Oltrepò Pavese – Caccia di selezione: «Lo scopo è solo quello di tutelare il lavoro dell’agricoltore»

367

Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli avvistamenti di branchi di cinghiali nei vari comuni dell’Oltrepò Pavese, sempre più frequenti soprattutto nelle località di pianura, dove storicamente la presenza di questi animali è sempre stata sporadica se non addirittura nulla. Nei giorni scorsi nei centralissimi parchi di Salice Terme e Rivanazzano Terme sono stati segnalati numerosi esemplari di questi selvatici pascolare indisturbati, tanto che i sindaci sono dovuti correre ai ripari emanando ordinanze comunali che ne vietano la somministrazione di cibo. Il sindaco di San Damiano al Colle, Cesare Vercesi, ha invece richiesto formalmente l’intervento di Provincia e Regione per cercare di limitare i danni causati sia agli agricoltori che agli automobilisti, soprattutto in seguito ad un incidente stradale che ha coinvolto un suo concittadino, fortunatamente senza gravi conseguenze. Ad inizio anno, un branco spaventato di cinghiali aveva invaso le strade del centro di Santa Maria della Versa, causando panico tra i clienti di un bar del centro. Abbiamo chiesto a Gabriele Scabini, presidente dell’ATC5, uno degli enti che si occupa della gestione della caccia in Oltrepò Pavese, di spiegarci quali sono le opere di contenimento e selezione che verranno adottate per cercare di arginare questa problematica.

Scabini, facciamo un po’ di chiarezza a chi non è del settore: in ambito venatorio come è suddiviso il territorio provinciale? «La provincia di Pavia è suddivisa in sei zone: 5 ATC (Ambito Territoriale Caccia) e una ZPS (Zona Protezione Speciale)».

L’ATC5 da lei presieduta che zona di competenza copre? «La suddivisione delle zone è difficile da spiegare, perché non sempre segue i confini comunali. L’ATC5 confina ad est con la Provincia di Piacenza, ed è all’incirca compresa tra i comuni di: Santa Maria della Versa, fino alla frazione Sannazzaro (Montecalvo Versiggia), fino alla località Michelazza (Lirio) parte dei comuni di Montalto Pavese, Borgo Priolo e Fortunago, fino ad arrivare alla Val Schizzola, Varzi e al confine con il Piemonte».

Di che cosa si occupa un ATC? «L’ATC è un ente che si occupa della gestione del territorio di competenza assegnatogli, effettuando il ripopolamento della selvaggina, organizzando la caccia in braccata al cinghiale, quella di selezione al capriolo e, da poche settimane, anche quella di selezione al cinghiale. Tra le varie attività, l’ATC si occupa inoltre della parziale liquidazione dei danni alle colture causati dalla selvaggina».

Come avviene la gestione di un ATC? «L’ATC5 è gestito da un comitato composto da dieci soggetti nominati in rappresentanza di alcuni enti e associazioni: Confagricoltura, Coldiretti, Comune di Varzi, Federcaccia, Arci Caccia, Libercaccia, Regione Lombardia ed enti ambientalistici. Questi membri a loro volta eleggono il presidente del comitato».

Quanti sono i cacciatori associati alla ATC5? «Approssimativamente circa 1700 cacciatori».

Parlando di ripopolamento, quanti capi inserite ogni anno nel vostro territorio di competenza? «Mediamente ogni anno “lanciamo” circa 700\750 lepri provenienti dall’Est Europa. Per quanto riguarda i volatili, invece, il numero è di circa 6000 capi, tra fagiani e pernici».

Soffermiamoci sulla caccia di selezione: come funziona? «Ogni anno i nostri selecontrollori effettuano il censimento dei caprioli. I dati raccolti vengono elaborati dai tecnici faunistici e successivamente inviati all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) il quale, dopo aver approvato il piano di abbattimento, lo invia a Regione Lombardia che a sua volta emette il Decreto indicando il numero di capi da abbattere, suddivisi per sesso ed età. Sono già una decina di anni che la caccia di selezione al capriolo si svolge nel nostro territorio e coinvolge circa 500 soci».

