OLTREPÒ PAVESE – 16 DICEMBRE 1977: IL CASTELLO MEDIEVALE DIVENTA UN RAFFINATO RISTORANTE, LA PRIMA VOLTA IN OLTREPÒ

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Continua il nostro viaggio attraverso i castelli dell’Oltrepò Pavese. Quella di cui vi parleremo è una delle principali dimore storiche della pianura oltrepadana. Situato in una posizione turisticamente strategica, in posizione equidistante tra Pavia e le prime colline del nostro territorio, il Castello di San Gaudenzio è uno dei meglio conservati e restaurati della provincia di Pavia. L’originario castello venne probabilmente eretto nel XIV secolo dai Visconti e successivamente venne infeudato ai Beccaria, signori di Cervesina. Successivamente passò ai Taverna, i quali nel 1536 ottennero anche l’investitura di Cervesina e Rampina. L’attuale castello giunto ai giorni nostri è frutto di un quasi totale rifacimento del XVII: dell’antico maniero conserva solo la corrispondenza stilistica generale. Situato al centro di un parco lussuoso ben tenuto, ha una struttura a pianta quadrangolare, composto da cinque torri mozzate all’altezza del tetto. Tra i principali personaggi che nacquero tra le mura del maniero ricordiamo l’ingegnere Severino Grattoni, nato il 9 dicembre 1815, coprogettista e direttore dei lavori del traforo del Frejus. Abbiamo intervistato Maurizio Marcone, direttore della struttura, il quale ci ha raccontato come è rinato San Gaudenzio, tra eventi e promozione del territorio.

Quando è iniziata l’avventura del vostro resort? Come è nata l’idea di svolgere un’attività in questo settore? «Il 16 dicembre 1977 un’antica dimora storica diventava un luogo aperto al pubblico, con una inedita destinazione d’uso, crediamo per la prima volta in Oltrepò.Si trattava di un’idea che anticipava i tempi: un castello medievale avrebbe ospitato un raffinato ristorante, proponendo nel territorio una cucina moderna, ricercata, innovativa. Innanzi tutto il castello di San Gaudenzio diventava così un edificio storico sottratto all’oblio a cui sembrava destinato. Su molti edifici d’epoca, negli anni Sessanta non vi erano ancora i riflettori puntati; la percezione sul ricco patrimonio italiano da recuperare e conservare quale fortuna del nostro Paese era totalmente diversa, soltanto qualche anno più tardi sarebbe maturata una diversa sensibilità nei confronti dei beni storico artistici».

In che situazione si trovava l’immobile? Ci sono state impegnative opere di ristrutturazione? «Il gruppo industriale Piber, della famiglia Bergaglio, ha sempre dimostrato una particolare attenzione per questo territorio, nel 1971 ha acquisito il Castello, per il quale è stato subito approntato un progetto di restauro. Fino agli anni ‘50 è stato un edificio residenziale, benché non sempre abitato in maniera permanente dalle famiglie che si sono succedute nella proprietà. Probabilmente questa sorta di “solitudine” vissuta dall’edificio, è stata la causa nel corso del tempo di una sorta di depauperamento. Si imponeva quindi la necessità di riportarlo ai fasti di un tempo, oltreché strutturalmente anche nei dettagli; recuperare le finiture disperse. La famiglia Bergaglio lo ha fatto. Pensando a questo edificio storico non più come residenza privata, ma per trasformarlo in un monumento fruibile, riportandolo ad una nuova vita pubblica».

Quanto tempo avete impiegato per la ristrutturazione? «Come si diceva, il castello è stato acquistato nel 1971 e aperto al pubblico nel 1977. Sei anni circa di lavori di recupero. Un’opera di restauro per le parti più antiche, e di ristrutturazione per quelle più recenti, quali i rustici. Questi ultimi, un tempo destinati al ricovero per le carrozze, ospitano l’ampia cucina e le sale del ristorante: sono l’attuale Sala delle Colonne e la sala Ducale, che si trova al primo piano, dove un tempo c’era il vecchio granaio. L’obiettivo è stato quello di non snaturare assolutamente l’edificio, anzi di preservarne il più possibile le sue peculiarità poiché sono ciò che lo rende un luogo estremamente affascinante».

