OLTREPÒ PAVESE – AMBULANZE E APPALTI TRUCCATI: ARRESTATO IL DIRETTORE GENERALE ASST DI PAVIA MICHELE BRAIT

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Blitz della Guardia di Finanza di Pavia, nell’ambito di una indagine su appalti truccati per i servizi di trasporto in ambulanza. Questa mattina all’alba sono scattati 4 arresti e diverse perquisizioni e sequestri in Lombardia, Marche, Lazio e Sicilia. A finire agli arresti  domiciliari sono Michele Brait Direttore Generale e Davide Rigozzi Direttore Acquisti e Sistemi Informativi dell’Asst di Pavia perchè , seconda l’accusa,  seppur consapevoli dell’illiceità dell’offerta, hanno aggiudicato ugualmente l’appalto , mentre altre perquisizioni e sequestri vengono operati dalla guardia di finanza. Nelle indagini della Procura, la cooperativa First Aid, che si occupa di servizi sanitari, avrebbe ottenuto l’aggiudicazione del bando in modo illegale favorendo, così, i propri introiti.  Arresti, perquisizioni e sequestri di apparati informatici. La guardia di finanza, su disposizione del giudice per le indagini preliminari Maria Cristina Lapi, ha proceduto ad effettuare quattro arresti domiciliari come conseguenza delle indagini del sostituto procuratore Roberto Vialli e del procuratore Mario Venditti per i reati di turbativa d’asta e frode nelle pubbliche forniture.  Secondo quanto comunicato dalle fiamme gialle, i finanzieri della Compagnia di Vigevano hanno “scoperto numerose irregolarità nel bando di gara indetto dalla ASST di Pavia nel 2017, per l’affidamento dei servizi di trasporto in ambulanza svolti da una cooperativa di Pesaro per gli ospedali di Voghera, Vigevano, Mede, Mortara, Casorate Primo, Broni e Stradella”. Il 19 maggio 2020 c’era stato l’accesso della Guardia di finanza presso gli uffici amministrativi dell’Ospedale di Voghera  per chiarire alcuni aspetti della gara e la corretta applicazione delle misure di prevenzione sanitaria sui mezzi. Tale cooperativa, la First Aid One, si è aggiudicata un appalto dal valore di due milioni di euro ma non avrebbe garantito il servizio per cui si è aggiudicata l’appalto sin dai primi mesi dell’assegnazione. “Ciò ha dato origine a una grande quantità di disservizi e mancate prestazioni sanitarie, spesso confermati anche da molte segnalazioni pervenute dai pazienti trasportati e dai medici in servizio presso i citati presidi ospedalieri”, spiegano ancora i militari della guardia di finanza, aggiungendo che tali problemi hanno sollevato più di un dubbio circa la reale messa a disposizione di ambulanze e automediche, in realtà in numero inferiore rispetto a quanto stabilito dal contratto siglato. I dubbi, in realtà, c’erano anche prima, quando la cooperativa si è presentata al bando di gara con un’offerta fuori portata per tutti gli altri e, dunque, fuori mercato. Questo, spiegano le fiamme gialle, “perché quanto offerto non copriva neanche i costi del servizio”. Quindi, dopo diverse verifiche, la guardia di finanza ha verificato che la base d’asta fissata per l’appalto era ad una soglia inferiore alle tariffe regionali, dunque illegale in quanto “gli altri operatori sanitari non avrebbero mai potuto accettare lecitamente un’offerta cosi svantaggiosa”. Come si è costituita però una situazione simile? I finanzieri spiegano che “la società che ha vinto l’appalto ha indicato costi del lavoro dei propri dipendenti, ben inferiori ai minimi salariali previsti dal contratto collettivo nazionale”. In questo modo, hanno di fatto costretto i propri lavoratori ad offrire anche attività nelle vesti di volontari, “traendone un vantaggio che ha consentito loro di presentare un’offerta palesemente anomala per aggiudicarsi l’appalto”. A tutto ciò sono stati testimoni i vertici dell’Asst di Pavia (il direttore generale Michele Brait e il Rup Davide Rigozzi, entrambi arrestati) che, seppur consapevoli dell’illiceità dell’offerta – seconfo la Guardia di Finanza, hanno aggiudicato ugualmente l’appalto. Inoltre, dopo le osservazioni e le lamentele nate dalla mancanza di mezzi per il naturale svolgimento del servizio, i due responsabili non avrebbero fatto nulla per revocare l’assegnazione del bando, “consentendo alla vincitrice (First Aid One, ndr) di ottenere un illecito profitto”. Le violazioni contrattuali e sanitarie contestate alla cooperativa sono le seguenti: “ritardi e disservizi, mancanza di luoghi attrezzati in cui ricoverare i propri mezzi e soprattutto la mancata sanificazione dei veicoli oltre ad una minima pulizia delle ambulanze dopo il trasporto dei pazienti. “Il servizio veniva espletato, nel pieno della pandemia in corso, in condizioni igienicamente precarie e pregiudizievoli per la salute degli ammalati, in spregio alle più elementari norme sanitarie imposte dalla normativa anti Covid-19”, spiegano ancora dalla guardia di finanza. In manette anche due amministratori di First Aid One i fratelli Antonio e Francesco Calderone, originari di Messina e residenti, rispettivamente, a Roma e ad Arese. La Coop pesarese però precisa: «Fiducia nella magistratura, ma noi siamo in regola Aid One è pienamente fiduciosa nella magistratura e si conferma a totale disposizione dell’Autorità Giudiziaria nel percorso di accertamento della verità, in relazione a una vicenda rispetto alla quale, sin d’ora, pare si possa affermare la totale estraneità della cooperativa e dei suoi dipendenti e amministratori. E’ noto come il tema attorno al quale ruota l’indagine sia la gara, il cui valore non è di 3 milioni di euro, come erroneamente si continua a scrivere, assegnata a First Aid dalla ASST di Pavia, che sin dall’inizio dello svolgimento dei servizi si è contraddistinta per un elevato livello di contenzioso tra la stazione appaltante e la Società cooperativa. Lo sviluppo del procedimento consentirà di fare chiarezza in ordine ai comportamenti perfettamente leciti posti in essere dall’azienda e dai propri dipendenti che con dignità e decoro, forti delle attività svolte in tutta Italia con attestati pubblici di stima e riconoscenza, ricevuti prima e dopo l’emergenza Covid-19, ha continuato a svolgere il servizio pubblico essenziale nei confronti dell’intera collettività. Non ci si dimentichi che, unica cooperativa sociale accreditata nella Regione Lombardia per gestire l’emergenza Covid-19 e Ebola, è riuscita a garantire tutti i protocolli richiesti dall’Areu e dall’Ospedale Sacco. Anche per questo siamo certi che l’autorità requirente saprà ricostruire, rileggere e comprendere nel dettaglio, anche con il nostro ausilio, i passaggi delle contestazioni alle quali, come detto, fin da ora ci dichiariamo totalmente estranei.”

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