c’è la volontà di mantenere lo sportello attivo anche in futuro», aggiunge l’assessore Geremondia. «La ricerca del personale si è spostata da posizioni in aziende di logistica e commercio a mansioni impiegatizie nel settore metalmeccanico - conclude Vercesi - ci sono alcune aziende che hanno rallentato la selezione, ma nei primi sei mesi dell’anno i risultati raggiunti sono soddisfacenti».

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