Quali tipi di attività svolgete? «Il Castello di San Gaudenzio è una realtà consolidata nel settore della ristorazione e in quello turistico-alberghiero. In oltre quarant’anni di attività qui si è maturata un’esperienza su molteplici fronti, tutti con il comune denominatore della qualità, ovviamente. La ristorazione è stato il primo punto cardine, e pensiamo che lo sia tutt’ora, attorno al quale hanno iniziato a ruotare tutte le altre offerte che si sono sviluppate: banchetti per cerimonie private, che si avvantaggiano della presenza dell’annessa chiesa, incontri di lavoro, corsi, eventi e manifestazioni di vario genere ospitati negli ampi saloni».

Quali sono stati gli eventi più caratteristici che avete ospitato? «Negli anni più recenti il Castello è stato palcoscenico di eventi di promozione di vini di qualità (“Bollicine in Castello”; “Vini di Vigna al Castello”) e di prodotti dell’enogastronomia italiana (“Happening Gourmet”), a testimoniare l’attenzione alla migliore tradizione dei sapori locali, ma anche il “Concorso di Bellezza dell’Automobile”, l’“Italia’s Historic Marathon”, l’“Italia’s Green Marathon” e molte altre occasioni dedicate al buono, al bello e alla storia. In particolare quest’anno, considerata la difficoltà di spostamenti per i ragazzi desiderosi di avere un’esperienza di vacanza studio, sta ospitando corsi di lingua inglese promossi da “I viaggi di Tels”, una full immersion che ripercorre le modalità di un soggiorno nel Regno Unito».

Per chi soggiorna presso la vostra struttura organizzate anche tour con vostri partner convenzionati? «Consapevoli di trovarci alle porte di un grande territorio ricco di emergenze naturali e storico-culturali sentiamo il dovere di farcene promotori consigliando ai nostri ospiti esperienze che, secondo le loro inclinazioni, possono tradursi in visite a cantine o ai luoghi artisticamente più interessanti. Al proposito gli avventori trovano copie del bimestrale Oltre che del territorio è testimone appassionato da più di trent’anni: nelle sue pagine vi si trovano spunti e curiosità per approfondire la conoscenza del luogo».

Come avete e state affrontando le varie fasi dell’emergenza Coronavirus? «Dopo l’inevitabile chiusura durante il periodo di “lockdown”, la ripresa è stata lenta e attentissima a tutte le regole di comportamento necessarie in ambito di distanziamento, utilizzo di tutti i presidi di sicurezza. Per fortuna il Castello di San Guadenzio dispone di ampi spazi, interni ed esterni, che consentono una tranquilla convivenza tra gli ospiti».

San Gaudenzio è situato nelle vicinanze di due circuiti importanti: il 7 Laghi International Circuit, inserito nei calendari dei più prestigiosi campionati nazionali e internazionali di Kart, e il nuovo Circuito Tazio Nuvolari, in continuo ampliamento, che ospitano diversi eventi seguiti da parecchi appassionati. Avete avuto riscontri positivi da questa vicinanza? «Come già detto, la posizione strategica, a pochi chilometri dalle uscite autostradali, rappresenta per la nostra realtà una delle caratteristiche di grande appeal. Ci poniamo come punto di accoglienza per questi eventi sportivi come per tutti gli altri di tipologie diverse che richiamano turisti e visitatori in Oltrepò».

Cosa c’è nel futuro del Castello di San Gaudenzio? «Il futuro di una realtà come la nostra è imprescindibile da quello di tutta la provincia di Pavia, la sinergia tra gli attori dell’accoglienza sotto tutti i punti di vista deve essere un obiettivo sempre presente».

Concludendo, come vedrebbe l’istituzione di un’associazione o un circuito che colleghi tutti i castelli dell’Oltrepò Pavese, sulla falsa riga di progetti già avviati in altre zone, come ad esempio il piacentino? «Abbiamo guardato con attenzione le esperienze di “Castelli aperti” in Piemonte e di “Castelli del Ducato” in Emilia, ovviamente la prospettiva di una simile iniziativa anche fra le tante realtà dell’Oltrepò e della Lomellina non può che trovarci favorevoli».

di Manuele Riccardi