Quindi dovete attenervi ad un piano prestabilito? «Esattamente. Ogni capo abbattuto viene fascettato e visitato dal veterinario».

Il censimento come si svolge? «Il territorio viene suddiviso in zone e i selecontrollori, che sono operatori abilitati, compilano delle schede classificando tutti gli animali avvistati, suddivisi per sesso ed anzianità. I dati vengono poi calcolati sulla base di coefficienti: è un sistema difficile da spiegare a chi non è del settore».

La caccia di selezione del cinghiale nell’ATC5 è però una novità «Nella nostra ATC la caccia di selezione al cinghiale partirà per la prima volta quest’anno. Le domande di adesione si sono chiuse il 15 aprile scorso».

Avete registrato parecchie adesioni? «Sono arrivate circa duecento domande. Ora le stiamo valutando ed in seguito distribuiremo i cacciatori su cinque diversi settori».

Invece quanti cacciatori partecipano mediamente alla caccia in braccata? Quanti cinghiali vengono abbattuti ogni anno? «La caccia in braccata è invece suddivisa in sedici squadre, per un totale di 700 cacciatori. Chi svolge la caccia al cinghiale può anche partecipare a quella di selezione del capriolo: una non esclude l’altra. Ogni anno, solo in ATC5, queste squadre abbattono circa 1300\1400 cinghiali».

Da diversi anni i cinghiali stanno abbandonando le zone montane e sono più frequenti in quelle di pianura, avvicinandosi sempre di più ai centri abitati, come accaduto recentemente con gli avvistamenti nei parchi di Salice Terme e Rivanazzano. Secondo lei, cosa può aver causato questo fenomeno? «Una decina di anni fa per vedere branchi di cinghiali bisognava recarsi in zone di alta montagna, ma ora la situazione è cambiata. A livello statistico ho notato che le nostre squadre che cacciano in alta montagna hanno meno prelievi rispetto a quelle che operano in bassa collina. Probabilmente i cinghiali trovano una maggiore e più comoda reperibilità di cibo nelle coltivazioni di collina e pianura: spesso raggiungono addirittura il Parco del Ticino attraversando a nuoto il Po».

Il ritorno del lupo nell’Oltrepò montano e alto collinare può essere stato uno dei fattori scatenanti? «Al momento la preda preferita dal lupo è il capriolo. Certamente anche la sua presenza può avere influenzato questo spostamento, ma non è di certo l’unica causa».

Ormai i danni alle colture causati da cinghiali e caprioli sono sempre più elevati. Ritiene che la caccia di selezione sia l’unico repellente a questa problematica? «Con la caccia in braccata si risolve solo parzialmente il problema. Ho fortemente voluto l’istituzione della caccia di selezione in seguito alle numerose segnalazioni pervenute alle associazioni di categoria di agricoltori successivamente a noi inoltrate. Svolgendo la selezione durante tutto l’anno si potranno evitare parecchi danni, soprattutto nel periodo primaverile ed estivo, dove le colture sono più soggette agli attacchi».

Come funzionerà? «Una volta ricevuta la segnalazione della presenza di un branco, noi manderemo i nostri operatori certificati nella zona mirata. Lo scopo della selezione è solo ed esclusivamente quello di tutelare il lavoro dell’agricoltore, evitando inoltre successive domande di risarcimento».

Come vede il futuro della caccia in Oltrepò? «Come ho già dichiarato in altre occasioni, vorrei introdurre la caccia per specie. È un progetto che sogno sin da quando mi sono insediato e mi batterò per poterlo attuare».

di Manuele Riccardi

Articolo precedenteVoghera – Bazardi: “Io resto stupefatta dalla serenità di Paola Garlaschelli”
Articolo successivoCasteggio – Due giovani soci e amici riaprono la storica panetteria Vai