OLTREPÒ DEL VINO… BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO CON L’INSENSATEZZA DI SEMPRE

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Mentre si è chiuso  il 2020, anno peggiore del trentennio per il vino italiano, l’Oltrepò Pavese non ha ancora trovato la quadra attorno a nessuna strategia di rilancio e continua ad assistere, passivamente, alle difficoltà delle sue aziende vitivinicole di filiera, a un livellamento dei prezzi al basso che più basso non si può e agli sterili sermoni (con foto) sulla stampa locale. I dati nazionali parlano di spedizioni estere ai minimi termini, di una crisi devastante per il settore Horeca (hotel, ristoranti, wine bar e catering) solo a fronte di una tenuta di grande distribuzione e di una crescita dell’e-commerce, discorsi che valgono solo per chi su questi canali è posizionato e può scendere a patti con buyers che comprano riconoscendo marginalità davvero risicate (da fame) ai produttori. Chi non riesce a stare dentro al cerchio magico o non fa l’imbottigliatore, cioè non deve affrontare nessun costo agricolo, è davvero in ginocchio. Dopo le esternazioni di un mese fa sui social del direttore del Consorzio Oltrepò, Carlo Veronese, che aveva spiegato che i vini locali quasi veleggiavano alla grande per effetto del posizionamento in grande distribuzione, a livello nazionale arrivano dati che dicono l’esatto contrario. I “ristori” promessi dal governo ancora non arrivano e i danni al mercato del vino di Natale superano già i 150 milioni di euro al consumo.

Nel periodo dell’anno in cui tradizionalmente i produttori di spumanti realizzano un terzo del fatturato annuale (novembre-dicembre) in Oltrepò Pavese le imprese registrano mediamente cali di vendite del 30%, una vera e propria debacle per imprese perlopiù a conduzione familiare che a fronte d’investimenti ingenti su qualità, affinamenti e marchio si trovano a piangere lacrime amare. Ci si aspettavano segnali e un sussulto ma al Centro Riccagioia, sede operativa del Consorzio, a parte i soliti giochi politici si assiste solo al tradizionale silenzio assordante. In compenso in Oltrepò continuano a spuntare, come funghi, associazioni e siti Internet che promettono promozione e rilancio. L’ultimo nato, solo in ordine di tempo, è quello dell’associazione “Terra del Pinot Nero” (www.gianesing.com) che nasce con l’intento di raccogliere, conservare e valorizzare le testimonianze e i vari aspetti delle tradizioni vitivinicole legate al Pinot nero e diventare un punto di riferimento come centro di documentazione e produzione culturale. L’associazione, l’ennesima, persegue le seguenti finalità: promuovere il territorio, valorizzare la produzione del Pinot Nero e il patrimonio culturale e ambientale; far emergere e diffondere la conoscenza delle peculiarità paesaggistiche, artistiche e produttive locali, incentivando il turismo culturale; sensibilizzare ed educare alla cura e al rispetto dei beni d’interesse artistico, storico, naturalistico e ambientale, rafforzando il senso di appartenenza e di consapevolezza della popolazione; migliorare la fruizione del patrimonio di cultura locale, promuovendo momenti di aggregazione sociale finalizzati a far conoscere e apprezzare le ricchezze del territorio; creare legami, collaborazioni e sinergie con enti pubblici e privati, di diversa natura e a vari livelli, al fine di far dialogare e valorizzare i molteplici attori della scena culturale locale; coinvolgere le attività produttive, economiche e imprenditoriali, mettendone in luce il ruolo fondamentale nella promozione e nella tutela del Pinot Nero, risorsa importante per lo sviluppo locale; favorire il benessere delle comunità locali attraverso la valorizzazione condivisa e partecipata dell’identità culturale, vissuta come elemento fondante di ogni attività sociale ed economica.

Agli operatori del settori e a molti commentatori la nuova associazione e i suoi scopi appaiono davvero come doppioni. Doppioni rispetto alla missione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese dormiente. Doppioni rispetto al Centro Riccagioia di Ersaf-Regione Lombardia incompiuto. Doppioni rispetto all’Enoteca Regionale della Lombardia a Cassino Po di Broni, sotto utilizzata e che invece doveva proprio servire per eventi e valorizzazione anche delle peculiarità locali. I maligni dicono che dietro l’associazione “Terra del Pinot nero” vi sia un pezzo grosso di Montecalvo Versiggia: Giancarlo Vitali, esponente politico di primo piano, già presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia, ex presidente della Cantina La Versa pre fallimento. Quello che in molti non si spiegano è il perché invece dei mille rivoli, nell’anno del lockdown e delle mille fragilità ancor più fragili, non si opti per un grande fiume, ovvero in investimenti concentrati su un unico polo per poter essere competitivi e misurare risultati oltre a loghi e convegni vari… l’Oltrepò Pavese è purtroppo ancora il regno dei boss della vallata. Nessuno parli di visibilità nazionale o di mercati internazionali da affrontare insieme, perché quello che conta è ancora un bel quarto d’ora di celebrità entro i confini provinciali. A quando un altro bel sito? Buon Natale e felice anno nuovo con sotto l’albero l’insensatezza di sempre.

di Cyrano de Bergerac